Conan è il più conosciuto tra i personaggi creati da Howard. Barbari e guerrieri, re e paria, stregoni, creature del Male, e oscure divinità che sinutrono di sangue: è il terribile universo in cui si viene trascinati dall lettura dei due volumi del Ciclo di Conan, un universo sconvolto da drammi e da forze incomprensibili, di cui rimane un'eco lontana nella leggenda e nel mito. In questo volume la prima parte delle incredibili storie del Ciclo di Conan, ambientate nell'Era Hyboriana e universalmente note come l'opera più importante di tutta la narrativa di Heroic Fantasy.
IL CICLO DI CONAN - Tomo I
La Torre dell'Elefante (The Tower of the Elephant, 1933) Robert E. Howard Palazzo dei Morti (The Hall of the Dead, 1967) Robert E. Howard, L. Sprague De Camp Dio nell'urna (The God in the Bowl, 1952) Robert E. Howard Gli intrusi a palazzo (Rogues in the House, 1934) Robert E. Howard La figlia del gigante dei ghiacci (The Frost Giant's Daughter, 1969) Robert E. Howard, L. Sprague De Camp La Regina della Costa Nera (Queen of the Black Coast, 1934) Robert E. Howard La valle delle donne perdute (The Vale of Lost Women, 1969) Robert E. Howard Colosso nero (Black Colossus, 1933) Robert E. Howard Ombre al chiaro di luna (Shadow in the Moonlight, 1934) Robert E. Howard Nascerà una strega (A Witch Shall Be Born, 1934) Robert E. Howard Ombre a Zamboula (Shadows in Zamboula, 1935) Robert E. Howard Il diavolo di ferro (The Devil in Iron, 1934) Robert E. Howard Gli Accoliti del Cerchio Nero (The People of the Black Circle, 1934) Robert E. Howard L'ombra che scivola (The Slithering Shadow, 1933) Robert E. Howard Lo stagno dei negri (The Pool of the Black One, 1933) Robert E. Howard
Robert Ervin Howard was an American pulp writer of fantasy, horror, historical adventure, boxing, western, and detective fiction. Howard wrote "over three-hundred stories and seven-hundred poems of raw power and unbridled emotion" and is especially noted for his memorable depictions of "a sombre universe of swashbuckling adventure and darkling horror."
He is well known for having created—in the pages of the legendary Depression-era pulp magazine Weird Tales—the character Conan the Cimmerian, a.k.a. Conan the Barbarian, a literary icon whose pop-culture imprint can only be compared to such icons as Tarzan of the Apes, Count Dracula, Sherlock Holmes, and James Bond.
—Wikipedia
Librarian Note: There is more than one author in the Goodreads database with this name.
Quando ho letto questa raccolta di racconti sono rimasto affascinato e al contempo impressionato, Howard scrive in modo incredibilmente evocativo. Il suo modo di scrivere ha, nei suoi racconti migliori, qualcosa di geniale che non saprei descrivere a parole. Peccato che non venga ristampato da tanto (troppo) tempo, perché qui siamo di fronte al Maestro che ha creato il genere fantasy Sword & Sorcery e la sua importanza non è inferiore a quella di Tolkien. Lettura assolutamente consigliata.
Conan il barbaro è un personaggio letterario inventato dallo scrittore di racconti di spada e stregoneria (heroic fantasy) Robert Ervin Howard. È conosciuto anche come Conan il Cimmero (dal nome della patria d'origine del personaggio, la Cimmeria).
Secondo la definizione di Lyon Sprague de Camp, le storie classificabili come spada e stregoneria (heroic fantasy): «sono fantasie avventurose che si svolgono in mondi immaginari preistorici o medievali, quando (è divertente immaginarlo) tutti gli uomini erano forti, tutte le donne belle, tutti i problemi semplici e la vita tutta un'avventura», e se a ciò aggiungiamo una visione della vita abbastanza negativa da parte di Howard, otteniamo, in tutta la sua potenza e la sua grazia, Conan, l'impavido guerriero impersonato nel grande schermo da Arnold Schwarzenegger.
Per adesso lascerò solo i miei voti per il primo tomo:
Introduzione: Howard un “eroe” letterario – Gianni Pilo e Sebastiano Fusco - 5/5 La Torre dell’Elefante - 4/5 Il Palazzo dei Morti - 4/5 Il Dio nell'urna - 3/5 Gli intrusi a palazzo - 3/5 La figlia del gigante dei ghiacci - 5/5 La Regina della Costa Nera - 4/5 La valle delle donne perdute - 3/5 Colosso nero - 4/5 Ombre al chiaro di luna - 4/5 Nascerà una strega - 4/5 Ombre a Zamboula - 4/5 Il diavolo di ferro - 3/5 Gli Accoliti del Cerchio Nero - 4/5 L'ombra che scivola - 3/5 Lo stagno dei neri - 2/5
Appendice I: L’Era Hyboriana – Robert E. Howard - 4/5 La cronologia di Conan stabilita da Lyon Sprague de Camp - s.v.
Quando finirò l'intero ciclo, approfondirò in maniera accurata la recensione.
Bello, anche dopo tanti anni. Da leggere assolutamente, per chi ama la fantasy. Racconti migliori: La Torre dell'Elefante, La figlia del gigante dei ghiacci, La Regina della Costa Nera, Ombre a Zamboula.
Un ottimo lavoro filologico di raccolta dei testi di Howard in mezzo a una moltitudine di testi spuri e 'collaborazioni postume'. Un volume piacevole di un grande scrittore.
Cioran recensisce questo libro E come lo scettico, alla fine del suo lavoro di demolizione, arrivava a uno sfacelo pari a quello che aveva riservato alle certezze, così una civiltà, dopo aver minato i propri valori, crolla con essi, e cade in una rovina il cui unico rimedio appare la barbarie, come testimonia l'apostrofe lanciata ai romani da Salviano all'inizio del V secolo: « Non c'è da voi una città che sia pura, all'infuori di quelle in cui abitano i barbari » . Nella fattispecie, non si trattava forse tanto di licenziosità quanto di smarrimento. La licenziosità, e anche la dissolutezza, ben si addicono a una civiltà, o almeno questa vi si adatta. Ma quando si diffonde lo smarrimento essa lo teme, e guarda a quelli che vi sfuggono, che ne sono indenni. Ed è allora che il barbaro comincia a sedurre, ad affascinare gli animi delicati, gli animi combattuti, che lo invidiano e lo ammirano, talvolta apertamente, più spesso di nascosto, e desiderano, sia pur ammettendolo solo di rado, diventare suoi schiavi. Che pure lo temano, è innegabile; ma questo timore, per nulla salutare, contribuisce invece al loro futuro assoggettamento, li indebolisce, li paralizza e li imprigiona ancora di più nei loro scrupoli e nei loro vicoli ciechi. ... A questo stadio, lo scetticismo è inseparabile da un'infermità fisiologica. Una costituzione robusta lo rifiuta e se ne allontana; una struttura gracile vi soccombe e vi precipita. Vorrà in seguito disfarsene? Poiché non ci riuscirà con i propri mezzi, chiederà la collaborazione del barbaro, la cui funzione non è di risolvere, bensì di sopprimere i problemi e, con essi, la coscienza iperacuta che questi comportano e che prostra il debole, anche quando abbia rinunciato a ogni attività speculativa. ... Il fenomeno barbarico, che sopraggiunge ineluttabilmente a certe svolte storiche, è forse un male, però un male necessario; d'altronde, i metodi che venissero usati per combatterlo ne affretterebbero l'avvento, poiché, per essere efficaci, bisognerebbe che fossero feroci: e a questo una civiltà non vuole prestarsi; e quand'anche lo volesse, non ci riuscirebbe per mancanza di vigore. La cosa migliore per essa, una volta che sia in declino, è quella di strisciare davanti al barbaro; questo, del resto, non le ripugna per nulla: sa troppo bene che egli rappresenta, che egli incarna già l'avvenire. Quando l'Impero fu invaso, i letterati (si pensi a Sidonio Apollinare, a Ennodio, a Cassiodoro) divennero del tutto naturalmente i panegiristi dei re goti. ... I nuovi dèi esigono uomini nuovi, capaci, in ogni occasione, di pronunciarsi e di scegliere, di dire chiaramente sì o no, invece di invischiarsi in cavilli o di rendersi anemici per abuso della sfumatura. Poiché le virtù dei barbari consistono proprio nella forza di prendere partito, di affermare o di negare, esse saranno sempre celebrate dalle epoche agonizzanti. La nostalgia della barbarie è l'ultima parola di una civiltà; lo è per ciò stesso anche dello scetticismo. Allo spirare di un ciclo, che cosa può in effetti sognare uno spirito disingannato di tutto se non la fortuna che hanno i bruti di puntare sul possibile e di sguazzarvi? Inadatto a difendere dubbi che non coltiva più o a sottoscrivere dogmi nascenti che disprezza, esso plaude, suprema rinuncia dell'intelletto, alle dimostrazioni irrefutabili dell'istinto: il greco si piega davanti al romano, che a sua volta si piegherà davanti al germano, secondo un ritmo inesorabile, una legge che la storia si premura di illustrare, oggi ancora più che all'inizio della nostra èra. E impari la lotta fra popoli che discutono e popoli che tacciono, tanto più che i primi, avendo consumato la loro vitalità in arguzie, si sentono attratti dalla rudezza e dal silenzio dei secondi. Se ciò vale per una collettività, che dire di un individuo, e in particolare dello scettico? Perciò non ci si deve stupire di vederlo - lui, esperto della sottigliezza - nell'estrema solitudine a cui è giunto, ergersi ad amico e complice delle orde.