Alessandro Piperno (Roma, 25 marzo 1972) è uno scrittore italiano. Nato da padre ebreo e madre cattolica si è laureato in letteratura francese presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata, dove ha insegnato a contratto la medesima materia ed è divenuto ricercatore dal 1º ottobre 2008. Nel 2000 ha pubblicato il controverso saggio critico "Proust antiebreo" sulla figura di Marcel Proust. Nel 2005 è giunto alla notorietà con la pubblicazione del suo primo romanzo Con le peggiori intenzioni. Sulla scia di una critica molto favorevole del giornalista Antonio D'Orrico del Corriere della Sera (che lo definisce "un nuovo Proust"), ottiene un grande successo di pubblico (quasi 200.000 copie vendute in pochi mesi) e vince il premio Campiello opera prima. Il romanzo, che narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e in particolare del suo membro più giovane, Daniel, si caratterizza per lessico colto e uno stile originale, ricco di aggettivi e di avverbi. Il romanzo ha goduto di un grande interesse mediatico che ha coinvolto la figura dello scrittore e il suo stile di vita (vestiti raffinati, cibi ricercati, buone letture e vezzi come la pipa), con interviste giornalistiche, partecipazioni a trasmissioni televisive e polemiche letterarie. Gli sono stati riconosciuti ironia e autoironia sia verso il suo ambiente, sia verso i propri sentimenti e una visione amara e disincantata della vita. I critici gli hanno rimproverato una trama difficile o addirittura confusa e povera. Nel 2010 ha pubblicato Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordi. Ha studiato chitarra e fino al 2005 ha fatto parte della band romana rock-blues Random in qualità di chitarrista solista e cantante. È un tifoso della S.S. Lazio.
Il malato immaginario di Montecristo "Problemi con l'alcol. Ho avuto problemi con l'alcol. Quella fù la prima menzogna che ne inaugurò una serie infinita. Tati rimase estrefatto dalla sua capacità di inventarsi la vita vera che non aveva avuto, farcendola di mille dettagli desunti da film e libri consumati, ma facendosi ispirare anche dalle foto ch poco prima aveva visto di Martin. A proposito di quest'ultimo, quando Isabelle gli chiese come si erano conosciuti, Tati non ebbe nessun problema a inventare le circostanze con un tono talmente partecipe che sembrava portatore di verità inconfutabili. Lei, insieme a tutto quel vino, si beveva tutte le stronzate di Tati. E più se le beveva e più girava il suo busto e il suo viso verso di lui. Come se tutte quelle ciarle avessero un potere magnetico. Tati sentiva nelle mani il potere dei prestigiatori e dei falsari. D'un tratto prese in prestito un paio di freddure di Groucho Marx e di Federico Fellini e le riscaldò per lei con effetti imprevedibilmente potenti: Isabelle si mise a ridere, quasi fino alle lacrime. Così quel plagio non confessato regalò a Tati l'esperienza più emozionante che avesse mai avuto [...]"
ho trovato un p�� troppo costruita la situazione che d�� lo spunto a tutta la narrazione e cio�� la lunga malattia del protagonista che improvvisamente guarisce senza spiegazioni.