22 gennaio, Anno Domini 1277. Dopo quindici anni di guerra civile, un corteo trionfale entra a Milano e culmina nella piazza innevata di Sant'Ambrogio. È l'inizio di un periodo di splendore per il giovane Matteo Visconti, che con determinazione punta alla grandezza come signore della città. A sostenerlo e consigliarlo c'è Maifreda Pirovano, sua cugina e amore giovanile, che ha rinunciato ai privilegi aristocratici per mettersi al servizio di Cristo e degli oppressi. Ma le braci dell'odio non sono sopite, e gli antichi nemici attendono solo l'occasione giusta per infrangere quel sogno dorato. Guido della Torre, erede in esilio degli antichi signori di Milano, e l'astuto Cassono tramano da lontano per riguadagnare il potere perduto. E il fremito spirituale che serpeggia nelle strade e raccoglie adesioni perfino nelle case dei Visconti potrebbe rivolgersi a loro vantaggio. Da qualche tempo, infatti, i Figli dello Spirito Santo vanno predicando qualcosa che non si è mai sentito prima. Parlano di parità tra uomo e donna. Parlano della necessità di rifondare la Chiesa. Parlano di una Papessa. Livio Gambarini ci conduce con maestria tra intrighi politici e ideali religiosi, rendendoci spettatori privilegiati del più drammatico processo inquisitorio che il medioevo lombardo ricordi, e ci fa rivivere la durissima scelta tra ciò che è giusto e ciò che conviene, tra dovere e ambizione, tra chi si ama e chi si può sacrificare.
Livio Gambarini is a philologist and editor, teacher at the creative writing course "Il piacere della scrittura" at the Catholic University of Sacred Heart in Milan (Italy). His works cover a large array of genres, both speculative and realistic, often involving italian Middle Age history.
Livio Gambarini è filologo, editor e insegnante al corso di Alta Formazione "Il piacere della Scrittura" all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I suoi lavori spaziano dal romanzo storico al fantasy e spesso si focalizzano sulla divulgazione del medioevo italiano.
Prosegue la narrazione della storia dei Visconti di Milano, che nel primo libro avevamo conosciuto al seguito di Ottone.
Adesso la storia prosegue, dall'ingresso trionfale a Milano di Ottone e del futuro capofamiglia Matteo al periodo del loro governo, sempre con un occhio fuori dalle mura cittadine per tenere d'occhio le mosse dei Torriani.
Ma come il titolo fa intuire, accanto alle vicende politiche dei Visconti abbiamo altro, la storia di una loro cugina, Maifreda, la papessa di Milano.
E che sarà mai questa papessa? Io almeno non lo sapevo, non conoscevo Santa Guglielma né soror Maifreda da Pirovano, non conoscevo questa "eresia" in anticipo di almeno sette secoli (se non di più, visto l'andazzo) e onestamente pensavo fossero meno "legali" i processi inquisitori.
Una gran bella passeggiata nella storia milanese e dell'Italia, oltre che della cristianità, accompagnati da una penna che ti fa appassionare a Frida e a Matteo, ma anche a Galeazzo e Marco, a Guido e Cassono. E che ti tiene incollato alle pagine anche più del dovuto. Nelle note finali poi Livio ci fa intuire il lavoro assurdo fatto per poter scrivere questo libro... complimenti!
Vorrei scrivere un libro per parlare di questo libro, ma sarò breve Documentazione approfondita ed eccellente, letta con attenzione e capace di sfidare tanti cliché di moda oggi. Ambientazione così vivida che ti sembra di fare un viaggio nel passato. personaggi vivi, li conosci, li segui crescere, a volte vorresti dirgliene quattro e alla fine abbracciarli Inoltre ho trovato questa storia e anche l'approccio dell'autore ai temi un esempio virtuoso di come parlare di eresia, condizione femminile, politica medievale e inquisizione senza cadere nei falsi storici che il pubblico è abituato ad aspettarsi
Questo libro mi ha catturata fin dalla prima riga. Vuoi per lo stile asciutto di Livio; vuoi perché ancora prima di arrivare ai ringraziamenti l’impegno profuso nella ricerca mi ha colpita; vuoi perché vivo nella terra di Caterina Sforza - eccezionale donna della casata che ereditò Milano proprio da Filippo Maria Visconti; vuoi per tutti questi motivi insieme.
Devo essere sincera: non lo consiglierei a ‘chiunque’. È un libro difficile, anche per i termini - correttissimi - usati da Livio.
La Storia deve piacere. Tra le pagine della Papessa, sulla scia di eventi scanditi in modo impeccabile da alcuni degli Arcani Maggiori dei Tarocchi, si snodano le vite di Maifreda, dei Visconti e dei loro acerrimi nemici Torriani.
Si respira l’odore del ferro scaldato dal sole; del s4ngu3 versato in battaglie onorevoli e intrighi disonorevoli; dell’incenso dei turiboli; del fumo acre dei roghi che bruciano le eresie, rintuzzati dall’intransigenza di Bonifacio VIII che, proprio in quel periodo, ascende al soglio papale dopo il gran rifiuto di Celestino V.
Di pagina in pagina, io ho visto le fascine aggiunte alla pira come mattoni di una torre.
La Papessa affronta temi delicati con estrema correttezza e senza addolcirli, proprio come piace a me, che non sono fan del revisionismo storico a favore del ‘politically correct’.
Parla di donne e religione, ma anche di amori che non possono essere; di hybris; aspettative familiari; orgoglio; vendetta; mistificazioni e delusioni.
Credo che uno dei suoi punti di forza maggiori sia che, seppur primo di una trilogia, a sua volte parte di una saga, il libro funzioni benissimo anche da solo: chiude cicli e ne apre altri, così come vuole la Storia, che non è altro che una lunga sequela di cause ed effetti in cui la guerra la fa da padrona.
La Papessa è arrivata in un momento della mia vita di grande approfondimento della storia medievale. Tra le lezioni di Barbero e il suo Dante, e il capolavoro di Eco "Il nome della Rosa", audioletto nelle stesse settimane, le storie di Gambarini sul '300 milanese si inseriscono perfettamente in quadro complesso, che fa capire e cogliere l'elaborata ricostruzione storica e la volontà di parlare e raccontare di queli anni e di quelle persone senza quel velo di revisionismo e qualunquismo che spesso narrazioni di oltreoceano, ma anche nostrane, hanno rivestito il medioevo. Niente falsi miti sulla chiesa, sull'inquisizione, sul potere e le lotte tra fazioni. Niente preti inquisitori assetati di sangue che scalpitano per mettere al rogo chicchessia al primo sentore di eresia. Niente revisionismo o leggende urbane. Ma uno spaccato profondo, curato, storico, sulla vita di quegli anni. Cosa voleva dire essere quelle persone, quei personaggi, che hanno popolato la nostra storia? Cosa era davvero quel mondo? Tutto questo vive pulsando tra le pagine de La Papessa, così come aveva fatto con Ottone. Una storia dimenticata dalla memoria collettiva odierna, una donna che rivendica un ruolo femminile diverso nella Milano del '300, non solo dal punto di vista civile ma anche da quello religioso, eresie, inquisizione, potere e lo scontro per il predominio sulla città più potente d'Italia, nella lotta senza quartiere tra Visconti e Torriani... La Papessa è un vero piccolo gioiello. Manca solo forse una scena potente e catartica come quella della battaglia di Desio in Ottone il Primo dei Visconti, ma complessivamente come intreccio, personaggi e tematiche assistiamo ancora una volta a un deciso passo avanti nella scrittura di Gambarini. Se vi piace la storia, il medioevo e tematiche attuali come il femminismo e il rapporto con il potere, La Papessa di Milano è una lettura assolutamente consigliata
È un romanzo semplice e complesso. È una narrazione molto ricca e si intuisce il grande lavoro di progettazione e documentazione. Tuttavia, questa complessità non rende difficile la lettura, anzi il contrario. È un libro che si beve in un solo sorso, scorrevole, chiaro, soddisfacente. La ricchezza e l’estrema cura nel dettaglio, aprono uno scorcio cristallino su un mondo passato molto specifico. Non si tratta del medioevo in generale, stereotipato e straraccontato. È un microcosmo che vive di vita propria e in cui immergerci. Non che i personaggi principali siano trascurati (tutt’altro), ma ci tenevo a sottolineare quanto mi sono piaciuti certi personaggi secondari, specie Taria e Cassono. Erano, ognuno a modo suo, la chiave di volta per la trama e permettevano di vivere la storia con occhi diversi. Peccato che non ci fossero più capitoli con il loro punto di vista. Riguardo ai protagonisti, per qualche ragione che non so spiegarmi li ho sentiti meno vicini al mio sentire rispetto a quanto lo sono stati Ottone e Agnese a cui mi ero davvero tanto affezionata. A differenza di Ottone il Primo dei Visconti, qui la distinzione tra bene e male non è netta. La sorte dei Visconti e dei Torriani si è rovesciata, la crudeltà indiscutibile di Napo della Torre ormai è alle spalle, e non è facile additare un “cattivo”… almeno fino a un certo punto. Complimenti per il finale. Soprattutto quello relativo alle vicende che riguardano i due capifamiglia, Matteo Visconti e Guido della Torre. La risoluzione del loro conflitto sembra segnare la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Ho apprezzato molto il loro confronto decisivo.
È stata una sorpresa davvero gradita trovare un romanzo storico di questo calibro, scritto da un autore così giovane. L’accuratezza della ricostruzione storica, la precisione nella descrizione dei personaggi (mai scontati!) e l’avvicendarsi serrato degli eventi lo rende uno dei migliori romanzi storici italiani che io abbia letto negli ultimi tempi!
Un lungo lavoro di ricerca deve aver preceduto questo romanzo storico. Ringrazio l'autore per aver riportato alla luce i personaggi di questa storia. Ammetto, tuttavia, che il titolo mi aveva fatto sperare in un maggiore accentramento della storia in Maifreda da Pirovano: secondo alcuni studiosi, la figura che ha ispirato l'Arcano Maggiore della Papessa di uno dei primi mazzi di Tarocchi. Infatti avrei fatto a meno del punto di vista di Matteo Visconti per seguire la piccola ribellione per la parità di genere e rinnovamento della Chiesa verso la fine del 1300. Insomma, mi sarei goduta di più la vicenda di Maifreda e del culto di Santa Guglielma senza il peso dello sguardo maschile e sessualizzante di Matteo.
Un romanzo storico da 5 stelle, bellissimo, avvincente e appassionante! Non si può non affezionarsi alle storie di Maifreda, Matteo, Guido e Cassono, ognuno mosso da intenti diversi ma che inevitabilmente finiscono per essere fili della stessa trama. Amore e potere, vittorie e sconfitte, fede ed eresia si mescolano dando vita a un romanzo a tratti epico!
Opera di fantasia su basi storiche accertate. Una dei protagonisti è Maifreda Pirovano, "soror" ambiziosa che accarezza il sogno di conquistare il soglio di Pietro.
A buon intenditore poche parole: non è certo questo il popolare detto che l'autore fà proprio. Gambarini oltrepassa ogni scontatezza attraverso la sua dedizione alla divulgazione del vero, che lascia poco all'interpretazione e fa amare ogni pagina di questo capolavoro storico. Se anzichè 686 pagine, fossero state 1289, le avrei lette tutte per intero, compresa postfazione e ringraziamenti, nello stesso modo e senza mai annoiarmi, poiché è questa la prerogativa di questo autore, che riserva sempre nuove, profonde, ricche sorprese. Un capolavoro che ho letto divorandolo, poiché per ogni pagina girata, ho rivisto e fatte mie, le ragioni dello stesso, cito alcune delle simpaticissime anche se con poca importanza, tra comparse e particolarità del libro, che l'autore ha inventato ai fini narrativi più divertenti: la ragazza col bimbo in braccio e con un occhio nero che Matteo V. incontra uscendo dal palazzo presso il suo crocicchio; Donna Cruna che mi ha fatto letteralmente ridere a crepapelle; il cappello azzurro con la punta floscia e lunghissima che per due volte si arrotola intorno al collo ed alle spalle Matteo V. e il bel ca..o ferrato con cui il Visconti ha dotato ciascun suo vigilante cittadino, insomma, queste sono solo alcune delle originali singolarità di Livio Gambarini narratore. Ciò che rende però unico questo libro è la narrazione dell'amore tra Maifreda e Matteo, per la gran parte di esso in senso spirituale e vocazionale, simile a San Francesco e Santa Chiara di Assisi. Immersi nella società e nelle sue dinamiche medievali, completamente diverse dalla contemporaneità, quest'uomo e questa donna, che il narratore non spiega bene perché non abbiano portato avanti il loro amore adolescenziale fino all'età adulta per coronarlo, forse per carenza di fonti sufficienti, si amano desiderandosi carnalmente fino alla fine e mi hanno fatto riflettere sul fatto che l'eresia, altro non è che la profonda stima e amore di Maifreda verso il cugino capofamiglia, alimentati entrambe prima dalla consapevolezza che davanti al loro amore erano perfettamente uguali e poi da profezie, incontri mistici come "Guglielmo" che alimenta la sete di Maifreda di essere come Matteo e dare ai suoi seguaci prosperità e felicità. Non è da dimenticare che Maifreda è stata sostenuta da Ottone .. Santa Agnese inoltre è diventata un "cardine" della famiglia Visconti..molto bello.. In conclusione ancora grazie Livio Gambarini autore che adoro..... Se ci fosse possibilità di recensire con più stelle, le userei ancora tutte. Bello il punto di vista sulle divinazioni.. Importanti e fondamentali i veri documenti storici sulla inquisizione riportati 😊
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Mi sono avvicinato a questo romanzo con aspettative molto alte, conoscendo il buon Livio non solo come autore, ma anche come insegnante di narratologia.
Ogni mia aspettativa è stata pienamente soddisfatta.
La storia è interessante, frutto di una documentazione approfondita e di una rielaborazione che rende la trama avvincente, soprattutto nella parte finale.
La gestione dei piani temporali, così come quella dei punti di vista, è da manuale di narratologia. La complessità (non ho contato i punti di vista utilizzati, ma sono parecchi) è affrontata con grande maestria, senza incongruenze o sbavature di alcun tipo.
Lo stile è semplice ma efficace. Fa ricorso alla scrittura trasparente senza però gli eccessi di altri autori che seguono questo modello narrativo. Ricchissimo, inoltre, il lessico utilizzato (ho appuntato qualche decina di parole che non conoscevo).
Se proprio dovessi trovare dei difetti, perché si può sempre migliorare, ci sono due punti su cui lavorerei.
Il primo è la caratterizzazione dei protagonisti. Ho trovato Matteo Visconti e Maifreda Pirovano meno interessanti di altri personaggi, come ad esempio Cassono della Torre, Andrea Saramita e Taria Pontari. Ho la sensazione che si potesse fare qualcosa in più.
Il secondo riguarda i dettagli sul Medioevo, che personalmente trovo sempre interessanti. Sono sicuro che, se avesse voluto, Livio avrebbe potuto inserire più dettagli sulla vita di tutti i giorni. Presumo che necessità diegetiche l'abbiano impedito.
Comunque sia, un gran bel romanzo storico, apprezzabile dagli amanti del genere storico e un ottimo case study per chi studia narratologia.
A mani basse uno dei migliori libri letti quest'anno. mi aspettavo una grande opera ma non credevo così tanto. scritto splendidamente, il libro ti catapulta dentro la Milano del '300 rendendola più viva che mai. Livio riesce nell'impresa di plasmare un mondo che è passato, di dar vita a dei personaggi tridimensionali ai quali ti affezioni (chi più e chi meno) e con loro soffri, sorridi, piangi, speri fino all' ultimo con loro e ne vuoi sapere sempre di più. sembra quasi di crescere con loro e di aver vissuto insieme con loro una vita diversa, nuova tra le pagine della storia. Romanzo perfetto che dà dignità a un personaggio che non conoscevo, che purtroppo era troppo avanti per i suoi giorni e che fu vittima dei giochi di potere. Stuzzicanti i riferimenti a Giotto, Fra Dolcino messi qua e là... a tratti mi ha ricordato anche GOT. La fine e l'inizio che si richiamano a vicenda è un tocco elegante e dolce, quasi commovente. Descrizione e accuratezza storica degna di un grande esperto e appassionato. Sicuramente aspetto il seguito e nell'attesa ci si fionda a studiare con Rotte Narrative per sognare, perché no, di essere un giorno bravi almeno un'unghia di Livio.
Non amo particolarmente i romanzi storici, non sono esattamente il mio genere ma "La papessa di Milano" mi ha incantato. I personaggi sono affascinanti, fanno arrabbiare o fanno tifare per loro o contro di loro, pagina dopo pagina. Il contesto storico è costruito in modo mirabile. Un libro da leggere pagina dopo pagina, ma non tutto d'un fiato...occorrono più giorni per assaporarlo e sentirlo dentro di sé. A livello di trama solo una cosa mi ha dato fastidio...il fatto che la protagonista fosse davvero presuntuosa e credesse davvero di poter diventare papessa insieme a tutto quel fervore devozoniale, sicuramente eretico, intorno a lei. Mi ha infastidito quella parte ma non il modo mirabile in cui è stata scritta. Assolutamente un libro da leggere.
Il lavoro che fa Gambarini è di ricostruire, mettere insieme i pezzi, collegare, riempiendo i vuoti con l’immaginazione, con il “possibile”, sbirciando oltre la porta del “perché no” e catapultando il lettore nella Milano del Trecento ritornata sotto il dominio dei Visconti, dopo essere stata per anni in mano ai Della Torre. Matteo Visconti si riprende la “sua” città e cerca di governarla con rettitudine e lungimiranza, ricostruendo e migliorando; i della Torre imprigionati tramano nell’ombra per ritornare e, intanto Maifreda Pirovano, cugina di Matteo, ha preso i voti e all’inizio di questa storia è all’Ospitale Nuovo ad aiutare le consorelle a curare i feriti. Da lì alla fine del romanzo accadranno un sacco di cose e nessuno di loro sarà più come prima, nemmeno la città. Che è una città viva, piena di chiaroscuri, ricca e povera insieme, in fermento: accanto alle leghe guelfe o ghibelline fioriscono diversi movimenti spirituali, alcuni dei quali in profumo di eresia. Questa è una situazione che si ritrova un po’ in tutto lo Stivale e a Milano, in particolare, il culto che inizia ad essere sotto gli occhi dell’Inquisizione è quello di Guglielma e della “Papessa”. Perché proprio quello? E perché, dato che il culto esiste da parecchi decenni, improvvisamente si sente l’esigenza di metterlo sotto la lente degli inquisitori nell’anno del Giubileo? Potrei sintetizzarlo con le parole di Guido della Torre: “ Politica, sempre la merdosa politica! Trionfo degli astuti e degli indegni!” , (e questo vale sia per il potere temporale che, ahimè, per quello spirituale) ma sarebbe riduttivo perché qui si parla anche di valore/i, di virtù, di fiducia, della grandezza e della bassezza dell’essere umano. Si fa luce su un particolare momento e periodo, si dà voce anche a chi non ne ha avuta, si prova a ricostruire una storia che ha ancora tanto da dire e di cui, personalmente, ignoravo l’esistenza. E si parla di Tarocchi. Ma perché sintetizzarlo quando si può leggere l’intera storia, gustandosi le atmosfere, indignandosi per quel -non so come neanche come definirlo. quel! (scegliete un aggettivo dispregiativo voi, io non vorrei essere volgare) di Cassono? O ridere di gusto con Taria?o commuoversi con Freda? Il mio consiglio è di leggerlo, per piacere, per imparare qualcosa di nuovo o rispolverare le proprie conoscenze, per sentire quanto e cosa riecheggia dentro di noi durante la lettura.
Si pensa che il Medioevo sia periodo cupo, buio, di “caduta” e imbarbarimento, un “età di mezzo” che precede il “glorioso e risplendente” Rinascimento, ma a ben vedere – e in questo romanzo lo si nota - è in questi anni che si gettano le basi per quello che verrà: c’è un tale brulichio di pensiero! Ci sono idee potentissime e per questo, spesso, paurose: parità di trattamento tra uomini e donne, considerarsi e parlarsi da pari a pari e non subordinati per legge divina; ma anche ci si muove verso la libertà di pensiero e di accesso alla conoscenza, si parla di magia e superstizione, religione ed eresia.. e molto altro ancora.
Gli stessi tarocchi hanno qui un ruolo particolare. la loro origine si perde nel mito che li tramanda come strumenti sacri dei sacerdoti egizi,poi per un certo tempo spariscono e ti compaiono in Italia come carte da gioco in questo e si diffondono dappertutto; queste carte così particolari e affascinanti che persino i Visconti le hanno volute ed è proprio dal mazzo visconteo che proviene la Papessa che è in copertina. È affascinante l’idea che propone l’autore: che queste carte nascano dall’interpretazione dei sogni di qualcuno (non lo dico per non fare spoiler) e che vengano usate a scopo divinatorio prima – nel romanzo proprio da un personaggio chiamato Sibilla. Quanto amo queste cose!- e per raccontare la storia che l’inquizione vuole mettere a tacere, poi. Carte create per chi sa leggerle. Per ricordare, come dice Taria: Se pensavano che occorresse per forza una sequenza di frasi per raccontare una storia, si sbagliavano. Ci avrebbe pensato lei. Bastava trasformare i personaggi in simboli, capaci di narrare una storia anche se scambiati di posto. Una storia sparpagliata, clandestina. Gli inquisitori non l’avrebbero mai trovata, perché sarebbe stata occultata dentro un gioco di carte. L’avrebbe diffusa in tutte le taverne di Lombardia. (…) Storie universali d’eterno rinnovamento: sarebbero stati i loro trionfi” (e qui c’è un gioco di parole stupendo!!!)
5 stelle è il voto per questo libro, di cui ho amato tutto: la storia, la copertina, la scelta di far coincidere ad ogni capitolo un tarocco preciso, la scelta di usare due piani temporali vicini, ma diversi: gli inframmezzi mi sono piaciuti tanto, spezzano il ritmo e aiutano a fissare meglio gli eventi, ci si sente parte del processo. Ho amato anche il finale, che sa tanto di “ruota della fortuna”. Mi piace anche lo stile di questo autore di cui devo recuperare i lavori e sono contenta di sapere che ho ancora tanto da leggere!!!
Se amate i romanzi storici ben scritti e documentati e se amate un pizzico di mistero, questo è il vostro romanzo!
Personaggio preferito: Taria Personaggio odiato: Cassono Personaggio a cui va la mia stima: Guido della Torre Personaggio rivalutato: Marco Visconti
Buone letture e alla prossima!!
Se vi è piaciuto questo vi potrebbe piacere anche: “ la lettrice di Tarocchi” di Jeanne Kalogridis … ma non è detto 😉
Con la promo di audible sono tornata agli audiolibri. E io non sono affatto un’armante degli audiolibri, anzi, spesso li ascolto mentre faccio altro e quindi mi distraggo. Questo romanzo l’ho seguito, invece, con molto interesse, un po’ perché amo le eresie, l’Inquisizione e i processi, ma anche perché è molto adatto a essere ascoltato, lo stile è molto semplice e diretto e quindi si segue molto bene.
La storia è quella di un’eresia molto particolare nata alla fine del 1200 e inizio del 1300 e che si intreccia con la storia della dinastia dei Visconti. I protagonisti sono Matteo Visconti e sua cugina Maifreda Pirovano, suora dell’ordine degli umiliati: da una parte quindi abbiamo la lotta per Milano dei Visconti contro la famiglia rivale dei della Torre, dall’altra l’avvicinamento di Maifreda a un gruppo che venerava una certa Guglielma, che veniva considerata lo Spirito Santo in persona e di cui, alla morte di Guglielma, Maifreda diventa la leader. La storia di questa eresia è molto appassionante e sorprendente perché, tra le varie cose, gli uomini e donne devoti a Guglielma portavano avanti la tesi che le donne dovessero amministrare il sacerdozio proprio come gli uomini e, difatti, Maifreda diventò un capo spirituale a tutti gli effetti, dicendo addirittura messa. Queste questioni si intrecciano con una storia d’amore che inizialmente poteva essere banale, quella tra Maifreda e Matteo che sono innamorati fin da ragazzini, e invece è molto ben portata avanti, non è facile descrivere un amore così segreto e che dura così tanti anni tenendo però sempre sulle spine il lettore.
Il libro è indubbiamente scritto bene, lo stile molto scorrevole e leggero, ma ho sentito un po’ la mancanza di un narratore che spiegasse, ogni tanto, qualche cosa, soprattutto riguardante il conflitto tra i Visconti e i della Torre. Non sono una grande fan della scrittura immersiva, la trovo, al contrario di quello che si dice, un po’ pesante e, soprattutto se si parla di storia, rischia di diventare confusionaria. Per questo, purtroppo, un romanzo che aveva tutti i presupposti per essere un cinque stelle mi è sceso un po’, perché in alcune parti ho fatto davvero fatica e, forse, se lo avessi letto cartaceo non so se sarei riuscita a continuare la lettura. Altra cosa che non mi è piaciuta molto sono i pov: teoricamente sono quattro, quello di Matteo e Maifreda, che sono i protagonisti, e Guido e Cassono della Torre. Questi ultimi due appaiono molto avanti nella narrazione, sono necessari allo sviluppo della storia però è un’impostazione che non mi è piaciuta molto: abbandonare Maifreda proprio durante il processo è stato un po’ confusionario, metterla in secondo piano quando il lettore le si è affezionato dall’inizio e si aspetta di vedere il processo dai suoi occhi è un po’ fastidioso. Dall’altra parte, troppo poco tempo viene dato al lettore per conoscere Guido e Cassono che quindi restano un po’ vaghi. Molto carino il personaggio di Taria e la rappresentazione dell’autismo anche in un’epoca in cui non immaginiamo che esistessero certe diversità. Comunque romanzo consigliato, nonostante la mole.
Avevo alte aspettative su La Papessa di Milano, non solo perché Livio è un apprezzatissimo docente di scrittura creativa e narratologia, ma anche perché i romanzi storici, insieme ai fantasy, sono tra i miei preferiti da leggere, e la trama legata a un movimento eretico "femminista" del 1300 milanese mi ha subito intrigato. Ebbene, ho davvero adorato La Papessa. Nonostante la mole non indifferente, si legge in un soffio, grazie anche allo stile scorrevole e alla scrittura trasparente, che qui penso di aver letto per la prima volta applicata a un romanzo storico (almeno nostrano). Il risultato è che, anche a distanza di mesi dalla lettura, ricordo ancora con vividezza i particolari di alcune scene, le ambientazioni, e soprattutto i personaggi caratterizzati benissimo, anche i più marginali. La protagonista Maifreda rimarrà a lungo un personaggio memorabile, e un po' tutti i personaggi femminili lasciano il segno a loro modo, soprattutto Guglielma e Taria (e l'adorabile Suor Giacoma). Matteo Visconti, le cui vicende politiche man mano si legheranno a quelle personali con Maifreda, è l'altra voce illustre. Ho amato il rapporto tra i due anche se più volte avrei preso Matteo a sberle: per quanto uomo illuminato e valente condottiero, e pur riconoscendo lo spessore intellettuale di Maifreda, il suo pensiero resta per gran parte quello di un uomo del suo tempo; non è un difetto, anzi, lo rende molto più realistico. Poi abbiamo Cassono e Guido della Torre: i capitoli di Cassono partono in sordina ma man mano diventano sempre più coinvolgenti, svelando l'indole meschina e arrampicatrice di Cassono; Guido, più idealista e onorevole, ha meno spazio nella trama principale e questo forse ha penalizzato un po' il personaggio a livello di immedesimazione. Ma visto che La Papessa è solo il primo di una saga, sono certa che molti personaggi avranno maggiori approfondimenti in futuro. Ciò in ogni caso non compromette la fruizione di La Papessa, che funziona benissimo anche come romanzo autoconclusivo (il finale mi ha lasciato senza fiato ;_;) Grossa nota di merito va inoltre a come è stato strutturato l'intreccio, in particolare il processo inquisitorio: visto che si basa su vicende storiche realmente accadute (per quanto a me non note), metterle subito in prima pagina e ricostruirle a ritroso con salti temporali importanti è stato a mio parere vincente: che si conosca l'epilogo o meno, è impossibile smettere di leggere per sapere come il tutto si collegherà!
Siamo a Milano nella seconda metà del Duecento, nel contesto delle guerre tra Torriani e Visconti per il possesso della città. Il romanzo segue le vicende di Matteo Visconti, divenuto signore di Milano al termine di sanguinosi scontri contro la fazione nemica e intenzionato a consolidare il suo potere, e di sua cugina Maifreda Pirovano, religiosa della Casa degli Umiliati, che si ritroverà al centro di un processo di rinnovamento della Chiesa. In un clima di tensione e incertezza, divenuto ancora più aspro a causa delle continue trame dei Torriani, la città di Milano si fa teatro di intrighi politici e di nuovi ideali religiosi. Maifreda e Matteo dovranno combattere per difendere ciò che hanno di più caro e saranno costretti a compiere scelte molto difficili.
"La papessa di Milano" è un romanzo complesso e affascinante, che ci consente di rivivere appieno le atmosfere del Medioevo italiano, tra complotti politici e ideali religiosi. Lo spaccato storico viene ricostruito in modo approfondito e dettagliato, senza risultare mai pesante. Grazie a uno stile asciutto e scorrevole, Livio Gambarini riesce a raccontarci in modo semplice una vicenda complicata ma al contempo molto attuale: il rinnovamento religioso ad opera dei Figli dello Spirito Santo e il processo inquisitorio più drammatico del Medioevo. Personalmente non conoscevo questa vicenda: l'autore è stato molto abile a farmi addentrare a poco a poco nel contesto storico e a farmi immedesimare nei personaggi.
Ho amato soprattutto il personaggio di Maifreda, un figura sfaccettata e complessa, divisa tra le debolezze terrene (come la passione carnale per il cugino, o l'ambizione) e grandi vrtù come il senso di giustizia, la saggezza e l'altruismo. È lei la vera protagonista del romanzo: a mio avviso la sua personalità oscura persino quella di Matteo Visconti. Tra i personaggi secondari ho trovato molto ben descritti Taria e Galeazzo.
Finalmente una lettura di matrice storica che mi ha profondamente coinvolto, non solo per la trama avvincente, ma anche per la ricostruzione meticolosa che l’autore offre dei conflitti che segnarono l’Italia medievale. In particolare, ho apprezzato moltissimo l’attenzione dedicata alla guerra interna tra i Visconti e i Della Torre, e come Gambarini ci immerga nel tormentato scontro fra guelfi e ghibellini, con una narrazione che riesce a farci vivere i fermenti e le tensioni politiche del periodo in modo vivido e coinvolgente. È evidente che l’autore abbia svolto un lavoro di ricerca approfondito per rendere ogni dettaglio storico realistico e affascinante. Un altro aspetto che mi ha colpito è la dimensione mistica che permea il romanzo, in particolare il culto dei figli dello Spirito Santo, che Gambarini intreccia con sapienza alla trama storica, rendendola il perno della narrazione stessa e dosando misticismo ed eresia in modo sapiente. L'atmosfera di mistero e spiritualità che aleggia intorno a questo gruppo di devoti e alla figura della di loro papessa, arricchisce la narrazione, dando profondità ai personaggi e alle loro scelte, specie quando si entra nel vivo dei processi della Santa Inquisizione. L'intensità e il ritmo degli eventi sono sorprendenti, e l’ultimo capitolo mi ha davvero lasciata senza parole. Il finale, in particolare, lascia intravedere una possibile evoluzione della storia che mi ha colpito profondamente, aprendo la porta a quello che potrebbe essere un futuro racconto. Ho adorato corn ha concluso in modo quasi lirico la vita di Sora Maifreda e allo stesso tempo abbia dato il via alla nascita dei “dolciniani”, che spero vivamente l’autore voglia approfondire in un prossimo lavoro: sarebbe un’evoluzione naturale e affascinante, che promette di arricchire ulteriormente l’universo narrativo che ha costruito.
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Questo libro può essere letto da tutti, ma in particolare da coloro che sono appassionati del periodo medievale, quindi 200-300, all'epoca dell'Inquisizione, delle guerriglie con spada, scudi, dei corsi d'acqua guadati, dell'aria impregnata dei più diversi odori e da personaggi che, né buoni né cattivi, si danno battaglia per la conquista di ciò che bramano. Ambientata in una Milano che vede i Visconti protagonisti principali delle vicende narrate, il personaggio che ruota attorno al capo famiglia è una donna, una donna il cui passato è intrecciato a quello di quest'uomo e che ogni tanto riaffiora nella sua mente. Lo stile di Livio Gambarini, in questa sua fatica, nel vero senso della parola (quando leggerete i ringraziamenti lo capirete meglio), è scorrevole, nonostante la terminologia sia quella di un tempo, certo; ogni scena ha il potere di trasportarvi laggiù, dove si svolge la storia che racconta di una fantomatica donna Papa e di come "quella Chiesa", in quegli anni, stesse affrontando diversi cambiamenti e diverse "battaglie"(veri e propri processi con testimoni). Personalmente ho trovato parecchio coinvolgente l'ultima parte del libro, dove i personaggi, tutti a loro modo, vengono travolti dagli eventi e sono trasportati verso l'inevitabile epilogo, che questo sia (no spoiler), bello o meno. Ciò che mi ha sinceramente stupito è l'uso di una "poesia", passatemi il termine, che in questo tipo di libri spesso manca, ma che è stata capace di evocare bellissime e ulteriori immagini, belle immagini, facenti parte di tutto ciò che lo scrittore ci mostrava attraverso le sue parole. Se volete immergervi anche voi in queste atmosfere storiche, dove non manca l'amore, quello c'è sempre e fa sognare, allora questo libro fa sicuramente per voi!
Bello, mi è piaciuto molto. E ho letto fino all’ultima pagina dei ringraziamenti. La scrittura trasparente/immersiva che Livio Gambarini “predica” sul canale Youtube di Rotte Narrative mi ha immediatamente conquistata. Leggo per sognare, per immedesimarmi nella storia e vivere le vite dei personaggi e l’autore mi ha servito su un piatto d’argento molti personaggi e, incredibile ma vero, sono riuscita ad immedesimarmi in ognuno di loro, anche il ragazzino tredicenne di cui potrei essere la nonna, l’Arcivescovo di Milano o la illusa Papessa che nemmeno ha idea di cosa sia il femminismo. Davvero bravo l’autore a creare tante piccole tessere di un grandioso mosaico in cui, alla fine, ognuna trova l'incastro perfetto. Avvolgente e credibilissima la ricostruzione storica: non sono un’esperta quindi non so cosa è “vero” e cosa è stato aggiunto, ma tutto è amalgamato in modo perfettamente credibile e molto coinvolgente. Il climax del finale comincia presto, a due terzi della storia: ti trascina e ti travolge per arrivare a un finale che è assolutamente “perfetto”. Non è il lieto fine che amo, ma è il finale “giusto” verso cui la storia tende e cui deve giungere. Bravo l’autore a portarmi con sé con intransigente sicurezza. Ci sono molte frasi che ho amato, metafore potenti e originali, che si intensificano nel finale, a volte liriche, perfino romantiche. Un romanzo davvero bello e avvincente: un peccato che sia finito.
Livio Gambarini ha preso un momento storico vulcanico come il medioevo italiano del 1300, incredibili personaggi realmente esistiti - come Matteo Visconti "Il Grande", Maifreda Pirovano e la misteriosa Guglielma di Milano (impropriamente detta "Guglielma la Boema") - e ha intessuto il tutto in un arazzo ricco di emozioni, tra amori impossibili, rivalità ancestrali e scontri ideologici senza precedenti. "La papessa di Milano" racconta di un momento in cui il mondo Occidentale era un tripudio di pensatori "eretici", scosso da una pluralità di voci in cerca di una strada diversa, più attinente al Cristianesimo originario, ma anche diretto verso una nuova era dello spirito in cui le donne possono assumere ruoli all'epoca - e per certi versi ancora oggi - impensabili. Ma come si innesta un movimento religioso sull'orlo dell'eresia con le vicende della stirpe dei signori di Milano? Non vi resta che leggere il romanzo per scoprirlo... Ho avuto la fortuna di essere stata una beta lettrice di questo romanzo, vederlo prendere vita di giorno in giorno fino ad arrivare alla forma definitiva. Ed è pura magia. Consigliato a chi ama le belle storie, al di là del genere letterario, perché i temi che si toccano in questo romanzo sono universali.
1277, Milano. Nella decennale faida fra i Visconti ed i Della Torre, è Matteo Visconti a costringere Guido Della Torre in esilio e comandare la città. Si apre così un periodo di gestione della città, mentre i Della Torre devono tessere intrighi e cospirazioni x potere sconfiggere gli odiati Visconti e tronare al comando. A sostenere e consigliare Matteo c'è la cugina Maifreda Pirovano sua amante giovanile, ora al servizio di Dio. E' anche il momento della nascita di gruppi religiosi in contrasto con la chiesa opulente di Bonifacio VIII e dall'altra parte della repressione religiosa, crudele ed ottusa, dell'Inquisizione. Maifreda entrerà a fare parte di un gruppo religioso pericolosamente teso a contestare l'ortodossia della Chiesa. I Della Torre aspettano di potere colpire Maifreda e tramite lei attaccare Matteo. Il libro descrive con sapiente scrittura queste vicende che nel 1300 si scontreranno in un decisivo processo inquisitorio. Ne emerge un colorato spaccato di vita del Nord Italia dell'epoca. Uno splendido ed intrigante libro, ben scritto, la storia è di quelle che tiene col fiato sospeso. Un bell'esempio di racconto della nostra importante storia medievale italiana.
La Papessa di Milano è l'ottava fatica di Livio Gambarini. Di suo lessi poco tempo fa il primo volume della saga di "Eternal War", trovandolo un gran bel romanzo. Qui siamo su un altro livello. Si tratta del primo volume di un nuovo ciclo di romanzi sulla Milano del Medioevo: "Le cronache dei Visconti." Lo trovo un nome un po' riduttivo rispetto all'ampiezza dei punti di vista, che osservano il conflitto anche da parte degli sconfitti Della Torre (personalmente li simpatizzo anche di più). La vicenda al centro del romanzo è reale: il processo ai Figli dello Spirito Santo, un gruppo di eretici diffusosi fra gli anni Settanta del Duecento e l'alba del Trecento. Da questo punto fermo si dipana avanti e indietro una serie di trame e sottotrame, le quali vedono per l'appunto coinvolti Visconti, Torriani e predicatori. Lo stile è incalzante. Non mi capitava dalla lettura de I fratelli Karamazov qualche mese fa di continuare a leggere con tanta voracità.
Può un libro di oltre 600 pagine appassionarti a tal punto da divorarlo in un paio di settimane? "La papessa di Milano" è un romanzo storico squisitissimo, che tratta di una tematica avvincente quanto delicata con una prosa a un tempo aristocratica e affilata come la lama di una spada. La narrazione parte da un lavoro di ricerca imponente, con un risultato che per certi versi mi ha ricordato Umberto Eco. Il Medioevo non è mai stato così vicino, con tematiche attuali e un finale che è un vero pugno nello stomaco. Fede, onore, grandezza e superbia: che sia il frutto di un disegno divino o la semplice conseguenza delle proprie azioni, l'essere umano non smette mai di stupire.
"La papessa di Milano" di Livio Gambarini è una sorpresa senza tempo! La tematica della famiglia unita alla condizione della donna in epoca medievale lo rende un romanzo molto moderno. Inoltre l'eleganza della scrittura di Gambarini porta il lettore a respirare, in poche righe, la Milano di Matteo Visconti e a farci conoscere la figura di Maifreda Pirovano. Altamente consigliato per chi ama la storia e non solo.
Contesto storico molto interessante quello della Lombardia di fine 1200. Un periodo che porta alla fine del medioevo molto duro, difficile, e confuso politicamente. Il romanzo riesce a raccontare fatti storici con chiarezza ma con una lettura piacevole e divertente. La fiction che l'autore usa per romanzare le vecende è del tutto plausibile. Per finire l'inquisizione fa sempre la sua "sporca figura" e ha portata tanta nostalgia per il buon vecchio Eymerich!
Sono passati più di 700 anni ma le passioni umane non cambiano. Quanto profondo e vero è l'amore tra Matteo e Maifreda. Tutto incorniciato nella pazzia della Santa Inquisizione. È un bellissimo ritratto che descrive bene la Milano del 300 e le eresie dell' epoca. Cinque stelle meritatissime. Splendida lettura. Spero cha Gambarini scriverà altri libri.
Una bellissima ricostruzione di un periodo storico importane nel nord Italia. Peccato l'eccessiva attenzione verso i singoli attori di questa vicenda. 600 pagine per arrivare al cuore della storia: Il processo a Maifreda.! Uno splendido spaccato del maschilismo dell'epoca e dell'ignoranza e arroganza della chiesa, nel non considerare ( come tutt'ora avviene) L'intelligenza e le capacità delle donne.
Decisamente il miglior libro di quest’anno. “La papessa di Milano” mi è entrato lentamente sotto la pelle e mi ha lasciato la voglia di vivere ancora i sentimenti e le emozioni dei protagonisti, compreso i “cattivi”. Vederli vincere o sbagliare è stato così intimo che ormai mi sembra di conoscerli! Consigliatissimo!
Non leggo spesso romanzi storici, ma questo mi è piaciuto davvero molto. È stato interessante leggere di Milano nel periodo medievale. I personaggi mi sono sembrati sempre molto umani e credibili. Interessante poter conoscere i vari aspetti della storia dal punto di vista delle due famiglie rivali e di Maifreda.