"Andrea è uno dei capitoli della mia vita, il più bello, quello la cui fine non vorrei mai leggere, ma è finito": sono queste le parole di una madre che ha perso suo figlio. Andrea Spezzacatena si è impiccato lo scorso 20 novembre nella sua casa di Roma. Fiumi di inchiostro sono stati spesi per la scomparsa "del ragazzo dai pantaloni rosa"... Questo è il racconto doloroso, straziante, a volte delirante ma sempre attento ad ogni sfumatura, della perdita di una madre; la ricostruzione di quegli attimi; la difesa di chi non poteva più difendersi; il tentativo di comprendere e di aiutarsi; la speranza che questo possa aiutare altri
Oggi sono qui per parlarvi di un'altra importante opera arrivata nelle nostre librerie e online.
Potevo mai farmela scappare? Assolutamente no.
"Quando un gesto semplice come indossare un paio di pantaloni rosa diventa il pretesto per l’odio, allora è il momento di guardare oltre."
Con Andrea oltre il ragazzo dai pantaloni rosa, Teresa Manes ci consegna un libro che non è solo una testimonianza, ma un atto d’amore, di denuncia e di resistenza. È il racconto di una madre che, dopo aver perso suo figlio Andrea a causa del bullismo, decide di trasformare il dolore in voce, in parola, in impegno.
Il romanzo — se così si può chiamare, perché è anche diario, memoria e manifesto — ripercorre la storia di Andrea, un ragazzo sensibile, creativo, che ha osato essere sé stesso in un mondo che non perdona la differenza.
I pantaloni rosa, lo smalto sulle unghie, la sua unicità diventano bersaglio di una violenza silenziosa, strisciante, che si insinua tra i corridoi della scuola e le pieghe dell’indifferenza sociale.
La scrittura di Teresa è diretta, sincera, a tratti cruda. Non cerca consolazione, ma consapevolezza. Ogni pagina è un invito a guardare negli occhi il problema del bullismo, a riconoscerlo, a non voltarsi dall’altra parte. È anche un appello a educare all’empatia, a coltivare il rispetto, a celebrare le diversità come ricchezza e non come minaccia.
Andrea oltre il ragazzo dai pantaloni rosa è un libro che fa male, ma è un dolore necessario. Perché ci ricorda che dietro ogni sorriso spento c’è una storia che merita di essere ascoltata. E che il cambiamento comincia proprio da lì: dall’ascolto, dalla comprensione, dalla scelta di non restare in silenzio.
Teresa Manes racconta il proprio straziante dolore e la faticosissima risalita alla vita, dopo il suicidio del figlio Andrea avvenuto nel 2012, a causa di atti di bullismo di genere, subiti per la sua estrosità che gli faceva indossare pantaloni rosa e mettere lo smalto alle unghie. Le 95 pagine di cui è composto questo librino sono molto dense dei pensieri e dei sentimenti di una madre che ha visto il proprio figlio quindicenne compiere una scelta irreversibile e che la getta nel baratro più nero, portandola a farsi mille domande, prima di tutto su se stessa come madre e poi sulle motivazioni, mai in realtà chiarite e definite, che hanno portato il figlio ad un gesto così estremo. Qualche mese fa è uscito al cinema anche il film, ma chi lo ha visto mi ha detto che non c'entra niente con il libro e mostra un Andrea omosessuale, quando invece la madre nel libro insiste sull'amore per una compagna, alla quale Andrea aveva pure scritto una poesia per San Valentino, purtroppo non corrisposto e sul quale qualcuno a suo tempo aveva spinto come motivazione al suicidio. Tuttavia un falso profilo FB in cui Andrea veniva appellato come "frocio" e scritte sui muri di scuola a cui nessuno ha prestato la dovuta attenzione, minimizzandole a "ragazzate", sembrerebbero le vere cause del malessere profondo del ragazzo e del suo conseguente gesto inconsulto. Do a questa lettura quattro stelle più che altro per la storia straziante di questa madre, che è riuscita a scrivere il suo dolore proprio per poterlo conoscere e dominare e portare la propria testimonianza soprattutto nelle scuole, che per lo stile di scrittura che ho trovato sintatticamente piuttosto scorretto (per carità potrebbe essere anche voluto, ma per me è un no), e quindi poco scorrevole alla lettura, infatti in più momenti ho dovuto rileggere interi periodi per capirne il nesso logico, mancando i necessari connettivi.
Non posso scrivere davvero una recensione obiettiva su questo libro, perché è il racconto di una mamma che ha vissuto il peggior incubo della sua vita, venire chiamata all'improvviso dall'ex marito per andare a seppellire il figlio maggiore che si è tolto la vita in casa. Non posso dire se mi sia piaciuto o meno, è una storia che commuove, è la storia di un dolore, di quello di una madre che racchiude il dolore di tante altre madri, quelle che hanno dovuto accompagnare i propri figli in chiesa per la loro ultima passeggiata e non invece di fronte all'altare per vederli sposare, quelle famiglie che non comprendono cosa sia passato nella testa dei propri figli per vederli commettere un atto così assurdo, così forte e definitivo. Posso però scrivete di aver voluto maggiormente stare accanto al dolore di Andrea, a ciò che ha potuto e dovuto sopportare prima di prendere una simile decisione, poterne sentire la sua sofferenza, immedesimarmi, invece nel racconto il punto di vista è focalizzato sul percorso che ha dovuto fare lei per sopravvivere alla morte di Andrea, un rialzarsi da terra per stare accanto all'altro figlio, quello che ha trovato insieme al padre il corpo senza vita del fratello con cui giocava, con cui condivideva sogni e la vita intera. Questa donna, questa madre cerca la motivazione, la trova in alcune frasi di amici del figlio, nei profili social veri o presunti tali, comprende che è stata la società ad uccidere Andrea, la società che non accetta un ragazzo che felice si sia messo un pantalone rosa per andare a scuola, la società che impara a disprezzare chi non segue ciò che da sempre è stato inculcato nelle loro menti, il blu è per il maschio, il rosa per la femmina, la società che dovrebbe insegnare anche attraverso la scuola a rispettare tutti, ad accettare qualsiasi scelta individuale, il bullismo e il cyberbullisno che dovrebbe essere un reato, perché anche quanfi ci si trova davanti ad un suicidio, spesso è un omicidio perché c'è stata una mano invisibile o più mani invisibili che stringono la gola di chi da solo non riesce a sopravvivere, di chi non ha il coraggio di parlare, di confidarsi, di chiedere aiuto. Un libro che fa riflettere, il peso del dolore di chi rimane, di chi deve vivere scegliendo di raccontare e di lottare.