La violenza lascia un vuoto
Mario Calabresi esplora le ricadute personali e politiche del terrorismo, in un racconto toccante e molto personale.
E inizia con i versi del poeta Tonino Milite, l’uomo che ha fatto da padre a Mario e ai suoi fratelli, l’uomo che gli ha “insegnato a pescare, usare la macchina fotografica, remare, nuotare, disegnare, riconoscere le stelle e i venti per far volare gli aquiloni, fare i castelli di sabbia e le piste per le biglie. Ma soprattutto a non mollare mai, a non dare nulla per scontato, a combattere per le cose che si amano”
Ma prima di tutto il libro è un viaggio nella memoria dell’omicidio del padre, il commissario di polizia Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio 1972, in seguito a una campagna di stampa che erroneamente lo accusò, condannandolo, della morte dell’ anarchico Pinelli , nel corso dell’indagine sulla strage di Piazza Fontana.
“Spingendo la notte più in là “ è il percorso che segna una lunga elaborazione del lutto, quello della famiglia Calabresi ma anche quello di tutte le altre vittime, alcune delle quali viene data voce nel libro: famiglie distrutte dal terrorismo, di cui racconta i diversi modi di sopravvivere al dolore.
Le vittime erano magistrati, medici, sindacalisti, accademici, politici, gente comune che non era mai stata nemica o in guerra con nessuno
Attraverso le loro testimonianze Calabresi pone la questione della memoria e del ruolo dello Stato nei confronti delle vittime: la memoria non può essere una semplice celebrazione retorica.
“Mentre tutto si sfascia trionfa la retorica, la forma, ci sono i funerali imponenti, le autorità in divisa, i corazzieri del Quirinale, il ministro dell'Interno in visita a casa e l'indignazione della politica che lancia moniti e promesse. Dopo un attimo restano poche cose, minime”
Invece ricordare è anche far rivivere le passioni, i progetti, le idee di chi è stato ucciso
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Il dolore e il forte senso di intimità che affiora tra le pagine, è bilanciato dal desiderio di superare le divisioni, di non cadere nella trappola dell’odio, facendo leva invece sul senso di responsabilità e di redenzione, guardando avanti, scommettendo sulla vita e sul futuro
Le tappe della sua vita sono narrate e lette ( l’ho ascoltato in Audible) con voce ferma e calma, usando un linguaggio semplice ma incisivo: ne emerge un racconto sobrio che evoca le difficoltà della sua vita di orfano, ma anche la forza della madre, che ha permesso alla famiglia di sfuggire al risentimento.
Di Gemma, rimasta vedova con due figli piccoli e incinta di un terzo, ne esce un ritratto forte e delicato; mi ha profondamente colpito e commosso la sua capacità di trasmettere forza e serenità. Una grande donna ,un esempio di dignità coraggio
“Spingendo la notte più in là “ riassume il bisogno di andare avanti, di capire cosa era successo e perché, anche a costo di soffrire. Perché il terrorismo è comunque una sconfitta.
Questo era il prezzo da pagare per liberarsi da ansie e paure e venire a patti con la sua storia, senza scontrarsi con il passato e senza mai dimenticare.