Oltre cento lettere piene di amore, amicizia, di odio e violenza. Un indimenticabile racconto corale sul fascismo, la libertà e la democrazia. I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio. In queste lettere, raccolte con la collaborazione dell'Anpi, i testimoni viventi della Resistenza raccontano le torture, le bombe, i rastrellamenti. Ma anche la nascita di un bambino, un bacio mai dato, il piacere di mangiare o ridere in classe del Duce. Un racconto emozionante, vivo, collettivo che arriva dal passato per parlare al presente. Il ricordo della guerra di Liberazione diventa giudizio sull'Italia di oggi.
Quando sento i dibattiti che ancora infiammano il 25 aprile penso solo che basterebbe leggere di più libri come questo, le storie di chi ha vissuto quel periodo, dalla parte giusta, nonostante tutto.
Il libro è una raccolta di memorie di partigiani e partigiane che hanno contribuito a liberare l'Italia dall'invasione dei tedeschi. Sono rimasta molto colpita dalle loro storie, sono stati uomini e donne molto coraggiosi che hanno combattuto per i nostri diritti e che purtroppo si sentono delusi dalle nuove generazioni, che li stanno perdendo uno dopo l'altro nonostante il sangue versato per scrivere la Costituzione. Ho fatto fatica a leggerlo, mi sono sentita in colpa per come contribuisco a mandare questo paese allo sbando, ma credo sarebbe utile farlo leggere negli Istituto superiori, nella speranza che le generazioni future diventino più coraggiose e meno "fregnone" della nostra.
Molto intensa questa raccolta di testimonianze, interessante soprattutto perché in qualche modo va a completare le "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana". Le completa perché, se da un lato quelle erano le ultime sacre parole di un condannato a morte, se in esse brillava forte la speranza nel futuro, qui abbiamo la testimonianza di persone che il futuro l'hanno visto. Fortissimo trapela, in queste pagine, l'orgoglio per ciò che hanno compiuto. Trapela anche la volontà di trasmettere le loro storie, i loro ricordi, i loro ideali, la loro memoria. Perché il tempo scorre veloce e non voglio pensare al giorno in cui l'ultimo partigiano sarà morto. Non è trascorso in sé molto tempo - una settantina d'anni - ma sembrano passati secoli tanta era la diversità nel modo di vivere e di pensare. Tanto si è perso, purtroppo. E ora più che mai è fondamentale ricordare, perché è vero che se non c'è memoria non c'è futuro. Nutro anch'io la speranza, tuttavia, che i giovani d'oggi reagirebbero con lo stesso coraggio dei giovani d'allora. Perché la gioventù è l'età dell'incoscienza e dell'idealismo. L'età in cui davvero si pensa di poter cambiare il mondo e ci si muove per questo. Il disinganno arriva dopo. La Resistenza è stata dei giovani, soprattutto, e ancora piango se penso a quelle vite spezzate. Se penso che il loro sacrificio me lo porto sulle spalle. Non voglio che le loro esistenze vadano sprecate. L'importante sarebbe far riflettere i ragazzi su questo. E far leggere loro queste lettere. Che ci sono bombe e morti, sì. Torture, Ma ci sono anche amicizia e amore. E fascisti e tedeschi "non cattivi", anche quelli, sì. E tanta fiducia, sempre e comunque, e questa è forse la cosa più commovente. Viva la libertà, sempre.
"Era semplice, in fondo: «L’Italia doveva essere liberata dal fascismo e io l’ho fatto, il dovere mio, l’ho fatto davvero»"
"Gli ideali per cui abbiamo combattuto sono stati portati avanti e dovranno essere portati avanti dalla Costituzione italiana. Leggetela. Perché, meglio, non la si poteva fare. I padri costituenti hanno lavorato sodo per fare una cosa bellissima. Basterebbe applicarla, e non ci sarebbe piú bisogno di fare tante altre leggi. Andrebbe bene per tutti."
Un altro libro di cui consiglio fermamente la lettura insieme alle lettere dei condannati della resistenza. Se prima abbiamo conosciuto coloro che hanno dato la vita per l'Italia libera, qui troviamo i sopravvissuti, coloro che sono riusciti a sopravvivere e che tramite le loro lettere, scopriamo anime semplici ma determinate nel loro obiettivo, e con la missione di non far dimenticare il nostro passato.
Vi appassionerete a leggere le storie di questi uomini e queste donne, a volte appaiono surreali per quello che hanno dovuto patire, ma è tutto reale e la loro esistenza lo conferma.
"Io sono l'ultimo" è una raccolta di lettere, di testimonianze, raccolte a 70 anni dalla Resistenza, raccontate dagli ultimi superstiti di quegli anni incredibili. E per me, iscritta all'ANPI, è stato a tratti commovente. Bello, da tenere lì, per le parole che contiene, da citare e ricordare e far leggere. Perché "chi non ha memoria non ha futuro".
"Io sono stato professore e posso dire che la Storia, così come viene insegnata a scuola, non funziona. Prima di parlare di quei quattro o cinque nomi importanti che conoscono tutti, bisognerebbe partire da qui: portare i ragazzi fuori dalle aule e fargli vedere le nostre montagne, come sono belle, e spiegargli come grondavano di sangue"
Un libro che parla di come eravamo, di tempi bui che devono essere ricordati per scongiurare il rischio che possano ritornare. Il benessere ci ha reso più poveri. Di idee, ideali e dignità .