«A cinquant’anni io ho letto almeno cinquanta milioni di articoli che mi giurano che la vita comincia a cinquant’anni, e ora devo solo decidere se è vero o no.» Varcata la soglia innominabile, Guia Soncini si misura con la sfida più mostrare cosa succede quando la trasformazione è compiuta e da creatura straordinaria dell’infanzia, convinta che gli adulti siano sempre gli altri, ti ritrovi a essere la più vecchia. In questa serrata e travolgente rassegna, rassicurante – «gli imbarazzi di cui ti vergogni a vita sono quasi sempre roba di cui il resto del mondo neppure s’è accorto» – e terrorizzante – «non dormirete mai più, non digerirete mai più la frittura» – si mettono in discussione totem e tabù: «Se ci ricordassimo di che incubo era la giovinezza, mica la inseguiremmo». L’obiettivo è capire non solo «chi ci ha convinti che la fine del desiderio sia una condanna e non una liberazione», ma come mai abbiamo smesso di accorgerci che da giovani avevamo torto su tutto? La generazione che può vantarsi di aver inventato la nostalgia – anche come professione, «l’unica eredità che lasceremo ai nostri pargoli (assieme al crollo del sistema pensionistico)» – è la stessa determinata a non smettere di vestirsi da liceale, a fingere di non sapere neanche a cinquant’anni quel che ignorava a quindici, venti, trenta, a vivere per sempre come fosse in età fertile, a considerare «sei sempre uguale» il massimo complimento. Sullo sfondo un’unica, ineludibile ora che nessuno è più disposto a crescere, quando si comincia a invecchiare?
Guia Soncini ha iniziato lavorando dietro le quinte della tv e davanti ai microfoni della radio, e ha scritto di tutto: oroscopi televisivi, editoriali politici, ma anche un film con Belén. Commenta l'attualità e il costume, e gli uomini e le donne e le loro relazioni, su un sacco di giornali, ma soprattutto su la Repubblica e Gioia. Il suo primo libro è stato Elementi di capitalismo amoroso (2008). Nel 2012 il suo Come salvarsi il girovita è stato uno dei primi eBook self-published ad arrivare al primo posto nella classifica di vendite di Amazon. Nel 2013, con I mariti delle altre ha vinto il Premio Forte dei Marmi per la satira.
Scrittura vivace, colta ed ironica. Ogni tanto si smarrisce il filo del ragionamento perché il testo è pieno di digressioni e riferimenti sotto traccia (ma riconoscibili, ahimè). Il presentismo denunciato da questa analisi sociologica, in definitiva, parrebbe inficiare anche lo sguardo dell’autrice. Ho seguito alcuni suoi interventi su YouTube: uno spasso.
La premessa è che io sono molto fan, e trovo sempre i libri di Soncini (e spesso anche i suoi articoli) arguti, e intelligenti. Quindi non posso lamentare che in questo libro manchino arguzia e intelligenza (anzi, quello c’è a pacchi). È che non è un libro, quanto un flusso di coscienza collegato qua e là senza che resti attaccato niente a chi legge.
È un peccato, perché ho 50 anni e lei ha ragione su tutto, rispetto ai 50 anni, ma ci si perde troppo perché tutti possano godere di quello che dice.
“Questi sono i 50" è una lettura consigliata per chi apprezza una scrittura arguta e riflessiva. Per chi è vicino ai 50 è il libro perfetto che offre un ritratto vivido e cinico della realtà. Offre profonde riflessioni sulla vita e sulla società.
Una volta, verso la fine degli anni Novanta, avrò avuto ventitré o ventiquattro anni, stavo chattando con un tizio sulla quarantina (digitare del più e del meno con sconosciuti random tramite programmi di chat come C6 o ICQ era un'attività in voga a quei tempi, una sorta di fase intermedia tra quella dei vecchi baracchini CB e l'era social) quando a un certo punto il mio interlocutore si disse stupito di come, nonostante le quasi due decadi di differenza, i miei e i suoi consumi culturali (film, musica, fumetti eccetera) coincidessero.
Per dire che il fenomeno raccontato in Questi sono i 50* non origina ieri, era già in corso vent'anni fa: con la differenza che all'epoca veniva ancora rilevato come un'anomalia, mentre oggi l'appiattimento di tutte le età sull'orizzonte di un'eterna adolescenza** c'è entrato sottopelle e nessuno ci fa più caso. Doppio problema, sostiene Soncini, perché 1) ci avviamo verso un mondo di adulti solo in senso anagrafico*** e perché 2) rischiamo di non accorgerci mai del fatto che i cinquant'anni sono meglio dei trenta****.
La ciccia del libro è più o meno tutta qui. Un po' poco, pure per un volume che non arriva a duecento pagine. Perciò la signora Soncini (dopo una certa età, parole sue, si usa "signora" anche per le nubili) è costretta a imbastire un'elaborata ricetta di allungamento del brodo a base di variazioni sul tema, digressioni, aneddoti privati e voli pindarici. Ne esce una cosa certamente scorrevole, con notevoli scintille di brillantezza (la disamina sulla sindrome dell'impostore, intesa come stratagemma per tirarsela senza tirarsela) e perfino qualche passaggio toccante (si diventa vecchi "quando aspetti sempre l'inverno per desiderare una nuova estate", citazione gucciniana); alla fine però l'impressione, più che di aver letto un'opera concepita in modo sistematico, è di aver fatto una chiacchierata al bar o, volendo, una chattata su ICQ, ancorché in versione premium.
* Malgrado il titolo, in tutto il libro non si nomina mai Judd Apatow. Eppure Questi sono i 50 esce a dieci anni esatti dall'uscita nelle sale italiane di Questi sono i 40, e non voglio credere che sia una coincidenza.
** In una fase storica nella quale su Facebook ci sono ultraquarantenni che (esempi tratti da casi reali, no iperboli) recensiscono ogni singolo numero di Topolino o litigano senza alcuna ironia su chi sia più forte tra Superman e Goku, lo snobismo esibito dall'autrice nei confronti della cultura pop ha un che di nobile e direi addirittura eroico. D'altro canto, tuttavia, il nemico che si vuole combattere va conosciuto; sennò si finisce a parlare dei Pokemon come della novità del momento (quando in realtà i mefitici mostriciattoli mietono successi dal 1996), o di Ambra come dell'unica ex pupilla di Boncompagni ad aver fatto carriera (e Claudia Gerini? E Sabrina Impacciatore?). Se poi la Soncini è convinta che il cuore nero del rimbambimento collettivo pulsi in casa Pixar, è solo perché evidentemente non conosce a sufficienza l'agghiacciante fanbase dell'animazione giapponese, una piaga di gran lunga più ramificata e transgenerazionale.
*** Per una trattazione scientifica sul tema dell'estinzione degli adulti consiglio Alla ricerca delle coccole perdute, di Giulio Cesare Giacobbe.
**** I cinquanta sono davvero meglio dei trenta? Ed è vero, come scrive la Soncini, che nessun uomo è meglio a trent'anni che a sessanta? Non lo so. Però personalmente posso dire che non ricordo di essere mai stato felice, nel senso di stabilmente sereno e soddisfatto di me, prima dei quarant'anni.
Non male. Molto molto meglio degli articoli, che evidentemente servono a pagare il mutuo. La cattiveria, suo marchio di fabbrica, è o sembra, molto più sincera. La "gente" ama avercela con lei, a volte è antipatica come il proverbiale gatto di Mingardi, ma alcune delle cose che scrive ti portano ad annuire da solo mentre leggi. Quasi quasi lo farei leggere ai miei puccettoni.
Io la Soncini l'adoro. E' intelligente, parla la mia lingua, sa usare nel modo appropriato espressioni colloquiali e auliche, è chiara e non si perde nonostante le piacciano gli anacoluti e le predicative, è cinica e schietta e io ogni sua frase mi sento sempre di dire che è vera.
Stavolta alle prese con il cinquantesimo compleanno e con gioie e dolori della mezza età,Guia Soncini si legge sempre con piacere ... e senza aspettarsi nulla più di qualche pezzo abilmente redatto.
*"... non abbiamo più foto in cui siamo venuti male: ne scattiamo cento prima che ce ne vada bene una; le ritocchiamo con gli effetti del telefono: siamo lo zimbello del nostro stesso tempo".
I cinquantenni sono diventati una nuova fascia di interesse sociologico. Molto di più rispetto al passato perché siamo i ragazzini cresciuti negli anni '80 e del mood di quel decennio tratteniamo ancora lo spirito. Per non invecchiare, ché di restare giovani non si può e allora si diventa giovanili.
Il saggio ironico della Soncini indaga tra le pieghe di chi siamo, andando a rilevare comportamenti e relazioni con le generazioni più giovani. Il quadro non ne esce lusinghiero, ma l'intento è chiaramente dissacratorio. Una lettura piacevole e leggera, senza aggiungere davvero troppo a quello che già si sapeva.