Per questo saggio è stato amore a prima vista.
L’ho adocchiato in libreria, ne ho letto la trama e l’ho preso subito.
La storia è assolutamente intrigante. Narcotopia narra la saga di un popolo ingideno della Birmania, gli Wa, che per sfuggire alla persecuzione della giunta militare birmana e all’odio/ignorazione pressoché indistinto del resto del mondo, ha sfruttato l’unica risorsa che aveva a disposizione: l’oppio. Diciamo che anche la loro fama di cacciatori di teste e impalatori non ha giovato alla loro popolarità.
Ad ogni modo, è grazie all’eroina e alla metanfetamina che la popolazione degli Wa ha creato un vero e proprio Stato, chiamato UWSA (United Wa State Army). Uno stato autonomo all’interno dei confini della Birmania, con leggi proprie, scuole proprie, ministeri, esercito, tutto quello che serve a mandare avanti un paese. Ovviamente non essendo riconosciuto dalle Nazioni Unite i suoi confini non sono delimitati sulle mappe geografiche. Ma quei territori sono loro, amministrati e governati dai Wa.
Patrick Winn, dopo anni di tentativi, perché nello UWSA si entra solo con la forza o su invito, riesce ad entrare in Birmania. La fortuna lo porta subito ad incontrare Saw Lu: da giovane era un agente del regime militare birmano che, eseguendo gli ordini, doveva infiltrarsi tra i cacciatori di teste e persuaderli a rivolgere il loro odio verso i comunisti cinesi. Questo perché a quei tempi, nel 1966, i cinesi bramavano di soggiogare le tribù indigene della Birmania per convertirle al comunismo.
La sua missione lo portò a diventare uno dei primi signori della guerra Wa, un leader del suo Stato e un prezioso collaboratore della DEA.
Gli scopi della giunta militare birmana collimavano con i suoi stessi interessi. Egli infatti si era prefisso il compito di civilizzare il suo popolo.
La sua missione, però, non era il primo tentativo di riunire le tribù Wa in un grande esercito per contrastare l’avanzata cinese. Qualche anno prima ci avevano già provato Stati Uniti e Kuomintang (il governo amico degli americani sconfitto da Mao Zedong). CIA e Kuomintang avevano ben pensato di far piovere dal cielo casse di armi, munizioni e cibo per armare i ribelli, gli Esuli, coloro che erano stati epurati dal governo cinese come indesiderati e avevano trovato rifugio nella giungla birmana. La loro idea era quella di armarli, riunirli tutti assieme contro la minaccia comunista e successivamente mandarli in Cina per ristabilire il governo del Kuomintang. Inutile specificare che l’idea si rivelò un completo fallimento per gli Esuli, che vennero massacrati dal’Esercito Popolare di Liberazione.
Negli anni gli Stati Uniti non rinunciarono mai all’idea di riprendersi la Cina, ma gli Esuli, al contrario, impararono a fare di necessità virtù e, grazie agli aiuti degli americani, cominciarono ad organizzarsi un commercio basato sulla tratta dell’oppio con gli Wa in cambio di armi e cibo.
Gli Esuli furono in grado di creare un esteso mercato di contrabbando dell’oppio, armando molti capi tribù Wa (armi in cambio di oppio) e dando vita ai primi signori della guerra, che Saw Lu non vedeva l’ora di incontrare per provare ad aizzare contro la minaccia cinese.
L’evolversi della situazione portò gli Esuli a lucrare maggiormente trasformando l’oppio in eroina. Una volta trasformata nei loro laboratori nascosti tra la foresta birmana e la Thailandia gli Esuli erano in grado di trasportarla tra le montagne e, con la complicità della polizia thailandese, farla arrivare fino a Bangkok e da lì a tutto il sud est asiatico. E, incredibile a dirsi, in quegli anni il consumatore tipo era il soldato americano: catapultato lì a combattere una guerra assurda, spaesato e con soldi disponibili, i soldati divennero avidi consumatori di eroina. La CIA aveva in pratica collaborato a creare un corridoio per la droga tra le montagne, una sorta di oppiodotto, facendo arricchire e armando i signori della guerra, per arrivare indirettamente a rifornire il suo stesso esercito di eroina. Ma si sa, il comunismo era una preoccupazione maggiore della droga all’epoca.
Solo con la fine della guerra l’America si risvegliò dal suo sonno indotto e tutti si accorsero che i soldati di ritorno dal Vietnam erano tossicodipendenti. Quale motivo migliore per distrarre l’opinione pubblica dalla disfatta del Vietnam? Nixon varò così la cosiddetta Guerra alla Droga, creando la DEA e dando inizio ad una faida interna che avrebbe visto contrapporsi DEA, che voleva porre fine al commercio in toto, e CIA, che invece accettava l’intromissione dell’altra agenzia solo nei confronti dei pesci piccoli, mentre mal tollerava l’interesse verso cartelli molto più importanti, che permettevano un controllo accurato del commercio alla droga e che rappresentavano la rete di informatori nei confronti dei paesi comunisti attorno alla Birmania.
Un saggio che è bellissimo e pazzesco allo stesso tempo, che racconta di un territorio praticamente dimenticato da tutti, ma che in realtà rappresenta un grandissima fetta di mercato nel commercio della droga, che ci fa incontrare personaggi delle volte assurdi, altre invece pieni di patriottismo e fede in un mondo e un popolo che nel tempo non hanno fatto altro che tradire le loro aspettative. Assolutamente da leggere.