Eccomi giunta alla fine del mio lungo viaggio nella contea del Barset, una parte di mondo che realmente non esiste ma che agli occhi di noi lettori sembra viva. Le ultime cronache del Barset è il sesto e ultimo romanzo appartenente al mastodontico ciclo scritto da Trollope e conclude adeguatamente la serie. In questo romanzo “fiume” vengono riallacciati i fili dei o con gli altri cinque romanzi precedenti ed è un sunto di tutto quello che ormai abbiamo imparato a conoscere e trovato negli altri romanzi.
Al centro della narrazione troviamo la disavventura capitata al reverendo Josiah Crawley (già incontrato ne “La canonica di Framley”), un ecclesiastico in ristrettezze economiche, dal carattere difficile e inasprito dalle difficoltà della vita, che ora si ritrova al centro di un caso giudiziario. Il reverendo è accusato del furto di un assegno di 20 sterline del quale non è in grado di spiegare come e in quali circostanze ne è entrato in possesso; ammette di averlo speso e che glielo ha dato il suo amico Decano, ma questa versione è smentita proprio dalla lettera che quest’ultimo ha inviato ai giudici; Crawley viene così rinviato a giudizio presso la corte d'assise. Questo fatto dell'assegno rubato sconvolge la vita della famiglia Crawley e diviene ben presto oggetto di chiacchiere e motivo di divisione fra gli abitanti della contea, che si dividono in colpevolisti e innocentisti.
Come sempre nei libri di Trollope alla trama cosiddetta giudiziaria, l'autore ne affianca una romantica; infatti, il figlio dell'arcidiacono Grantly, Henry, si innamora di Grace Crawley, la figlia maggiore del reverendo caduto in disgrazia; ma l'autore riprende anche la storia d'amore rimasta in sospeso nel precedente volume, tra John Eames e Lily Dale.
Il dilemma se il reverendo Crawley sia colpevole o innocente proseguirà per tutta la narrazione e influenzerà le altre storie raccontate.
Ne Le ultime cronache del Barset Trollope ci fa una sorta di riepilogo delle vicende accadute nei volumi precedenti con l'aggiunta di alcune nuove vicende e l'introduzione di nuovi personaggi. Crisi di coscienza, sensi di colpa, equivoci, ricerca della verità, rivalità tra donne, ambizioni e lotte di potere, meschinità e ipocrisie sul denaro, pene amorose di alcuni, matrimoni osteggiati di altri, sono i principali ingredienti di questo volume, in cui lo scrittore riunisce molti dei personaggi già conosciuti e risolve anche alcune questioni che precedentemente erano rimaste in sospeso.
Tutto ciò è raccontato con stile scorrevole, elegante e sobrio, con l'ironia e il garbo tipici dell'autore inglese; il suo sottile umorismo e il suo peculiare tratto distintivo di intervenire nella trama per rivolgersi direttamente al lettore, fanno dei suoi libri un piccolo microcosmo molto realistico.
É stato bello immergersi nuovamente nelle atmosfere del Barset; incontrare vecchi personaggi che abbiamo già conosciuto e fare la conoscenza dei nuovi. Personaggi amati, altri odiati, ma tutti inconfondibili, vividi, unici e memorabili perché Trollope, profondo indagatore dell'animo umano, è sempre bravo nella loro minuziosa caratterizzazione tanto che anche stavolta sembrano prendere vita, con tutti i loro pregi e i loro difetti, le loro miserie e le loro nobiltà, le loro debolezze e i loro punti di forza, i loro dilemmi morali e i loro pensieri, le loro delusioni e i loro dolori.
Le ultime cronache del Barset è un libro corposo, dal passo lento e sicuro, piacevole e mai pesante, forse a volte un po' troppo lungo (a tratti si disperde un po' in scene minori lasciando in sospeso il lettore proprio nei momenti cruciali); un romanzo in cui il lettore non si annoia perché lo scrittore inglese non si dilunga inutilmente su determinate scene ma sposta continuamente la nostra attenzione tra le tante storie abilmente intrecciate tra loro. Non mancano scene divertenti a tratti anche comiche (lo scontro tra la signora Proudie e il reverendo Crawley è memorabile), altre drammatiche, tristi, irritanti, malinconiche o inaspettate.
In questi sei volumi è come se avessi passeggiato sottobraccio con Trollope in lungo e in largo nella contea del Barset; un viaggio bellissimo nella verde campagna inglese, tra dimore gentilizie e piccoli villaggi, tra proprietari terrieri, nobili di campagna, ecclesiastici - umili o arrivisti - amori felici e non.
Nonostante non condivida alcune scelte narrative dell'autore inglese (alias il ritorno di quell'infame di Crosbie, le troppe pagine inutilmente sprecate su questo personaggio e la perseverante ostinazione di Lily Dale di non superare il passato), Trollope si conferma ancora una volta un grande scrittore vittoriano (diventato ormai uno dei miei preferiti) capace di mostrarci e aprirci, anche a noi lettori del 21° secolo, una finestra sul mondo vittoriano ritratto nella sua quotidianità.
E ora se il lettore mi permetterà di prenderlo affettuosamente per il braccio, insieme porgeremo il nostro ultimo saluto al Barset e alle torri di Barchester.
[…] Ma per me il Barset è stato una vera contea, e il suo capoluogo un vero capoluogo, e le guglie e le torri sono state davanti ai miei occhi, e le voci delle persone sono familiari alle mie orecchie, e i marciapiedi delle strade della città noti ai miei passi. A tutti loro ora io dico addio.