In “Lily. Storia di una vendetta” riecheggiano le ambientazioni descritte da Charles Dickens, nel modo in cui Rose Tremain descrive le esperienze di coloro che sono così sfortunati da ritrovarsi orfani: però, rispetto a Oliver Twist, il trattamento crudele subito dai bambini accolti dal London Foundling Hospital è di natura più estrema e perversa di qualsiasi cosa si trovi nelle pagine di Dickens. Questo trattamento, si contrappone all’affetto che Lily, la protagonista, prova per la sua famiglia adottiva, Nellie e Perkin Buck e dei loro tre figli, nella loro fattoria nel Suffolk.
Ma tutto finisce improvvisamente quando, all'età di sei anni, Lily viene allontanata dalla famiglia e riportata all'Ospedale dei Trovatelli.
“A volte Lily si domanda perché non abbia strillato, lottato, cercato di scappare – magari per nascondersi nel coperchio della scuola-teiera di Miss Oldroyd –, ma forse sapeva, già a sei anni, che non sarebbe servito a salvarla dal suo destino, perché quel destino era lí da sempre, come un’ombra nella mente, come un sogno che va e viene, solo che ormai non era piú né un sogno né un’ombra, ma un momento reale del tempo.”
Lì, insieme agli altri trovatelli, le viene ordinato di “dimenticare assolutamente” coloro che si sono presi cura di lei nei primi anni della sua vita; infatti le viene detto che la sua famiglia adottiva si prendeva cura di lei solo perché veniva pagata.
“Faceva freddo su quelle scale, e sembrava non ci fosse neanche un filo di luce e Lily pensò: Questo dev’essere proprio il centro dell’orfanotrofio, il cuore, senza finestre, il posto che i bambini non devono vedere.”
La posizione dei trovatelli è paragonata a quella degli schiavi i cui padroni non si preoccupano di loro, ma riconoscono solo il loro valore monetario.
“– Voi siete come loro, – si sentivano dire i trovatelli. – Siete come quegli schiavi. Non avete forse lavorato per persone che erano pagate per accudirvi? Non avete faticato nei campi a raccogliere pietre? Non siete usciti nelle mattine gelide dell’inverno per dar da mangiare al bestiame? Non avete dovuto sopportare isolamento e solitudine? E alla fine di tutto cosa avete ricavato da quel luogo che chiamavate casa? Un ninnolo, forse. I vestiti che avete addosso. ”
In tutto il libro Lily è convinta che un giorno il crimine da lei commesso verrà scoperto e di conseguenza sarà condannata a morte. Le circostanze del delitto vengono svelate solo verso la fine del libro, ponendo la questione se un crimine di questa natura possa mai essere giustificato anche se la sua motivazione è quella di salvare gli altri.
Lily è un personaggio a cui ci si affeziona e, anche se a volte tetro, il libro ha una fantastica atmosfera d'epoca e un finale toccante che offre un piccolo raggio di luce nell'oscurità.
“ – Non era un bambino, a essere intrappolato in quel pozzo gelido dove respirava a malapena, era una bambina, ero io, perché è questo che è diventata la mia vita: un’esistenza a metà, marcia e asfissiante, da cui non c’è possibilità di fuga.
Rimane completamente immobile. Il sole le batte sul collo, dove i capelli sono raccolti in una semplice crocchia. Anche Jesse è immobile al suo fianco, ma dopo qualche istante posa la mano aperta accanto alla sua e Lily si commuove nel vedere quelle due mani l’una accanto all’altra, due mani aggrappate. Guarda giú verso la profondità dell’acqua, che sembra piú vasta di com’era una volta, come se potesse arrivare fino al centro della terra.”