Avevo preso questo libro attratto dalla trama: una donna che lavora da sola all’estremità dell’universo, con la sola compagnia di un’intelligenza artificiale che spadroneggia sulla sua vita.
Avevo immagini claustrofobiche di una guerra tra il computer impazzito e deciso a sterminare l’umana e la giovane donna disposta a tutto per sopravvivere e tornare sulla Terra.
Avevo negli occhi anche Moon di Duncan Jones, con il computer in questo caso amico del supervisore della stazione… un supervisore a tempo, con un oscuro segreto però che si scopre solo proseguendo nella visione del film.
Beh, tutto questo è stato per lo più disatteso.
Il libro comincia con Anna che parla con le amiche, prima di partire per lo spazio. Racconta le proprie speranze, e le amiche muovono alcune obiezioni: troppo bello come lavoro per una neo laureata come lei, sicuri non ci sia qualcosa dietro?
Dubbi che dovrebbero instillare anche a noi il tarlo, e che in breve tempo trovano una loro ragione nella scoperta che Anna sarà l’unico essere umano nella stazione mineraria in fondo all’universo.
Non vediamo niente del periodo di adattamento di Anna al nuovo ambiente, la ritroviamo di punto in bianco dopo sei anni di lavoro.
Insofferente nei confronti del computer, insofferente di non avere contatti con nessuno.
Tralasciamo l’assenza di regolamenti, il fatto che non si ponga domande su come e quando tornerà a casa…
il computer non spadroneggia né altro. Si comporta in maniera strana solo quando lei va palesemente contro di lui, o quando lei accoglie con gioia nella stazione un estraneo capitato lì per caso e a corto di carburante.
Perché nel frattempo il computer ha sviluppato una personalità (fatto contrario alle leggi e per cui la società rischierebbe grosse sanzioni) e si è innamorato di Anna.
Che però non si vede in una relazione con un’entità virtuale robotica.
Sono drammi!
L’apoteosi si raggiunge quando viene fuori che l’estraneo è in realtà uno della società, che avendo appurato che il pianeta da cui estraggono gas ormai è quasi esaurito, viene a chiudere la stazione.
Solo che, per motivi sconosciuti, la chiusura implica la distruzione della stazione -e qui ok, ci può stare- e l’omicidio dell’umana che vi lavora.
Perché mai?
E sopratutto… si può capire la finzione iniziale al puro scopo di farsela -ma anche no- ma quello che davvero è ridicolo è che decide di farla fuori di persona, la insegue giocando al gatto e al topo per tutta la stazione, anche attivando l’autodistruzione mentre non è al sicuro, e ovviamente viene così fregato ed eliminato.
Tutto per non essersi limitato ad allontanarsi imponendo al computer l’autodistruzione.
Ma scherziamo?
Cose da parodia di un cattivo, suvvia… cattivo da barzelletta lui, idiozia assurda della società… no, tutto senza senso.
Compresa la sinossi che non c’entra niente con il libro.
Una delusione cocente.