E’ andata così. Mi trovavo casualmente in una nota fumetteria della mia città e mi è improvvisamente venuta voglia di scoprire questi famosi Manga. Poi, siccome le idee del lettore (specialmente le idee nuove intese come voglie improvvise di sperimentare “quel” libro, “quel genere”) sono come il buon vino, cioè invecchiando migliorano ancora, ecco che mi sono lasciata girare in testa questa voce per qualche ora, fino a essere sicura di quel che volevo. Così, dopo un po’, sono entrata in una libreria e l’ho fatta finalmente e felicemente tacere. Solo che dei Manga non sapevo (e ancora non so) praticamente nulla, se non il fatto che, al contrario di un albo di fumetti cui siamo abituati, si leggono dal fondo all’inizio e dalla pagina di destra a quella di sinistra. Solo quello. Per il resto, ho dato per scontato che fossero, in tematiche e non, un po’ come le Graphic Novels. E così, sono andata completamente alla cieca, e, avvicinatomi allo scaffale dei Manga, ho pescato il primo (contrassegnato con “Vol. 1”) che mi ispirava, attratta dal bel disegno di copertina, raffigurante quelli che pensavo fossero un bellissimo ragazzo e una bellissima ragazza abbracciati. Non è stato proprio così, poiché ho scoperto che i protagonisti sono due maschi, ma non importa. La storia di “Challengers” di Hinako Takanaga è semplice e leggera: il giovane Tatsumi arriva a Tokyo per studiare ingegneria all’Università, e conosce Kurokawa, giovane uomo in carriera, che si invaghisce di lui e lo ospita a casa sua. Peccato che Tastumi, ingenuo e impacciato, fatichi a capire (o forse non vuole capire) i sentimenti di Kurokawa, che a sua volta fatica a rivelare apertamente (e ad accettare) la sua omosessualità. Nel mezzo si mettono poi il fratello maggiore di Tastumi, autoritario e iper-protettivo, e un turista inglese che a sua volta, come Kurokawa, si invaghisce di Tatsumi. Insomma, una simpatica commedia sentimentale tutta al maschile. Non credo di aver beccato qualcosa del mio genere, comunque, mi è piaciuta molto la copertina, mi sono piaciuti molto i disegni (per quanto, a dirla tutta, i personaggi si somiglino tutti un po’), mi è piaciuta la volontà di trattare, tramite disegno, in maniera ironica, quasi buffa, un tema come l’accettazione della diversità. E la sensazione è proprio quella di trovarsi in un cartone animato, con risvolti tragicomici. Da lettrice, nell’insieme, la storia (che tra l’altro, mi pare di capire, non è finita) mi ha detto tutto e nulla. Tuttavia, non sapendo nulla dei Manga e non sapendo cosa effettivamente (tra autrice, genere e serie) sono andata a pescare, questa volta voglio fare una cosa che solitamente, commentando le mie letture sui, non faccio mai: voglio astenermi dall’assegnare stelline. Non ho termini di paragone con nulla fra le mie letture passate, e non voglio né elogiare, né distruggere né assegnare una banale sufficienza a questo mio primo incontro. Di certo c’è che ho soddisfatto questa mia mera curiosità di lettrice avida di tutto. E, sicuramente, se in futuro leggerò altri Manga (e non lo escludo) potrò poi collocare meglio questo “Challengers”: a proposito, ogni consiglio da parte di chi legge queste parole, è ben accettato.