"Io, Benjamin Malassène, vorrei che qualcuno mi insegnasse a vomitare l’umano, un metodo sicuro come due dita in gola, che mi insegnasse il disprezzo, o il gran odio bestiale, quello che massacra a occhi chiusi, vorrei che un giorno arrivasse qualcuno, mi indicasse un altro e mi dicesse: quello è il porco assoluto, cagagli in testa, Benjamin, fagli mangiare la tua merda, uccidilo e massacra i suoi simili. E vorrei poterlo fare, sul serio. Vorrei essere di quelli che chiedono il ritorno della pena di morte, e che l’esecuzione sia pubblica, e che il condannato sia ghigliottinato prima dai piedi, poi sia curato, cicatrizzato, e si ricominci appena guarito, nuovo ghigliottinamento, sempre dall’altro lato, le tibie stavolta, e di nuovo curato, di nuovo cicatrizzato e clac! Le ginocchia, all’altezza della rotula, dove fa più male; vorrei appartenere alla vera famiglia, numerosa e tanto unita, di tutti quelli che auspicano il castigo. Porterei i bambini allo spettacolo e potrei dire a Jérémy: “Vedi cosa ti aspetta se continui a dar fuoco alla pubblica istruzione?” […] e appena la piccola Verdun aprisse la bocca la solleverei al di sopra della folla perché vedesse bene la mannaia insanguinata: dissuasione! Vorrei appartenere alla grande, bella “anima umana”, quella che crede, vero come l’oro, al carattere esemplare della pena, quella che sa da che parte stanno i buoni, da che parte stanno i cattivi, vorrei essere il fortunato possessore di un’intima convinzione, cazzo come mi piacerebbe! Perdio se mi semplificherebbe la vita!"
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