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Dominio

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Negli ultimi cinquant’anni si è compiuta una gigantesca rivoluzione dei ricchi contro i poveri, dei governanti contro i governati. Insorgere contro questo dominio sembra ormai una stramberia patetica. E tale resterà se non impariamo da chi continua a sconfiggerci.“Il lavoro da fare,” scrive d’Eramo, “è immenso, titanico, da mettere spavento. Ma ricordiamoci che nel 1947 i fautori del neoliberismo dovevano quasi riunirsi in clandestinità, sembravano predicare nel deserto, proprio come noi ora.”Dai birrifici del Colorado alle facoltà di Harvard, ai premi Nobel di Stoccolma, Marco d’Eramo ci guida nei luoghi dove una guerra è stata pensata, pianificata, finanziata. Di una vera e propria guerra si è trattato, anche se è stata combattuta senza che noi ce ne accorgessimo. Lo ha riconosciuto uno degli uomini più ricchi del mondo, Warren “Certo che c’è guerra di classe, e la mia classe l’ha vinta. L’hanno vinta i ricchi”. La vittoria è tale che oggi termini come “capitalisti”, “sfruttamento”, “oppressione” sono diventati parolacce che ci vergogniamo di pronunciare. Oggi “ci è più facile pensare la fine del mondo che la fine del capitalismo”. La rivolta dall’alto contro il basso ha investito tutti i terreni, non solo l’economia, il lavoro, ma anche la giustizia, l’ ha stravolto l’idea che ci facciamo della società, della famiglia, di noi stessi. Ha sfruttato ogni crisi, tsunami, attentato, recessione, pandemia. Ha usato qualunque arma, dalla rivoluzione informatica alla tecnologia del debito. Ha cambiato la natura del potere, dalla disciplina al controllo. Ha imparato dalle lotte operaie, ha studiato Gramsci e Lenin. Forse è arrivato il momento di fare lo stesso e di imparare dagli avversari.

256 pages, Paperback

First published October 1, 2020

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d'Eramo

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Displaying 1 - 18 of 18 reviews
Profile Image for Mi La.
26 reviews1 follower
May 23, 2021
Un libro illuminante e necessario, estremamente ben documentato, che traccia le origini e le conseguenze della contro-rivoluzione “neolib” che si è sviluppata negli Stati Uniti per poi diffondersi in tutto il mondo. Una guerra ideologica nata in modo quasi clandestino ma oramai diventata totale e totalizzante, avendo contagiato qualunque aspetto della nostra vita: dalle istituzioni alla politica, dalla giustizia al nostro cervello.

Secondo Marco D’Eramo, la grande svolta neoliberista avviene negli anni ’70, con la pubblicazione di un memorandum da parte di Lewis F. Powell, all’epoca un avvocato specializzato nella difesa delle industrie del tabacco (in seguito nominato giudice alla Corte Suprema da Nixon). In questo documento -confidenziale alla Camera di Commercio americana- Powell denunciava la svolta liberal e progressista che stava prendendo la società americana (ricordiamo, si tratta degli anni che seguono le battaglie per i diritti civili): università, media, scienza, arte e politica; ovunque si respira un’aria di cambiamento. L’appello di Powell viene ascoltato, in particolar modo da una manciata di miliardari dell’America profonda (magnati delle industrie del tabacco, dei trasporti, del petrolio o ancora dei big pharma): a partire da quel momento, fondazioni e think tanks conservatori si mettono all’opera, finanziando una guerriglia contro i cosiddetti “sabotatori del sistema”. Si parla di milioni e milioni di dollari investiti per alimentare il liberismo estremo (non si tratta di teorie cospirazioniste; tutto avviene alla luce del sole, i movimenti di denaro sono accessibili in rete). Contrariamente alle fondazioni del passato che, dedicandosi alla beneficienza o alla cultura, magari fiancheggiavano sì il governo ma sempre mantenendo -almeno in apparenza- uno schieramento politico neutrale; queste fondazioni si schierano esplicitamente dalla parte della destra conservatrice. La perversità sta nel fatto che, nel nome del bene comune (concepito in modo radicalmente privatistica), sta a loro decidere cosa è bene.

“Enormi masse di denaro possono cambiare corso storia. [..] Eppure nessuno – o solo qualche raro criticone – s'interroga sul carattere patentemente antidemocratico delle fondazioni private: “Le fondazioni sono in contrasto con la democrazia perché rappresentano –per definizione e per legge – l’espressione delle voci plutocratiche sul bene comune. Perché in una democrazia la dimensione del portafoglio dovrebbe dare più voce sul bene pubblico e sulle politiche pubbliche? E perché dovrebbe una democrazia permettere a questa forma di estendersi attraverso le generazioni nella forma di patrimoni esentasse?”.

I principali campi d’azione della contro-rivoluzione neolib riguardano:

L’ideologia: le leggi del capitalismo sono presentate come leggi naturali, e da tutti -destra e sinistra- considerate tali. “La convinzione diffusa che non vi sia alternativa, Mark Fisher la chiama “realismo capitalista”: Negli ultimi trent’anni il realismo capitalista ha imposto con successo un’ontologia aziendale in cui è semplicemente ovvio che ogni cosa nella società, inclusa sanità e educazione, dovrebbe essere gestita come un’azienda.” Sta proprio qui il successo della rivoluzione neoliberalista: l’aver trasformato una contingenza in necessità e quindi in eternità, imponendo un’impotenza riflessiva, ossia la sensazione che la partita sia già persa in partenza e quindi non valga la pena di essere giocata (“there is no alternative”). Il neoliberalismo ha imposto la privatizzazione del cervello, convincendoci che l’azione collettiva non serva e che l’unica soluzione ai nostri problemi sia individuale, che ci si possa salvare esclusivamente da soli.

Secondo D’Eramo, mercato sta a liberalismo come concorrenza sta a neoliberalismo; e siccome a concorrere sono le imprese, nel neoliberalismo ogni individuo è considerato imprenditore di sé stesso, un capitalista impegnato a gestire il proprio capitale umano.

“Ma se anche i proletari sono capitalisti, seppure di solo capitale umano, allora non c’e’ da un lato il capitalista che compra la merce-lavoro al proletario e dall’altro il proletario che vende la propria merce-lavoro al capitalista. Ci sono solo due capitalisti che in modo diverso ricavano un reddito dal proprio capitale (l’uno dal capitale economico, l’altro dal capitale umano). Non c’e’ piu’ sfruttamento del lavoratore da parte del capitalista, ma c’e’ auto-sfruttamento del lavoratore-capitalista-di-se’. Tutte le categorie concettuali tradizionali, come sfruttamento e alienazione, vengono meno e la loro cancellazione mina alla base, teoricamente, il movimento operaio, la cui sconfitta va ben al di la’ della contingenza storica dovuta alla scomparsa dei partiti e dei sindacati che lo rappresentano politicamente. E’ una sconfitta teorica e concettuale, perche’ in questa nuova visione dell’economia il lavoro diventa un reddito da capitale [..] La lotta di classe non c’è più, semplicemente perché non ci sono due classi diverse, ci sono solo capitalisti.”

Si tratta di “Generalizzare la forma 'impresa'”, ossia di “il modello economico, il modello offerta-domanda, il modello investimento-costi-profitti” e farne “un modello dei rapporti sociali, un modello dell’esistenza stessa, una forma di rapporto dell’individuo con se stesso, al tempo, al suo ambiente, all’avvenire, al gruppo, alla famiglia”.

Lo stato: non si tratta tanto di abolire lo stato (i neolib necessitano più che mai di uno stato che corra a salvare le imprese private e tutto il sistema finanziario in caso di crisi), quanto di indebolirlo, o meglio di rimodellarlo per renderlo più funzionale al modello di impresa: uno “stato privato”. Lo scopo? Ridurre le tasse alle imprese, ai magnati (se dopo la Seconda guerra mondiale l’aliquota marginale negli USA -applicata sull'ultima fascia di ricchezza del contribuente- era del 94%, scende a 28% con la presidenza Reagan). Facendo così, si costringe lo stato a ridurre i servizi, si “affama la bestia”. Come? Alimentando una generalizzata fobia dello stato e imponendo come principio fondamentale della società (per quanto antitetico) la libertà individuale (che di per sé rappresenta un’implicita rivolta contro il pubblico a favore del privato).

Istruzione: le università sono il luogo dove si combattono le battaglie per le idee e si crea la struttura teorica necessaria alla società. La contro-rivoluzione neolib si è attrezzata per invadere i campus attraverso il finanziamento di pensatori conservatori e delle loro ricerche (tra cui Samuel Huntington), e lo sviluppo di una nuova dottrina, la "Law and Economics" (avente una valenza filosofica orientata verso più mercato e meno stato). La Law and Economics si è imposta nella maggior parte di università di elite, soppiantando i Critical Legal Studies (la corrente più dinamica dei giuristi di sinistra) e ribaltando così l’orientamento storicamente liberal-progressista di molti atenei tra cui Harvard.

Giustizia: si è trattato di ridefinire del concetto di giustizia, imponendo una nuova idea di diritto; quella implicita nella Law and Economics, dove il calcolo economico diventa l’unico vero strumento in base al quale comprendere e giudicare qualunque sfera dell’agire umano. La perversione sta nel fatto che questa dottrina si presenta come a-ideologica, scientifica, poiché pretende di risolvere tutto tramite equazioni e formule matematiche. È così che si arriva a parlare -per esempio- di “tasso di inquinamento ottimale”. Insomma, una magistratura che si sottopone sempre di più ai diktat dell’economia e della finanza.

Fisco: le fondazioni beneficiano di un regime esentasse, non solo per quanto riguarda le donazioni ma anche per il reddito prodotto dal loro patrimonio, che essendo netto si accumula molto rapidamente. Si può dire che la campagna per smantellare lo stato è stata condotta con soldi sottratti allo stato, quindi con il denaro dello stato. Per altro, il concetto di beneficienza si è esteso per inglobare qualsiasi cosa, al punto che sarebbe impossibile distinguere un’impresa da una fondazione, se non fosse che la seconda non paga le tasse.

Elezioni: attraverso il lobbismo (che non è altro che una mazzetta legale), il neoliberalismo cancella il problema della corruzione, non tanto quella piccola del ministro che si compra la villa al mare, ma quella grande in cui mega-miliardari possono legalmente "possedere" un candidato.

Debito: il mutuo -ossia il debito- è lo strumento chiave per disciplinare popolazioni (produce il famoso homo economicus neoliberale) e nazioni intere, poiché “crea una particolare soggettivazione in cui l’uomo indebitato è solo, individualmente responsabile di fronte al sistema bancario, non può contare su nessuna solidarietà, se quella della famiglia, a rischio di indebitarla a sua volta”. Il debitore è costretto a disciplinare sé stesso, diventando carceriere di sé. Ma il debito è anche lo strumento che è stato usato per imporre il proprio dominio neocoloniale, ora diventato strumento di contenzione anche tra nazioni “sviluppate”. Se uno stato non si comporta in modo da attirare investitori, rischia il downgrading delle famigerate agenzie di rating che stilano “le pagelle dell’universo” (sono loro che decidono in ultima istanza del futuro del mondo, nonostante tutti i conflitti d’interessi possibili e (in)immaginabili), la svalutazione della moneta o addirittura la bancarotta. Un debito che la maggior parte dei paesi, Italia in primis, non riuscirà mai a saldare.

Infine: interessante il nesso tra religione e neoliberalismo, la cui origine va cercata nell’idea che la società non si possa reggere solo sulla concorrenza, un principio economico “moralmente e sociologicamente pericoloso, più dissolvente che unificante”. La concorrenza presuppone quindi un inquadramento, un quadro politico e morale tanto più solido quando la concorrenza è dispotica. Ed è qui che entra in gioco il cristianesimo conservatore sempre più popolare negli USA.

COSA FARE:
- Riconoscere l’importanza dell’ideologia e opporsi all’idea che la disuguaglianza sia una fenomeno naturale e necessario.
- Battersi per creare una nuova ideologia (una, come ci insegna Marx, che nasca dalla vita materiale, e non il contrario), coscienti del fatto che la società è e sempre sarà definita dalla lotta di classe.
- Lottare contro l’eufemismo che “può dire quel che dice solo in una forma che tende a mostrare che non lo dice”: “guerre umanitarie”, “riforme”, l’esercizio dell’impero americano che non “occupa” più i paesi ma li “difende” (ci sono 80 paesi “difesi” dagli USA nel mondo, con oltre 800 basi), ecc.
- Battersi per un’istruzione pubblica e universale, che permetta agli uomini di diventare cittadini e non una massa manipolabile
- Riconoscere la necessità del conflitto, della rivoluzione.
6 reviews
December 3, 2020
Ho sentito l'autore, che non conoscevo, discutere il libro a "Sabato Libri" su Radio Popolare (Milano) con Roberto Festa. Parlava di ideologia, e diceva grossomodo "Il mio pensiero è sempre razionale, l'ideologia è sempre quella degli altri". Ecco, il libro è così, in modo piuttosto accessibile sembra dirti delle cose che in fondo, magari in modo vago, ti ronzavano per la testa, ma le esprime in forma propria, le collega, le sostanzia, le basa su dati e su riferimenti bibliografici in modo molto convincente. Il mio primo libro di questo autore, ma certamente non l'ultimo.
Profile Image for Wu Shih.
233 reviews29 followers
February 12, 2022
Qualcuno doveva pur dirlo: la lotta di classe esiste e la stiamo perdendo.
Grande mole di dati, con nomi e cognomi, tutto documentato insomma.
Profile Image for Fran.
203 reviews13 followers
July 3, 2023
Un ensayo que destapa los ardides empleados por el neoliberalismo para convencer al mundo desarrollado de la inevitabilidad del capitalismo y de la disolución de la sociedad de clases. Muestra la manera en que ha ido ocupando espacios educativos y legislativos, presentando batalla en el terreno propio del comunismo: el ideológico. En definitiva, da luz a la guerra invisible que dura ya unas décadas entre los dominadores y los dominados, entre los poderosos y los súbditos.

Me ha gustado especialmente la importancia que da Marco D'Eramo a las ideas y su análisis sobre los "think tanks" y la ideología neoliberal, aquella que nos convierte a todos en productores y empresarios (incluso —sobre todo— de nosotros mismos). Y se me ha quedado corto en las explicaciones que da sobre el papel que juega China, con su capitalismo de estado, en los círculos neoliberales, probablemente el asunto económico y político de mayor importancia de la última década —¡y lo que nos viene!—.

Convincente y también esperanzador. Ni que decir tiene que Marco D'Eramo toma una posición clara de izquierdas y advierte de que el tiempo se nos está agotando.
Profile Image for GONZA.
7,446 reviews127 followers
April 18, 2021
Ben scritto, documentato, estremamente interessante per quanto deprimente. Se proprio devo cercare qualcosa che non mi sia piaciuto credo sia il fatto che sia estremamente "Stati Uniti centrato" e per quanto le ragioni siano ovvie, non i sarebbe dispiaciuto per esempio, conoscere i nomi delle corrispondenti fondazioni italiane.
Profile Image for Irenelazia.
252 reviews27 followers
October 28, 2022
L'argomento è interessante e molto complesso, ma il tono a mio avviso un po' troppo "complottistico" usato in questo testo mi ha respinta, facendomi costantemente dubitare delle argomentazioni.
Il tema �� sicuramente da approfondire.
Profile Image for Agustín Guerrero.
4 reviews2 followers
April 13, 2023
Un libro absolutamente necesario, que expone de manera simple y dedicada, las relaciones ideológico-económicas entre ciertas fundaciones / grupos multinacionales y la maquinaria discursiva de la ultraderecha mundial; suena a conspiración, a conjuro, pero es un diagnóstico de la realidad en su versión mas material. ¿Se acuerdan de lo de wikileaks?
Profile Image for Comparsa.
111 reviews1 follower
October 14, 2025
È un tempo dove iniziare a conteggiare il proprio tempo. Alcuni episodi riesco a incastonarli in modo preciso. Istanti che hanno formato il carattere. Momenti imbarazzanti che hanno graffiato in modo indelebile l’anima. Istanze e comportamenti di una meschinità unica che rimarranno ancorati nell’anima e che qualche episodio casuale farà risorgere in modo incontrollato mettendo a disagio la mia persona, lasciando sorpresi gli interlocutori che non potranno possedere i necessari codici per decrittare il mio inusuale comportamento. Un tempo trascorso con mio padre. Un altro con mia madre. Momenti di famiglia che ogni tanto posiziono nella libreria del mio passato, così poco ricca di tratti salienti. Siamo banalità compresse in questo roboante fluire di milioni di voci inascoltate. Fantasmi che vagano ignari del proprio futuro e inconsapevoli delle anime che li circondano, pronti alla violenza, alla cecità, alla sordità verso l’altro.



Chiedersi perché si nasce è una domanda ghigliottina, viscida e inutile. Nasciamo per il solo fatto di nascere, fine a sé stesso. E questo è tutto, così disarmante nella propria cruda banalità e fredda verità. Non ci resta che un attimo, un sospiro, un gemito che non è altro che la propria finestra nella cacofonia dell’esistenza generale. E questo attimo lo gettiamo al vento occupandoci del niente. Cos’è l’esistenza, in fondo, se non sopraffazione e prevaricazione?

Dominio è questo, forse neanche nelle intenzioni dell’autore, è l’affannarsi ansimante per prevaricare l’altro. La perenne corsa sulle spalle di chi ha inciampato per giungere quell’attimo prima, quel passo avanti. E una volta raggiunto quel minimo traguardo che permette di volgersi soddisfatti a leggere la disperazione di chi è rimasto indietro, in quel momento sgorga il divario, l’abisso che divide l’umanità tutta in predatori e predati.

Tra le pagine trasuda un certo romanticismo démodé verso un passato di sinistra e verso un ideale così spudoratamente naïve, così smaccatamente fuori luogo tra i contemporanei ululati di reminiscenze autoritarie. A tratti D’Eramo sembra desiderare d'imbracciare un vessillo innalzato all’instaurazione di un minimo ideale per scongiurare il baratro dove l’occidente (ma, a questo punto, l’umanità tutta) sembra dirigersi, come se un’idea, una motivazione di fondo, pur se nobile, possa scuotere le fondamenta di un movimento neolib che chiude ogni possibilità di rivalsa.



“Questo disconoscimento della stratificazione e dei differenziali di potere nel campo dell’analisi e dell’azione è una caratteristica cruciale della razionalità neoliberale, esattamente la caratteristica che cancella la distinzione tra capitale e lavoro, tra proprietari e produttori, tra padroni e affittuari, tra ricchi e poveri. Dove c’è solo capitale, e sia che esso sia capitale umano, capitale finanziario, o industriale o speculativo, che sia minuscolo o gigantesco, è irrilevante sia per la sua condotta, sia per il suo diritto a non subire nessuna interferenza”


“Le fondazioni dell’ultradestra hanno stracciato quelle liberal non perché disponessero di più soldi, né perché attingessero a un serbatoio di menti più intelligenti, ma per la fondamentale asimmetria che in regime capitalistico sbilancia destra e sinistra rispetto a un ipotetico centro. L’asimmetria sta nel fatto che l’estrema destra non mette in discussione (né in pericolo) l’ordine capitalistico, il capitalismo come sistema, mentre la sinistra, anche non estrema, lo mette in discussione (ragion per cui, se messo alle strette, il capitale preferisce sempre la soluzione fascista a quella socialista: non per chissà quale malignità, ma per semplice volontà di sopravvivenza). Questo fa sì che ci possano essere fondazioni capitalistiche di estrema destra, ma non di estrema sinistra: al livello delle grandi fortune – di cui stiamo parlando – i “traditori di classe” sono stati rarissimi.


L’autore delinea un preciso percorso del capitale che genera, alimenta e protegge se stesso. Nel volume crea collegamenti, riporta decisioni e citazioni, rende espliciti gesti e comportamenti altrimenti indefinibili. Sono innumerevoli le fonti citate, i libri riportati, gli autori illustrati. Alla fine c’è un unico riassunto: il potere economico che prevarica, annienta, disintegra non solo materialmente, ma anche psicologicamente legami e sentimenti, genera e sostiene se stesso fino al parossismo autoreferenziale. Il denaro al denaro e, di conseguenza, il potere al potere. Costi quel che costi. Ogni mezzo è lecito.



“In questa nuova varietà di capitalismo, che Shoshana Zuboff chiama “capitalismo della sorveglianza”, tutta la nostra vita pubblica e privata, tutte le nostre esperienze, comunicazioni, immagini, conversazioni, appunti, ricerche diventano materia prima che viene elaborata per produrre predizioni sul nostro comportamento. E sono queste previsioni che i capitalisti della sorveglianza vendono sul mercato in una transazione B-to-B (business-to-business) di cui l’utente è materia prima estrattiva, merce di scambio. Il fatto è che i grandi operatori della rete si sono letteralmente appropriati dei nostri dati senza chiedere il permesso a nessuno. Quando Google ha deciso che avrebbe digitalizzato tutti i libri stampati fino ad allora, senza preoccuparsi dei copyright, o che avrebbe fotografato ogni strada o casa del pianeta senza chiedere il permesso a nessuno, ha agito proprio come “Cristoforo Colombo che si limitò a dichiarare le isole un territorio della monarchia spagnola e del papa”.


“Il controllo di questo stato ormai “privato” è affidato a quella bizzarra attività che è chiamata “politica”. Lo scopo della politica è quindi quello di assumere il controllo aziendale dello stato concepito come la massima ditta di servizio a tutte le altre ditte. Perciò non solo la politica è un mercato, ma vi è anche un mercato della politica. Nel senso che i candidati vanno comprati (dagli interessi che vogliono rappresentare) e vanno venduti (agli elettori che devono essere spinti a votarli). Questa dinamica fa lievitare i costi della rappresentanza. Nel 1976, il costo medio per vincere un seggio al Senato degli Stati Uniti era di 609.000 dollari, nel 2016 è stato di 19,4 milioni di dollari.


È la fine della politica intesa come senso della polis, della decisione per il bene di tutti. Come è la fine dell’Altro nell’istante in cui il sé diviene l’atomo capitalistico che forma la base del sistema stesso del capitale che ha l’unico scopo di mantenere sé stesso annichilendo ogni altro genere di interesse che anche tenti soltanto di intaccare il suo potere.



Già, è tempo di decifrare il proprio tempo. Quello passato e quello attuale. E il senso di angoscia permea ogni respiro che si stempera nella consapevolezza della propria inutilità. È sera ormai, si prospetta una nottata simile a tante altre, ma ammantata di quel pizzico di disperazione sotterranea che cresce dentro sé come un ostinato quanto lento e inesorabile morbo capitato dentro di noi per puro caso e destinato a vincerci senza alcuna speranza.

È proprio il tempo dove non c’è più tempo.
Profile Image for Mauro Morellini.
148 reviews5 followers
May 26, 2023
Un amico una volta mi disse che non esiste più la dicotomia Destra-Sinistra. Esiste solo Alto-Basso.
E ovviamente chi sta in alto stravince perché ha il controllo su tutto. Un po' come quella vignetta in cui l'ascia convinceva gli alberi che stava per tagliare, che era uno di loro, perché aveva il manico di legno.
Ecco, Marco D'Eramo ci spiega come siamo arrivati a questo punto, in maniera colta e piena di riferimenti storici ci spiega il metodo scientifico che è stato messo in campo per attuare una rivoluzione insolita, quella dall'alto verso il basso. Come ci sono riusciti e come sarà estremamente difficile uscirne.
535 reviews5 followers
July 23, 2022
Aristotele diceva: "nelle oligarchie a rivoltarsi sono i più, ritenendo di essere trattati ingiustamente perché, pur essendo eguali, non hanno gli stessi diritti degli altri; nelle democrazie sono i notabili a rivoltarsi perché hanno gli stessi diritti degli altri pur non essendo eguali".
Parte da qui Marco D'Eramo per il suo excursus sulle logiche tra dominanti/sudditi, sui luoghi in cui si sviluppano e le tecniche che li legittimano.
Analisi veramente intelligente, accurata e illuminante. Consigliato, se piace il genere.
Profile Image for Kapuss.
555 reviews33 followers
April 5, 2024
La desigualdad, a estas alturas, no es más que una constatación tan previsible y obvia que nos exime de preguntarnos acerca de los motivos, algo así como decir que en Sicilia hay mafia, que en California hay terremotos, que en Rusia hay oligarcas y huracanes en el Caribe. Definitivamente, la desigualdad ha cobrado la apariencia de un fenómeno del todo natural, ya transformado de contingente en ineluctable.
Profile Image for Luca.
124 reviews
January 1, 2022
Barboso ma importante saggio che traccia la storia della mefitica ideologia liberista che sta condannando noi a una vita di povertà e precariato e il pianeta alla catastrofe climatica. Il libro si concentra sulla realtà statunitense da cui trae tutta la documentazione. Avrei voluto anche una sezione sui risvolti neolib in Italia ma non si può avere tutto. Consigliato.
5 reviews
June 23, 2022
L'argomento trattato è di grande importanza, e invito chiunque ad approfondirlo. Però non da questo libro, possibilmente, perché D'Eramo proprio non è capace. Pagine piene di citazioni irrilevanti (messe per far vedere quanto ha studiato), struttura inesistente, commenti personali e battutine fuoriluogo... non ci siamo per niente.
Profile Image for Malatesta.
17 reviews5 followers
January 18, 2023
Con un linguaggio accessibile e una bibliografia impeccabile, D'Eramo ci mostra come i dominanti riescano a mantenere il potere incontrastati e le implicazioni della loro costante propaganda sui cambiamenti sociali. Un libro che andrebbe fatto leggere anche nelle scuole.
Profile Image for Arantza Escudero.
20 reviews2 followers
May 12, 2025
Yo ya hice primero de Ciencias Políticas y bebí kalimotxo, no hace falta que me hables en eslóganes que no caben en papel de pancarta, gracias.
Profile Image for Giulia.
8 reviews1 follower
December 22, 2025
Interessante analisi di come il neoliberalismo ha impoverito (e continua ad impoverire) il mondo.
Displaying 1 - 18 of 18 reviews

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