Un'arte che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Un sapere sacro, formulato ai tempi della perduta Atlantide, che ha attraversato indenne la storia. Il volume è suddiviso in due nella prima parte si ripercorre la storia della disciplina alchemica, delle sue interpreta-zioni e dei grandi la differenza tra l'alchimia spagiria e quella chimica, le alchimie orientali, la pietra filosofale, il drago nero e il fuoco segreto.Nella seconda parte si analizza la pratica dai lavori preliminari alla fase finale chiamata la Terza opera.
Da buon appassionato di storia, ho acquistato questo libro pensando di trovare al suo interno una trattazione scientificamente critica dell'alchimia.
E invece è un testo iniziatico. L'alchimia viene presentata come reale e funzionante, e tutto ha un sapore molto New Age. Roba da Società Teosofica. Si parla di uomini divenuti immortali, trasmutazioni alchemiche, raggi cosmici.
Per intenderci, alla banalissima domanda "Quando è nata l'alchimia?" Risponde l'autore: "Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, forse fino alla perduta Atlantide" (pag 20)
Il testo è di per sé scorrevole, e offre alcuni spunti interessanti, ma è assolutamente privo di qualsivoglia fonte ed è permeato da un tono profetico tipico dei testi esoterici. Ad esempio, nella sezione dedicata alla trasmutazione dei metalli, Zecchini si premura di dirci che "Esistono molte testimonianze attendibili" senza però mai citarle e fa sfoggio di una dubbia conoscenza dell'economia medievale sostenendo che saltuariamente emergevano in Europa "quantità d'oro di sospetta provenienza" e di "eccessiva purezza" (Forse l'autore è in possesso di oro medievale su cui ha eseguito test chimici?).
E poi massoni, Rosa-Croce, e chi più ne ha più ne metta.
Di sicuro non lo avrei inserito in una collana chiamata "Atlanti del Sapere".
Da leggere solo se cercate ispirazione per scrivere un libro Fantasy o se siete star di Hollywood annoiate in cerca di una nuova religione.