Ancora una volta Simenon ci sorprende e ci avvince con questa inchiesta del geniale commissario parigino,che si potrebbe definire un po' anomala rispetto alle altre. Maigret,infatti,in questa particolare occasione,non si trova di fronte ad un morto,ma all'intricata matassa di un tentato omicidio in cui la vittima appartiene alla schiera degli ultimi fra gli ultimi:che cosa può avere spinto qualcuno ad attentare alla vita apparentemente inutile di un barbone? Una vicenda originale, quindi,narrata con il consueto stile narrativo al quale l'autore ci ha abituato:limpido ed essenziale,con una progressione in crescendo man mano che i nodi si vanno districando. Ed all'originalita' della vicenda narrata fanno da contraltare almeno due costanti:quello che si potrebbe definire,da un punto di vista investigativo, "il metodo Maigret",incentrato su un'analisi a tratti quasi ossessiva della personalità della vittima,delle sue abitudini e relazioni,e su una sorta di instancabile,chirurgica attenzione a particolari apparentemente insignificanti. Poi,altra costante di non minore rilievo,ogni volta ci ritroviamo immersi in atmosfere familiari che sembrano quasi appartenerci:quella domestica della impagabile signora Maigret con la sua pazienza,la sua forza gentile ed i suoi straordinari manicaretti,e quella professionale,con gli uffici della Polizia Giudiziaria al Quai des Orfevres,lo stuolo dei fedeli ispettori,la birra ed i panini portati durante gli interrogatori dalla vicina brasserie Dauphine e l'immancabile pipa.
Ma su tutto sembra dominare la Senna,con il suo respiro costante,vera anima della città e delle sue storie.