E' difficile scegliere quante stelle dare a questo brevissimo racconto che può tenere occupati sì e no una mezz'ora e a cui mi sono avvicinata per curiosità più che per interesse e solo dopo aver letto i romanzi di Akunin in cui è stato più o meno citato direttamente. Non si fa in tempo a cominciarlo che si è già alla fine e il solo titolo basta per capire quale sarà l'esito della storia, anche se ciò non toglie che sia comunque un raccontino con un suo messaggio, ben scritto e con delle immagini e dei simboli che saranno sì poco originali, ma usati nel giusto modo. Lasciare un commento senza raccontare cosa succede sarebbe un'impresa impossibile, non metto in spoiler, ma sappiate che quanto segue sintetizza l'intero raccontino.
La povera Lisa che dà il titolo alla storia altri non è che una giovane contadina russa orfana di padre che si prende cura di sua madre (donna in là negli anni che non riesce ad accettare la perdita del marito) e ogni mattina raccoglie fiori per andare in città, a Mosca, a venderli per una manciata di copechi. E' durante una di queste giornate che Lisa incontra Erast, un ragazzo di bell'aspetto e dai modi gentili che rimane colpito dalla ragazza e le fa promettere di non vendere più ad altri i suoi fiori. E' così che nasce un sentimento tra i due giovani, inizialmente puro e innocente, come pura e innocente è la povera Lisa, ma che presto viene corrotto e segna l'abbandono e la perdita della ragazza.
L'ingenua Lisa si innamora di un estraneo gentile che si fa ben volere anche dalla madre (la quale, povera donna, non vede mai con sospetto Erast dopo averlo conosciuto) e che le offre, per qualche tempo, la possibilità di evadere dalla vita semplice e monotona a cui si è sempre dedicata, coinvolgendola però nelle sue pericolose illusioni. Karamzin non scende molto nei dettagli per descriverci i suoi personaggi, ma ci permette di capire che Erast è un ragazzo tendenzialmente buono, anche se dal carattere debole e che, da una vita di piaceri e senza scopo, era passato a uno stato di malinconia che l'ha portato a guardare Lisa con gli occhi di un idealista eccessivamente romantico. Lisa, con i suoi fiorellini e la sua semplicità, ai suoi occhi è un angelo, l'incarnazione di quell'ideale che potrebbe portargli la pace e la gioia che la sua precedente condotta non gli ha permesso di trovare. Eppure, questa sua altra vita non è stata messa a tacere per sempre, i vecchi istinti sono sempre lì e tornano quando la povera Lisa (ah, è difficile chiamarla solo Lisa!), avvolta dall'amore che Erast le suscita e le dichiara e avvolta dalle sue belle parole e dalle sue promesse, rifiuta di sposare un altro e rinnova la forza del suo sentimento per Erast. E' in quel momento, marcato da una forte e spaventosa tempesta, che Erast non si contiene e Lisa si lascia andare, ma è anche in quel momento che per Erast le cose cambiano e Lisa, ai suoi occhi, non impersona più quell'ideale di innocenza e purezza che tanto lo avevano attratto e si allontana da Lisa, arrivando al distacco definitivo e all'inganno. Senza alcun tatto le confessa di non essere stato pienamente sincero e di aver dovuto sposare una ricca vedova per risollevare le finanze dissipate dal gioco. La nostra povera Lisa, delusa, tradita e ormai "perduta" (e con lei e come lei tutto ciò che incarna non solo per Erast, anche all'interno del racconto) vede come unica via quella del suicidio. Come l'Ofelia shakespeariana, la Lisa di Karamzin si getta in un fiume e così pone fine alla sua esistenza ora misera, seguita dalla madre che non regge la notizia e muore di crepacuore. Ad Erast, che non è mai stato sincero né con la povera Lisa (le promette, ma non si compromette) né con se stesso (perché credo che per lei qualcosa provi davvero, ma è troppo immaturo per accettare i suoi sentimenti, fare i conti con le proprie azioni e mettersi nei panni della ragazza, a cui dà anche dei soldi per lavarsi la coscienza, senza pensare a cosa implichi questo suo gesto), non rimane che vivere gli anni che gli rimangono in compagnia di una vera e veramente sentita malinconia e di un costante rimorso che lo porterà, poco prima di morire, a incontrare l'io narrante (perché sì, c'è un io narrante che, as usual, serve per dare un suo tocco di veridicità alla storia) e a raccontagli la tragica storia della povera Lisa, la donna amata e uccisa, per sempre affidata alle amorevoli carezze di una natura bella e immacolata come è stata lei in vita.