What do you think?
Rate this book


144 pages, Hardcover
First published January 1, 2012
I understand that nobody is going to burn Nagel’s book or ban it. These inquisitors are just more professors. But he is being denounced not merely for being wrong. He is being denounced also for being heretical. I thought heresy was heroic. I guess it is heroic only when it dissents from a doctrine with which I disagree. Actually, the defense of heresy has nothing to do with its content and everything to do with its right. Tolerance is not a refutation of heresy, but a retirement of the concept. I am not suggesting that there is anything outrageous about the criticism of Nagel’s theory of the explanatory limitations of Darwinism. He aimed to provoke and he provoked. His troublemaking book has sparked the most exciting disputation in many years, because no question is more primary than the question of whether materialism (which Nagel defines as “the view that only the physical world is irreducibly real”) is true or false.
In short, Mind and Cosmos is not only negative but underpowered, as if Nagel had brought a knife to a shootout.
Nobody's perfect;
I'm nobody;
ergo I'm perfect.
Are there any alternatives? Well, there is the hypothesis that this universe is not unique, but that all possible universes exist, and we find ourselves, not surprisingly, in one that contains life. But that is a cop-out, which dispenses with the attempt to explain anything. And without the hypothesis of multiple universes, the observation that if life hadn't come into existence we wouldn't be here has no significance. One doesn't show that something doesn't require explanation by pointing out that it is a condition of one's existence. If I ask for an explanation of the fact that the air pressure in the transcontinental jet is close to that at sea level, it is no answer to point out that if it weren't, I'd be dead.
But, someone will say, the improbable happens all the time. It is not at all improbable that something improbable should happen. Consider an example. You play a rubber of bridge involving, say, five deals. The probability that the cards should fall just as they do for those five deals is tiny—something like one out of ten to the 140th power. Still, they did. Right. It happened. The improbable does indeed happen. In any fair lottery, each ticket is unlikely to win; but it is certain that one of them will win, and so it is certain that something improbable will happen. But how is this relevant in the present context? In a fit of unbridled optimism, I claim that I will win the Nobel Prize in chemistry. You quite sensibly point out that this is extremely unlikely, given that I have never studied chemistry and know nothing about the subject. Could I defend my belief by pointing out that the improbable regularly happens? Of course not: you cannot sensibly hold a belief that is improbable with respect to all of your evidence.
Mind, I suspect, is not an inexplicable accident or a divine and anomalous gift but a basic aspect of nature that we will not understand until we transcend the built-in limits of contemporary scientific orthodoxy. I would add that even some theists might find this acceptable; since they could maintain that God is ultimately responsible for such an expanded natural order, as they believe he is for the laws of physics.
Consciousness, reason and value cannot be the products of Darwinian evolution. So they must be among the building blocks of the universe, guiding evolution towards self-awareness and value formation.
"After all, everything we believe, even the most far-reaching cosmological theories, has to be based ultimately on common sense, and on what is plainly undeniable." (p.29)
Il mio obiettivo polemico è una certa immagine generale e speculativa del mondo, ottenibile per estrapolazione da certe scoperte della biologia, della chimica e della fisica; una particolare Weltanschauung naturalistica che postula una relazione gerarchica tra gli oggetti di quelle scienze e una spiegazione teoricamente compiuta, attraverso la loro unificazione, di tutto ciò che esiste nell'universo. Per nessuna di tali scienze questa visione è condizione necessaria per la pratica e la sua accettazione o non accettazione non avrà alcun effetto sulla maggior parte della ricerca scientifica. Per quanto ne so, la maggioranza degli scienziati di professione non ha alcuna opinione sulle questioni cosmologiche generali cui questo riduzionismo materialistico fornisce una risposta. Le loro ricerche dettagliate e i loro risultati concreti non implicano ovvero non dipendono, in generale, da quest'ultimo né da alcuna altra risposta a tali questioni. Sennonché, tra gli scienziati e i filosofi che invece esprimono un'opinione sull'ordine naturale come un tutto, il materialismo riduzionistico è largamente assunto come l'unica possibilità seria.
Il punto di partenza dell'argomentazione è il fallimento del riduzionismo psicofisico, una posizione nella filosofia della mente ampiamente motivata dalla speranza di mostrare come le scienze fisiche possano fornire, in linea di principio, una teoria del tutto. Se tale speranza è irrealizzabile, sorge la questione se si possa ricavare un'altra comprensione, più o meno unificata, dell'intero cosmo così come lo conosciamo
La storia suona così: non c'è alcun bisogno di una forma di comprensione estesa, al contrario la storia della conoscenza umana ci dà ragione di credere che c'è, in ultima istanza, un modo in cui l'ordine naturale è intelligibile, ovvero attraverso le leggi fisiche: tutto ciò che esiste e tutto ciò che succede può, in linea di principio, essere spiegato per mezzo delle leggi che governano l'universo fisico. Dobbiamo ammettere che non possiamo cogliere l'ordine della natura nel suo pieno manifestarsi, dal momento che è troppo complesso, e perciò abbiamo bisogno di forme più specializzate di comprensione per scopi pratici. Tuttavia, possiamo tentare di scoprire i principi universali che governano gli elementi di cui tutto ciò che esiste è composto e di cui tutta la complessità spaziotemporale osservabile è una manifestazione. Questi principi sono le leggi matematicamente formulabili della fisica di base, le quali descrivono le forze e le particelle, o altre entità fondamentali, e le loro interazioni, almeno finché non sarà scoperto un livello ancora più fondamentale. La descrizione più sistematica possibile di un universo materiale esteso nello spazio e nel tempo è perciò la strada da percorrere perché tutto trovi la sua spiegazione più fondamentale.
Per riassumere: le rispettive inadeguatezze di materialismo e teismo come concezioni trascendenti e l'impossibilità di abbandonare la ricerca di una visione trascendente del nostro posto nell'universo conducono alla speranza di una comprensione estesa, e tuttavia naturalistica, che eviti il riduzionismo psicofisico. Il carattere essenziale di tale comprensione sarebbe spiegare la comparsa della vita, della coscienza, della ragione e della conoscenza non come effetti collaterali accidentali delle leggi fisiche della natura né come risultato di un intervento intenzionale nella natura dall'esterno, ma come conseguenza non sorprendente, se non addirittura inevitabile, dell'ordine che governa il mondo naturale dall'interno. Tale ordine dovrebbe includere le leggi fisiche, ma, se la vita non è solo un fenomeno fisico, l'origine e l'evoluzione della vita e della mente non potranno essere spiegate solo dalla fisica e dalla chimica.
Se la coscienza soggettiva non è tuttavia riducibile a qualcosa di fisico, allora non sarà parte di questa storia: sarà lasciata completamente inspiegata dall'evoluzione fisica, anche se l'evoluzione fisica di tali organismi fosse di fatto una condizione causalmente necessaria e sufficiente per la coscienza.
La semplice affermazione di tale connessione non è un punto d'arresto accettabile. Non costituisce una spiegazione affermare solamente che il processo fisico dell'evoluzione ha avuto come risultato creature con occhi, orecchie, sistema nervoso centrale e così via e che è semplicemente un fatto bruto della natura che tali creature sono coscienti nei modi a noi familiari. Identificare semplicemente una causa non equivale a fornire una spiegazione significativa senza qualche comprensione del perché la causa produca l'effetto. La tesi che voglio difendere è questa: dal momento che il carattere cosciente di tali organismi è uno dei loro aspetti più importanti, la spiegazione della comparsa di queste creature deve includere una spiegazione della comparsa della coscienza. Questa non può essere una questione separata. Una spiegazione della loro evoluzione biologica deve rendere conto della comparsa di organismi coscienti in quanto tali.
Dal momento che una spiegazione puramente materialistica non può ottenere questo risultato, la versione materialistica della teoria evoluzionistica non può essere tutta la verità. A organismi come noi non capita semplicemente di essere coscienti; perciò nessuna spiegazione del carattere fisico di tali organismi potrà essere adeguata se non è anche una spiegazione del loro carattere mentale. In altre parole, il materialismo è incompleto persino come teoria del mondo fisico, poiché il mondo fisico include organismi coscienti tra i suoi abitanti più sorprendenti.