La chiamarono "età dell'oro", mostrarono a tutti il loro sorridente Conducător a bordo di una Dacia nuova fiammante, fecero passare della paccottiglia assortita per le vestigia della Roma antica. Sottrassero le madonne e le licenze commerciali, tolsero la forza al popolo con la paura e la tortura.
La grande masquerade rumena mi ha fatto ricordare le parole di Flaiano: "La condanna a sorridere è più feroce, insopportabile, agghiacciante di quella ideata da Orwell, che ci permetterebbe almeno di restare seri". Il popolo rumeno doveva sorridere, inneggiare, ringraziare; la liberazione era giunta.
In questa cornice angosciosa Rolf Bauerdick fa danzare i suoi personaggi; un paesino che sembrava una fortunata enclave dentro la macchia rossa, il fantomatico Baia Luna, dove l'artiglio della Securitate giunge a compiere subdolamente i suoi misfatti.
Bauerdick è uno di quei giornalisti che "si son fatti le ossa" nei campi rom; per anni ha documentato la vita degli tzigani nell'area geografica dei Carpazi, cogliendone gli aspetti drammatici e poetici. A lui va il merito di restituire dignità ad un variegato e affascinante popolo nomade, trattato in maniera semplicemente schifosa dai governi d'ogni quando e d'ogni dove. Un popolo che ha vissuto un terribile olocausto, che oggi pochi ricordano.
Il paesino al centro di questa storia carpatica (non balcanica, come detto in quarta di copertina) è un melting pot di rumeni, slavi, tedeschi e zigeuner appunto, in una convivenza non semplice ma estremamente genuina; nemmeno le occasionali risse tra promotori del socialismo e conservatori riescono ad intaccare il fortissimo legame di conterraneità.
Attorno al giovane protagonista Pavel Botev inizia l'oscuro intreccio, che si dipana tra la pista di sangue del montante regime comunista ed una bizzarra indagine teologico spaziale sull'assunzione corporea di Maria Vergine tra le silenziose lande della luna. Dal programma Sputnik e la cagnolina astronauta Lajka ai celeberrimi primi passi di Armstrong & compagnia sul satellite della notte, i co-protagonisti della storia - Ilja il nonno di Pavel e il vecchio zingaro bilbiotecario Dimitru - inanellano una serie esilarante di ipotesi bislacche sul soggiorno lunare del corpo di Maria, raffigurato con procace dolcezza dalla statua misteriosamente trafugata dall'edicola sacra in cima al monte.
Una storia che sprofonda nel torbido, tragica come la disillusione di una giovane maestra rumena innamorata di un uomo che poi si sarebbe rivelato diabolicamente come il più crudele tra i predatori.
Un po' in stile ellroyano, marcatamente esteuropeo - guizzi di fiamma sul fondale oscuro della Storia con servizi segreti, morti misteriose e ricatti sessuali - questo Come la Madonna arrivò sulla Luna di Bauerdick riesuma un pezzo di storia dimenticato della Romania, terminato con l'esecuzione-show dei coniugi Ceauşescu nel 1989.
Qualche "scorciatoia" un po' forzata nella trama ma nel complesso una buona architettura, una scrittura agile, un plot avvincente e tanto bel colore zingaro.