Polza Mancini continua il suo racconto, alla stazione di polizia. Ma la storia non prende la direzione che gli investigatori vorrebbero, e continua il viaggio, il viaggio alla ricerca del Blast. Prima da solo, nella foresta, a imparare l'odore che può mandare il corpo quando è lasciato a se stesso, poi in case deserte, a ripararsi dal freddo pungente. Infine con San Jacky, uno spacciatore che gli si dimostra amico e gli insegna come ottenere un surrogato sintetico del Blast, salvo poi metterlo a parte del suo segreto più inconfessabile: ama pescare, fra gli emarginati a cui vende eroina, ragazze da violentare e uccidere. Questo secondo episodio di Blast continua sulla falsariga del primo: con una narrazione attenta, che si prende bene i suoi tempi e sa alternare a belle parentesi verbose (con frasi evocative, come nella quarta di copertina) momenti muti nei quali il tratto scabro ed espressivo di Larcenet si esplica bene (o benissimo, quando si tratta di far parlare le ombre, o meno bene, quando fa il Gipi e prova a darci vignette piene di cielo). Il problema è che c'è qualcosa che manca, come se la matrice noir della storia si amalgami bene con l'elemento di meditazione filosofica di Polza. Qualcosa, ai bordi, stona. E poi c'è il difetto principale: una pubblicazione a puntate non può proporre una puntata ogni anno. Nonostante tutto, ovviamnente, ottimo volume Coconino.