Scritto addirittura nel lontano 1986 da una psicologa che fu anche redattrice della rivista di sessuologia popolare “Duepiù” (qualcuno se la ricorda?) l’ho trovato, nelle premesse e anche nel contenuto, molto moderno. In sostanza rileva che le principali vittime della cultura maschilista sono proprio gli uomini, costretti a un ruolo che non gli appartiene e quindi a modi ed atteggiamenti che negano totalmente la loro dimensione femminile e più oltre quella della gentilezza e della tenerezza, soprattutto nei rapporti sessuali e di coppia. E’ un discorso che oggi sarebbe il caso di approfondire invece di cianciare di femminicidi con l’intento di mettere l’intero genere maschile e la sua cultura in modo indifferenziato e acritico sul banco degli imputati. Si prosegue, poi, con una serie di consigli agli uomini per conoscere meglio i propri desideri e gli organi sessuali, compresi degli esercizi che potrebbero essere definiti “ginnici” sebbene riguardino solo muscolature interne.
Purtroppo verso la fine il libro sbraca un po’. E’ riuscito ad evitare per quasi tutta la sua durata il rischio di cadere nella nebulosità new age, citando pareri di scienziati e studi scientifici, ma negli ultimi capitoli si comincia a parlare di yoga, di tao, per arrivare perfino a una citazione, proprio in penultima pagina, di Bhagwan Raijneesh, che all’epoca non si faceva ancora chiamare Osho, ovvero il noto santone con le 99 Rolls-Royce (che, e me ne vergogno, per un certo periodo avevo seguito anch’io, o meglio se non lui alcuni suoi adepti), e meno male che quando il libro fu scritto gli spiacevoli fatti dell’Oregon erano già successi.
Facendo finta che la qualità scientifica del testo sia la stessa dalla prima all’ultima pagina, mi viene solo un’osservazione. Giustissimo che gli uomini recuperino la dimensione femminile e prendano le distanze da quella, diciamo, machista. Ma siamo proprio sicuri che le donne accoglierebbero con gioia incondizionata questa liberazione da una cultura tossica?
Se l’uomo è accarezzante e coccoloso con una donna, e solo quella, va tutto bene (per la donna in questione, of course).
Se è accarezzante e coccoloso con tutte le donne, va già meno bene.
Se poi un uomo risultasse gentile, mite, “femminile” a trecentosessanta gradi, ho dei grossi dubbi che otterrebbe grandi successi, in primis proprio nei confronti delle donne potenziali partner. Un uomo incapace di tirar fuori le unghie e i denti al bisogno, privo di quelle abilità sociali atte a “proteggere”, in senso lato, la propria donna dai rischi del mondo, che riscontri potrebbe avere oltre quello di essere friendzonato a vita (o meglio, a morte)?