«Shakespeare può essere stato qualunque cosa, ma di sicuro non era un artista.»
Su Shakespeare è un saggio critico del 1906 nel quale il grande Tolstoj espresse la propria severa, sagace — a tratti anche esilarante — opinione sul Bardo. Questa opinione non era molto popolare, Tolstoj era conscio che si sarebbe attirato le ire e le critiche degli “adoratori di Shakespeare”, come li definisce lui stesso. Ma sentiva ugualmente il dovere di condividere con il mondo il motivo perché, secondo lui, Shakespeare non era un grande artista e violava le più basilari regole della drammaturgia e dell’arte in generale. Partendo da un’analisi particolareggiata di Re Lear (e dei suoi difetti), per poi fare lo stesso con Amleto, Otello e Falstaff, Tolstoj passa infine a spiegare come sia "colpa" di Goethe se Shakespeare viene considerato ancora oggi l’apice della perfezione.
« Sebbene io sappia che la maggior parte delle persone crede così fermamente nella grandezza di Shakespeare che nel leggere questo mio giudizio non ammetterà mai nemmeno la possibilità che possa essere corretto, e non lo degnerà della minima attenzione, nondimeno io mi adopererò meglio che posso a dimostrare perché io credo che Shakespeare non possa essere riconosciuto né un grande genio né perfino un autore nella media .»
« Qualunque cosa possa dire la gente, per quanto essa possa essere incantata dai lavori di Shakespeare, qualunque merito essa gli possa attribuire, è perfettamente dimostrato che egli non era un artista e che i suoi lavori non rappresentano delle opere d’arte. [….] Shakespeare può essere stato qualunque cosa, ma di sicuro non era un artista. »
In appendice, una lettera sull'argomento di G. Bernard Shaw.