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Unter Brüdern
Henry Molise, a 50 year old, successful writer, returns to the family home to help with the latest drama; his aging parents want to divorce. Henry's tyrannical, brick laying father, Nick, though weak and alcoholic, can still strike fear into the hearts of his sons. His mother, though ill and devout to her Catholicism, still has the power to comfort and confuse her children. This is typical of Fante's novels, it's autobiographical, and brimming with love, death, violence and religion. Writing with great passion Fante powerfully hits home the damage family can wreck upon us all.
190 pages, Paperback
First published January 1, 1977
About the author
John Fante
55 books2,341 followersFante's early years were spent in relative poverty. The son of an Italian born father, Nicola Fante, and an Italian-American mother, Mary Capolungo, Fante was educated in various Catholic schools in Boulder and Denver, Colorado, and briefly attended the University of Colorado.
In 1929, he dropped out of college and moved to Southern California to concentrate on his writing. He lived and worked in Wilmington, Long Beach, and in the Bunker Hill district of downtown Los Angeles, California.
He is known to be one of the first writers to portray the tough times faced by many writers in L.A. His work and style has influenced such similar authors as "Poet Laureate of Skid Row" Charles Bukowski and influential beat generation writer Jack Kerouac. He was proclaimed by Time Out magazine as one of America's "criminally neglected writers."
In 1929, he dropped out of college and moved to Southern California to concentrate on his writing. He lived and worked in Wilmington, Long Beach, and in the Bunker Hill district of downtown Los Angeles, California.
He is known to be one of the first writers to portray the tough times faced by many writers in L.A. His work and style has influenced such similar authors as "Poet Laureate of Skid Row" Charles Bukowski and influential beat generation writer Jack Kerouac. He was proclaimed by Time Out magazine as one of America's "criminally neglected writers."
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Displaying 1 - 30 of 504 reviews
January 20, 2020
FULL OF LIFE

La foto di copertina di Graham Smith.
John Fante, alias Arturo Bandini, qui diventa Henry Molise, e regala, in uno dei suoi ultimi romanzi, secondo me uno dei suoi migliori, una memorabile figura di padre, un luminoso ritratto di un padre e di un figlio, costruito su litigate furibonde e bevute selvagge, che alla fine è un inno alla vita e all’amore.
D’altra parte, come potrebbe non essere micidiale un romanzo che in esergo si presenta così:
A Joyce, naturalmente!
Per poi aggiungere la citazione da Abruzzi di Eduardo Verga:
La confraternita dell’uva! Li si incontra in ogni villaggio, quei vecchi bricconi: a far niente davanti ai caffè, a bere vino, a sospirare per ogni gonnella che passa.
Sintesi dell’immagine più diffusa dell’italiano, certo non solo dell’italiano emigrato.
Qui, però, gli italiani emigrati in America sono colonne del nuovo paese che li ha accolti, lavoratori duri, contribuenti.

L’azione si scatena quando Mario, il fratello di Henry, che è scrittore e vive con la sua famiglia a Redondo Beach (**), telefona per dire che i genitori stanno per separarsi: Nick e Maria Molise sposati da oltre cinquant’anni stanno per lasciarsi!
Inaccettabile, tanto più per sangue italiano.
Henry prende l’aereo e vola dalla costa californiana al paese natio in Colorado, St Elmo, per scoprire che Nick e Maria hanno già fatto pace.
Non importa: sarà l’occasione per passare una settimana a tu per tu, più che a stretto contatto, col padre muratore per costruire un essiccatoio di carne di cervo (!).
I due uomini, l’anziano e il più giovane, padre e figlio, bevendo e litigando, sudando e lavorando, trascorrono sette giorni a scoprirsi, conoscersi, capire di volersi profondamente bene.

Edward Hopper: Sunday, 1926.
Nick è l’emigrato, Henry la prima generazione nata nella nuova patria.
Nick è scalpellino, e i fratelli Taviani ci hanno regalato un film sugli scalpellini italiani in America (film non particolarmente bello – ma io non sono mai stato un fan dei fratelli Taviani). Nick, in questo ritratto fatto dal figlio Henry/John, appare roccioso come le montagne intorno, granitico, si erge come una vetta di forza fisica e morale, di caparbietà e tenacia.

Van Gogh, I bevitori e le quattro età dell’uomo, 1890.
Man mano che Fante sfoltisce il panorama di personaggi, quando sparisce il resto della famiglia e degli amici di bevuta e chiacchiera al bar, quando rimangono soli il padre e il figlio, che salgono tra le montagne Rocciose, il racconto cresce a dismisura, si fa epico.
E per quanto ogni tanto (spesso?) Nick, l’uomo padre, metta voglia di schiaffeggiarlo e invitarlo a essere meno infantile, non si può non volergli bene, proprio come fa Henry, l’uomo figlio.
PS (**)
https://www.youtube.com/watch?v=GUnH3...
https://www.youtube.com/watch?v=sKBVM...
https://www.youtube.com/watch?v=th9_0...
Nonostante il ritmo simil reggae in apparenza vivace di questa splendida canzone, Patti Smith racconta il suicidio di una ragazza dopo la discussione con il narratore (o la narratrice) della canzone. Il suicidio avviene per l’appunto a Redondo Beach.

La confraternita dell’uva, ristorante romano al Pigneto.

La foto di copertina di Graham Smith.
John Fante, alias Arturo Bandini, qui diventa Henry Molise, e regala, in uno dei suoi ultimi romanzi, secondo me uno dei suoi migliori, una memorabile figura di padre, un luminoso ritratto di un padre e di un figlio, costruito su litigate furibonde e bevute selvagge, che alla fine è un inno alla vita e all’amore.
D’altra parte, come potrebbe non essere micidiale un romanzo che in esergo si presenta così:
A Joyce, naturalmente!
Per poi aggiungere la citazione da Abruzzi di Eduardo Verga:
La confraternita dell’uva! Li si incontra in ogni villaggio, quei vecchi bricconi: a far niente davanti ai caffè, a bere vino, a sospirare per ogni gonnella che passa.
Sintesi dell’immagine più diffusa dell’italiano, certo non solo dell’italiano emigrato.
Qui, però, gli italiani emigrati in America sono colonne del nuovo paese che li ha accolti, lavoratori duri, contribuenti.

L’azione si scatena quando Mario, il fratello di Henry, che è scrittore e vive con la sua famiglia a Redondo Beach (**), telefona per dire che i genitori stanno per separarsi: Nick e Maria Molise sposati da oltre cinquant’anni stanno per lasciarsi!
Inaccettabile, tanto più per sangue italiano.
Henry prende l’aereo e vola dalla costa californiana al paese natio in Colorado, St Elmo, per scoprire che Nick e Maria hanno già fatto pace.
Non importa: sarà l’occasione per passare una settimana a tu per tu, più che a stretto contatto, col padre muratore per costruire un essiccatoio di carne di cervo (!).
I due uomini, l’anziano e il più giovane, padre e figlio, bevendo e litigando, sudando e lavorando, trascorrono sette giorni a scoprirsi, conoscersi, capire di volersi profondamente bene.

Edward Hopper: Sunday, 1926.
Nick è l’emigrato, Henry la prima generazione nata nella nuova patria.
Nick è scalpellino, e i fratelli Taviani ci hanno regalato un film sugli scalpellini italiani in America (film non particolarmente bello – ma io non sono mai stato un fan dei fratelli Taviani). Nick, in questo ritratto fatto dal figlio Henry/John, appare roccioso come le montagne intorno, granitico, si erge come una vetta di forza fisica e morale, di caparbietà e tenacia.

Van Gogh, I bevitori e le quattro età dell’uomo, 1890.
Man mano che Fante sfoltisce il panorama di personaggi, quando sparisce il resto della famiglia e degli amici di bevuta e chiacchiera al bar, quando rimangono soli il padre e il figlio, che salgono tra le montagne Rocciose, il racconto cresce a dismisura, si fa epico.
E per quanto ogni tanto (spesso?) Nick, l’uomo padre, metta voglia di schiaffeggiarlo e invitarlo a essere meno infantile, non si può non volergli bene, proprio come fa Henry, l’uomo figlio.
PS (**)
https://www.youtube.com/watch?v=GUnH3...
https://www.youtube.com/watch?v=sKBVM...
https://www.youtube.com/watch?v=th9_0...
Nonostante il ritmo simil reggae in apparenza vivace di questa splendida canzone, Patti Smith racconta il suicidio di una ragazza dopo la discussione con il narratore (o la narratrice) della canzone. Il suicidio avviene per l’appunto a Redondo Beach.

La confraternita dell’uva, ristorante romano al Pigneto.
March 7, 2018
English (The Brotherhood of the Grape) / Italiano

«One night last September my brother phoned from San Elmo to report that Mama and Papa were again talking about divorce.
“So what else is new?”
“This time it’s for real,” Mario said.»
This is a wonderful novel, whose main character is Nick Molise, a retired construction worker, always fighting with his wife and his sons, incapable of accepting his old age and the limits it took with. The bottom line: the story could be summed up as "a trip with dad", Nick and Henry Molise, father and son, back together in an attempt to deliver on the last construction operation of the old builder. An unfortunate business, this one, for the 50-year-old writer Henry (John Fante in person if we read this novel with the autobiographical mode on). The last wish of the "old drunk bastard", as Henry often calls him talking to his mother or brothers, is a cockeyed feast of dust and sweat. All accompanied by the good Chianti wine of Angelo Musso.
The writing of Fante is the most beautiful thing a reader could ask for: direct and imaginative.
Vote: 9

«Una sera, lo scorso settembre, telefona mio fratello da San Elmo per informarmi che mamma e papà avevano tirato in ballo un’altra volta la faccenda del divorzio.
“Bè, che c’è di nuovo?”
“Stavolta fanno sul serio” disse Mario»
Romanzo stupendo, il cui protagonista è senza ombra di dubbio Nick Molise, muratore in pensione incapace di accettare la vecchiaia ed i limiti fisici che si porta dietro, in perenne contrasto con la moglie ed i suoi quattro figli. In soldoni, la storia si riassume in una sorta de "in viaggio con papà", Nick ed Henry Molise, padre e figlio, di nuovo insieme nel tentativo di portare a compimento l'ultima opera edilizia del vecchio muratore. Un compito disgraziato questo per Henry, scrittore oramai cinquantenne, John Fante in persona se leggiamo in chiave autobiografica. L'ultimo desiderio del "vecchio bastardo ubriacone", come lo definisce spesso il figlio parlando coi fratelli o la madre, è uno strampalato tripudio di sudore e polvere. Il tutto accompagnato sempre dal vino buono di Angelo Musso, s'intende.
La scrittura di Fante è quanto di più bello un lettore possa desiderare: diretta e immaginifica.
Voto: 9.
April 20, 2019
"It is better to die of drink than to die of thirst"
I know they say don't judge a book by its cover but The Brotherhood of the Grape is one of those exceptions. More wine went down the hatch in this novel than all the other novels I have read put together. All right, that's probably not true, but I like to think it is. It was a lot, gallons of the stuff it seemed. Along with his friends Seventy-six-year-old Nick Molise sure could put it away. I like to think I can handle a drink more than most but this guy I wouldn't dare mess with in a drinking game. No, fucking, way! I'd be on the floor in no time. He would humiliate me!, and make it look so damn easy! Crikey, he was a tough old weasel; no, more like an ox; even falling into a diabetic coma for five hours before fleeing the hospital to find the nearest vineyard. Now this is my kinda guy!
The novel is narrated by Henry Molise, Nick's son, and it's safe to say he doesn't really think much of his father along with his other siblings, after catching him being unfaithful to his wife years before and treating those closest to him like dirt. Nick is somewhat Self-righteous, and a drunk, has a temper, but is a hard grafter, a stonemason, something he claims he started when he was just eight-years-old. With ailing health, but a stubborn will to work (basically he's skint, plus he owes money from card games) he takes the job of building a smokehouse in the woods, but needs a sidekick. And this is where Henry comes into the the fray, who argues it would finally put his father in the ground. He is also led to believe his mother has asked for a divorce so he travels to his childhood town of San Elmo to see what the hell is going on. In the end he ends up going off with Nick, euchred into a futile expedition into the Sierras for some father & son bonding, drinking enough alcohol to float a yacht, and working up a serious sweat to get the smokehouse built and return home. All doesn't end well though.
I found this novel both funny and tender, with laughable moments, as well as moments when one could be genuinely moved inside. Ultimately, beyond the glazed drunken eyes, Fante's look at family has a truth and sincerity about it that may not be easy to see at first, but this sets it apart from simply being a pie-eyed farce. There was also a flashback sequence of Henry's time in Los Angeles as a young down and out struggling writer that obviously had an effect on a certain Mr Bukowski. This was my second Fante novel - the other being Ask the Dust, and I couldn't separate them. Two novels that I just love so much. I will now sink a glass of wine or two myself.
Hell, this was so darn good I might crack on and make some of my knock-out tequila zombie cocktails instead!
August 8, 2025
"در ستایش شراب وجادوی شب"
نمیدونم چه جادوییه توی اون مایع قرمز تیره که وقتی میریزیش تو لیوان، انگار بخشی از شب رو ریختی توش. یه جور گرما داره توش که نه از جنس شهوته، نه آتیشه، و نه حتی تابستون. از اون گرماهایی که دل آدمو تکون میده، مثل کره نرم میکنه، امیدو از توش میکشه بیرون، میماله به زخمای دلت، بعد هی میخندونتت، هی حرف میکشه ازت، هی دلت میخواد بیشتر بنوشی، بیشتر بمونی، بیشتر بشنوی...
شراب صمیمیترین جادوی دنیاست. آروم و کند میاد و اثر میکنه. مثل صوفی پیریه که نشسته کنج ایوون دلت، با حوصله یه کتاب قصه قدیمی رو برات ورق میزنه، و تو نمیفهمی چی شد که توی خطهای داستان گم شدی ولی خودتو پیدا کردی.
یه جرعه که میخوری، زبونت وا میشه، حرفهایی که خیلی وقت بود دلت میخواست بگی بالا میان. مهم نیست غمگینی یا خوشحال، تنهایی یا با جمع، اون کار خودشو میکنه؛ تو رو به خودت نزدیک و نزدیکتر میکنه.
تو دورهمیهای ما شراب همیشه هست.
کسی باهاش مست نمیشه. یعنی میدونید مست میشیم ولی از اون مستیها که آدم دلش باز میشه، دستهاش گرم میشن، نگاهها راستشو میگن، توی سکوت و بین لبخند....
گاهی فکر میکنم شراب اصلاً برای همین اختراع شده؛ برای حرف زدن. همینه که میگن "مستی و راستی"
شراب برای وقتیه که دیگه چای جوابگو نیست. وقتی که حرفها جدیتر از قند و شکلاتن.
جادوی شراب اینه که لابهلای جرعههای لذت و رنگ و بوی انگور، یادت میاره که زندهای. که قلب داری. که هنوز دوست داشتن بلدی...
....................
"جادوی فانته"
جان فانته نویسندهایست که نمیخواهد چیزی را بزرگتر از آنچه هست نشان دهد. نه از زندگی تلاشی قهرمانانه میسازد، نه از رنج اسطوره؛ او بلد است با چشمهای تیزبین و قلبی پراحساس، لحظههایی را ثبت کند که معمولیاند اما بیرحمانه واقعی. "رگ و ریشه" یکی از آخرین آثار اوست؛ روایتی از بازگشت، غرور پدری، زخمهای پنهان و دلخوریهایی که هیچوقت فرصت اعتراف بهشان را پیدا نکردند.
این رمان، مثل دیگر نوشتههای فانته، از خاک و باد و بوی شراب محلی آکنده است. شخصیتها نه پر زرقوبرق اند و نه پیچیده؛ اما دقیقاً همین سادگی، آنها را به آدمهایی آشنا و قابل لمس تبدیل میکند.
عنوان اورجینال این کتاب
"The Brotherhood of the Grape"
است که در ترجمه فارسی به "رگ و ریشه" تغییر پیدا کرده. تغییری که اگرچه بیربط به روح داستان نیست، اما بعقیده من برروی جنبهای کاملا متفاوت از هدف فانته در نامگذاری رمان تاکید میکند.
The Brotherhood of the Grape
یا "فرقهانگور"، بر نقش نمادین و آیینی شراب در فرهنگ ایتالیایی تاکید میکند، نقشی که جانفانته با مهارت و سبکی کمنظیر، آن را در زندگی پدرسالارانه نیکلاس مولیسه و اطرافیانش به تصویر میکشد و در دیالوگ های درخشان بسیاری آنرا برجسته میکند.
اما "رگ و ریشه" بیشترین توجه را به هنری، پسر نیک مولیسه معطوف میدارد؛ نویسندهای میانسال که پس از سالها دوری، به زادگاهش برگشته، در تلاش برای آشتی دادن پدر و مادرش و ترمیم ریشههای خانوادگی.
بنابراین من تصمیم گرفتم به این کتاب دوبار نگاه کنم. یک بار از زاویه دید نیکلاس و بار دیگر از زاویه دید هنری؛ و آنها را در کنار هم قرار دهم.
● فرقه انگور:
در فرهنگ ایتالیایی، شراب چیزی فراتر از مایع قرمزیست که در جام میریزد و مینوشند. شراب حافظه است، خانواده است، آیین است. فرقه انگور داستان مردانی است که در تاکستان آنجلو ماسو گرد هم میآیند.
آنجلو، کاوالرو، زارلینگو، بندتی، آنتریلی، ماسکارینی و نیکلاس. آنها قمار میکنند، بحث میکنند، دعوا میکنند و مهمتر از همه، مینوشند و در دل این بادهنوشیها، با پیر شدن، شکست، و معنای مرد بودن درگیر میشوند. این جمع، برای نیکلاس مولیسه نوعی خانواده دوم یا جایگزین است. او که پسرانش راهش را ادامه ندادهاند و بنا نشدهاند، حالا در پی اثباتی دوباره است، آنهم به سبک خودش.
شراب در این رمان همانقدر که یک نوشیدنی است، یک زبان هم هست. زبانی برای گفتن حرفهایی که نمیتوان به صراحت بیان کرد؛ برای دوستی، برای نفرت، برای حسرت. همانطور که در فرهنگ ایتالیایی، شراب کنار غذا سرو میشود و بخشی از مراسم است نه فقط لذت بردن، در این رمان نیز شراب همیشه بخشی از یک لحظه عاطفی است، هرچند آن لحظه با فریاد، مشت، یا سکوت همراه باشد.
فانته اینجا از شراب تصویری رومانتیک یا تقدیسشده ارائه نمیدهد. شراب در رمان او نشانهای از فرار است. فرار از درد، از شکست، از ناتوانی در بیان عشق و محبت. پدرِ ناتوان از حرف زدن با پسرش، پسرِ ناتوان از بخشیدن پدر، هر دو در میان لیوانهای شراب به نوعی به صلح موقتی میرسند. صلحی که البته بیشتر شبیه آتشبس است تا آشتی.
در اینجا، ما با چیزی شبیه یک "آیین مردانه رو به زوال" طرفایم. در فرقه انگور، شرابخواری گروهی، بیشتر شبیه وداعی پر سر و صداست با اقتدار مردانهای که دیگر جایگاهی در اجتماع و خانواده ندارد. نیکلاس مولیسه دیگر آن سنگتراش شکستناپذیر نیست؛ دوستانش یکی یکی دارند میمیرند، و او تنها با ساختن یک دودخانه بیمصرف در کوهستان، میخواهد اثبات کند که هنوز بدردبخور ست، هنوز میتراشد، هنوز میتواند چیزی بسازد.
در نهایت، فانته از طریق شراب، ما را به قلب یک فرهنگ، یک نسل، و یک خانواده میبرد. جایی که عشق به زبان نمیآید، اما شاید میان جرعهای شراب، برای لحظهای خودش را نشان دهد.
● رگ و ریشه:
در قلب رگ و ریشه، هنری را داریم. نویسندهای میانسال که به خانهاش بازمیگردد تا شاید پدر سنگتراشش را از ساختن یک بنای بیمصرف منصرف کند. اما آنچه در ظاهر یک مسئله کوچک خانوادگی بنظر میرسد، بهمرور بدل میشود به نوعی تقابل خاموش میان دو نسل، دو جهان، دو زبان. زبان پدر که کار، غرور، سکوت را میشناسد و زبان پسر که تجلی نوشتن، فرار، پرسش است.
هنری، پسر نویسنده، روایتگر این تلخیست. او که هم خشم دارد، هم دلسوزی. پدری را میبیند که روزی کتابها را تحقیر میکرد، اما حالا خودش تحقیر شده و اسیر غروری است که چیزی از آن باقی نمانده. سفری که این پدر و پسر به کوهستان میکنند، شبیه سفری نمادین ولی مضحک است که اگرچه برای ساختن دودخانهای آغاز میشود اما در دلش، همان چیزی است که فانته استادانه روایتش میکند؛ تلخیِ ناتوانی، نیاز به دیدهشدن، و عشق. آن عشق مفلوک بیزبانی که در پس فریاد و سکوت محبوس مانده.
فانته نمیخواهد با حادثهخیزی یا دراماتیکسازی مخاطب را درگیر کند؛ او خوب میداند که یک جر و بحث ساده بین پدر و پسر، وقتی گَرد سالها سکوت و قضاوت رویش نشسته باشد، میتواند از هر طوفانی ویرانگرتر باشد. فضای داستان آغشته به طنز تلخ و نوستالژی ایتالیاییست؛ شراب خانگی، غذاهای چرب، فریاد، صحبتهای پرهیاهوی همزمان و خاطره مردان از زندگی.
این رمان صدا دارد. صدای تقتق ابزار سنگتراشی، غرولندهای پدر، صدای برخورد ملاقه مادر به لبه دیگ، صدای گریه های آرام و مکثهایی که جای گفتوگو را پر میکنند.
در دنیای داستانهایی که به رابطهی پدر و پسر میپردازند، فانته جایگاهی ویژه دارد. اگر کافکا در "نامه به پدر" پدر را چون یک غول بیرحم نشان میدهد، و یا مککارتی در رمان "جاده" پدر را قهرمانی صامت در دل آخرالزمان به تصویر میکشد، فانته راهی میانه را میرود. پدری که نه فرشته است، نه دیو؛ او فقط پدریست که بلد نیست عذر بخواهد، و پسری دارد که بلد نیست ببخشد.
○ جایی که روایت میلنگد
با اینهمه، "رگ و ریشه" یا "فرقه انگور" یک اثر بینقص و عالی نیست. اگر فانته را قبلا هم خوانده باشی، خیلی زود متوجه میشوی که ساختار کلی این رمان برایت آشناست: نویسنده ای از خانواده مهاجر، پر از مشکلات و شکافهای خانوادگی و خاطرات نیمهکاره، درگیر با نوشتن، فاقد الهام لازم، درجستجوی خود و یا گذشته که اینبار به خانه برمیگردد. این تم، هرچند پرکشش از نظر عاطفی، در اینجا دیگر تازگیاش را از دست داده و بعضی جاها حتی حس تکرار القامیکند.
شخصیت هنری هم بیشتر شبیه ناظر است تا عامل که خودش را بهندرت در موقعیت تصمیمگیری یا دگرگونی قرار میدهد. رمان با اینکه ظاهراً درباره تقابل پدر و پسر است، اما خیلی زود در یک مدار یکنواخت افت میکند؛ دلخوری، بحث، عقبنشینی، بعد دوباره همانجا میرود که بود. و از همه مهمتر برای من، غیبت معنادار زنان است. مادر، خواهر، معشوقهها همه یا در حاشیهاند یا تیپهای کمعمقی که تنها نقششان تکمیل مردان داستان است. این حذف، خواسته یا ناخواسته، بعقیده من صدای نیمی از جهانی که فانته ساخته را خاموش کرده و پتانسیلی است که به هدر رفته.
درنهایت اینکه این رمان نه یک شاهکار متحولکننده است، نه کتابی فراموششدنی. جایی در میانه است، درست مثل رابطه پدر و پسر درونش. نه صلح کامل است، نه جنگ تمامعیار؛ فقط گواهیست بر اینکه گاهی دلخوریها باقی میمانند، زخمها خوب نمیشوند، اما عشق همچنان زیر پوست زندگی نفس میکشد.
..........
همخوانی با علی ناجی عزیز.
رمان چالشیای نبود و زود خونده شد؛ اما خوشگذشت
( ゚∀゚)人(゚∀゚ )
امتیاز ۳/۵ بود که به بالا گرد کردم :)
بریم برای فانته بعدی ( ´-`)
نمیدونم چه جادوییه توی اون مایع قرمز تیره که وقتی میریزیش تو لیوان، انگار بخشی از شب رو ریختی توش. یه جور گرما داره توش که نه از جنس شهوته، نه آتیشه، و نه حتی تابستون. از اون گرماهایی که دل آدمو تکون میده، مثل کره نرم میکنه، امیدو از توش میکشه بیرون، میماله به زخمای دلت، بعد هی میخندونتت، هی حرف میکشه ازت، هی دلت میخواد بیشتر بنوشی، بیشتر بمونی، بیشتر بشنوی...
شراب صمیمیترین جادوی دنیاست. آروم و کند میاد و اثر میکنه. مثل صوفی پیریه که نشسته کنج ایوون دلت، با حوصله یه کتاب قصه قدیمی رو برات ورق میزنه، و تو نمیفهمی چی شد که توی خطهای داستان گم شدی ولی خودتو پیدا کردی.
یه جرعه که میخوری، زبونت وا میشه، حرفهایی که خیلی وقت بود دلت میخواست بگی بالا میان. مهم نیست غمگینی یا خوشحال، تنهایی یا با جمع، اون کار خودشو میکنه؛ تو رو به خودت نزدیک و نزدیکتر میکنه.
تو دورهمیهای ما شراب همیشه هست.
کسی باهاش مست نمیشه. یعنی میدونید مست میشیم ولی از اون مستیها که آدم دلش باز میشه، دستهاش گرم میشن، نگاهها راستشو میگن، توی سکوت و بین لبخند....
گاهی فکر میکنم شراب اصلاً برای همین اختراع شده؛ برای حرف زدن. همینه که میگن "مستی و راستی"
شراب برای وقتیه که دیگه چای جوابگو نیست. وقتی که حرفها جدیتر از قند و شکلاتن.
جادوی شراب اینه که لابهلای جرعههای لذت و رنگ و بوی انگور، یادت میاره که زندهای. که قلب داری. که هنوز دوست داشتن بلدی...
....................
"جادوی فانته"
جان فانته نویسندهایست که نمیخواهد چیزی را بزرگتر از آنچه هست نشان دهد. نه از زندگی تلاشی قهرمانانه میسازد، نه از رنج اسطوره؛ او بلد است با چشمهای تیزبین و قلبی پراحساس، لحظههایی را ثبت کند که معمولیاند اما بیرحمانه واقعی. "رگ و ریشه" یکی از آخرین آثار اوست؛ روایتی از بازگشت، غرور پدری، زخمهای پنهان و دلخوریهایی که هیچوقت فرصت اعتراف بهشان را پیدا نکردند.
این رمان، مثل دیگر نوشتههای فانته، از خاک و باد و بوی شراب محلی آکنده است. شخصیتها نه پر زرقوبرق اند و نه پیچیده؛ اما دقیقاً همین سادگی، آنها را به آدمهایی آشنا و قابل لمس تبدیل میکند.
عنوان اورجینال این کتاب
"The Brotherhood of the Grape"
است که در ترجمه فارسی به "رگ و ریشه" تغییر پیدا کرده. تغییری که اگرچه بیربط به روح داستان نیست، اما بعقیده من برروی جنبهای کاملا متفاوت از هدف فانته در نامگذاری رمان تاکید میکند.
The Brotherhood of the Grape
یا "فرقهانگور"، بر نقش نمادین و آیینی شراب در فرهنگ ایتالیایی تاکید میکند، نقشی که جانفانته با مهارت و سبکی کمنظیر، آن را در زندگی پدرسالارانه نیکلاس مولیسه و اطرافیانش به تصویر میکشد و در دیالوگ های درخشان بسیاری آنرا برجسته میکند.
اما "رگ و ریشه" بیشترین توجه را به هنری، پسر نیک مولیسه معطوف میدارد؛ نویسندهای میانسال که پس از سالها دوری، به زادگاهش برگشته، در تلاش برای آشتی دادن پدر و مادرش و ترمیم ریشههای خانوادگی.
بنابراین من تصمیم گرفتم به این کتاب دوبار نگاه کنم. یک بار از زاویه دید نیکلاس و بار دیگر از زاویه دید هنری؛ و آنها را در کنار هم قرار دهم.
● فرقه انگور:
در فرهنگ ایتالیایی، شراب چیزی فراتر از مایع قرمزیست که در جام میریزد و مینوشند. شراب حافظه است، خانواده است، آیین است. فرقه انگور داستان مردانی است که در تاکستان آنجلو ماسو گرد هم میآیند.
آنجلو، کاوالرو، زارلینگو، بندتی، آنتریلی، ماسکارینی و نیکلاس. آنها قمار میکنند، بحث میکنند، دعوا میکنند و مهمتر از همه، مینوشند و در دل این بادهنوشیها، با پیر شدن، شکست، و معنای مرد بودن درگیر میشوند. این جمع، برای نیکلاس مولیسه نوعی خانواده دوم یا جایگزین است. او که پسرانش راهش را ادامه ندادهاند و بنا نشدهاند، حالا در پی اثباتی دوباره است، آنهم به سبک خودش.
شراب در این رمان همانقدر که یک نوشیدنی است، یک زبان هم هست. زبانی برای گفتن حرفهایی که نمیتوان به صراحت بیان کرد؛ برای دوستی، برای نفرت، برای حسرت. همانطور که در فرهنگ ایتالیایی، شراب کنار غذا سرو میشود و بخشی از مراسم است نه فقط لذت بردن، در این رمان نیز شراب همیشه بخشی از یک لحظه عاطفی است، هرچند آن لحظه با فریاد، مشت، یا سکوت همراه باشد.
فانته اینجا از شراب تصویری رومانتیک یا تقدیسشده ارائه نمیدهد. شراب در رمان او نشانهای از فرار است. فرار از درد، از شکست، از ناتوانی در بیان عشق و محبت. پدرِ ناتوان از حرف زدن با پسرش، پسرِ ناتوان از بخشیدن پدر، هر دو در میان لیوانهای شراب به نوعی به صلح موقتی میرسند. صلحی که البته بیشتر شبیه آتشبس است تا آشتی.
در اینجا، ما با چیزی شبیه یک "آیین مردانه رو به زوال" طرفایم. در فرقه انگور، شرابخواری گروهی، بیشتر شبیه وداعی پر سر و صداست با اقتدار مردانهای که دیگر جایگاهی در اجتماع و خانواده ندارد. نیکلاس مولیسه دیگر آن سنگتراش شکستناپذیر نیست؛ دوستانش یکی یکی دارند میمیرند، و او تنها با ساختن یک دودخانه بیمصرف در کوهستان، میخواهد اثبات کند که هنوز بدردبخور ست، هنوز میتراشد، هنوز میتواند چیزی بسازد.
در نهایت، فانته از طریق شراب، ما را به قلب یک فرهنگ، یک نسل، و یک خانواده میبرد. جایی که عشق به زبان نمیآید، اما شاید میان جرعهای شراب، برای لحظهای خودش را نشان دهد.
● رگ و ریشه:
در قلب رگ و ریشه، هنری را داریم. نویسندهای میانسال که به خانهاش بازمیگردد تا شاید پدر سنگتراشش را از ساختن یک بنای بیمصرف منصرف کند. اما آنچه در ظاهر یک مسئله کوچک خانوادگی بنظر میرسد، بهمرور بدل میشود به نوعی تقابل خاموش میان دو نسل، دو جهان، دو زبان. زبان پدر که کار، غرور، سکوت را میشناسد و زبان پسر که تجلی نوشتن، فرار، پرسش است.
هنری، پسر نویسنده، روایتگر این تلخیست. او که هم خشم دارد، هم دلسوزی. پدری را میبیند که روزی کتابها را تحقیر میکرد، اما حالا خودش تحقیر شده و اسیر غروری است که چیزی از آن باقی نمانده. سفری که این پدر و پسر به کوهستان میکنند، شبیه سفری نمادین ولی مضحک است که اگرچه برای ساختن دودخانهای آغاز میشود اما در دلش، همان چیزی است که فانته استادانه روایتش میکند؛ تلخیِ ناتوانی، نیاز به دیدهشدن، و عشق. آن عشق مفلوک بیزبانی که در پس فریاد و سکوت محبوس مانده.
فانته نمیخواهد با حادثهخیزی یا دراماتیکسازی مخاطب را درگیر کند؛ او خوب میداند که یک جر و بحث ساده بین پدر و پسر، وقتی گَرد سالها سکوت و قضاوت رویش نشسته باشد، میتواند از هر طوفانی ویرانگرتر باشد. فضای داستان آغشته به طنز تلخ و نوستالژی ایتالیاییست؛ شراب خانگی، غذاهای چرب، فریاد، صحبتهای پرهیاهوی همزمان و خاطره مردان از زندگی.
این رمان صدا دارد. صدای تقتق ابزار سنگتراشی، غرولندهای پدر، صدای برخورد ملاقه مادر به لبه دیگ، صدای گریه های آرام و مکثهایی که جای گفتوگو را پر میکنند.
در دنیای داستانهایی که به رابطهی پدر و پسر میپردازند، فانته جایگاهی ویژه دارد. اگر کافکا در "نامه به پدر" پدر را چون یک غول بیرحم نشان میدهد، و یا مککارتی در رمان "جاده" پدر را قهرمانی صامت در دل آخرالزمان به تصویر میکشد، فانته راهی میانه را میرود. پدری که نه فرشته است، نه دیو؛ او فقط پدریست که بلد نیست عذر بخواهد، و پسری دارد که بلد نیست ببخشد.
○ جایی که روایت میلنگد
با اینهمه، "رگ و ریشه" یا "فرقه انگور" یک اثر بینقص و عالی نیست. اگر فانته را قبلا هم خوانده باشی، خیلی زود متوجه میشوی که ساختار کلی این رمان برایت آشناست: نویسنده ای از خانواده مهاجر، پر از مشکلات و شکافهای خانوادگی و خاطرات نیمهکاره، درگیر با نوشتن، فاقد الهام لازم، درجستجوی خود و یا گذشته که اینبار به خانه برمیگردد. این تم، هرچند پرکشش از نظر عاطفی، در اینجا دیگر تازگیاش را از دست داده و بعضی جاها حتی حس تکرار القامیکند.
شخصیت هنری هم بیشتر شبیه ناظر است تا عامل که خودش را بهندرت در موقعیت تصمیمگیری یا دگرگونی قرار میدهد. رمان با اینکه ظاهراً درباره تقابل پدر و پسر است، اما خیلی زود در یک مدار یکنواخت افت میکند؛ دلخوری، بحث، عقبنشینی، بعد دوباره همانجا میرود که بود. و از همه مهمتر برای من، غیبت معنادار زنان است. مادر، خواهر، معشوقهها همه یا در حاشیهاند یا تیپهای کمعمقی که تنها نقششان تکمیل مردان داستان است. این حذف، خواسته یا ناخواسته، بعقیده من صدای نیمی از جهانی که فانته ساخته را خاموش کرده و پتانسیلی است که به هدر رفته.
درنهایت اینکه این رمان نه یک شاهکار متحولکننده است، نه کتابی فراموششدنی. جایی در میانه است، درست مثل رابطه پدر و پسر درونش. نه صلح کامل است، نه جنگ تمامعیار؛ فقط گواهیست بر اینکه گاهی دلخوریها باقی میمانند، زخمها خوب نمیشوند، اما عشق همچنان زیر پوست زندگی نفس میکشد.
..........
همخوانی با علی ناجی عزیز.
رمان چالشیای نبود و زود خونده شد؛ اما خوشگذشت
( ゚∀゚)人(゚∀゚ )
امتیاز ۳/۵ بود که به بالا گرد کردم :)
بریم برای فانته بعدی ( ´-`)
May 16, 2026
Reading John Fante feels less like turning pages and more like being dragged into a loud, alcohol-fueled kitchen argument where everyone is shouting, waving knives, and crying at the same time. In other words, the domestic drama is dialed up to a permanent eleven.
The novel tackles some heavy-hitting themes: the friction of immigrant identity, the suffocating bond of masculinity, and the messy, inescapable gravity of family. At the center of this chaos is a father-son dynamic that defies all logic—both of them are mad, operating on a level of stubborn pride that is as exhausting as it is deeply endearing.
Yet, under Fante’s unhinged prose, none of it feels bogged down by self-importance. The insanity of the characters—particularly the tyrannical patriarch and his long-suffering son—becomes the ultimate lens for truth. Fante's magic is that he treats the most devastating, serious human crises with a wild, shrug-of-the-shoulders comedy. It takes immense skill to make a family falling apart feel like a chaotic Italian opera.
If you prefer your literary fiction neat and polite, look away now. But if you appreciate writers who can navigate profound emotional depths while keeping their tongues firmly in their cheeks, this one is for you.
The novel tackles some heavy-hitting themes: the friction of immigrant identity, the suffocating bond of masculinity, and the messy, inescapable gravity of family. At the center of this chaos is a father-son dynamic that defies all logic—both of them are mad, operating on a level of stubborn pride that is as exhausting as it is deeply endearing.
Yet, under Fante’s unhinged prose, none of it feels bogged down by self-importance. The insanity of the characters—particularly the tyrannical patriarch and his long-suffering son—becomes the ultimate lens for truth. Fante's magic is that he treats the most devastating, serious human crises with a wild, shrug-of-the-shoulders comedy. It takes immense skill to make a family falling apart feel like a chaotic Italian opera.
If you prefer your literary fiction neat and polite, look away now. But if you appreciate writers who can navigate profound emotional depths while keeping their tongues firmly in their cheeks, this one is for you.
August 7, 2022
Si algo tiene la prosa de Fante que me encanta es esa naturalidad que hace que uno entre rápidamente en la historia y ya no pueda soltar el libro hasta terminarlo, y La hermandad de la uva no es la excepción. Además escribe con tanta sencillez y desde un lugar tan cercano al común de la gente que cualquier lector puede identificarse rápidamente con lo que cuenta.
En este caso el tema de la novela es la familia y las relaciones entre cada miembro.
Henry Molise vive cómodamente en LA, pero cuando su hermano lo llama para contarle que sus padres de 76 y 74 años quieren divorciarse, decide volver a San Elmo, el pueblo de su infancia a reencontrarse con su familia italoamericana, mediar en el matrimonio, y acaso intentar reconciliarse con un padre con el que ni él, ni ninguno de sus tres hermanos han conseguido jamás tener una buena relación.
El libro tiene mucho humor, personajes algo estereotipados pero muy bien delineados y un ritmo excelente. Solo el cierre de la novela en sus últimas páginas me defraudo un poco y creo que no estuvo a la altura del resto de la novela, pero es un libro encantador y muy recomendable.
4,5
“Mi padre nunca había querido tener hijos. Había querido tener peones de albañil y ayudantes de cantero. Tuvo un escritor, un cajero de banco, una hija casada y un guardafrenos. En cierto modo se esforzó en moldear a sus hijos, para que fueran constructores, tal como moldeaba la piedra: a martillazos.”
En este caso el tema de la novela es la familia y las relaciones entre cada miembro.
Henry Molise vive cómodamente en LA, pero cuando su hermano lo llama para contarle que sus padres de 76 y 74 años quieren divorciarse, decide volver a San Elmo, el pueblo de su infancia a reencontrarse con su familia italoamericana, mediar en el matrimonio, y acaso intentar reconciliarse con un padre con el que ni él, ni ninguno de sus tres hermanos han conseguido jamás tener una buena relación.
El libro tiene mucho humor, personajes algo estereotipados pero muy bien delineados y un ritmo excelente. Solo el cierre de la novela en sus últimas páginas me defraudo un poco y creo que no estuvo a la altura del resto de la novela, pero es un libro encantador y muy recomendable.
4,5
“Mi padre nunca había querido tener hijos. Había querido tener peones de albañil y ayudantes de cantero. Tuvo un escritor, un cajero de banco, una hija casada y un guardafrenos. En cierto modo se esforzó en moldear a sus hijos, para que fueran constructores, tal como moldeaba la piedra: a martillazos.”
September 18, 2022
Que forma de escribir tan limpia y clara la que usa J. Fante en todas sus obras. No por leerlo más te sorprende menos.
No le es necesario ponerse a dar innecesarias explicaciones para meterte en la historia en un par de páginas.
Otra cosa que valoro muchísimo de este autor es la insuperable capacidad que tiene para hacer del lector lo que quiere. No eres capaz de adivinar, no ya el final de la historia, es que ni tan siquiera sabes que ocurrirá en la siguiente página o en los próximos 4 o 5 renglones. Para mí conseguir eso, sin dar volantazos en la narración, sin que se pierda la armonía del libro, es de auténtico sobresaliente. Te deja en shok que una amigo del padre del protagonista le suelte un bofetón de manera inesperada, te hace reír inesperadamente, o peleas familiares, no te deja acomodarte con ningún guión previsible. Escribe sin miedo al ridículo.
Me sorprendió gratamente que aquí el autor indique a su gran inspirador en Dostoiesvski, aún a pesar de que no siga su forma de escribir, pero siempre algo queda.
"Y entonces sucedió. Una noche que la lluvia golpeaba el inclinado techo de la cocina se introdujo en mi vida un espíritu grandioso. Tenía el libro en las manos y temblaba mientras me hablaba del hombre y del mundo, del amor y la sabiduría, del dolor y la culpa, y supe que yo ya no podía ser el de antes. El espíritu se llamaba F. M. Dostoiesvski. Sabía más de padres e hijos que ningún hombre en el mundo, y de hermanos, de curas, de delincuentes, de la culpa y la inocencia. Dostoiesvski me transformó. El idiota, Los endemoniados, Los hnos. Karamazov, El jugador. Me cambió radicalmente".
A su vez Fante sirvió de inspiración a Bukowski, y este a su vez a tantos y tantos otros. La literatura y ese ciclo infinito cargado de miles de ramificaciones.
No le es necesario ponerse a dar innecesarias explicaciones para meterte en la historia en un par de páginas.
Otra cosa que valoro muchísimo de este autor es la insuperable capacidad que tiene para hacer del lector lo que quiere. No eres capaz de adivinar, no ya el final de la historia, es que ni tan siquiera sabes que ocurrirá en la siguiente página o en los próximos 4 o 5 renglones. Para mí conseguir eso, sin dar volantazos en la narración, sin que se pierda la armonía del libro, es de auténtico sobresaliente. Te deja en shok que una amigo del padre del protagonista le suelte un bofetón de manera inesperada, te hace reír inesperadamente, o peleas familiares, no te deja acomodarte con ningún guión previsible. Escribe sin miedo al ridículo.
Me sorprendió gratamente que aquí el autor indique a su gran inspirador en Dostoiesvski, aún a pesar de que no siga su forma de escribir, pero siempre algo queda.
"Y entonces sucedió. Una noche que la lluvia golpeaba el inclinado techo de la cocina se introdujo en mi vida un espíritu grandioso. Tenía el libro en las manos y temblaba mientras me hablaba del hombre y del mundo, del amor y la sabiduría, del dolor y la culpa, y supe que yo ya no podía ser el de antes. El espíritu se llamaba F. M. Dostoiesvski. Sabía más de padres e hijos que ningún hombre en el mundo, y de hermanos, de curas, de delincuentes, de la culpa y la inocencia. Dostoiesvski me transformó. El idiota, Los endemoniados, Los hnos. Karamazov, El jugador. Me cambió radicalmente".
A su vez Fante sirvió de inspiración a Bukowski, y este a su vez a tantos y tantos otros. La literatura y ese ciclo infinito cargado de miles de ramificaciones.
August 7, 2025
احتمالاً فردی که اولینبار جملهی «مرد که گریه نمیکند» را بهکار برده است، خودْ مردی بوده که پس از یک گریهی طولانی و در جواب به فردی که از او پرسیده چرا چشمهایش قرمز است مگر گریه کرده، دستپاچه شده و برای حفظ ظاهر، این جملهی مضحک را بهکار برده است.
وگرنه مردها تا دلت بخواهد گریه میکنند.
«بعد هقهق گریه کرد. یعنی صدا کردن مادر شیوهای بود برای خوابیدن یک مرد؟ به نظر میرسید نمیخواهد هرگز تمامش کند. تکهتکهام کرد. من چیزی از مادرش نمیدانستم. بیشتر از شصتسال بود که مرده بود. بعد از اینکه پسرش به آمریکا آمده بود، در ایتالیا فوت کرده بود و حالا هنوز هم در خواب سراغ پیرمرد میآمد. انگار او مادرش را در خواب نزدیک خودش حس میکرد. مثل آدمی گمگشته و آواره صدایش میزد.»
به دنیای جان فانته، به دنیای مردانِ سرسختِ شکستخورده خوشآمدید. مردانی که تمام عمرشان در تقلّا برای اثبات مردانگیشان گذشتهاست. پسربچههایی که از همان کودکی باید پا به این ماراتن بیپایان بگذارند و به خودشان و از همه مهمتر به پدرشان ثابت کنند که تاب میآورند. پدرشان هم روزی در حال ثابتکردن این موضوع به پدرش بوده! و در این ماراتن کوفتی همه بازندهاند.
مردانی که زنها را میستایند، اما راه و رسم عشقورزیدن را نیآموختهاند. با اینحال عاشق مادرشان هستند. مردانی که برای رسیدن به زن دلخواهشان، برای رسیدن به آرزوهایشان، باید ننگِ «مهاجر بودن» را با «موفقیت» بپوشانند.
«نیکولاس مولیسه» پدر مستبد خانواده مولیسه، بنّایی که زمانی در شهر سن المو کتابخانه، کلیسا، ساختمان شهرداری، بانک، ادارهٔ آب و برق، دبیرستان، مردهشورخانه، ساختمان آتشنشانی و تقریباً تمام این شهر را با دستان قدرتمند خود ساخته؛ حالا پیرمردی هفتادوخوردهای ساله شده که نمیخواهد تمامشدن دوران اوج خود را بپذیرد.
او حالا به عنوان آخرین کار، به ساخت یک دودخانهی ناچیز و کوچک راضی شده و برنامه ریخته با «هنری مولیسه» پسر ارشد و نویسندهی خود به کوهستان برود…
کتاب رو با رویای عزیز همخوانی کردیم. تجربهی بسیار لذتبخش و آموزندهای بود.
وگرنه مردها تا دلت بخواهد گریه میکنند.
«بعد هقهق گریه کرد. یعنی صدا کردن مادر شیوهای بود برای خوابیدن یک مرد؟ به نظر میرسید نمیخواهد هرگز تمامش کند. تکهتکهام کرد. من چیزی از مادرش نمیدانستم. بیشتر از شصتسال بود که مرده بود. بعد از اینکه پسرش به آمریکا آمده بود، در ایتالیا فوت کرده بود و حالا هنوز هم در خواب سراغ پیرمرد میآمد. انگار او مادرش را در خواب نزدیک خودش حس میکرد. مثل آدمی گمگشته و آواره صدایش میزد.»
به دنیای جان فانته، به دنیای مردانِ سرسختِ شکستخورده خوشآمدید. مردانی که تمام عمرشان در تقلّا برای اثبات مردانگیشان گذشتهاست. پسربچههایی که از همان کودکی باید پا به این ماراتن بیپایان بگذارند و به خودشان و از همه مهمتر به پدرشان ثابت کنند که تاب میآورند. پدرشان هم روزی در حال ثابتکردن این موضوع به پدرش بوده! و در این ماراتن کوفتی همه بازندهاند.
مردانی که زنها را میستایند، اما راه و رسم عشقورزیدن را نیآموختهاند. با اینحال عاشق مادرشان هستند. مردانی که برای رسیدن به زن دلخواهشان، برای رسیدن به آرزوهایشان، باید ننگِ «مهاجر بودن» را با «موفقیت» بپوشانند.
«نیکولاس مولیسه» پدر مستبد خانواده مولیسه، بنّایی که زمانی در شهر سن المو کتابخانه، کلیسا، ساختمان شهرداری، بانک، ادارهٔ آب و برق، دبیرستان، مردهشورخانه، ساختمان آتشنشانی و تقریباً تمام این شهر را با دستان قدرتمند خود ساخته؛ حالا پیرمردی هفتادوخوردهای ساله شده که نمیخواهد تمامشدن دوران اوج خود را بپذیرد.
او حالا به عنوان آخرین کار، به ساخت یک دودخانهی ناچیز و کوچک راضی شده و برنامه ریخته با «هنری مولیسه» پسر ارشد و نویسندهی خود به کوهستان برود…
کتاب رو با رویای عزیز همخوانی کردیم. تجربهی بسیار لذتبخش و آموزندهای بود.
February 3, 2009
No conozco a ningún escritor que una tan bien los momentos de humor, los serios y los tiernos como John Fante. Y eso que por su aspecto nunca lo dirías, ya que parece un gángster de una película de mafiosos. 'La hermandad de la uva' cuenta las peripecias por las que ha de pasar Henry Molise, nuestro antihéroe, y un alter-ego del propio Fante. Todo comienza con una llamada de su hermano requiriéndole para que vaya a poner orden en su pueblo natal porque su madre está decidida a divorciarse. ¡Pobre Henry, quién le iba a decir en el lío en el que se iba a meter! Con pocos escritores me he reído tanto como con John Fante, exceptuando a Amis, Vonnegut o Barnes. Puedes creer en un principio que se ríe y ridiculiza a los personajes, pero no es así, porque pocos escritores son tan piadosos y bondadosos como lo es él con ellos. Y es que, al ser personajes imperfectos, con todos sus defectos, dejas de verlos como personajes y pasan a convertirse en personas como tú y como yo.
June 14, 2018
From the blurb
A sad, but heartfelt family saga with strong autobiographical overtones as stated in the blurb. The best feature of this book is that it tells the story of the writer, his brothers and parents in just 204 pages. Some books need a thousand pages to say the same. It took me a long time to finally finish the book, not because it was not worth it, but more due to a lack of time. I'm so incredibly busy at the moment, and I miss the reading and all the friends on GR.
I do want to recommend this book as a modern classic. So much humor and hardship flowed through the plot, that it became difficult to put it down. The funniest romp in the hay made me giggle although I probably should have cried. The author had a wonderful way with words. Kent Haruf, Richard Russo, Willa Cather, Frank McCourt, Ivan Doig, Richard Yates, Thomas Hardy, Wiley Cash, and a few other authors managed to capture my soul and love for books the same way as this author. The novel captured that old charm of excellent, honest, graceful writing. Just an awesome read over all.
Henry Molise, a 50 year old, successful writer, returns to the family home to help with the latest drama; his aging parents want to divorce. Henry's tyrannical, brick laying father, Nick, though weak and alcoholic, can still strike fear into the hearts of his sons. His mother, though ill and devout to her Catholicism, still has the power to comfort and confuse her children. This is typical of Fante's novels, it's autobiographical, and brimming with love, death, violence and religion. Writing with great passion Fante powerfully hits home the damage family can wreck upon us all.This is one of those novels that strolled right into the realms of classic excellence without even planning to do so.
A sad, but heartfelt family saga with strong autobiographical overtones as stated in the blurb. The best feature of this book is that it tells the story of the writer, his brothers and parents in just 204 pages. Some books need a thousand pages to say the same. It took me a long time to finally finish the book, not because it was not worth it, but more due to a lack of time. I'm so incredibly busy at the moment, and I miss the reading and all the friends on GR.
I do want to recommend this book as a modern classic. So much humor and hardship flowed through the plot, that it became difficult to put it down. The funniest romp in the hay made me giggle although I probably should have cried. The author had a wonderful way with words. Kent Haruf, Richard Russo, Willa Cather, Frank McCourt, Ivan Doig, Richard Yates, Thomas Hardy, Wiley Cash, and a few other authors managed to capture my soul and love for books the same way as this author. The novel captured that old charm of excellent, honest, graceful writing. Just an awesome read over all.
March 10, 2018
Writer Henry Molise gets a call from one of his brothers. His elderly mother demands a divorce from his father and he travels to San Elmo to fix the situation. He ends up building a smokehouse in the mountains.
A fabulous book with a light and enticing style devoid of all pretentiousness. It contains one of the funniest sex scenes I have ever read.
A fabulous book with a light and enticing style devoid of all pretentiousness. It contains one of the funniest sex scenes I have ever read.
February 17, 2020
A los cincuenta años, con mujer, hijos, una posición holgada y una carrera de escritor, Henry Molise descubre una de esas verdades bastante humillantes: basta que llame su hermano para volver a tener doce.
Sus padres, Nicholas «Nick» y Maria, llevan cincuenta y un años casados y vuelven a hablar de divorcio. Esta vez, al parecer, va en serio. Henry toma un avión rumbo a San Elmo dispuesto a ejercer de mediador, arreglar el desastre familiar y regresar cuanto antes a su vida. Es un plan magnífico. El problema es que en casa de los Molise los planes suelen durar aproximadamente hasta que aparece Nick.
Y Nick Molise aparece mucho.
Tiene setenta y seis años, fue un cantero formidable y continúa comportándose como si el mundo entero estuviera en deuda con él. Bebe, juega, persigue mujeres, maldice, humilla, provoca, aterroriza a sus hijos y lleva medio siglo haciendo méritos para que su esposa lo mande al infierno. Es egoísta, brutal, fanfarrón y agotador. También es, con bastante diferencia, la criatura más viva de la novela.
Fante consigue con él una cosa difícil: que podamos detestarlo sin dejar de mirarlo. Y, todavía peor para nuestra dignidad, que muchas veces nos haga reír mientras lo detestamos.
Porque sería facilísimo convertir a Nick en el monstruo doméstico de la función. Motivos sobran. Henry recuerda a su padre con demasiadas emociones a la vez: lo desprecia, le teme, se avergüenza de él, se ríe de él y, siendo todavía joven, descubre algo bastante más grave. También puede quererlo. Ese descubrimiento llegó temprano, cuando todavía vivía con él y empezó a leer a Dostoievski. Aquellos padres e hijos capaces de amarse y destrozarse prácticamente en la misma página le enseñaron a mirar al suyo de otra manera.
Porque querer a Nick Molise y querer vivir a kilómetros de Nick Molise son dos cosas perfectamente compatibles. Incluso deseables.
Henry se marchó de San Elmo, se hizo escritor, formó su propia familia y construyó una vida lejos de aquella casa. Ha hecho, en definitiva, todo lo necesario para dejar de ser hijo de Nick Molise. Y no ha servido de mucho. Porque las familias tienen esa mala costumbre: uno puede cambiar de ciudad, de oficio, de amigos y hasta de clase social; después vuelve a cruzar la puerta de la cocina de su infancia y en cinco minutos está discutiendo exactamente por lo mismo que treinta años atrás.
Fante lo entiende muy bien y, mejor todavía, sabe que esa tragedia puede ser divertidísima. Su humor suele aparecer justo cuando la escena empieza a doler de verdad, como si la carcajada fuera la única manera decente de seguir adelante sin ponerse solemne.
La novela está llena de broncas, exageraciones, insultos, comida, vino, amenazas, pequeñas conspiraciones familiares y ancianos empeñados en comportarse como si tuvieran cuarenta años menos. Nick decide que quiere aceptar un último trabajo: construir un ahumadero de piedra en las montañas. Necesita ayuda y, puesto que ninguno de sus hijos ha cometido la deferencia de seguir el oficio paterno, decide que Henry será su peón.
Henry intenta negarse. Naturalmente, acaba yendo.
Ese viaje convierte una situación casi de comedia familiar en algo bastante más interesante. Padre e hijo van a trabajar juntos por primera vez cuando uno ya está demasiado viejo para trabajar y el otro lleva toda la vida procurando no parecerse a él. Nick construye con piedra; Henry construye con palabras. Para Nick, el esfuerzo físico sigue siendo la medida del hombre. Henry se marchó precisamente hacia los libros y la escritura, hacia una forma de vida que su padre difícilmente podía reconocer como trabajo.
Y debajo de sus discusiones asoma una pregunta que Fante nunca necesita formular en voz alta: ¿qué puede reconocer un hijo como valioso en un padre del que ha pasado media vida intentando huir?
El oficio importa mucho aquí. Nick puede ser un desastre como marido y como padre, pero el tío sabe levantar una pared. Y la sabe levantar de verdad. Ese orgullo artesanal, casi feroz, es probablemente la parte de sí mismo que habría querido transmitir a sus hijos. Ahí padre e hijo están peleando también por lo que significa hacer algo digno con la propia vida. Y Fante no deja que Henry mire a su padre desde arriba.
En la distancia que Henry ha puesto con su familia se mezclan lucidez y soberbia. Ha ascendido, ha escapado y puede mirar desde fuera aquel mundo de inmigrantes italianos, borracheras y catolicismo. Puede despreciar el espectáculo y sentirse superior a quienes participan en él, pero Nick todavía sabe cómo hacerlo entrar en escena. Henry sigue perteneciendo al reparto.
También Maria tiene mucho que ver con eso. Su catolicismo ha sostenido durante décadas un matrimonio que parece concebido como prueba práctica de la resistencia de los materiales. Aguanta, cocina, perdona, protesta, utiliza la culpa y moviliza a sus hijos cuando hace falta. Alrededor de ella, Mario, Virgil y Stella han encontrado cada uno su propia manera de convivir con el padre. Los Molise son una familia, sí, pero también parecen los supervivientes de un fenómeno meteorológico llamado Nicholas.
Y luego está la otra familia del viejo: la del vino.
La hermandad que da título a la novela la forman esos compañeros de bebida, juego y fanfarronadas entre los que Nick conserva una autoridad que en casa se ha ido erosionando. Hay algo casi infantil en esos ancianos reunidos alrededor de las botellas, defendiendo unos códigos masculinos que empiezan a quedarse tan viejos como ellos. El vino sirve para celebrar, para olvidar, para demostrar hombría y, sobre todo, para aplazar la evidencia de que el cuerpo ya no está dispuesto a seguir participando en la fiesta.
Fante podría ponerse solemne con todo esto. Por fortuna, es Fante.
Su prosa avanza con esa facilidad engañosa que quienes vienen de la saga de Bandini reconocerán enseguida: frases limpias, diálogos de un toma y daca formidable, réplicas que llegan antes de que la anterior haya terminado de asentarse y una comicidad que nace muchas veces de la propia fricción entre los personajes. Y consigue que una criatura resulte ridícula y conmovedora prácticamente al mismo tiempo. Parece escribir sin esfuerzo, aunque detrás haya un control extraordinario del ritmo y, sobre todo, de esa maniobra tan suya: hacernos pasar de la carcajada al nudo en la garganta sin avisar y sin que se vea la costura.
Arturo Bandini miraba hacia delante con hambre, vanidad y una confianza bastante espectacular en Arturo Bandini. Henry Molise mira hacia atrás. Ya consiguió marcharse, ya se convirtió en escritor, ya hizo buena parte de aquello que un joven como Bandini soñaba hacer. Descubre que el éxito sirve para bastantes cosas, pero no para modificar la infancia. En esta novela la frontera entre Henry Molise y el propio Fante es particularmente fina: también detrás de Nick asoma con bastante claridad aquel padre inmigrante, albañil y formidablemente difícil del que el escritor extrajo buena parte de su material familiar.
Quizá por eso La hermandad de la uva me parece una novela especialmente hermosa dentro del mundo de Fante. Y también una de esas que uno recuerda con una sonrisa bastante poco fiable, porque sabe que detrás venía otra cosa. El viejo llega hasta el final con toda su aspereza intacta. Precisamente ahí encuentra Fante buena parte de la emoción de la novela. Nick continúa siendo Nick. Esa es precisamente la cuestión.
Henry vuelve a San Elmo creyendo que tendrá que resolver el problema de sus padres y acaba enfrentándose a uno bastante más antiguo: qué hacer con ese hombre imposible del que se marchó hace años y que, de algún modo, nunca terminó de dejar atrás.
Nick Molise deja su herencia a gritos, con las manos llenas de cemento y una botella de vino al lado. Aquí la notaría sobra.
DC
Sus padres, Nicholas «Nick» y Maria, llevan cincuenta y un años casados y vuelven a hablar de divorcio. Esta vez, al parecer, va en serio. Henry toma un avión rumbo a San Elmo dispuesto a ejercer de mediador, arreglar el desastre familiar y regresar cuanto antes a su vida. Es un plan magnífico. El problema es que en casa de los Molise los planes suelen durar aproximadamente hasta que aparece Nick.
Y Nick Molise aparece mucho.
Tiene setenta y seis años, fue un cantero formidable y continúa comportándose como si el mundo entero estuviera en deuda con él. Bebe, juega, persigue mujeres, maldice, humilla, provoca, aterroriza a sus hijos y lleva medio siglo haciendo méritos para que su esposa lo mande al infierno. Es egoísta, brutal, fanfarrón y agotador. También es, con bastante diferencia, la criatura más viva de la novela.
Fante consigue con él una cosa difícil: que podamos detestarlo sin dejar de mirarlo. Y, todavía peor para nuestra dignidad, que muchas veces nos haga reír mientras lo detestamos.
Porque sería facilísimo convertir a Nick en el monstruo doméstico de la función. Motivos sobran. Henry recuerda a su padre con demasiadas emociones a la vez: lo desprecia, le teme, se avergüenza de él, se ríe de él y, siendo todavía joven, descubre algo bastante más grave. También puede quererlo. Ese descubrimiento llegó temprano, cuando todavía vivía con él y empezó a leer a Dostoievski. Aquellos padres e hijos capaces de amarse y destrozarse prácticamente en la misma página le enseñaron a mirar al suyo de otra manera.
Porque querer a Nick Molise y querer vivir a kilómetros de Nick Molise son dos cosas perfectamente compatibles. Incluso deseables.
Henry se marchó de San Elmo, se hizo escritor, formó su propia familia y construyó una vida lejos de aquella casa. Ha hecho, en definitiva, todo lo necesario para dejar de ser hijo de Nick Molise. Y no ha servido de mucho. Porque las familias tienen esa mala costumbre: uno puede cambiar de ciudad, de oficio, de amigos y hasta de clase social; después vuelve a cruzar la puerta de la cocina de su infancia y en cinco minutos está discutiendo exactamente por lo mismo que treinta años atrás.
Fante lo entiende muy bien y, mejor todavía, sabe que esa tragedia puede ser divertidísima. Su humor suele aparecer justo cuando la escena empieza a doler de verdad, como si la carcajada fuera la única manera decente de seguir adelante sin ponerse solemne.
La novela está llena de broncas, exageraciones, insultos, comida, vino, amenazas, pequeñas conspiraciones familiares y ancianos empeñados en comportarse como si tuvieran cuarenta años menos. Nick decide que quiere aceptar un último trabajo: construir un ahumadero de piedra en las montañas. Necesita ayuda y, puesto que ninguno de sus hijos ha cometido la deferencia de seguir el oficio paterno, decide que Henry será su peón.
Henry intenta negarse. Naturalmente, acaba yendo.
Ese viaje convierte una situación casi de comedia familiar en algo bastante más interesante. Padre e hijo van a trabajar juntos por primera vez cuando uno ya está demasiado viejo para trabajar y el otro lleva toda la vida procurando no parecerse a él. Nick construye con piedra; Henry construye con palabras. Para Nick, el esfuerzo físico sigue siendo la medida del hombre. Henry se marchó precisamente hacia los libros y la escritura, hacia una forma de vida que su padre difícilmente podía reconocer como trabajo.
Y debajo de sus discusiones asoma una pregunta que Fante nunca necesita formular en voz alta: ¿qué puede reconocer un hijo como valioso en un padre del que ha pasado media vida intentando huir?
El oficio importa mucho aquí. Nick puede ser un desastre como marido y como padre, pero el tío sabe levantar una pared. Y la sabe levantar de verdad. Ese orgullo artesanal, casi feroz, es probablemente la parte de sí mismo que habría querido transmitir a sus hijos. Ahí padre e hijo están peleando también por lo que significa hacer algo digno con la propia vida. Y Fante no deja que Henry mire a su padre desde arriba.
En la distancia que Henry ha puesto con su familia se mezclan lucidez y soberbia. Ha ascendido, ha escapado y puede mirar desde fuera aquel mundo de inmigrantes italianos, borracheras y catolicismo. Puede despreciar el espectáculo y sentirse superior a quienes participan en él, pero Nick todavía sabe cómo hacerlo entrar en escena. Henry sigue perteneciendo al reparto.
También Maria tiene mucho que ver con eso. Su catolicismo ha sostenido durante décadas un matrimonio que parece concebido como prueba práctica de la resistencia de los materiales. Aguanta, cocina, perdona, protesta, utiliza la culpa y moviliza a sus hijos cuando hace falta. Alrededor de ella, Mario, Virgil y Stella han encontrado cada uno su propia manera de convivir con el padre. Los Molise son una familia, sí, pero también parecen los supervivientes de un fenómeno meteorológico llamado Nicholas.
Y luego está la otra familia del viejo: la del vino.
La hermandad que da título a la novela la forman esos compañeros de bebida, juego y fanfarronadas entre los que Nick conserva una autoridad que en casa se ha ido erosionando. Hay algo casi infantil en esos ancianos reunidos alrededor de las botellas, defendiendo unos códigos masculinos que empiezan a quedarse tan viejos como ellos. El vino sirve para celebrar, para olvidar, para demostrar hombría y, sobre todo, para aplazar la evidencia de que el cuerpo ya no está dispuesto a seguir participando en la fiesta.
Fante podría ponerse solemne con todo esto. Por fortuna, es Fante.
Su prosa avanza con esa facilidad engañosa que quienes vienen de la saga de Bandini reconocerán enseguida: frases limpias, diálogos de un toma y daca formidable, réplicas que llegan antes de que la anterior haya terminado de asentarse y una comicidad que nace muchas veces de la propia fricción entre los personajes. Y consigue que una criatura resulte ridícula y conmovedora prácticamente al mismo tiempo. Parece escribir sin esfuerzo, aunque detrás haya un control extraordinario del ritmo y, sobre todo, de esa maniobra tan suya: hacernos pasar de la carcajada al nudo en la garganta sin avisar y sin que se vea la costura.
Arturo Bandini miraba hacia delante con hambre, vanidad y una confianza bastante espectacular en Arturo Bandini. Henry Molise mira hacia atrás. Ya consiguió marcharse, ya se convirtió en escritor, ya hizo buena parte de aquello que un joven como Bandini soñaba hacer. Descubre que el éxito sirve para bastantes cosas, pero no para modificar la infancia. En esta novela la frontera entre Henry Molise y el propio Fante es particularmente fina: también detrás de Nick asoma con bastante claridad aquel padre inmigrante, albañil y formidablemente difícil del que el escritor extrajo buena parte de su material familiar.
Quizá por eso La hermandad de la uva me parece una novela especialmente hermosa dentro del mundo de Fante. Y también una de esas que uno recuerda con una sonrisa bastante poco fiable, porque sabe que detrás venía otra cosa. El viejo llega hasta el final con toda su aspereza intacta. Precisamente ahí encuentra Fante buena parte de la emoción de la novela. Nick continúa siendo Nick. Esa es precisamente la cuestión.
Henry vuelve a San Elmo creyendo que tendrá que resolver el problema de sus padres y acaba enfrentándose a uno bastante más antiguo: qué hacer con ese hombre imposible del que se marchó hace años y que, de algún modo, nunca terminó de dejar atrás.
Nick Molise deja su herencia a gritos, con las manos llenas de cemento y una botella de vino al lado. Aquí la notaría sobra.
DC
February 13, 2025
تصمیم گرفته بودم که امسال اولین کتابم از جان فانته رو بخونم و باید بگم عالی بود.
"رگ و ریشه" اثری است که جان فانته با قلمی درخشان، دنیایی خشک و در عین حال عمیق از آمریکا را به تصویر کشیده. فانته با خلق صحنههایی واقعی و بدون تزئین بیش از حد، تصویری از خانوادهای ایتالیایی در آمریکا رو به تصویر میکشه که شاید بشه گفت رابطه بین اعضای اون خانواده یکی از واقعیترین روابطی بود که تو یه کتاب خوندهام و اینقدر به واقعیت نزدیک بود که کاملا احساس میشد و یه جاهایی آدمو اذیت میکرد.
شخصیتهای داستان، هر کدوم با عمق و پیچیدگیهای خاص خودشون، از اولین صفحه خواننده رو درگیر میکنن. روابط میان آنها، که از برخوردهای تند و پرتنش گرفته تا لحظات نرم و انسانی متغیر است، به گونهای پرداخت شدهاند که هیچ یک از شخصیتها برای لحظهای کوتاه بیروح یا سطحی به نظر نمیان. این تعادل بین شخصیتپردازی و فضای خشک آمریکا، باعث میشه که داستان از ابتدا تا انتها جریان سریع و جذابی داشته باشه و هرگز حس کندی رو القا نکنه.
چیزی که بیشتر از همه تو این رمان منو تحت تأثیر قرار داد، نحوهی بیان داستان بود؛ روان، مستقیم و در عین حال بسیار عاطفی. فانته با نگاهی دقیق به جزئیات و احساسات انسانی، موفق شده هر لحظه را زنده و تنشزا کنه. اگه به دنبال کتابی هستین که هم از لحاظ فضاسازی و هم از نظر شخصیت پردازی بینظیر باشه و در عین حال داستانی با ریتمی پویا و جذاب ارائه بده، "رگ و ریشه" رو پیشنهاد میدم.
"رگ و ریشه" اثری است که جان فانته با قلمی درخشان، دنیایی خشک و در عین حال عمیق از آمریکا را به تصویر کشیده. فانته با خلق صحنههایی واقعی و بدون تزئین بیش از حد، تصویری از خانوادهای ایتالیایی در آمریکا رو به تصویر میکشه که شاید بشه گفت رابطه بین اعضای اون خانواده یکی از واقعیترین روابطی بود که تو یه کتاب خوندهام و اینقدر به واقعیت نزدیک بود که کاملا احساس میشد و یه جاهایی آدمو اذیت میکرد.
شخصیتهای داستان، هر کدوم با عمق و پیچیدگیهای خاص خودشون، از اولین صفحه خواننده رو درگیر میکنن. روابط میان آنها، که از برخوردهای تند و پرتنش گرفته تا لحظات نرم و انسانی متغیر است، به گونهای پرداخت شدهاند که هیچ یک از شخصیتها برای لحظهای کوتاه بیروح یا سطحی به نظر نمیان. این تعادل بین شخصیتپردازی و فضای خشک آمریکا، باعث میشه که داستان از ابتدا تا انتها جریان سریع و جذابی داشته باشه و هرگز حس کندی رو القا نکنه.
چیزی که بیشتر از همه تو این رمان منو تحت تأثیر قرار داد، نحوهی بیان داستان بود؛ روان، مستقیم و در عین حال بسیار عاطفی. فانته با نگاهی دقیق به جزئیات و احساسات انسانی، موفق شده هر لحظه را زنده و تنشزا کنه. اگه به دنبال کتابی هستین که هم از لحاظ فضاسازی و هم از نظر شخصیت پردازی بینظیر باشه و در عین حال داستانی با ریتمی پویا و جذاب ارائه بده، "رگ و ریشه" رو پیشنهاد میدم.
July 24, 2026
Es ist okay, ich glaube ich habe einfach schon zu viele Fante Romane gelesen. Dieser hier hat mich nicht ganz so fasziniert, wie einige andere seiner Romane. Ich fand den Stil diesmal nicht ganz ausgegoren, vor allem die Hauptfigur Henry Molise erschien mir nicht stimmig in seiner Entwicklung. Die anderen Charaktere, allen voran der Vater (letztlich ist es ein Roman über seinen Vater), die Mutter, die Brüder, deren Frauen und des Vaters Saufkumpane sind hingegen gut getroffen. Die Handlung ist eher mittelspannend. Am besten sind der Anfang und der Schluss.
Würde zum Fante-Einstieg eher 1933 oder Westlich von Rom empfehlen.
Würde zum Fante-Einstieg eher 1933 oder Westlich von Rom empfehlen.
October 11, 2013
“Non c'è nessuno che ti paghi per legger libri” (Nick Molise)
Volevo asfaltare il ricordo de “La Strada per Los Angeles”, non era il Fante a cui ero abituato, quello che mi aveva emozionato, dunque ho deciso di rileggermi “La confraternita dell'uva”. Forse è così che dovremmo fare, ogni tanto tirar giù un 5 stelle e controllare se son sempre tutte accese. Lo so, non è un'operazione immune da rischi. Il primo, quello più concreto, è che a spegnersi sia stato qualcosa dentro di noi.
L'ho riletto in e-book e poi sono andato a controllare le vecchie sottolineature a lapis
Come poteva un uomo vivere senza suo padre? Come poteva alzarsi la mattina e dire a se stesso: mio padre se n'è andato per sempre?
c'era già nel 2000, mio padre invece oggi non c'è più. Negli ultimi anni mi sono posto quella domanda senza ricordare che l'aveva formulata John Fante al posto mio. “La confraternita dell'uva” è spigoloso come le pietre che Henry e suo padre sono chiamati murare per costruire un essiccatoio presso un Motel in montagna. E' un romanzo sanguigno, infarcito di incomprensioni sensi di colpa, ricordi e sogni che nuotano nel bicchiere. E' imperfetto come l'essiccatoio che costruiranno lavorando alacremente spalla a spalla, è imperfetto come la beffa che li attenderà a lavoro ultimato.
Il quadro degli immigrati italiani in America ha questi colori:
la signora Dietrich era assolutamente persuasa che gli italiani fossero creature di sangue africano, che tutti gli italiani girassero col coltello, e che la nazione si trovava ormai nelle grinfie della mafia.
Le dinamiche familiari descritte sono convincenti, la figura matriarcale di Maria è seconda solo a quella di Nick Molise, il patriarca, l'asse terrestre.
Henry, il maggiore dei quattro figli, narra la storia, di cui è parte attiva, in prima persona. Di mestiere fa lo scrittore, e per farlo è dovuto fuggire da casa perchè suo padre non lo riteneva un mestiere e considerava i libri un guaio.
Io ho un debole per gli elenchi delle letture dei miei autori preferiti
Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell'uomo e del mondo, d'amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai più stato lo stesso. Il suo nome era Fëdor Michailovich Dostoevskij. Ne sapeva più lui di padri e figli diqualsiasi uomo al mondo, e così di fratelli e sorelle, di preti e mascalzoni, di colpa e di innocenza.
..Sì, me ne andai. Lo feci prima ancora di compiere vent'anni. Furono gli scrittori a portarmi via. London, Dreiser, Sherwood Anderson, Thomas Wolfe, Hemingway, Fitzgerald, Silone, Hamsun, Steinbeck
La mia stella polare si è spenta, ma quelle di questo libro sono ancora tutte accese.
Volevo asfaltare il ricordo de “La Strada per Los Angeles”, non era il Fante a cui ero abituato, quello che mi aveva emozionato, dunque ho deciso di rileggermi “La confraternita dell'uva”. Forse è così che dovremmo fare, ogni tanto tirar giù un 5 stelle e controllare se son sempre tutte accese. Lo so, non è un'operazione immune da rischi. Il primo, quello più concreto, è che a spegnersi sia stato qualcosa dentro di noi.
L'ho riletto in e-book e poi sono andato a controllare le vecchie sottolineature a lapis
Come poteva un uomo vivere senza suo padre? Come poteva alzarsi la mattina e dire a se stesso: mio padre se n'è andato per sempre?
c'era già nel 2000, mio padre invece oggi non c'è più. Negli ultimi anni mi sono posto quella domanda senza ricordare che l'aveva formulata John Fante al posto mio. “La confraternita dell'uva” è spigoloso come le pietre che Henry e suo padre sono chiamati murare per costruire un essiccatoio presso un Motel in montagna. E' un romanzo sanguigno, infarcito di incomprensioni sensi di colpa, ricordi e sogni che nuotano nel bicchiere. E' imperfetto come l'essiccatoio che costruiranno lavorando alacremente spalla a spalla, è imperfetto come la beffa che li attenderà a lavoro ultimato.
Il quadro degli immigrati italiani in America ha questi colori:
la signora Dietrich era assolutamente persuasa che gli italiani fossero creature di sangue africano, che tutti gli italiani girassero col coltello, e che la nazione si trovava ormai nelle grinfie della mafia.
Le dinamiche familiari descritte sono convincenti, la figura matriarcale di Maria è seconda solo a quella di Nick Molise, il patriarca, l'asse terrestre.
Henry, il maggiore dei quattro figli, narra la storia, di cui è parte attiva, in prima persona. Di mestiere fa lo scrittore, e per farlo è dovuto fuggire da casa perchè suo padre non lo riteneva un mestiere e considerava i libri un guaio.
Io ho un debole per gli elenchi delle letture dei miei autori preferiti
Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell'uomo e del mondo, d'amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai più stato lo stesso. Il suo nome era Fëdor Michailovich Dostoevskij. Ne sapeva più lui di padri e figli diqualsiasi uomo al mondo, e così di fratelli e sorelle, di preti e mascalzoni, di colpa e di innocenza.
..Sì, me ne andai. Lo feci prima ancora di compiere vent'anni. Furono gli scrittori a portarmi via. London, Dreiser, Sherwood Anderson, Thomas Wolfe, Hemingway, Fitzgerald, Silone, Hamsun, Steinbeck
La mia stella polare si è spenta, ma quelle di questo libro sono ancora tutte accese.
May 12, 2020
“Cortad esas palabras y sangrarán, porque son vasculares, son vivientes “.
Ralph Waldo Emerson.
Si algún día pudiese escribir una novelita es muy probable que tratara de adoptar el estilo de este autor, quien escribe con el corazón en la mano y con una inspiración sencilla, espontánea, sin artificios, pero con el don de poder tocar todas las fibras internas. Reitero mis primeras impresiones sobre este escritor cuando me encontré con él por primera vez hace un año y medio aproximadamente: en cuanto empiezas a leer las primeras líneas se apodera de ti un sentimiento especial de ternura y de humanidad. Cada línea posee vida propia.
Estamos ante otra pequeña obra maestra de la literatura del siglo XX a cargo del escritor norteamericano John Fante (1909-1983). La historia nos cuenta las venturas y desventuras de una familia de esas cuya sangre corre furiosa y encendida a través de unas venas tozudas y anchas; una de esas familias cuyos miembros poseen un carácter en exceso susceptible y hasta cierto punto belicoso. Una familia como hay muchas: llenas de discordias, de desacuerdos, de falta de tolerancia y aquí cabría insertar la muy citada frase inicial con que Tosltói comienza Anna Karénina: “Todas las familias felices se parecen, las desdichadas los son cada una a su manera”.
La familia Molise está encabezada por el padre, un hombre forjado a base de golpes y esfuerzos, de condición humilde, hombre atrabiliario, soez, despótico, disoluto, borracho pertinaz pero un trabajador incansable, titánico, llamado Nicholas “Nick” Molise. Los demás personajes son la madre, tres hijos varones y una mujer. Todos ellos, y algunos otros, pintados de cuerpo entero por esa pluma fantástica de Fante, que sabe crear personajes entrañables, profundamente humanos, con sentido del humor y en alguna medida guiados por valores cristianos. Uno de los hijos llamado Henry parece ser un trasunto del autor. Él y Nick conducen gran parte de la carga narrativa de la novela.
Henry pasa episodios realmente difíciles pero se propone ganarse la vida y dejar de ser pobre. Pasa por diversos oficios miserables y un buen día descubre su vocación a pesar del férreo antagonismo de su padre, cuando conoció a Dostoievski: “…se introdujo en mi vida un espíritu grandioso. Tenía el libro en mis manos y temblaba mientras me hablaba del hombre y el mundo, del amor y la sabiduría, del dolor y la culpa. El espíritu se llamaba Fiódor Mijailóvich Dostoievski”.
La vida y las andanzas de Nick de cuecen aparte. Su vida es sólo cosa de él, es su reducto sagrado, tan sagrado como ese vino que con veneración bebe a diario y que lo hace llevar su existencia a su manera, con sus gustos, sus vicios, sus ocurrencias y desmesuras. La sangre de Baco que mezclada con la de él remozan su vida, su carne, su alma, su corazón y le llenan las entrañas de fuego para seguir buscándose un lugar en la tierra.
Una novela estupenda publicada en 1977 y cuya traducción realizada por el escritor y traductor español Antonio Prometeo Moya (1949) me pareció excelente.
Ralph Waldo Emerson.
Si algún día pudiese escribir una novelita es muy probable que tratara de adoptar el estilo de este autor, quien escribe con el corazón en la mano y con una inspiración sencilla, espontánea, sin artificios, pero con el don de poder tocar todas las fibras internas. Reitero mis primeras impresiones sobre este escritor cuando me encontré con él por primera vez hace un año y medio aproximadamente: en cuanto empiezas a leer las primeras líneas se apodera de ti un sentimiento especial de ternura y de humanidad. Cada línea posee vida propia.
Estamos ante otra pequeña obra maestra de la literatura del siglo XX a cargo del escritor norteamericano John Fante (1909-1983). La historia nos cuenta las venturas y desventuras de una familia de esas cuya sangre corre furiosa y encendida a través de unas venas tozudas y anchas; una de esas familias cuyos miembros poseen un carácter en exceso susceptible y hasta cierto punto belicoso. Una familia como hay muchas: llenas de discordias, de desacuerdos, de falta de tolerancia y aquí cabría insertar la muy citada frase inicial con que Tosltói comienza Anna Karénina: “Todas las familias felices se parecen, las desdichadas los son cada una a su manera”.
La familia Molise está encabezada por el padre, un hombre forjado a base de golpes y esfuerzos, de condición humilde, hombre atrabiliario, soez, despótico, disoluto, borracho pertinaz pero un trabajador incansable, titánico, llamado Nicholas “Nick” Molise. Los demás personajes son la madre, tres hijos varones y una mujer. Todos ellos, y algunos otros, pintados de cuerpo entero por esa pluma fantástica de Fante, que sabe crear personajes entrañables, profundamente humanos, con sentido del humor y en alguna medida guiados por valores cristianos. Uno de los hijos llamado Henry parece ser un trasunto del autor. Él y Nick conducen gran parte de la carga narrativa de la novela.
Henry pasa episodios realmente difíciles pero se propone ganarse la vida y dejar de ser pobre. Pasa por diversos oficios miserables y un buen día descubre su vocación a pesar del férreo antagonismo de su padre, cuando conoció a Dostoievski: “…se introdujo en mi vida un espíritu grandioso. Tenía el libro en mis manos y temblaba mientras me hablaba del hombre y el mundo, del amor y la sabiduría, del dolor y la culpa. El espíritu se llamaba Fiódor Mijailóvich Dostoievski”.
La vida y las andanzas de Nick de cuecen aparte. Su vida es sólo cosa de él, es su reducto sagrado, tan sagrado como ese vino que con veneración bebe a diario y que lo hace llevar su existencia a su manera, con sus gustos, sus vicios, sus ocurrencias y desmesuras. La sangre de Baco que mezclada con la de él remozan su vida, su carne, su alma, su corazón y le llenan las entrañas de fuego para seguir buscándose un lugar en la tierra.
Una novela estupenda publicada en 1977 y cuya traducción realizada por el escritor y traductor español Antonio Prometeo Moya (1949) me pareció excelente.
March 25, 2013
An absolutely sensational novel. Want to give this six stars. One of the best books I have ever read. Everyone raves about Ask the Dust but if you ask me THIS is the American novel to end all American novels.
"They were chunks of rough-hewn granite, gray and misshapen. I bent down to heft one of the smaller stones. Not that it was heavy, it was preposterously, unbelievably heavy, at least a hundred pounds, and not bigger than a basketball. The others were like it or heavier. I could help him lift the smaller stones to the wall, but it was going to be a killer job for a man of seventy-six with soft hands and soft muscles who had done no physical labor in five years. He could sprain his back, or pop a hernia, or break a blood vessel. I had observed the flaming veins of his eyes. The wine had been thorough and the damage had been done. It was madness to challenge the danger, but my old man was mad, the burden of his uselessness was madness, and the sense of his entire life coming to an end in a struggle with stones was the maddest part of it all".
The Brotherhood of the Grape is a story about the Molise family, a working class Italian family, but with the focus on the father Nick Molise - a hard-working, talented, stubborn, proud stonemason who when he is not building some of the most beautiful structures and buildings in the city of San Elmo is busy chasing skirts or trying to get as shitfaced drunk as possible with his mates on the local Angelo Musso wine. The camaraderie that Nick Molise enjoys and shares with his drinking buddies binds them in a brotherhood of the grape.
Nick has three sons - Henry who is the narrator of the story and a writer who has come to San Elmo to try and prevent his mother from divorcing his father, Virgil a selfish, gluttonous but intelligent bank clerk and Mario a hopelessly lost dreamer who is obsessed with major league baseball.
Nick realizes that he is almost at the end of his tether but wants to complete one more job of stonemasonry, the perfect job so to speak, before he dies. He wishes to go into the mountains to build a smokehouse - a building for curing deer meat/venison which will rake them in an easy $1500. Sound like an easy way to get rich quick? Yes but add to Nick's list of growing problems the fact that he is an incorrigible and pretty bad gambler who manages to lose all his earnings. It's almost saying Nick shooting himself at the foot at the poker table each time.
What I found so powerful about this book, and what makes it such an important novel is that the message applies to anyone with family. For all of his father's flaws, for all of the nasty things he did throughout his life, cheating on his wife, lushing it up, being mean to his kids (when he bothered to take an interest in them in the first place), ultimately he is still human and someone who maybe did not know how to show love to his children or to his wife but someone who still left an indelible mark on his children for good or for bad. In this novel we can see how the recognition of time running out and grief itself can have this power of rallying all the members of the family, that is those who really care and in times like this, people really show their true colours. Henry, despite his own flaws, seems to be the son who cares most for his dad, Virgil visits his mother only because she is a wonderful cook and visits his father out of duty but not out of wanting to do it while Mario puts his baseball and his own immediate family first and his parents second. This is a great microcosmic story and example of the human struggle and the beauty and defiance of the human spirit before the looming and almost overpowering specter of death that hangs over our lives.
Fante is one hell of a storyteller. This should be required reading at all American schools if you ask me. Will definitely check out more of his books in future. Ask the Dust is good but this in my opinion blows it right out of the water.
"They were chunks of rough-hewn granite, gray and misshapen. I bent down to heft one of the smaller stones. Not that it was heavy, it was preposterously, unbelievably heavy, at least a hundred pounds, and not bigger than a basketball. The others were like it or heavier. I could help him lift the smaller stones to the wall, but it was going to be a killer job for a man of seventy-six with soft hands and soft muscles who had done no physical labor in five years. He could sprain his back, or pop a hernia, or break a blood vessel. I had observed the flaming veins of his eyes. The wine had been thorough and the damage had been done. It was madness to challenge the danger, but my old man was mad, the burden of his uselessness was madness, and the sense of his entire life coming to an end in a struggle with stones was the maddest part of it all".
The Brotherhood of the Grape is a story about the Molise family, a working class Italian family, but with the focus on the father Nick Molise - a hard-working, talented, stubborn, proud stonemason who when he is not building some of the most beautiful structures and buildings in the city of San Elmo is busy chasing skirts or trying to get as shitfaced drunk as possible with his mates on the local Angelo Musso wine. The camaraderie that Nick Molise enjoys and shares with his drinking buddies binds them in a brotherhood of the grape.
Nick has three sons - Henry who is the narrator of the story and a writer who has come to San Elmo to try and prevent his mother from divorcing his father, Virgil a selfish, gluttonous but intelligent bank clerk and Mario a hopelessly lost dreamer who is obsessed with major league baseball.
Nick realizes that he is almost at the end of his tether but wants to complete one more job of stonemasonry, the perfect job so to speak, before he dies. He wishes to go into the mountains to build a smokehouse - a building for curing deer meat/venison which will rake them in an easy $1500. Sound like an easy way to get rich quick? Yes but add to Nick's list of growing problems the fact that he is an incorrigible and pretty bad gambler who manages to lose all his earnings. It's almost saying Nick shooting himself at the foot at the poker table each time.
What I found so powerful about this book, and what makes it such an important novel is that the message applies to anyone with family. For all of his father's flaws, for all of the nasty things he did throughout his life, cheating on his wife, lushing it up, being mean to his kids (when he bothered to take an interest in them in the first place), ultimately he is still human and someone who maybe did not know how to show love to his children or to his wife but someone who still left an indelible mark on his children for good or for bad. In this novel we can see how the recognition of time running out and grief itself can have this power of rallying all the members of the family, that is those who really care and in times like this, people really show their true colours. Henry, despite his own flaws, seems to be the son who cares most for his dad, Virgil visits his mother only because she is a wonderful cook and visits his father out of duty but not out of wanting to do it while Mario puts his baseball and his own immediate family first and his parents second. This is a great microcosmic story and example of the human struggle and the beauty and defiance of the human spirit before the looming and almost overpowering specter of death that hangs over our lives.
Fante is one hell of a storyteller. This should be required reading at all American schools if you ask me. Will definitely check out more of his books in future. Ask the Dust is good but this in my opinion blows it right out of the water.
March 29, 2023
جملهای از چارلز بوکفسکی من رو ترغیب کرد که آثار جان فانته رو بخونم. و من با این کتاب شروع کردم. بوکفسکی گفته بود: «جان فانته خدای من است» و از همین یک کتاب هم میشد کلی از وجوه مشترک این دو نفر رو پیدا کرد.
داستان کتاب برام جذاب بود؛ کلاً داستانهایی که توشون از روابط پدر و پسری، اونهم بیپرده و بدون در نظر گرفتن احترامهای معمول حرف زده میشه، برام جذابه. اما چیزی که بیش از همه در رگ و ریشه من رو به ذوق آورد، ارجاعهای نویسنده به داستایفسکی بود. در واقع جان فانته هم بهنوعه تو این اثرش گفته داستایفسکی خدای من است.
بهشدت ترغیب شدهم بقیۀ کارهای فانته، خصوصاً اون چهارگانهش رو بخونم. مترجم همهشون هم یکیه. ترجمۀ این کتاب هم در کل خوب بود، اما چند تا خامدستی عجیب ازش دیدم که کمی تو خریدن چهارگانه من رو به شک انداخت.
داستان کتاب برام جذاب بود؛ کلاً داستانهایی که توشون از روابط پدر و پسری، اونهم بیپرده و بدون در نظر گرفتن احترامهای معمول حرف زده میشه، برام جذابه. اما چیزی که بیش از همه در رگ و ریشه من رو به ذوق آورد، ارجاعهای نویسنده به داستایفسکی بود. در واقع جان فانته هم بهنوعه تو این اثرش گفته داستایفسکی خدای من است.
بهشدت ترغیب شدهم بقیۀ کارهای فانته، خصوصاً اون چهارگانهش رو بخونم. مترجم همهشون هم یکیه. ترجمۀ این کتاب هم در کل خوب بود، اما چند تا خامدستی عجیب ازش دیدم که کمی تو خریدن چهارگانه من رو به شک انداخت.
May 27, 2013

John Fante (1909-1983)
John Fante (1909-1983) é um dos escritores norte-americanos mais injustamente “esquecidos” no panorama da literatura contemporânea.
John Fante, admirador confesso do escritor norueguês Knut Hamsun, que tal como ele teve uma vida duríssima, feita com as mais elementares privações – passou fome (tal como o narrador de “Fome” do livro de Hamsun) – viveu em sórdidas habitações e motéis, vagabundeava sem destino ou descanso, envolveu-se com mulheres do dia e da “noite”, teve graves problemas com o alcoolismo, mantinha relações conflituosas com as autoridades, trabalhava esporadicamente para sobreviver, mas proclamava invariavelmente uma genialidade incompreendida, consequência dessa sua vida “marginal” e que terminava numa produção literária irregular.
A influência de Knut Hamsun é perfeitamente perceptível na saga do Arturo Bandini (“A Primavera Há-de Voltar, Bandini”, “Estrada Para Los Angeles”, "Pergunta ao Pó” e “Sonhos de Bunker Hill“ (recentemente editado em Portugal) mas também neste “A Confraria do Vinho”.
“A Confraria do Vinho” é evidentemente um romance autobiográfico, numa narrativa em que evoca admiravelmente as suas origens, as suas relações familiares ambíguas e complexas, numa escrita simples e brilhante, plena de humor e sarcasmos.
Henry Molise, o narrador, é um escritor “normal” com uma família e uma vida pacata, que recebe uma chamada de um dos seus irmãos, em desespero, porque os seus pais de mais de setenta anos se vão divorciar.
É neste acontecimento “estranho” e “inexplicável” que John Fante desenvolve uma narrativa no tempo presente, mas conjugada admiravelmente nas memórias passadas, em que evoca, sobretudo, a figura do seu pai Nick – com relações dramáticas e conflituosas, violentas, dominadas pelo alcoolismo, era jogador inveterado e mulherengo assumido, mas igualmente norteadas por um catolicismo acerbado (por parte da mãe).
Apesar de um ódio – mútuo – entre pai (Nick) e filho (Henry) existe igualmente um sentimento de desculpabilidade e compreensão.
Em “A Confraria do Vinho” as relações familiares são soberbamente descritas, criando uma dinâmica na narrativa sem tempos mortos e repletas de um humor hilariante e melodramático.
Uma verdadeira preciosidade literária, poderosamente emocional, desenvolvida com sentimentos ambíguos como a raiva, a desilusão e o desprezo, mas que apesar da crueldade das relações e comportamentos consegue manter a esperança do amor.
Um livro perfeito - excepto a capa da edição portuguesa.
September 4, 2020
Pochi scrittori al mondo sanno rendere in maniera così incredibile (e godibile) i personaggi dei propri romanzi, narrare della loro vita in maniera così schietta e, nel contempo, candida, lasciar affiorare la delicatezza dei sentimenti anche dalle situazioni apparentemente meno consone a farlo.
June 11, 2025
Oh Johnny caro, cannalo un libro ogni tanto, che qua rischio seriamente di innamorarmi a ogni lettura e c'ho Giacomo Londra che inizia a essermi geloso. Sei pure abruzzese, voglio dire, datti una calmata. Mi fai troppo ridere, e intristire, e commuovere, e incazzare, e sospirare, e piangere, e riflettere, e pensare, e sognare, con la tua scrittura.
Poche ciance, l'ho già capito da un pezzo che sei il migliore.
Devo solo decidere se La confraternita dell'uva può fregiarsi del titolo di preferito, fra i libri già letti. Chiedi alla polvere è lì, che lo insidia a un passo, e io non so scegliere.
Henry Molise vs Arturo Bandini. È una bella lotta. Mi sa che me li prendo entrambi.
16 Settembre
Appena terminata la seconda lettura di questa gemma incredibile che è il vero capolavoro fra i capolavori di John Fante. La Confraternita dell'uva è una specie di romanzo testamento, oltre ad essere probabilmente il suo lavoro più maturo, e secondo me anche quello più sentito.
È vero, i romanzi in cui compare Nick Fante, che si chiami Svevo Bandini o Nick Molise, hanno una marcia in più. Spesso la sua figura rischia di offuscare quella di Arturo Bandini e di Henry Molise.
Colonna portante solida come i muri che ha eretto il più grande muratore/scalpellino d'America.
Partito nel 1901 da Torricella Peligna, Nick affronta gli Stati Uniti con la rabbia negli occhi e le bestemmie fra i denti. Brutto, brutto carattere, per stessa ammissione dei suoi parenti più stretti. Uno di quelli che si aggira per le vie di Denver e Boulder col coltello in tasca, uno di quelli che ha più vino che sangue nelle vene.
La confraternita dell'uva è l'epifania di Nick Fante. Un romanzo accorato e sofferto su questo padre padrone che come un imperatore romano ha la facoltà di decidere e rovinare il destino di chi gli sta attorno.
Marito fedifrago, padre duro e inflessibile, giocatore incallito di poker, scommettitore seriale, insolito e rustico tombeur des femmes, croce e delizia, amore e odio, estasi e tormento.
l'Alfa e l'Omega.
Attorno a Nick Molise si muove la sua combriccola di paisani ubriaconi. Antrilli, Cavallaro, Zarlingo, Benedetti, il saggio muto Angelo Musso che spilla vini letali come il veleno e inebrianti come il suicidio.
Meglio morire ubriachi che morire di sete.
Meglio morire attorniato dagli amici che in mezzo ai dottori. È così che funziona.
Henry Molise non può fare niente per opporsi al destino deciso forse da Bacco forse da quel dio tante volte rinnegato da chi l'ha messo al mondo. Può soltanto accompagnare suo padre alla morte, morendo anch'egli appresso a lui. Ma prima di morire bisogna ripercorrere la vita fin dall'inizio, bisogna tornare a odiarsi, a litigare, a discutere, a insultarsi, a mandarsi a fanculo da nemici - amici.
Questo romanzo è bello, è fottutamente scorrevole, a suo modo impietoso, se vogliamo immorale. Sordido. Commovente.
Lo leggi e godi. Lo leggi e ridi. Lo leggi e sei felice. Lo leggi e piangi. Lo leggi e sei triste.
Lo scorso giugno, finita la prima lettura, mi chiedevo se La confraternita dell'uva potesse fregiarsi del titolo di migliore e se Chiedi alla polvere non arrivasse a scalzarlo.
Oggi dico, dopo varie riletture, che Chiedi alla polvere è il Bandini più umbratile e melanconico, mentre La strada per Los Angeles è quello più cinico e "primitivo".
Aspetta primavera Bandini è una sorta di prologo a 1933 Un anno terribile, nonostante i protagonisti siano diversi, diverso patronimico, eppure situazioni dannatamente simili fra loro.
Sogni di Bunker Hill è di nuovo il Bandini che ha voglia di mangiarsi il mondo.
E allora, Bandini o Molise? La polvere o l'uva?
L'Abruzzo è una terra di uva e di polvere, di santi e madonne, dove madonne sta per bestemmie. Di gente forte e gentile, di "gente triste" dove triste sta per intrattabili. Come faccio a scegliere?
*sospirone*
John, sarai stato pure lo scrittore più maledetto d'America, ma cristo se ci sapevi fare con la macchina da scrivere.
Poche ciance, l'ho già capito da un pezzo che sei il migliore.
Devo solo decidere se La confraternita dell'uva può fregiarsi del titolo di preferito, fra i libri già letti. Chiedi alla polvere è lì, che lo insidia a un passo, e io non so scegliere.
Henry Molise vs Arturo Bandini. È una bella lotta. Mi sa che me li prendo entrambi.
16 Settembre
Appena terminata la seconda lettura di questa gemma incredibile che è il vero capolavoro fra i capolavori di John Fante. La Confraternita dell'uva è una specie di romanzo testamento, oltre ad essere probabilmente il suo lavoro più maturo, e secondo me anche quello più sentito.
È vero, i romanzi in cui compare Nick Fante, che si chiami Svevo Bandini o Nick Molise, hanno una marcia in più. Spesso la sua figura rischia di offuscare quella di Arturo Bandini e di Henry Molise.
Colonna portante solida come i muri che ha eretto il più grande muratore/scalpellino d'America.
Partito nel 1901 da Torricella Peligna, Nick affronta gli Stati Uniti con la rabbia negli occhi e le bestemmie fra i denti. Brutto, brutto carattere, per stessa ammissione dei suoi parenti più stretti. Uno di quelli che si aggira per le vie di Denver e Boulder col coltello in tasca, uno di quelli che ha più vino che sangue nelle vene.
La confraternita dell'uva è l'epifania di Nick Fante. Un romanzo accorato e sofferto su questo padre padrone che come un imperatore romano ha la facoltà di decidere e rovinare il destino di chi gli sta attorno.
Marito fedifrago, padre duro e inflessibile, giocatore incallito di poker, scommettitore seriale, insolito e rustico tombeur des femmes, croce e delizia, amore e odio, estasi e tormento.
l'Alfa e l'Omega.
Attorno a Nick Molise si muove la sua combriccola di paisani ubriaconi. Antrilli, Cavallaro, Zarlingo, Benedetti, il saggio muto Angelo Musso che spilla vini letali come il veleno e inebrianti come il suicidio.
Meglio morire ubriachi che morire di sete.
Meglio morire attorniato dagli amici che in mezzo ai dottori. È così che funziona.
Henry Molise non può fare niente per opporsi al destino deciso forse da Bacco forse da quel dio tante volte rinnegato da chi l'ha messo al mondo. Può soltanto accompagnare suo padre alla morte, morendo anch'egli appresso a lui. Ma prima di morire bisogna ripercorrere la vita fin dall'inizio, bisogna tornare a odiarsi, a litigare, a discutere, a insultarsi, a mandarsi a fanculo da nemici - amici.
Questo romanzo è bello, è fottutamente scorrevole, a suo modo impietoso, se vogliamo immorale. Sordido. Commovente.
Lo leggi e godi. Lo leggi e ridi. Lo leggi e sei felice. Lo leggi e piangi. Lo leggi e sei triste.
Lo scorso giugno, finita la prima lettura, mi chiedevo se La confraternita dell'uva potesse fregiarsi del titolo di migliore e se Chiedi alla polvere non arrivasse a scalzarlo.
Oggi dico, dopo varie riletture, che Chiedi alla polvere è il Bandini più umbratile e melanconico, mentre La strada per Los Angeles è quello più cinico e "primitivo".
Aspetta primavera Bandini è una sorta di prologo a 1933 Un anno terribile, nonostante i protagonisti siano diversi, diverso patronimico, eppure situazioni dannatamente simili fra loro.
Sogni di Bunker Hill è di nuovo il Bandini che ha voglia di mangiarsi il mondo.
E allora, Bandini o Molise? La polvere o l'uva?
L'Abruzzo è una terra di uva e di polvere, di santi e madonne, dove madonne sta per bestemmie. Di gente forte e gentile, di "gente triste" dove triste sta per intrattabili. Come faccio a scegliere?
*sospirone*
John, sarai stato pure lo scrittore più maledetto d'America, ma cristo se ci sapevi fare con la macchina da scrivere.
July 19, 2010
What I read most into in the story of this book is about filial relationships.
Nick Molise may be a drunk and a terrible gambler, he might be a part of this brotherhood of the grape, but he is also a husband and a father, and the way he affects the people around him is as much a part of this book as his strong, sometimes funny, sometimes pathetic way of confronting the world.
I loved him, but I guess lately I have been thinking a lot about how our relationship to our parents define us, so I really identified with Henry, his son, and the narrator of the novel, a writer who feels he has nothing to do with the way his father is, and yet is so completely affected by everything he says, or has said or done.
This is the first book I have read by Fante, and I am looking forward to reading mucho more from him.
Nick Molise may be a drunk and a terrible gambler, he might be a part of this brotherhood of the grape, but he is also a husband and a father, and the way he affects the people around him is as much a part of this book as his strong, sometimes funny, sometimes pathetic way of confronting the world.
I loved him, but I guess lately I have been thinking a lot about how our relationship to our parents define us, so I really identified with Henry, his son, and the narrator of the novel, a writer who feels he has nothing to do with the way his father is, and yet is so completely affected by everything he says, or has said or done.
This is the first book I have read by Fante, and I am looking forward to reading mucho more from him.
January 20, 2025
No puedo pedirle más a una novela que lo que tiene La hermandad de la uva. John Fante entrega a racimos humor y crudeza dentro de un drama familiar en un pueblo desmejorado de los EEUU. Genial.
February 10, 2022
`¿Por qué aquella pasión por el juego? Virgil creía que era consecuencia de la pobreza que había pasado en la infancia. Pero era una explicación demasiado fácil. Yo pensaba que era una manifestación de su enfado con el mundo, de su deseo de vencer al sistema, de su sentido emigrante de ser un marginado´
`Encontré la información que necesitaba en un libro de medicina de la biblioteca pública. ¿Era mortal el asma? Podría serlo. Pues que lo fuese. Dostoyevski era epiléptico, yo era asmático. Para escribir bien un hombre tiene que tener una afección mortal. Era la única forma de afrontar la presencia de la muerte.´
`Debía de morir con valor y en silencio, porque no recordaba quejas ni lágrimas. Primero sentí el dolor penetrante en la zona lumbar que acaba produciendo el manejo de la maza, y luego se me fue, pareció alejarse hacia el bosque, al igual que los otros dolores, el de los pies, el de las manos llenas de ampollas, la punzada en los riñones…,uno tras otro desaparecieron y sentí y sentí que cesaban las funciones del sistema nervioso. Cuando vuelva a morir, me dije, indiscutiblemente por última vez, debo acordarme de afrontar el trance como aquel día en las montañas, sometiéndose a la muerte como si fuera mi amada, sonriendo mientras la estrechaba entre mis brazos.´
Fante, a través de Bandini nos cuenta la historia de un escritor que quiere renunciar a todo vínculo con su vida familiar. Una vida que vuelve a acudir a él de forma casual, a través de este Alter ego, Fante nos cuenta los pilares en los que se basó su juventud, tanto la figura paterna, como el cristianismo o la inestabilidad laboral.
La figura de este personaje, que con una voz joven, sarcástica y hasta chulesca hace un recorrido y un reclamo hacía el éxito, un libro que al fin y al cabo nos habla de la pobreza, de lo complicado que es desarrollar la mayoría de inquietudes culturales y a la que la mayoría de veces se ve encadenado. No es de extrañar que Bukowski se basará mucho en esta figura literaria, irónica, con un estilo directo que nada tiene que envidiar a muchos escritores coetáneos de su época, no obstante, Fante, fue reconocido al final de su carrera, cuando ya había pasado toda una vida al margen de lo que debería de haber sido.
Influenciado por la literatura rusa, nos describe un escenario en el que lo absurdo de la realidad se convierte en motivo de disidencia para nuestro personaje, envuelto en alcohol y pobreza, en la estupidez y la arrogancia de la propia ignorancia, que logra superar de las formas más inesperadas posibles. En esta novela, la muerte está muy presente, siendo casi la piedra angular del argumento, una narrativa ágil, destructiva y directa, siempre con las dobles intenciones en la mayoría de diálogos. Una obra maestra, a la que no solo hay que tener en cuenta, sino también tomar como ejemplo de una ejecución literaria impecable.
`Encontré la información que necesitaba en un libro de medicina de la biblioteca pública. ¿Era mortal el asma? Podría serlo. Pues que lo fuese. Dostoyevski era epiléptico, yo era asmático. Para escribir bien un hombre tiene que tener una afección mortal. Era la única forma de afrontar la presencia de la muerte.´
`Debía de morir con valor y en silencio, porque no recordaba quejas ni lágrimas. Primero sentí el dolor penetrante en la zona lumbar que acaba produciendo el manejo de la maza, y luego se me fue, pareció alejarse hacia el bosque, al igual que los otros dolores, el de los pies, el de las manos llenas de ampollas, la punzada en los riñones…,uno tras otro desaparecieron y sentí y sentí que cesaban las funciones del sistema nervioso. Cuando vuelva a morir, me dije, indiscutiblemente por última vez, debo acordarme de afrontar el trance como aquel día en las montañas, sometiéndose a la muerte como si fuera mi amada, sonriendo mientras la estrechaba entre mis brazos.´
Fante, a través de Bandini nos cuenta la historia de un escritor que quiere renunciar a todo vínculo con su vida familiar. Una vida que vuelve a acudir a él de forma casual, a través de este Alter ego, Fante nos cuenta los pilares en los que se basó su juventud, tanto la figura paterna, como el cristianismo o la inestabilidad laboral.
La figura de este personaje, que con una voz joven, sarcástica y hasta chulesca hace un recorrido y un reclamo hacía el éxito, un libro que al fin y al cabo nos habla de la pobreza, de lo complicado que es desarrollar la mayoría de inquietudes culturales y a la que la mayoría de veces se ve encadenado. No es de extrañar que Bukowski se basará mucho en esta figura literaria, irónica, con un estilo directo que nada tiene que envidiar a muchos escritores coetáneos de su época, no obstante, Fante, fue reconocido al final de su carrera, cuando ya había pasado toda una vida al margen de lo que debería de haber sido.
Influenciado por la literatura rusa, nos describe un escenario en el que lo absurdo de la realidad se convierte en motivo de disidencia para nuestro personaje, envuelto en alcohol y pobreza, en la estupidez y la arrogancia de la propia ignorancia, que logra superar de las formas más inesperadas posibles. En esta novela, la muerte está muy presente, siendo casi la piedra angular del argumento, una narrativa ágil, destructiva y directa, siempre con las dobles intenciones en la mayoría de diálogos. Una obra maestra, a la que no solo hay que tener en cuenta, sino también tomar como ejemplo de una ejecución literaria impecable.
January 25, 2016
El eje de esta novela es, sin duda, la nube de personajes un tanto amigables y un tanto grotescos que la habitan en diferentes estados de ánimo y embriaguez. Nos llevarán a explorar qué se cuece en el pueblo de San Elmo y más concretamente en casa de los Molise, donde una pelea doméstica entre dos ancianos con un historial bastante belicoso amenaza con terminar en divorcio.
El tono cómico con el que el narrador trata algunas situaciones e intervenciones un poco trágicas hace de ella una lectura más ligera de lo que cabría esperar. Esta ligereza tiene un doble filo: nos sonreímos, sí, pero a la vez no podemos evitar una punzada de desasosiego. También queda lugar para las emociones sinceras y desnudas, especialmente en las reflexiones que provoca en el protagonista el hecho de vivir estos momentos con sus padres, siendo consciente de que muy probablemente están cerca del final de su vida.
Reseña completa y mi versión de la portada en http://sidumbledorefueralibrero.com/2...
El tono cómico con el que el narrador trata algunas situaciones e intervenciones un poco trágicas hace de ella una lectura más ligera de lo que cabría esperar. Esta ligereza tiene un doble filo: nos sonreímos, sí, pero a la vez no podemos evitar una punzada de desasosiego. También queda lugar para las emociones sinceras y desnudas, especialmente en las reflexiones que provoca en el protagonista el hecho de vivir estos momentos con sus padres, siendo consciente de que muy probablemente están cerca del final de su vida.
Reseña completa y mi versión de la portada en http://sidumbledorefueralibrero.com/2...
January 6, 2013
Né cattolici né muratori. Buon Dio, che cos'è successo?
I quattro figli di Maria e Nicholas Molise si trovano a dover gestire l’ennesima crisi familiare: la loro madre, stanca di dover sopportare da cinquantun anni il caratteraccio e i tradimenti del marito, vuole il divorzio. Henry, il maggiore dei fratelli, rassicura Mario sostenendo che è una delle solite sceneggiate dei genitori: la madre, fervente cattolica, non divorzierà mai. La probabilità, anche se remota, però esiste e, se dovesse accadere, gli altri fratelli spingeranno Nick a trasferirsi a casa di Henry, scrittore di successo che vive, con la moglie, in una grande casa a pochi metri dalla spiaggia di Redondo Beach. Per non incorrere in questo malaugurato evento, Henry prende l’aereo e torna a casa nella piccola cittadina di Sant’Elmo con l’intento di appianare la lite tra i genitori e poi ripartire la sera stessa. Ma i suoi piani vengono scombinati dall’abilità dei genitori di manipolarlo, facendo sorgere in Henry un prepotente senso di colpa per non voler esaudire l’unico desiderio che può rendere felice il padre. E così Henry si trova coinvolto in quello che sembra il canto del cigno del vecchio Nick Molise, abile muratore e membro fedele della confraternita dell’uva.
Le diatribe familiari, i rancori tra fratelli, la disillusione dell’età matura, il conflitto mai sopito con i genitori ormai anziani sono alcuni dei temi di questo bel libro di John Fante che, a ragione, è considerato il capolavoro dell’età matura dello scrittore italo-americano. I temi non sono proprio una novità e non solo nella letteratura perché ogni figlio si trova a fare i conti con i sentimenti ambivalenti di Henry Molise (alter ego di John Fante ormai vecchio, malato e alle soglie della morte). I genitori invecchiano diventando in parte lo specchio futuro di quei figli che, ormai adulti, sono chiamati a prendersene cura.
Nick Molise non è stato proprio un modello di virtù e tutti i figli hanno risentito del suo egoismo e della sua incapacità relazionarsi con i membri della famiglia. Henry e i fratelli non hanno avuto un’infanzia serena, e ciascuno a modo proprio ha dovuto prendere le distanze da quei genitori che avevano indicato loro un’unica strada senza alcuna possibilità di deviazione: cattolici e muratori. Come spesso accade nelle famiglie troppo soffocanti, quelle che cercano di tracciare passo per passo la vita futura dei figli, nessuno dei giovani maschi Molise ha realizzato il destino loro prescritto. Stella, in quanto femmina, non aveva goduto di grande considerazione da parte del padre, che invece aveva cercato tenacemente di far diventare muratori i tre maschi (Henry, Mario e Virgil), boicottando, per il suo fine egoistico, le loro aspirazioni. Solo Henry riesce a sfuggire all’influenza dei genitori e lo fa grazie a un aiuto inaspettato:
L’atteggiamento critico, ma allo stesso tempo tollerante, verso entrambi i genitori è ciò che distingue Henry dai suoi fratelli ed è il segno che è ormai un uomo adulto che può stigmatizzarne i difetti senza negare a se stesso l’affetto profondo che lo lega al padre e alla madre. Può anche riconoscere in se stesso alcuni dei difetti dei genitori, poiché sono parte del suo modo di essere. Una volta sceso a patti con l’ambivalenza del legame con i genitori, Henry Molise/John Fante può riconoscere anche i loro meriti: l’abilità della madre nel tenere unita tutta la famiglia, manipolandone gli umori attraverso i suoi deliziosi piatti, e il talento del padre che ama il suo lavoro più di qualunque altra cosa (o persona) al mondo.
Il tono leggero (nonostante la drammaticità dei temi trattati), l’ironia che trapela da ogni pagina rende simpatici i membri della famiglia Molise, che, a ben vedere, vengono descritti in tutta la loro miseria umana. Non si salva nessuno. I fratelli sono immaturi e pavidi, incapaci di allontanarsi dal solco tracciato per tentare altre strade, incapaci di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, vivono alimentando il rancore verso i genitori, unica giustificazione per i loro fallimenti. Lo stesso Henry è impietoso verso se stesso: è consapevole di avere, a volte, piegato la sua arte alle ragioni del dio denaro, sa di non avere una grande personalità e di attrarre la simpatia altrui attraverso le lacrime, che non si vergogna di utilizzare per raggiungere i suoi fini.
Al pari di Nick Molise (alter ego di suo padre, morto da più di cinquant’anni e che rivive solo grazie alle parole scarabocchiate dal figlio), John Fante era affetto da una grave forma di diabete che gli aveva causato la cecità e l’amputazione delle gambe, ma che non gli impedì di lasciarci questo racconto ironico e commovente.
I quattro figli di Maria e Nicholas Molise si trovano a dover gestire l’ennesima crisi familiare: la loro madre, stanca di dover sopportare da cinquantun anni il caratteraccio e i tradimenti del marito, vuole il divorzio. Henry, il maggiore dei fratelli, rassicura Mario sostenendo che è una delle solite sceneggiate dei genitori: la madre, fervente cattolica, non divorzierà mai. La probabilità, anche se remota, però esiste e, se dovesse accadere, gli altri fratelli spingeranno Nick a trasferirsi a casa di Henry, scrittore di successo che vive, con la moglie, in una grande casa a pochi metri dalla spiaggia di Redondo Beach. Per non incorrere in questo malaugurato evento, Henry prende l’aereo e torna a casa nella piccola cittadina di Sant’Elmo con l’intento di appianare la lite tra i genitori e poi ripartire la sera stessa. Ma i suoi piani vengono scombinati dall’abilità dei genitori di manipolarlo, facendo sorgere in Henry un prepotente senso di colpa per non voler esaudire l’unico desiderio che può rendere felice il padre. E così Henry si trova coinvolto in quello che sembra il canto del cigno del vecchio Nick Molise, abile muratore e membro fedele della confraternita dell’uva.
Capriccioso, rumoroso, profittatore della pazienza altrui, quasi sempre sbronzo, a San Elmo poteva starsene a briglia sciolta, e la sera la gente lo sentiva caracollare verso casa lungo le strade deserte, producendosi in pessime versioni di ’O sole mio. Nella tranquillità dei loro letti, i concittadini dicevano: «Ecco qua il vecchio Nick», e sorridevano, perché Nick era ormai parte delle loro vite.
Dicevano tutti così – questo è il punto – tranne i suoi figli […]
Le diatribe familiari, i rancori tra fratelli, la disillusione dell’età matura, il conflitto mai sopito con i genitori ormai anziani sono alcuni dei temi di questo bel libro di John Fante che, a ragione, è considerato il capolavoro dell’età matura dello scrittore italo-americano. I temi non sono proprio una novità e non solo nella letteratura perché ogni figlio si trova a fare i conti con i sentimenti ambivalenti di Henry Molise (alter ego di John Fante ormai vecchio, malato e alle soglie della morte). I genitori invecchiano diventando in parte lo specchio futuro di quei figli che, ormai adulti, sono chiamati a prendersene cura.
Ero anch’io un padre, ma non volevo quel ruolo. Volevo tornare indietro nel tempo, quand’ero piccolo e mio padre girava per casa, forte e rumoroso. Fanculo la paternità. Non ci ero tagliato. Ero nato per fare il figlio.
Nick Molise non è stato proprio un modello di virtù e tutti i figli hanno risentito del suo egoismo e della sua incapacità relazionarsi con i membri della famiglia. Henry e i fratelli non hanno avuto un’infanzia serena, e ciascuno a modo proprio ha dovuto prendere le distanze da quei genitori che avevano indicato loro un’unica strada senza alcuna possibilità di deviazione: cattolici e muratori. Come spesso accade nelle famiglie troppo soffocanti, quelle che cercano di tracciare passo per passo la vita futura dei figli, nessuno dei giovani maschi Molise ha realizzato il destino loro prescritto. Stella, in quanto femmina, non aveva goduto di grande considerazione da parte del padre, che invece aveva cercato tenacemente di far diventare muratori i tre maschi (Henry, Mario e Virgil), boicottando, per il suo fine egoistico, le loro aspirazioni. Solo Henry riesce a sfuggire all’influenza dei genitori e lo fa grazie a un aiuto inaspettato:
Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell’uomo e del mondo, d’amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai più stato lo stesso. Il suo nome era Fëdor Michailovič Dostoevskij. Ne sapeva più lui di padri e figli di qualsiasi uomo al mondo, e così di fratelli e sorelle, di preti e mascalzoni, di colpa e di innocenza. Dostoevskij mi cambiò. L’idiota, I demoni, I fratelli Karamazov, Il giocatore. Mi rivoltò come un guanto. Capii che potevo respirare, potevo vedere orizzonti invisibili. L’odio per mio padre si sciolse. Amavo mio padre, povero disgraziato sofferente e perseguitato. Amavo anche mia madre, e tutta la mia famiglia. Era tempo di diventare uomo, di lasciare San Elmo e andarmene nel mondo. Volevo pensare e sentirmi come Dostoevskij. Volevo scrivere.
L’atteggiamento critico, ma allo stesso tempo tollerante, verso entrambi i genitori è ciò che distingue Henry dai suoi fratelli ed è il segno che è ormai un uomo adulto che può stigmatizzarne i difetti senza negare a se stesso l’affetto profondo che lo lega al padre e alla madre. Può anche riconoscere in se stesso alcuni dei difetti dei genitori, poiché sono parte del suo modo di essere. Una volta sceso a patti con l’ambivalenza del legame con i genitori, Henry Molise/John Fante può riconoscere anche i loro meriti: l’abilità della madre nel tenere unita tutta la famiglia, manipolandone gli umori attraverso i suoi deliziosi piatti, e il talento del padre che ama il suo lavoro più di qualunque altra cosa (o persona) al mondo.
Il tono leggero (nonostante la drammaticità dei temi trattati), l’ironia che trapela da ogni pagina rende simpatici i membri della famiglia Molise, che, a ben vedere, vengono descritti in tutta la loro miseria umana. Non si salva nessuno. I fratelli sono immaturi e pavidi, incapaci di allontanarsi dal solco tracciato per tentare altre strade, incapaci di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, vivono alimentando il rancore verso i genitori, unica giustificazione per i loro fallimenti. Lo stesso Henry è impietoso verso se stesso: è consapevole di avere, a volte, piegato la sua arte alle ragioni del dio denaro, sa di non avere una grande personalità e di attrarre la simpatia altrui attraverso le lacrime, che non si vergogna di utilizzare per raggiungere i suoi fini.
Avevo un mio talento per i pianti. Mi aveva procurato svariati riconoscimenti nel corso della vita, e anche qualche fastidio. Quando le tue debolezze sono la tua forza, che fai? piangi. Dal momento che il pianto semina sconcerto, la gente non sa come prenderla; sono lì che magari si aspettano un’esplosione di violenza e d’un tratto tutto svanisce in una pozza di lacrime. Piansi alla prima comunione. Le mie lacrime ebbero ragione di Harriet e così alla fine lei mi sposò. Senza lacrime non avrei mai potuto sedurre una donna; con le lacrime non mi andò mai buca. Era una cosa che devastava il cuore delle donne alle quali non andavo a genio e che, in seguito, avrebbero voluto uccidermi perché le avevo fatte soccombere. Piangevo persino mentre scrivevo cose melanconiche. E più invecchiavo, più piangevo.
Al pari di Nick Molise (alter ego di suo padre, morto da più di cinquant’anni e che rivive solo grazie alle parole scarabocchiate dal figlio), John Fante era affetto da una grave forma di diabete che gli aveva causato la cecità e l’amputazione delle gambe, ma che non gli impedì di lasciarci questo racconto ironico e commovente.
June 16, 2019
یه حس عمیق و آرامش بخش
با اینکه همه ی کتاب موقعیت های استرس زایی رو توصیف میکرد، یه آرامشی خوبی تو پس زمینش جریان داشت، واقعا فانته هنرمنده و عالی این حس های متناقض رو همزمان به خواننده القا میکنه
با معرفی یکی از دوستان خریدم کتاب رو، هم این هم سرشار زندگی رو، هر دو خیلی عالی بودن و هر دو دقیقا میخواستن نشون بدن چطور میشه در بدترین شرایط آرامش داشت... و تنها راهش بازگشته...
و پدر چه نقش عمیقی تو این دو تا داستان داشت
با اینکه همه ی کتاب موقعیت های استرس زایی رو توصیف میکرد، یه آرامشی خوبی تو پس زمینش جریان داشت، واقعا فانته هنرمنده و عالی این حس های متناقض رو همزمان به خواننده القا میکنه
با معرفی یکی از دوستان خریدم کتاب رو، هم این هم سرشار زندگی رو، هر دو خیلی عالی بودن و هر دو دقیقا میخواستن نشون بدن چطور میشه در بدترین شرایط آرامش داشت... و تنها راهش بازگشته...
و پدر چه نقش عمیقی تو این دو تا داستان داشت
June 2, 2013
Uma embriaguez de emoções...
"- Comprei uma perna de cabrito - disse ela. - Vamos comer um bom jantar. A família toda. Com batatinhas novas."
...e eu vou tomar um copo de vinho em honra de John Fante...
"- Comprei uma perna de cabrito - disse ela. - Vamos comer um bom jantar. A família toda. Com batatinhas novas."
...e eu vou tomar um copo de vinho em honra de John Fante...
June 10, 2011
Come da un libro possa ricredermi persino sulle mie trentennali convinzioni enologiche.
I temi universali mi piacciono sempre.
Voi ne conoscete uno più universale della famiglia e della solidarietà che si crea davanti a un bicchier di vino?
Il contrasto genitori e figli fa le bollicine come un vino novello, salgono su che è una meraviglia. Con la disomogeneità che da sempre caratterizza il rapporto coi nostri vecchi, non si può che altalenare insieme a Fante tra amore e odio, paura di perderli e sollievo quando non ce li abbiamo tra le scatole.
Dal basso del mio cervellino bacato, quando pensavo a questi eterni contrasti, l'unico modo per riuscire a dargli concretezza era quello di esemplificare la questione con l'iconografia della scena ormai sperimentata miliardi di volte, di quando parto per un viaggio. Fino al giorno prima della partenza conto le ore, i minuti, i secondi, ma non appena il pulmann, l'aereo, il treno si mette in moto, si aprono immediatamente le chiuse dei canali lacrimali e un Rio delle Amazzoni mi sconquassa fino a destinazione. Il tutto corredato da pensierini melensi tipo rubrica adolescenziale del "Cioè", oppure scene eroiche alla Giovanna D'Arco. Sono bravissima a immaginarmi mentre muoio in qualche incidente e pronuncio per i posteri frasi tipo "Dite loro che gli ho voluto bene", oppure immaginarmi un rientro a casa apocalittico dove trovo i miei in pericolo di vita perché rapiti/ molestati/ ammalati/ depressi/ terremotati/ tsunamati (la varietà delle tragedie dipende dal piede con cui mi sveglio la mattina in cui torno a casa). E io che con impavido eroismo li salvo, li bacio, li abbraccio e torniamo a casa stretti stretti e ci ricordiamo pure di prendere in braccio il cane.
Inutile dirvi che già il giorno dopo le cose cambiano, soprattutto se c'è una Murphyniana coincidenza tra ciclo mensile, affari di cuore assolutamente privati ("Ma cosa ne potete capire voi del mio AMORE!!") e bagno occupato, e se per caso i miei cari mi passano a fianco in corridoio, ho lo sguardo torvo dell'animo incompreso.
Così sembra facile a spiegare, ma provate a scriverci un libro sopra.
Ecco che quindi, caro il mio Fante, ti perdono immediatamente la partita in sordina del libro, la crudezza di certe immagini, la poca gentilezza nello sbattermi in faccia cose che penso e che non ho il coraggio di dire.
Il risultato è illuminante, e vi fa fare cenni di consenso con la testa mentre leggete.. (Guai ad avere la sigaretta in bocca in questi momenti; la cenere se ne frega del vostro entusiasmo nel tifare per le convinzioni che voi teste bacate dovete aspettare di leggere dalla penna di Fante e non sapete argomentare da soli).
Cosa c'entra in tutto questo il vino?
Il vino attira le api, è una carta moschicida per loro, ma è un collante per noi uomini, e Fante lo utilizza come facciamo noi a nostro uso personale, cioè per esaltare le debolezze dei suoi personaggi e metterne in luce l'aspetto più meditativo.
Per quasi tutto il libro, ho pensato che la copertina comunque fosse la cosa meno azzeccata. Vino bianco? Ma qua ci vuole un bel vino vermiglio, perdiana!
Il vino come complice dei nostri segreti, io l'ho sempre immaginato rosso, corposo, ad alta gradazione alcolica.
Poi però ho pensato ben bene al Chiaretto (nel libro è il famosissimo Chiaretto di Angelo Musso!).
Se il tempo di contatto con un rosato è troppo breve, il vino appare scialbo, incompleto, di colore non ben definito. Se si eccede, anche per poco, il vino diventa un mezzo rosso impersonale, troppo vinoso, senza particolari caratteristiche.
Si capisce quindi che l’uomo debba saper cogliere “l’attimo fuggente” per separare il mosto dalle bucce. In pochi altri processi produttivi è tanto fondamentale la sensibilità dell’uomo.
Capito? La sensibilità dell'uomo!!!!
Non la goliardica convivialità di chi si ritrova a sbevazzare con gli amici, non la grossolanità di bere per dimenticare, non la faciloneria dell'abbinamento costata chianina + Terrano.
È una questione di sfumature, di pigiatura soffice dei sentimenti che scalda il cuore piano, di vivacità di approcci, di libro lento che poi ti prende e ti lascia ebbro.
E il chiaretto allora ci sta, eccome se ci sta!
Così succede che mi ricreda persino sul vino, e a proposito di vino, informo gli astanti che fra qualche giorno andrò a Roma, ragione per cui, mi è venuto in mente che adesso ho una scusa decisamente più valida per andare qui.
http://www.sgranocchiara.com/post/407...-…
Buona degustazione letteraria a tutti.
I temi universali mi piacciono sempre.
Voi ne conoscete uno più universale della famiglia e della solidarietà che si crea davanti a un bicchier di vino?
Il contrasto genitori e figli fa le bollicine come un vino novello, salgono su che è una meraviglia. Con la disomogeneità che da sempre caratterizza il rapporto coi nostri vecchi, non si può che altalenare insieme a Fante tra amore e odio, paura di perderli e sollievo quando non ce li abbiamo tra le scatole.
Dal basso del mio cervellino bacato, quando pensavo a questi eterni contrasti, l'unico modo per riuscire a dargli concretezza era quello di esemplificare la questione con l'iconografia della scena ormai sperimentata miliardi di volte, di quando parto per un viaggio. Fino al giorno prima della partenza conto le ore, i minuti, i secondi, ma non appena il pulmann, l'aereo, il treno si mette in moto, si aprono immediatamente le chiuse dei canali lacrimali e un Rio delle Amazzoni mi sconquassa fino a destinazione. Il tutto corredato da pensierini melensi tipo rubrica adolescenziale del "Cioè", oppure scene eroiche alla Giovanna D'Arco. Sono bravissima a immaginarmi mentre muoio in qualche incidente e pronuncio per i posteri frasi tipo "Dite loro che gli ho voluto bene", oppure immaginarmi un rientro a casa apocalittico dove trovo i miei in pericolo di vita perché rapiti/ molestati/ ammalati/ depressi/ terremotati/ tsunamati (la varietà delle tragedie dipende dal piede con cui mi sveglio la mattina in cui torno a casa). E io che con impavido eroismo li salvo, li bacio, li abbraccio e torniamo a casa stretti stretti e ci ricordiamo pure di prendere in braccio il cane.
Inutile dirvi che già il giorno dopo le cose cambiano, soprattutto se c'è una Murphyniana coincidenza tra ciclo mensile, affari di cuore assolutamente privati ("Ma cosa ne potete capire voi del mio AMORE!!") e bagno occupato, e se per caso i miei cari mi passano a fianco in corridoio, ho lo sguardo torvo dell'animo incompreso.
Così sembra facile a spiegare, ma provate a scriverci un libro sopra.
Ecco che quindi, caro il mio Fante, ti perdono immediatamente la partita in sordina del libro, la crudezza di certe immagini, la poca gentilezza nello sbattermi in faccia cose che penso e che non ho il coraggio di dire.
Il risultato è illuminante, e vi fa fare cenni di consenso con la testa mentre leggete.. (Guai ad avere la sigaretta in bocca in questi momenti; la cenere se ne frega del vostro entusiasmo nel tifare per le convinzioni che voi teste bacate dovete aspettare di leggere dalla penna di Fante e non sapete argomentare da soli).
Cosa c'entra in tutto questo il vino?
Il vino attira le api, è una carta moschicida per loro, ma è un collante per noi uomini, e Fante lo utilizza come facciamo noi a nostro uso personale, cioè per esaltare le debolezze dei suoi personaggi e metterne in luce l'aspetto più meditativo.
Per quasi tutto il libro, ho pensato che la copertina comunque fosse la cosa meno azzeccata. Vino bianco? Ma qua ci vuole un bel vino vermiglio, perdiana!
Il vino come complice dei nostri segreti, io l'ho sempre immaginato rosso, corposo, ad alta gradazione alcolica.
Poi però ho pensato ben bene al Chiaretto (nel libro è il famosissimo Chiaretto di Angelo Musso!).
Se il tempo di contatto con un rosato è troppo breve, il vino appare scialbo, incompleto, di colore non ben definito. Se si eccede, anche per poco, il vino diventa un mezzo rosso impersonale, troppo vinoso, senza particolari caratteristiche.
Si capisce quindi che l’uomo debba saper cogliere “l’attimo fuggente” per separare il mosto dalle bucce. In pochi altri processi produttivi è tanto fondamentale la sensibilità dell’uomo.
Capito? La sensibilità dell'uomo!!!!
Non la goliardica convivialità di chi si ritrova a sbevazzare con gli amici, non la grossolanità di bere per dimenticare, non la faciloneria dell'abbinamento costata chianina + Terrano.
È una questione di sfumature, di pigiatura soffice dei sentimenti che scalda il cuore piano, di vivacità di approcci, di libro lento che poi ti prende e ti lascia ebbro.
E il chiaretto allora ci sta, eccome se ci sta!
Così succede che mi ricreda persino sul vino, e a proposito di vino, informo gli astanti che fra qualche giorno andrò a Roma, ragione per cui, mi è venuto in mente che adesso ho una scusa decisamente più valida per andare qui.
http://www.sgranocchiara.com/post/407...-…
Buona degustazione letteraria a tutti.
June 24, 2022
یک خانوادهی ایتالیاییالاصل ساکن آمریکا.
یک پدر پیر الواط ، یک مادر مظلوم و سه پسر و یک دختر که همهی فرزندان هم ازدواج کردن.
داستان حول رابطهی پدر و یکی از پسرها که نویسنده هست میگرده که از لحاظ زمانی اواخر عمر پدر هست.
این کتاب مثل کتاب سرشار زندگی حاوی مفاهیم خانوادگی هست.
یک پدر پیر الواط ، یک مادر مظلوم و سه پسر و یک دختر که همهی فرزندان هم ازدواج کردن.
داستان حول رابطهی پدر و یکی از پسرها که نویسنده هست میگرده که از لحاظ زمانی اواخر عمر پدر هست.
این کتاب مثل کتاب سرشار زندگی حاوی مفاهیم خانوادگی هست.
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