A cura e con testi di Darina Silone. Presentazione di Geno Pampaloni . 8vo pp. 200 Rilegato, sovracoperta (hard cover, dust jacket) Ottimo (Fine) Si aggiunge un secondo libro dell' Ignazio Silone, Ed egli si nascose . Città Nuova Editrice, 2000 (Perfetto)
Figlio di una tessitrice e di un piccolo proprietario terriero, perde assai presto il padre e la madre, nel terremoto che nel gennaio del ‘15 distrugge gran parte della Marsica. Interrotti gli studi liceali, si dà alla politica quale socialista attivo e prende parte alle lotte contro la guerra e al movimento operaio rivoluzionario; nel 1921 partecipa a Livorno alla fondazione del Partito Comunista (che rappresenta a Mosca, con Togliatti, nel Komintern), ma se ne stacca nel 1930, in disaccordo con le purghe staliniane. Antifascista, resta in esilio in Svizzera dal 1930 al 1945, anni durante i quali matura la sua vocazione di scrittore. Pubblicato in traduzione tedesca a Zurigo nel 1933, “Fontamara” è il suo romanzo d’esordio, che lo impone all’ attenzione generale: oltre ad essere una straordinaria analisi della cultura centro-meridionale, “un documento su una civiltà ormai definitivamente morta” (Fofi), è pure con ogni probabilità il più bel libro sui contadini italiani che sia mai stato scritto. Il successivo “Pane e vino” del ‘36 riprende, in una chiave più sentimentale, meno ironica, i temi del fortunato predecessore, laddove “Il seme sotto la neve” (1942) sembra stazionare tra manierismo e ritualità. Frattanto, nel periodo 1932-'34 egli è redattore del mensile in lingua tedesca, edito a Zurigo, «Information», cui collaborano artisti ed intellettuali del calibro di Thomas Mann, Bertolt Brecht, Robert Musil. Fiorente, pure, la sua attività saggistico-culturale, che annovera il saggio “Il fascismo, le sue origini e il suo sviluppo” (1934) ed il trattato di filosofia politica “La scuola dei dittatori” (1938). Nel 1944, rientrato in Italia, si stabilisce a Roma, ove aderisce al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. La sua produzione letteraria continua con il lavoro teatrale “Ed egli si nascose” (1944) e con i romanzi “Una manciata di more” (1952), “Il segreto di Luca” (1956), “La volpe e le camelie” (1960): meno originali dei precedenti, più legati ad un modello di letteratura tardo-ottocentesca, esprimono una sorta di conversione del nostro, che approda qui ai lidi di un socialismo ibridato col cristianesimo. Di grandissimo interesse, invece, “Uscita di sicurezza” (1965), raccolta di saggi politici in cui egli racconta il doloroso travaglio che lo condusse infine a distaccarsi dall’ ideologia comunista, e “L’avventura di un povero cristiano” (1968), sua ultima fatica apparsa in vita, un intrigante romanzo - saggio incentrato sulla figura di papa Celestino V, in seguito trasformato in testo teatrale. Ebbe a dire di lui Albert Camus: "Guardate Silone. Egli è radicalmente legato alla sua terra, eppure è talmente europeo".
Un racconto breve, un altra cartolina d’Abruzzo, un altra immagine impietosa della corruzione e del servilismo tipicamente italiano. Silone faceva opposizione, si ribellava alla mediocrità e al "lascia fare", la sua rivoluzione politica e ideologica la combatteva scrivendo e denunciando tutto ciò che non andava e che imbrigliava la mente delle persone. Triste constatare che, sbarcati in un nuovo secolo, non sia cambiato quasi nulla. Continuiamo a farci asservire da presunte ideologie, istituzioni colluse e compiacenti, politici truffaldini e arrivisti, da dogmi religiosi e dalle più patetiche sovrastrutture mentali. Leggere Silone è ossigeno, in questo senso: Severina e Don Gabriele sono due personaggi di chiesa che perdono la fede in Dio, forse non l'hanno mai avuta e combattono le loro personali battaglie. Severina che non ci sta ad adeguarsi e a dire falsità per quieto vivere, che non si fa mettere in testa dagli altri cosa dire, cosa fare, come comportarsi per essere accettata dal sistema. Severina che vuole combattere per gli sfruttati, che vuole urlare contro le ingiustizie, che non ha più fede ma tanta speranza, forse troppa... Io non smetterò mai di dire quanto Silone sia un autore troppo sottostimato nel panorama letterario italiano e allo stesso modo non mi spiegherò mai il suo poco "successo". I suoi libri potrebbero facilmente infiammare gli animi delle persone più sensibili ai temi sociali. Non solo, leggere Silone è calarsi interamente nella mentalità più tipicamente abruzzese, ancor prima che tipicamente italiana. Qui avevamo e abbiamo ancora le "istituzioni", dio e la legge come punti fissi, da seguire però con paura e ignoranza e non con convinzione. Deferenti e omertosi come ai tempi di Silone e non ci siamo mossi di un passo. Ma a parte questo, spero di vedere più libri di Silone in giro. Severina è un romanzo breve, appena 80 pagine, si legge in un pomeriggio ma la forza delle sue scene e delle sue denunce, è destinata a durare nel tempo