Deliziosa commedia in tre atti, scritta nel 1966. Svagata e adorabile come sempre la mia cara Natalia.
Da una lettera di Natalia Ginzburg a Giulio Bollati (editore Einaudi), 21 luglio 1965, Colli di Fontanelle
''Ho scritto una commedia. Per caso, non vi interesserebbe leggerla? Mi pare che non avete ancora una collana teatrale, dunque farvela leggere è inutile?''
Telegramma di Giulio Bollati a Natalia Ginzburg, 23 luglio 1965
''Manda subito tua commedia - un saluto affettuoso.''
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-Non mi amava, ti dico. Mi trovava senza stile. E io, dal dispiacere di essere senza stile mi struggevo, mi consumavo come una candela, ero diventata brutta, magra, pallida. E sognavo sempre pipistrelli e serpenti. E gli chiedevo, al mattino: ma perché sogno sempre pipistrelli e serpenti?
-E lui?
-Lui niente. Lui alzava le spalle.
-Prima di sposare te sono stato sul punto di sposarmi almeno diciotto volte. Mi sono sempre tirato indietro. Perché scoprivo in quelle donne qualcosa che mi dava i brividi. Scoprivo, nel profondo del loro spirito, un pungiglione. Erano delle vespe. Quando ho trovato te, che non sei una vespa, ti ho sposato.
-Se ti faccio ridere vuol dire che non ti senti stregato. Vuol dire che neanche tu, con me, ti senti stregato. Come neanch'io con te. Quando amavo Manolo, io non ridevo, non ridevo mai. Non ridevo, non parlavo, non fiatavo più. Ero ferma come una statua. Ero allucinata. stregata. Sai cosa voglio dire?
-Sì.
-Perché sei stato stregato anche tu, qualche volta?
-Qualche volta. E non mi piaceva. Non avrei mai sposato una donna che m'avesse stregato. Voglio vivere con una donna che mi metta allegria.