Un testo molto complesso, fortemente simbolico, che richiede grandi capacità di decodifica da parte del lettore. E una buona dose di pazienza.
Il tratto è davvero molto interessante: è il tentativo di creare un'estetica di tipo vittoriano, che però inglobi la contemporanea società tecnologica.
L'avventura è ambientata a New York-Sur-Loire: con questo nome, si vuole indicare l'Occidente americanizzato, dove l'Europa ha perso la sua identità in favore di una fusione con l'immaginario e lo stile di vita statunitense. La presenza di personaggi che parlano un misto di italiano (ovviamente, nell'originale, parlano francese) e di inglese testimonia ancora una volta ciò.
La difficoltà principale del testo sta nel fatto che solo molto in avanti si capisce che è un testo metaletterario: il narratore della storia è esso stesso un personaggio della storia. In sostanza, il fumetto è il tentativo da parte di un narratore di creare un mito contemporaneo. Facendo ciò, non mostra tanto il mito, bensì come un mito viene costruito. In questo, sta la profonda critica sociale di questo fumetto, che solo apparentemente sembra volersi mostrare come una storia fantastica.
Il protagonista è una foca sulla terraferma, cioè un essere leggiadro che però, visto che lo si tiene sulla terraferma, lo si fa apparire come mancante e goffo. Per questo, dovrà accompagnarsi a un paio di stampelle per camminare. Questa è una metafora dell'uomo contemporaneo: potenzialmente libero, ma continuamente gettato in una spirale di sfiducia affinché egli possa vedersi come 'mancante di qualcosa' e da ciò diventare 'acquirente', un uomo alla ricerca del prodotto che lo possa completare.
Questa foca, però, viene influenzata da tre forze: la prima è quella di una società che gli vuole insegnare le fondamenta della cultura. In questa operazione si assiste a tutta l'ipocrisia delll'intellettualismo borghese, che si sofferma sulla superficie affinché si diventi uomini di buon gusto e non persone critiche e pensanti. Geniale la figura del presidente, simbolo del populismo, il quale è formato da tanti piccoli omini che rappresentano il buon senso, la morale comune. La seconda forza è quella del diavolo: personaggio buffo e scorbutico, anch'egli è vittima della società contemporanea, poiché il male è stato conquistato da una schiera di ignoranti e stupidi. Per questo, il diavolo risulta una figura malinconica e solitaria, che rimpiange il tempo in cui il male si diffondeva attraverso le operazioni raffinate dei cattivi. L'ignoranza del novello cattivo, però, non è meno pericolosa del cattivo del passato.
Infine, c'è la società dei cani: considerati come umani di Serie B, in realtà sono la forza moderata e pensante della società, nonché quella utile e attiva. Caratterizzati da un certo ateismo, i cani vivono serenamente la propria vita, nonostante la loro ghettizzazione. Sono una comunità unita, di mutua assistenza, che nel fumetto si ritrova a dover mettere al suo posto il diavolo. Infatti, il loro scetticismo rende inerme il diavolo che si è impossessato della foca: dove c'è pensiero critico, gli estremismi del male non hanno presa e per questo il diavolo dovrà arrendersi, reso inerme dalla pacatezza canina.
Tutte queste forze vogliono influenzare l'ascesa di un nuovo simbolo del Bene e dell'Amore, impersonificato dalla foca, che, per l'appunto, dovrà essere insignita del premio Nobel per l'Amore. Bisogno estremamente patetico e falso di ricerca della bontà, non è nient'altro che l'ennesima operazione di propaganda che serve a fomentare il populismo. Grazie alla società dei cani, però, la foca potrà guadagnare il suo posto nella società, senza che questi le venga assegnato dall'alto.
SPOILER
In tutto questo, c'è una testa che ha il compito di narrare la storia: alla fine, si scoprirà che le era stato assegnato il compito di costruire una narrazione di intrattenimento. Però, il narratore ha deciso di sfruttare il suo spazio per dare vita a una narrazione intricata, ma capace di mostrare gli strumenti dietro alla costruzione di una storia. Perciò, viene criticato e licenziato.
Il fumetto si conclude con un nulla di fatto, in cui la foca non può far altro che tornare alle sue stampelle e alle sue debolezze, nonostante il tentativo di crearle intorno un'immagine vincente e carismatica. De Crécy non va oltre alla denuncia dei tentativi di manipolazione dei miti: non è facile, nel mondo contemporaneo, fare proposte sul futuro dei miti, nella speranza che tornino ad essere immagini condivise da tutti e non imposte dall'alto. Il fumetto si chiude con un ripristino della debolezza del protagonista, forse nella speranza che su quella si possa fondare un futuro punto di forza più onesto e meno illusorio.