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Voyage au Congo, suivi de Retour de Tchad

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Pendant près d'un an, de juillet 1926 à mai 1927, André Gide parcourut en compagnie de Marc Allégret l'Afrique-Équatoriale française, depuis l'embouchure du Congo jusqu'au lac Tchad. Il en ramena ce fameux journal de voyage dans lequel l'auteur des "Faux- monnayeurs" dénonçait la violence de la puissance coloniale à l'égard des Noirs, en particulier dans le chantier tristement célèbre de la ligne « Congo-Océan » qui fit 17 000 morts parmi les ouvriers. La parution de "Voyage au Congo" provoqua de très vives réactions de la droite française ; quelques semaines plus tard, le grand reporter Albert Londres partait enquêter dans les pas de Gide...

556 pages, Mass Market Paperback

Published May 1, 1995

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About the author

André Gide

913 books1,732 followers
Diaries and novels, such as The Immoralist (1902) and Lafcadio's Adventures (1914), of noted French writer André Gide examine alienation and the drive for individuality in an often disapproving society; he won the Nobel Prize of 1947 for literature.

André Paul Guillaume Gide authored books. From beginnings in the symbolist movement, career of Gide ranged to anticolonialism between the two World Wars.

Known for his fiction as well as his autobiographical works, Gide exposes the conflict and eventual reconciliation to public view between the two sides of his personality; a straight-laced education and a narrow social moralism split apart these sides. One can see work of Gide as an investigation of freedom and empowerment in the face of moralistic and puritan constraints, and it gravitates around his continuous effort to achieve intellectual honesty. His self-exploratory texts reflect his search of full self, even to the point of owning sexual nature without betraying values at the same time. After his voyage of 1936 to the Union of Soviet Socialist Republics, the same ethos informs his political activity, as his repudiation of Communism suggests.

Chinese 安德烈·纪德

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,464 reviews2,438 followers
December 31, 2025
INVITO AL VIAGGIO


André Gide e Marc Allégret durante una sosta (sulla spalliera del “pliant”, Dindiki).

Dal titolo sembrano due libri distinti, e sono stati pubblicati anche separatamente: ma il viaggio è unico e sono nati per stare insieme.
Non si tratta di un diario di viaggio: non tanto perché sin dal principio Gide sapeva che era diretto alle stampe (pubblicato un anno dopo il suo ritorno dall’Africa equatoriale, 1927), destinato a essere letto anche da occhi estranei.
A differenziarlo dal diario, come indica la preziosa postfazione di Valerio Magrelli, è la concezione del tempo: in un diario è “aperto e indefinito”, nel giornale, o resoconto, è circoscritto, specifico; e anche la concezione dell’io narrante, che qui abbandona il solipsismo per accettare la presenza di altri comprimari.


Questa e le foto che seguono sono di Marc Allégret che, nonostante criticato per la scelta di mettere in posa piuttosto che documentare e ‘rubare’, ha realizzato fotografie molto belle.

E comunque il viaggio di Gide fu in veste di incaricato ufficiale di una missione, ospite non retribuito dell’amministrazione statale, che in cambio chiedeva proprio un resoconto, quanto più dettagliato.
Infatti, il manoscritto subì numerosi interventi e ritocchi, che però Gide saggiamente confinò nelle appendici e nelle note a piè di pagina (e a piè di pagina anche qui, alleluja, in questa bella edizione, sia lode a Einaudi, anche per il corredo fotografico). E mai “l’intento letterario” prese il sopravvento su quello documentario.
Non per niente Gide compì il viaggio in compagnia di Marc Allégret, il figlio di un amico, che si dedicò a fotografare e girare appunto un documentario che fu intitolato Voyage au Congo e proiettato nel 1929.



Gide aveva già compiuto vari viaggi, anche in Africa, ma per lo più nel nord, nel Maghreb. Questa è la sua prima volta nell’Africa equatoriale francese.
Viaggio impegnativo: non per nulla il 55enne Gide temeva di aver ormai superato l’età per affrontarlo.
E invece se la cavò egregiamente anche dal punto di vista fisico. E resistette bene a dieci mesi di continui spostamenti: dal luglio 1925 al maggio 1926.

Spostamenti che Gide avrebbe preferito compiere a piedi, in marcia: l’unico modo per entrare davvero in contatto con il paesaggio. Essendo auto e battello troppo veloci, o troppo distanti.
Invece per lo più dovette servirsi di imbarcazioni e mezzi a motore con quattro ruote (camion incluso). A volte perfino del tipoye, una poltrona-letto sorretta a spalla dai portatori, che imbarazzava Gide, e si rivelava comunque poco utile perché tenda e zanzariera limitavano parecchio la visibilità.


Veduta di Moosgum.

Magnifica luce puntata su questa importante parte del continente nero a metà degli anni venti, il libro è soprattutto un “j’accuse”, la denuncia del brutale sfruttamento della popolazione locale da parte degli europei, in questo caso principalmente francesi e belgi.
Anche se non direi che Gide arrivi a condannare il colonialismo in sé: è infatti molto critico nei confronti dei privati delle grandi compagnie concessionarie, ma ben più benevolo verso l’amministrazione coloniale francese, che gli ha organizzato la spedizione.
Lo stesso Gide non riesce quasi mai a superare un benevolo paternalismo nei confronti degli africani: che, in ogni caso, per i tempi, era già un atteggiamento di apertura e in qualche modo rottura.



È comunque palpabile il progressivo engagement di Gide quanto più è testimone dell’avidità delle società private titolari di concessioni statali che non si fermavano davanti a nulla, spingendo lo sfruttamento della popolazione locale, donne e bambini inclusi, fino a causare suicidi o fughe nel deserto e abbandono di interi villaggi.
Non per niente l’opera di Gide fu fortemente osteggiata dalla destra francese che lo accusò di atteggiamento antifrancese, di ledere agli interessi nazionali.
Si potrebbe quasi dire che la conquista di una coscienza sociale da parte dell’io narrante fa di questo Viaggio al Congo e ritorno dal Ciad un romanzo di formazione.



Altrettanto facilmente riscontrabile è il piacere, quasi ‘goloso’, e l’interesse di Gide per luoghi e genti. D’altra parte quella era l’epoca in cui si scatenò la letteratura di viaggio, sia in Francia che altrove.
Ma Gide non si definisce né esploratore né viaggiatore, bensì turista: e viene da sorridere confrontando il suo viaggio e le sue avventure al turismo contemporaneo.

Il libro è dedicato alla memoria di Joseph Conrad il cui Heart of Darkness (1890) accompagna lo scrittore francese lungo tutto il lungo percorso.
Lungo il percorso, Gide ci racconta le numerose letture (e riletture) che portava avanti: arriva a confessare che l’occasione è particolarmente propizia alla lettura, come se i sensi risvegliati da luoghi nuovi e sconosciuti acuissero il piacere e il coinvolgimento della lettura.

E mentre Gide procedeva in Francia usciva una sua opera, fresca di pubblicazione: Les Faux Monnayeurs – I falsari: anche questo dettaglio mi ha regalato un sorriso pensando a quanto sia attualmente importante che un autore accompagni la sua opera in presentazioni, letture, festival.



Profile Image for Jean-François.
96 reviews
April 18, 2020
Et malgré tout ça... Continuer à rêver d’aventures, de rencontres et de voyages... Ceux de Gide en 1926-27 au Congo, au Chad et au Cameroun fut, à bien des égards, surprenants. Pour moi, c’est son engagement public envers les peuples qu’il a croisés, opprimés par ses congénères, qui m’a stupéfait et conquis. Sans compter son érudition, contagieuse plus que tape-à-l’œil, qui stimule la lecture de cet objet littéraire parfois répétitif, mais maintes fois savoureux. Lecture de confinement et, paradoxale d’évasion - comme bien des lectures à vrai dire. Eh oui... Ça meurt comme des mouches le long de son périple : notamment des fièvres infectieuses récurrentes. L’auteur ne semble pas s’y habituer, mais avance dans ses pérégrinations en plus de porter l’aide adéquate. Belle manière de relativiser la pandémie actuelle, sans perdre de son humanité, par la connaissance des épreuves vécues par nos aïeux (et nombre de personnes sur terre encore aujourd’hui).
Profile Image for Jyotsna.
2 reviews
April 29, 2023
Pour connaître mon avis sur ces 2 ouvrages, veuillez lire mon mémoire qui sera (espérant-le) prêt en juin 2023
Profile Image for Parlei.
108 reviews40 followers
April 12, 2013
Dedicated to the memory of Joseph Conrad, this travel memoir explores the observations of Gide, who traveled to the Congo from 1925 to 1926. Gide's unique positioning in the Congo as a traveler "for pleasure" (his quotations) reveals the unstable relationship between the colonizer and the colonized. As one whose nationhood allows him the privilege of the observer, Gide takes part in the colonialist enterprise; yet, as one who is not in the Congo (at least not officially) to take advantage of its resources, he in many ways distances himself from the accusation of colonizer. At times critical of and at times participating in racist ideology, Gide could come to represent the ambiguous, tenuous, and contradictory relationship the French nation has over the people it sought to colonize, particularly in consideration of the "colonisation de peuplement" as in Algeria. There for as a subject of and subject to the colonized, Gide himself becomes colonized by his own weaknesses on foreign territory.
Profile Image for Emmanuel Deroeux.
135 reviews
April 28, 2025
Alors qu'il est mandaté par le ministre des colonies en 1925, l'écrivain André Gide tient un journal de bord de son voyage au Congo et de son retour du Tchad, qu'il publie 2 ans plus tard.
Bien qu'il y reste cnovaincu des bienfaits et même de la nécessité du colonialisme, cet auteur reste également un homme particulièrement sensible aux autres. C'est alors qu'il découvre avec stupeur le manque de moyens de l'administration française dans ce "cendrillon" des colonies françaises. Délaissé pour de multiples raisons, le Moyen-Congo manque de fonctionnaires pour gérer, organiser, superviser et contrôler ce vaste territoire encore grandement vierge. André Gide rencontre parfois des administrateurs soit trop jeunes et trop brutaux par leur ignorance des cultures, d'autres fois des administrateurs cédant allégrement à la corruption et basculant ainsi dans la barbarie. C'est ainsi qu'il met à jour, involontairement car finalement simple touriste, un scandale qui fera grand bruit à son retour en France.
Il se met d'ailleurs à dos les grandes entreprises concessionnaires, qu'il critique ouvertement - preuves à l'appui - de leur cupidité, de la maltraitance de leurs ouvriers indigènes, de leurs mensonges quant au système colonialiste. "Notre charité envers l'humanité souffrante ne doit pas aller jusqu'à prendre de paisibles moulins à vent pour de méchants géants" répond dans une lettre le représentant de la Compagnie Forestière, M. Weber, que l'on peut lire dans les très intéresants appendices de ces carnets de voyage. On peut y lire les échanges de Gide avec de hautes personalités politiques, tel le député Léon Blum, ses articles dans Le Populaire (dont Léon Blum est le rédacteur en chef), ainsi que les défenses de l'entreprise incriminée (le lecteur ne serait être dupe).
André Gide, accompagné du cinéaste Marc Alegret, s'émeut des cultures et des indigènes, autant qu'il se montre émerveillé de la nature, des insectes particulièrement. Bien qu'ayant à coeur le bon traitement des indigènes, les trouvant admirables lorsqu'ils travaillent durs sans se plaindre, et manifestant un profond respect pour les chefs de villages et les sultans locaux, Gide l'humaniste reste un homme de son temps : il garde une conception raciste, exaspéré par la lente capacité d'apprentissage des peuples qu'il rencontre, de leur mauvaise gestion de biens personnels et de leurs loisirs bruyants. Les parties de chasse sont également des passages peu agréables pour le lecteur contemporain.
Si le début du voyage semble long, Gide ne sachant pas bien encore pourquoi il entreprend ce oyage en Afrique équiatoriale française, il découvre qu'il doit se faire la voix des injustices et des maltraitances parfois meurtrières d'un régime capitaliste outrepassant les règles de l'administration, elle-même déconnectée des réalités du terrain. Le lecteur se laisse porter par le rythme tout particulier du carnet de voyage, qui alterne entre courts récits d'une route inintéressante, à des aventures et des découvertes haletantes. André Gide se refuse à tout lyrisme dans ses descriptions et pourtant, au fur et à mesure que son voyage prend du sens, sa plume s'épanouit et partage d'un style délicieux ses propres émerveillements.
Ces deux carnets de voyage, qui ne font presque qu'un, est un précieux témoignage d'une époque clef du colonialisme : alors qu'il connait son apogée sous la IIIème République, les voix qui la critique commencent à s'élever en même temps que le rêve d'une lutte internationale des ouvriers semble porter du fruit en U.R.S.S., encourageant les véléités des idéalistes européens...
57 reviews1 follower
Read
March 26, 2024
---Notes---

CHAPITRE II. 5 et 6 septembre. "j’aurai tout le temps de contempler l’immuable, puisque vous m’affirmez que mon âme est immortelle ; permettez moi d’aimer bien vite ce qui disparaîtra dans un instant."
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