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Timira. Romanzo meticcio

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In un capolavoro del neorealismo, Riso amaro di Giuseppe De Santis, oltre a Silvana Mangano in hot pants compare una strana mondina nera. Il suo nome è Isabella Marincola, ma in Somalia si farà chiamare Timira. Donna appassionata e libera, nata nel 1925 a Mogadiscio, è una figura nascosta e leggendaria, uno scrigno di storie intrecciate, tra Europa e Africa, che questo libro per la prima volta disseppellisce.
Timira è un «romanzo meticcio» che mescola memoria, documenti di archivio e invenzione narrativa. Scritto da un cantastorie italiano dal nome cinese, insieme a un'attrice italosomala ottantacinquenne e a un esule somalo con quattro lauree e due cittadinanze. Per interrogare, attraverso l'epopea del passato, un tempo che ci vede naufraghi, sulla sponda di un approdo in fiamme.
Questo tempo dove ci salveremo insieme, o non si salverà nessuno.

536 pages, Paperback

First published January 1, 2012

8 people are currently reading
248 people want to read

About the author

Wu Ming 2

19 books46 followers
Wu Ming 2 is one of the four members of Wu Ming (extended name: 'Wu Ming Foundation'), a collective of writers based in Italy.

Wu Ming 2's solo production is heterogeneous, but with a definite emphasis on environmental issues. Two of his books describe how the Appennine Mountains were ravaged and polluted in the course of the 20th century.
Wu Ming 2 has started several transmedia projects involving rock musicians, comic authors and graphic artists.

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Displaying 1 - 23 of 23 reviews
Profile Image for Gauss74.
466 reviews94 followers
September 19, 2017
Continua anno dopo anno la provocatoria ma preziosa opera di indagine sociale del quintetto cino-bolognese, sempre alla ricerca dietro le porte e sotto i tappeti di quella spazzatura di dolore ed emarginazione che ogni nazione nasconde agli ospiti.

Questa volta Wu ming 2 insieme ad Antar Mohamed ci racconta la storia quasi centenaria di Isabella marincoola, archetipo e personificazione di uno dei tanti drammi nascosti dell'esperienza coloniale italiana: la sorte dei figli illegittimi italo-somali. Con il disgregarsi economico e sociale del paese africano si troveranno, dopo una vita da senza patria in un oscillare continuo tra due sistemi di vita ( nessuno dei quali appartengono e dai quali vengono rifiutati) ad essere cittadini con la necessità del permesso di soggiorno ed allo stesso tempo profughi senza la tutela ad essi spettante in quanto cittadini. Un paradosso molto italiano, devo dire.

La vita di Isabella Marincola, di padre italiano e di madre somala, adottata come illegittima e cresciuta con la martrigna in Italia in un'infanzia da incubo, non è solo l'occasione per smascherare uno degli aspetti più sordidi del colonialismo dell'Italia fascista e del terzomondismo di quella repubblicana, ma è anche il bellissimo racconto di una umanità intensa e pulsante, nel suo ricercare integrazione sociale (in Italia prima e nella Somalia islamica poi, per ritornare in nell'Italia leghista degli anni '90) economica (il coinvolgimento di isabella nel fervore artistico della Roma degli anni '50) e familiare (la ddrammatica vicenda tra la madre invecchiata e profuga ed il figlio studente scapestrato). Umanità che nella figura di Isabella rifulge di energia, che sciagura dopo sciagura (dalla infanzia con la famiglia alla guerra civile somala, dal difficile rapporto con la prima moglie di suo marito bigamo alle delusioni di un figlio incapace di aiutarla nella sua anzianità)sembra non esaurirsi mai.

Un libro sicuramente bello ed utile da leggere quindi, che getta una luce in più sulla nostra storia e sui problemi dell'integrazione, cosi attuali in questi anni. Di facile lettura, dalla sintassi molto semplice e chiara, paga forse un profilo un po' troppo basso (anche tenendo presente che nelle opere di Wu Ming questo è voluto, la narrazione è priva di climax che si lascino ricoerdare con facilità) ed un accento pesante e facile sulle disfunzioni e le incongruenze delll'Italia craxiana (suvvia, non sarà stato mica tutto da buttare noh?)

Si conferma un aspetto che apprezzo molto del modo di Wu Ming di interpretare il fare letteratura, che considera basilare il coinvolgere il lettore come ente attivo dell'opera vista come risultato collettivo e non di una sola persona, anche utilizzando le moderne tecnologie come la rete. Testimonianza di questo la ricchissima bibliografia anche telematica, i numerosissimi riferimenti ai contributi anche piccoli, l'intenso lavoro sul campo del senzanome di turno.

Quattro stelline, signor Ming. La aspetto lei ed i suoi soci alla prova di racconti più romanzati e soprattutto del romanzo storico, che dopo Manituana rimane il vostro pezzo forte
Profile Image for Chiara Pagliochini.
Author 5 books451 followers
July 24, 2014
« Siamo tutti profughi, senza fissa dimora nell'intrico del mondo. Respinti alla frontiera da un esercito di parole, cerchiamo una storia dove avere rifugio. »

Ho chiuso questo… romanzo? memoir? testimonianza? con la consapevolezza di essere una persona più ignorante di quanto pensassi. La lista di quel che ignoro è cospicua e in continuo aggiornamento. Tra le manchevolezze più gravi, annotiamo:

- la narrativa che si fa qualche palmo più in là del mio naso;
- l’esistenza di un’“entità” come Wu Ming;
- il passato coloniale italiano;
- la posizione della Somalia sulla cartina.

Manchevolezze che la lettura di questo testo non può certo colmare da sola, per quanto le abbia portate alla mia attenzione, innescando una curiosità per argomenti che – devo confessarlo – non mi avevano mai sfiorata prima.
Non pensavo che in Italia si facesse letteratura di questo tipo: socialmente impegnata, solidamente documentata e, nonostante questo (o per merito di questo?), estremamente piacevole.
Timira è la storia di Isabella Marincola, figlia della Somalia coloniale italiana, prodotto di una relazione tra un soldato nostrano e una donna somala. Riconosciuta dal padre, come il fratello Giorgio, e portata in Italia dalla tenera infanzia, crescerà cittadina italiana, ma mulatta, diversa. Impossibile confondersi tra la folla, se hai la pelle scura in un paese fascista. Una pelle scura che, tuttavia, può recarti vantaggi impensati: spalancare la porta a pittori, scultori, registi, che vedono nella tua bellezza esotica qualcosa da immortalare con le loro arti (e sdraiare nei loro letti, perché le donne africane sono facili e vogliose, lo sanno tutti). Una giovinezza da artista, una maturità da moglie (tre volte) e da madre, tra l’Italia e la Somalia, il paese d’origine, che ti attrae eppure ti respinge, perché anche lì sei mulatta, anche lì sei diversa. Poi gli anni Novanta, la guerra in Somalia, la necessità di rimpatriare in Italia: cittadina italiana profuga nel tuo stesso paese, contraddizione insolubile.
Quella di Isabella è una storia vera, basata sull’accurata ricostruzione di Wu Ming 2, Antar Mohamed, figlio di Isabella, e Isabella stessa. Una ricostruzione fatta di interviste, documenti d’epoca, diari, fotografie, eppure non per questo meno accattivante da un punto di vista narrativo, non per questo stilisticamente asciutta, fredda, puntigliosa testimonianza.
Timira è anche uno schiaffo ben assestato al nostro orgoglio patrio, l’impietoso ritratto dell’italiano ipocrita, profittatore, maschilista, tanto nel privato quanto nel pubblico, integerrimo in patria, animale in colonia. Vale la pena citare, a questo proposito, le parole di Isabella e dell’amica Bruna sugli italiani trapiantati in Somalia:

«… ma gli italiani sono proprio così?»
«Che intendi dire?»
«Intendo dire che non ho ancora capito se un certo modo di fare è tipico di noialtri, oppure se si tratta di una miscela che potresti ritrovare pari pari nelle altre comunità di espatriati, più o meno con gli stessi effetti: i soldi, il prestigio fittizio, il clima vacanziero, il razzismo, la noblesse oblige da telenovela...»
«Un tecnico inglese amico di Mohamed mi ha raccontato che qualche anno fa, per la notte di San Silvestro, lui e alcuni colleghi francesi e tedeschi sono passati dalla Casa d'Italia per fare gli auguri, con una bottiglia di champagne, e quelli non li hanno fatti entrare perche non erano italiani.»


Agli italiani in patria non vengono riservate parole più dolci, ma è soprattutto lo stato italiano, che dovrebbe essere impalcatura e rappresentanza, a fare la figura peggiore.

Se tu sei cittadina italiana, allora non puoi essere profuga in Italia. Ma tu sei profuga, questo è sicuro: dormi su una branda, non hai fissa dimora e quella che avevi se l'è mangiata la guerra.
Come sarebbe la tua vita, se non fossi profuga? Molto, molto diversa.
E come sarebbe se non fossi cittadina italiana? Perfettamente uguale. O meglio: finche stavi fuori dall'Italia, essere cittadina italiana ti ha dato grossi privilegi: il C-130 per Nairobi, il Norfolk Hotel, il volo della Kenya Airways. Ma da quando sei dentro l'Italia è come se fossi in una terra di nessuno, dove tra essere cittadina italiana, somala o turca non c'è nessuna differenza. […]
Dunque, rifletti, se la persona fisica c'è, in carne e ossa, e se ha tutti i requisiti per essere cittadina italiana, carte comprese, ma in realtà risulta profuga in Italia, allora quel che manca, nel rapporto giuridico detto cittadinanza, non è il cittadino: è lo stato sovrano. Ma se manca lo stato, allora non sei profuga soltanto tu, o Lidia Furlan, o il signor Franco, che era il miglior idraulico di Mogadiscio. Questa è soltanto la prima linea, l'eccezione che diventa la regola. Se manca lo stato sono profughi anche Luca e Francesco e Itala e Luisa e l'assistente sociale Rosa Castelli.
Ecco perche Antar dice che dovresti parlare con quel prete. Non c'entra Gesù Cristo, la Conferenza episcopale o il Vaticano. C'entra che lo stato non esiste più, dunque non esistono cittadini, ma solo uomini e donne senza altre etichette, e le uniche istituzioni che sembrano aver a cuore i loro diritti sono le istituzioni universali, come la chiesa cattolica, che da questo punto di vista non ha davvero rivali: è talmente universale che per farne parte bastano poche gocce d'acqua sulla testa, anche in assenza di volontà, mentre per cancellarsi dai suoi registri bisogna condurre estenuanti battaglie di carta. Per la santa chiesa tu sei soltanto una figlia ribelle: se torni a casa e ti penti, paparino metterà ad arrostire il vitello grasso.


È bello. Credo sia bello che la letteratura alzi la voce e ci sbatta in faccia la nostra pochezza, invece di contentarci con favolette alla Baricco. Credo sia questa la letteratura di cui il nostro paese ha bisogno per darsi una scrollata. Credo sia questa la funzione che un’arte oggi tanto in decadenza dovrebbe avere: denuncia, testimonianza, educazione. Nessuno sconto.
Profile Image for Elena Traduzioni Oceano Mare.
575 reviews44 followers
August 2, 2012
Non ce n'e' proprio. Quando uno sa scrivere, ti puo' parlare di qualsiasi cosa e affascinarti entro le prime 3 pagine. Proprio come fa Wu Ming 2 in questo romanzo. E non per dire che la storia non sia interessante, ma per sottolineare il talento, sempre piu' raro, di saper Scrivere con la S maiuscola. Pero' occhio, Wu Ming 2, che "se stesso" si scrive senza l'accento!!
Profile Image for Stefania.
1 review2 followers
November 28, 2012
Timira. Romanzo Meticcio, come dice il titolo stesso è un ibrido. Nato da una serie di interviste con Isabella Marincola, la Timira del titolo, si è poi sviluppato come un romanzo, scritto con la collaborazione di Mohamed, il figlio di Isabella, ma vuole anche essere un libro di memorie, e non da ultimo un libro sulla memoria culturale. Ambientato tra Roma e la Somalia, narra la storia, verissima ed incredibile, di una donna italo-somala, nata dalla relazione extraconiugale di un sottufficiale italiano in quella che un tempo era una colonia italiana con la sua boyessa, termine che deriva dalla femminilizzazione di boy e che indicava all'epoca una donna di servizio, da utilizzare anche biecamente come amante. Tra le pagine troviamo documenti, carte d'identità e foto d'epoca, come nel più classico dei memoir. Solo che tra le memorie s'inserisce la narrazione degli autori che riempiono i buchi lasciati dalle parole di Isabella, morta improvvisamente prima della fine della stesura del libro. Sorella di un partigiano nero ucciso dalle parti di Biella, nel libro vediamo Isabella recitare in Riso Amaro di Dino Risi pur non avendo la carnagione tipica della mondina, fare la modella per numerosi artisti, subire il razzismo strisciante di un'Italia in cui la mentalità del colonialismo fascista non sembra essere scomparsa e, dopo numerosi amori e peripezie, andare a vivere a Mogadiscio, terra della madre. Rimpatriata in Italia all'inizio della guerra civile somala, Isabella si scontra con la burocrazia italiana, che inizialmente le nega lo status di rifugiata. Con un caratteraccio e una faccia tosta invidiabile, la nostra Isabella scrocca cene a destra e a manca, frega i soldi ad un uomo che non le garba abbastanza e fa passare una vita d'inferno a tutti. Tuttavia finiamo per volerle bene, a questa capocciona che alza un po' troppo spesso il gomito e che risponde per le belle a tutti, anche a Siad Barre.

Un libro insolito, scritto cercando di rendere la parlata di una donna che nella vita ne ha viste di tutti i colori, e che con gli anni è diventata cinica e ruvida, ma al punto giusto e con garbo. Un libro affascinante, che parla di una cultura - quella somala - che raramente entra nelle pagine della letteratura italiana. Una storia che meriterebbe di essere approfondita oltre le sue 525 scorrevolissime pagine: la storia del fratello Giorgio morto per far risorgere un paese che molti non volevano neanche credere potesse essere il suo, la vita che scorre in una città coloniale, Mogadiscio, che non è ancora quella martoriata da vent'anni di guerra civile di cui leggiamo nei reportage giornalistici. Ma soprattutto il racconto di una vita straordinaria, passata in bilico costante tra coppe di champagne e calze rattoppate alla buona.

Tratto dal mio blog Books of Gold
Profile Image for Veronica.
71 reviews14 followers
Read
August 16, 2012
In questo periodo non potrei leggere romanzi perché ho una ricerca da completare ed una tesi di dottorato da scrivere, eppure sapevo già prima di cominciarlo, prendendo in mano Timira, che avrebbe ampliato le mie domande (perché le risposte non si possono trovare, forse) per quel che faccio. "I vecchi, come le donne, sono i negri del mondo" da Timira, da John Lennon, è un forte rimando. Mi occupo di badanti, postfordismo, femminilizzazione del lavoro e razzismo. E la lettura, intensiva e coinvolgente, mi ha aiutata prima ancora che come ricercatrice, come donna e come essere umano. Trovo veramente incredibile quanto la letteratura possa essere più importante dei manuali e dei testi specialistici per aprire orizzonti e approfondire interrogativi. E' questo probabilmente il fascino che un romanzo crea e diffonde.
Profile Image for Valentina.
49 reviews
September 3, 2021
Ottimo testo se si vuole conoscere meglio la storia dell'Italia coloniale e postcoloniale.
Profile Image for Franco Vite.
218 reviews17 followers
January 9, 2013
Il fascismo, il colonialismo, l'Africa, la Somalia, la Repubblica, la democrazia, il Pci, Bologna. Sono tanti i temi di questo bellissimo libro.
La condizione della donna in 70 anni di storia italiana tra due continenti, la condizione dei migranti, la farsa della "cittadinanza": "di fronte all'elemosina si può solo ringraziare, perché la beneficenza è il contrario dei diritti", dice Isabella ad un certo punto, costretta a chiedere aiuto ad un prete, dopo che le autorità nazionali e locali l'hanno lasciata praticamente per strada.

Un libro potente, bello, straniante, in cui emerge con forza la futilità di tante categorie a cui siamo abituati e a cui continuiamo a fare riferimento, senza che le attuali condizioni politiche e sociali ne garantiscano il senso.

Tornerò a parlarne, ci devo ragionare :)
Profile Image for Gerardo.
489 reviews33 followers
July 6, 2016
Il romanzo racconta la vita di Isabella Marincola, figlia riconosciuta di un soldato italiano e una donna somala durante l'era coloniale.

Ci sono due linee temporali all'interno del romanzo: la prima va dalla nascita di Isabella agli anni Novanta, quando in Somalia scoppia la guerra civile, la seconda inizia da dove finisce la prima e procede fino al 1992. A capitoli alternati, si leggono i due archi temporali: il primo procede molto veloce, perché abbraccia quasi l'intera vita di Isabella, il secondo è più lento perché si concentra intorno a un arco temporale più esiguo.

Il primo arco narrativo è scritto in prima persona e Isabella racconta la sua storia e la storia dell'Italia e della Somalia dal suo punto di vista. In questi capitoli si delinea una donna forte e intelligente che, per l'intera vita, ha dovuto lottare con il suo statuto di 'mulatta'. Il suo colore scuro gli ha impedito di essere propriamente italiana e accettata come tale, ma allo stesso tempo il fatto di essere cresciuta in Italia gli ha impedito di essere somala quando ella decise di ritornare nel luogo natio. Una figura che non riuscì mai ad essere accettata per ciò che era, ma che dovette lottare sempre conto l'immagine sociale che la sua pelle le creava intorno. La sua avvenenza e l'esoticità che emanava la costrinse a vivere un rapporto ambiguo con il mondo maschile: da tutti desiderata, ma da nessuno rispettata in quanto donna. Ognuno cercava in lei l'avventura esotica o la moglie mulatta da trattare come una serva: tutti gli uomini, dal marito comunista agli artisti simpatizzanti del fascismo l'hanno sempre trattata con un atteggiamento maschilista. La sua è stata una vita di piccole soddisfazioni in mezzo a tanti fallimenti, che l'hanno portata a dover cambiare luoghi, professioni, atteggiamenti, ruoli. Da figlia odiata dalla matrigna ad attrice, da moglie rinchiusa in Italia a moglie fedifraga in Somalia, da madre a insegnante. Tre mariti, tre storie molto pallide e prive d'amore, ma capaci di soddisfare qualche interesse materiale.

In questi capitoli si assiste alla lotta di un individuo per il diritto a poter essere se stesso al di là della propria pelle e della propria nascita. Un forte desiderio di indipendenza che, però, il più delle volte si è infranto contro il muro dell'opportunismo. Isabella non è un'eroina senza macchia: anzi, si macchia, e pure tante, per poter godere di qualche privilegio e attimo di libertà. Una vita disillusa, una vita che cercava di racimolare quanta più felicità possibile. In mezzo alla storia dell'individuo, però, traspare anche la storia di un popolo, quello italiano, che ha dimenticato il suo atteggiamento ipocrita e razzista ai danni delle 'faccette nere'. I due scrittori riportano alla luce il rimosso colonialista di una nazione che, nonostante il suo fascismo, continua a credere di aver avuto un passato da 'buoni' colonizzatori. La realtà è più violenta, meschina, crudele.

L'ipocrisia italiana si fonda su di un classico del colonialismo: noi siamo i buoni perché portiamo la civiltà, loro dovrebbero solo ringraziarci. In realtà, l'Italia ha sempre e solo difeso i propri interessi economici, sulle spalle della popolazione somala.

Il secondo arco narrativo è scritto con il 'tu': i due autori si rivolgono a Isabella, cercando di ricostruire la sua storia da profuga. Infatti, Isabella riesce a scappare dalla guerra civile grazie al suo status di italiana, per poi scoprire quanto ben poco si sia per lei in patria. In questa parte si legge delle difficoltà materiali alle quali lei e suo figlio Antar sono costretti a far fronte per sopravvivere. Ancora una volta, la donna dovrà umiliarsi e negare se stessa per poter rivendicare il proprio diritto all'esistenza.

In questo arco narrativo si riflette sulla condizione del profugo: una persona che è costretta a lottare con una burocrazia schizofrenica, che da una parte dà la possibilità di un aiuto, ma che dall'altra rende così macchinoso questo processo da rendere impossibile al debole di accedere a quanto gli spetta. E la colpa, inevitabilmente, ricade sull'incapacità del debole, non sulla stupidità della macchina burocratica. In breve, la burocrazia rende possibile solo in potenza l'aiuto, ma di fatto lo rende impossibile. Questo significa che l'italianità di Isabella non ha nessun valore: se lo stato non aiuta i suoi cittadini, significa che quello è completamente ininfluente. E un tale stato è uno stato che, di fatto, non c'è. Quindi, non resta nient'altro da fare che affidarsi alla carità, la quale sancisce, però, l'assenza di ogni diritto: bisogna accettare di tutto, perché il gesto caritatevole non è dovuto. Alla fine, italianamente, sarà sempre la Chiesa a imporre la sua legge, poiché l'unica capace di dispensare quei 'diritti' che lo Stato non è capace di dare. E si resta, così, vincolati a qualcosa che non si condivide, solo per sopravvivere. E il costume che la Chiesa predica, con l'atto caritatevole, diventa imposizione.

Ma, questa è anche la storia di un figlio che insieme a Wu Ming 2 cerca di costruire un'opera che abbia il gusto del romanzo, ma il fine della verità. Una verità che emerge dalle righe, senza che queste debbano necessariamente essere sempre del tutto veritiere. Il testo sfrutta gli strumenti narrativi al meglio, piega la biografia alle proprie esigenze di suspense e colpo di scena. Il lettore leggerà un romanzo avvincente, non una biografia che della vita conserva anche i lati più noiosi. Il testo è una formidabile macchina narrativa, che terrà i lettori incollati alle pagine.

Il figlio, però, non è soltanto scrittore, ma anche personaggio: la seconda linea narrativa mostra anche il rapporto tra una madre e un figlio che, soli al mondo, possono contare l'uno sulle poche forze dell'altro. Non c'è nulla di patetico in questo: è un rapporto complesso, che nasce anche dalla rassegnazione a una vita difficile. Eppure, traspare della tenerezza: personaggi alla ricerca di una propria identità, che però con questo romanzo arrivano a rivendicare la loro unica forza: quella del cambiamento, di reinventarsi, di essere sempre al di là di se stessi. Per non morire, per non fermarsi.

Mi viene naturale fare paragoni con Point Lenana: questo testo è molto più narrativo dell'altro, perciò molto più leggibile, ma meno sperimentale. Forse, è questo spingere più sul suo lato romanzesco che su quello documentario a renderlo più coinvolgente, perché emotivamente più forte. Se Point Lenana era la Storia che si mostrava attraverso un uomo, con Timira è la Storia stessa che si incarna in un individuo.
Profile Image for Andrea Delfino.
110 reviews
July 21, 2022
Un tema ricorrente nelle opere collettive e individuali dei Wu Ming è la storia raccontata attraverso le vicende marginali degli "attori" minori.
Già il loro primo romanzo (il pluriosannato "Q", ancora a nome Luther Blissett) iniziava con la bella frase "Nell'affresco io sono una delle figure di sfondo", proprio a voler sottolineare che spesso la grande storia, così come il diavolo, è nei dettagli.
In "Timira", scritto di genere inclassificabile (i Wu Ming definiscono le proprie opere come "U.N.O.", ovvero "Unidentified Narrative Objects"), un po' romanzo, un po' biografia, un po' raccolta di documenti storici e fotografici, vengono raccontati circa settant'anni di una certa storia d'Italia che in genere si tende a far sparire dai radar della divulgazione storica: dal colonialismo fascista, al post-colonialismo repubblicano, fino al socialismo craxiano che strizzava l'occhio al regime del dittatore somalo Siad Barre.
Settanta anni di storia d'Italia (e di Somalia) filtrati dal punto di vista particolare della protagonista, Isabella Marincola, bambina che è figlia del "peccato" di un colono italiano (all'epoca succedeva abbastanza spesso che italiani "in trasferta" per il regime intrattenessero relazioni extraconiugali con donne del luogo, generando figli) e costretta a vivere, con tutte le problematiche del caso nella casa paterna in un quartiere popolare della Roma degli anni '30; adolescente che è sorella di quel Giorgio Marincola che sarà l'unico partigiano mulatto della resistenza italiana, ucciso nel '45 dai tedeschi a guerra ormai praticamente conclusa; ragazza che è l'attrice che interpreta la mondina di colore in quel capolavoro del neorealismo italiano che è "Riso amaro" di Giuseppe De Santis; signora che, dopo essersi ricostruita una vita e una famiglia in Somalia, assisterà alla guerra civile e al disfacimento del suo paese e di quella che, forse, è l'unica vera famiglia che abbia mai avuto in vita sua.
Una vita talmente intensa e particolare da costituire un vero e proprio romanzo. Una vita che diventa il simbolo di milioni di vite e di epopee della storia moderna. Che, al contrario di quanto sosteneva Francis Fukuyama, mi sembra tutt'altro che finita.
"Siamo tutti profughi,
Senza fissa dimora nell'intrico del mondo.
Respinti alla frontiera da un esercito di parole,
Cerchiamo una storia dove avere rifugio".
Profile Image for Nonethousand Oberrhein.
733 reviews32 followers
February 4, 2020
Il romanzo di una vita
Come regola generale, romanzi del collettivo sono sempre difficili da caratterizzare… qui del collettivo c’è solo Wu Ming 2, ma pur "in solitaria" riesce ad imbrogliare le carte, mescolando i punti di vista e gli stili narrativi, giocando con le attese del lettore e costruendo una biografia storica come un romanzo d’avventura, al punto da trasformare un romanzo in un documento biografico. Cambi di direzione e di velocità che danno alla testa, ma che aprono il cuore ad una realtà tanto vicina da sembrarci distante, tanto impossibile da essere drammaticamente quotidiana.
Profile Image for Chiara Caccavale.
80 reviews9 followers
January 6, 2023
Che voglia di chiacchierare in prima persona con Isabella! Una persona e una vita incredibile, magistralmente raccontata.
Credo di essermi innamorata di lei quando sua madre la apostrofa come "stronza" e lei pensa "non è nemmeno la prima volta, ma le altre non ho detto niente perché me lo ero meritata"
Tanti temi, tanta rabbia, tanta bellezza. Mi colpisce molto la sua condizione di profuga nel suo stesso Paese, il razzismo che ha subito, l'accuratezza con cui è stata racconta la condizione di elemosina, come il bisogno cancelli agli occhi degli altri il tuo diritto a chiedere, a volere di più. Davvero un bellissimo libro
Profile Image for P..
42 reviews1 follower
November 9, 2019
La vita, le emozioni, l'universo di una Donna che nel suo essere cosí umana diventa straordinaria.
Attraverso documenti, lettere e un delicato affresco di anni difficili per due interi Paesi, Wu Ming 2 e Mohamed Antar raccontano le sfide di una donna che lottando per affermare la sua "normalità" in società in costante mutamento ma sempre ancorate a idee stantie e retrograde, plasma nuove definizioni di cittadinanza e senso di appartenenza, aprendoci orizzonti inediti e oggi più che mai fondamentali per comprendere i nostri tempi.
Assolutamente consigliato.
32 reviews
September 10, 2025
Bel romanzo su un pezzo di storia spesso dimenticata dagli italiani: l'eredità del colonialismo italiano e i molti "meticci" sparsi in Italia o nei territori che prima erano colonia italiana e successivamente, per 5 anni, furono impero.

"Medea, antenata di tante donne che vagano senza passaporto e popolano i campi di sterminio e i campi profughi. Due luoghi più simili di quanto si voglia ammettere."

Ora voglio recuperare altri libri di Wu Ming 2 e, in generale, del collettivo di scrittori Wu Ming.

Profile Image for 0803Anna.
136 reviews2 followers
October 13, 2024
Un viaggio interessante tra Italia e Somalia nella figura molto particolare di Isabella Marincola. Un romanzo meticcio che però non mi ha convinto del tutto, soprattutto non sono riuscita a empatizzare con la protagonista.
Molto più interessante è il contesto storico in cui si svolgono le vicende.
Profile Image for Marta.
25 reviews2 followers
December 24, 2019
profugo, rifugiato o sfollato? ... "c'entra che quando lo stato non esiste più, dunque non esistono cittadini ma solo uomini e donne senza altre etichette" ...
36 reviews
October 6, 2024
Sulla storia vera di questa donna italo/somala che è cresciuta nella prima parte della sua vita in Italia e che poi si è trasferita in Somalia e poi con la guerra e’ rientrata da profuga in Italia
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
May 23, 2016
Timira, ovvero Isabella Marincola, è un personaggio realmente esistito, e questa, scritta a quattro mani da Wu Ming 2 e dal figlio della protagonista, è la sua biografia romanzata. Isabella è un personaggio sopra le righe, e non può essere altro perché, fin dalla sua nascita, è stata trattata come una specie di fenomeno da baraccone e purtroppo, nel corso e ricorso storico dell'italiota italietta, tornata ad essere fenomeno da baraccone quando il sempre più pressante e urgente fenomeno migratorio ha aperto le gabbie dei fascisti e dei razzisti di ritorno, quelli convinti di essere meglio degli altri per meriti di razza, quelli convinti che essere e fare le cose in modo diverso significhi essere inferiori e non, appunto, semplicemente diversi.
Detto questo, ho trovato il libro un po' discontinuo e un po' troppo bianco o nero, forse l'avrei gradito un po' più meticcio, e non riesco a capire se questo sia derivato dalla vera personalità di Isabella, che si è sempre sentita e comportata come una fuori casta, dalla difficile amalgama di due mondi.
Profile Image for Dario Russo.
14 reviews5 followers
April 28, 2015
I problemi:
1) Narrazione pretestuosa, al servizio esclusivo del tema.
2) Spropositato numero di dei ex machina (al limite dell'imbarazzo).
3) Personaggi secondari = macchiette.
4) Battute che dovrebbero essere a effetto, ma sembrano uscite da una parodia.
5) Buonismo.
6) Sentimentalismo ricattatorio/retorico.
7) Stile traballante, inserti lirici da taglio delle vene.
8) "La cattiva letteratura si fa con le migliori intenzioni": gli autori pare abbiano intenzioni inappuntabili.

Roba buona:
1) Qualche episodio efficace.
2) Timira è un buon personaggio.
3) Dopo 500 pagine in Simoncini Garamond corpo 12 (da lettura veloce, insomma) finisce.
Profile Image for Sabina.
72 reviews23 followers
May 6, 2014
La storia di Isabella Marincola è un intreccio di storie: quella di suo fratello Giorgio, partigiano morto per la libertà di questo Paese; di suo figlio Antar, somalo di madre italiana in cerca di cittadinanza; dell'Italia e della Somalia, due paesi che hanno intrecciato i loro destini e quelli dei protagonisti di questo romanzo "meticcio", a metà strada tra fiction, documentario, autobiografia, reportage, in un viaggio affascinante lungo le memorie e gli oblii della nostra Storia.
Profile Image for Joe Falchetto.
13 reviews1 follower
March 9, 2013
Un romanzo che ti fa rivivere perfettamente le situazioni descritte fino a farti sentire completamente partecipe. Cosi finisci per leggerlo tutto di un fiato, per poi commuoverti nel finale, come faresti vivendo direttamente quegli avvenimenti.
2 reviews
January 26, 2014
Perchè si impara a nuotare se al largo ci sono gli squali?
Perchè l'oceano è grande, molto più grande di uno squalo.
Profile Image for Misterc.
76 reviews
April 20, 2015
la storia di un'italiana diversa, diversa dagli schemi " classici "
Displaying 1 - 23 of 23 reviews

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