Emmanuel Carrère is a French author, screenwriter, and director. He is the son of Louis Carrère d'Encausse and French historian Hélène Carrère d'Encausse.
Carrère studied at the Institut d'Études Politiques de Paris (better known as Sciences Po). Much of his writing, both fiction and nonfiction, centers around the primary themes of the interrogation of identity, the development of illusion, and the direction of reality. Several of his books have been made into films; in 2005, he personally directed the film adaptation of his novel La Moustache. He was the president of the jury of the book Inter 2003.
Non è il primo libro di Carrere che leggo, ma non avevo mai letto un libro di cronaca prima d'ora. L'ho trovato interessante. Confesso che ho dovuto alternare lettura e ascolto per poter effettivamente mantenere la concentrazione su ciò che leggevo, ma il modo in cui Carrere ha impostato la narrazione dei fatti ha reso la lettura piacevole. Credo che proverò a leggere anche V.
Ho appena finito di leggerlo e mi sento ancora un po’ confusa. Nonostante questo, ho deciso di scrivere comunque questa recensione a caldo, lasciando che siano le emozioni di pancia a parlare per me. È un libro molto consigliato da tante persone, anche fidate, e per questo le mie aspettative erano piuttosto alte. Non posso dire che sia un libro spiacevole: la lettura è scorrevole e la narrazione, in qualche modo, invoglia ad andare avanti. Forse però mi aspettavo qualcosa di diverso nel complesso, soprattutto per quanto riguarda la conclusione. Nel complesso non mi ha entusiasmata e non so se lo consiglierei con così tanto trasporto. Mi aspettavo sicuramente di più, forse di essere travolta maggiormente dal punto di vista emotivo.
Rileggere questo libro dopo anni, in un nuovo mondo che ha sacrificato molte delle sue umane sfumature sull;altare di un'estrema polarizzazione, mi fa apprezzare ancora di piu' questo breve capolavoro di letteratura contemporanea. Carrère non offre consolazioni, non fa sconti, non costruisce una distanza di sicurezza tra il lettore e l'orrore. La verita' su Romand sembra a portata di mano, ma non la si raggiunge mai. Se e' vero, come diceva McEwan, che abbiamo bisogno dei casi peggiori per misurare la portata della nostra morale, qui non c'e' ne' il filtro e ne' il riparo della finzione.
Questo libro, proprio come le storie d'amore indimenticabili, termina con piu' domande che risposte, senza semplicismi, senza chiarimenti sulla banalita' del male. Una lettura scomoda e potentissima.
Il libro dà la possibilità di avvicinarsi ai pensieri di un assassino e di cercare di capire come un uomo possa uccidere la sua intera famiglia. Il senso di pace che può trovare nella religione un uomo con questo trascorso è al contempo raccapricciante e salvifico. Per quanto certe azioni siano oggettivamente sbagliate, ognuno, dal proprio punto di vista, ha le proprie ragioni, che spesso si estraniano dalla realtà.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Libro che si legge con facilità grazie a una scrittura lineare e scorrevole. La ricostruzione dei fatti è precisa e coinvolgente, capace di mantenere viva l’attenzione del lettore. Tuttavia, nonostante l’interesse della storia, il romanzo non lascia un segno profondo. La narrazione resta piuttosto fredda, a mio avviso, senza suscitare grandi emozioni.