Se vi chiedessi se siete capaci di riconoscere dove si nasconde davvero il male oggi, cosa rispondereste? Probabilmente, in un mondo in cui le sfumature si dissolvono progressivamente giorno dopo giorno, la risposta può essere una e una sola: sì. D’altronde anche solo ammettere di riconoscersi incapaci di distinguere tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra vittima e carnefice sarebbe di per sé vergognoso.
Il mondo oggi, la semplificazione che lo pervade, impone di pensare per categorie, di identificarne i confini, di marcarli in maniera netta. O si è nel giusto o nello sbagliato. O si è vittime o si è carnefici. O si è nel bene o si è nel male. Il male che “lavora attraverso il fascino”. Quel male che è “impossibile” non riconoscere immediatamente quando ci si ha a che fare.
Siete capaci di riconoscere dove si nasconde davvero il male? Il pesatore di anime si apre come uno dei tanti libri del genere finendo per scavare dentro di voi.
Il pesatore di anime di Olivier Norek, pubblicato da Rizzoli con la traduzione di Maurizio Ferrara, racconta una storia che si svolge ai confini del mondo, un isolotto al largo del Canada, poco lontano da Terranova, in pieno Oceano Atlantico, che fa parte del territorio metropolitano della Francia. Lì è stato installato una sorta di fortino inaccessibile, una casa protetta da una tecnologia inattaccabile, in mezzo alla nebbia fitta che avvolge l’isola, a cui è stato assegnato un vecchio poliziotto, Victor Coste, che sotto la copertura di capo della polizia locale, in realtà deve occuparsi di dare nuova identità, nuovo volto e destinazione ai pentiti che hanno deciso di collaborare con la giustizia. E l’isola di Saint-Pierre è forse la vera protagonista del romanzo. Quasi un non-luogo, un paradiso naturale incontaminato nel quale gli uomini sono posti di fronte alla natura senza filtri. Per essere considerati per le loro pulsioni animali fondamentali. Analizzati e valorizzati nelle loro componenti psicologiche essenziali. Fino a coglierne il lato oscuro, che spesso nemmeno loro sono in grado di conoscere fino in fondo. Per questo, le soluzioni di Norek sono sempre radicali, mai politically correct, estreme.
Per descrivere questo libro, credo sia importante cominciare da quello che, a mio parere è l’obiettivo dell’autore. L’autore vuole inchiodarci senza remissione alle sue parole. Man mano che si legge, si inizia a dubitare di qualunque particolare, fino ad arrivare a spaventarsi di se stessi, perché, ovviamente, ci sono dettagli che sono proprio quello sembrano essere! Il lettore non ha elementi: è inchiodato alla storia e l’unico modo per conoscere la verità è attraversarla tutta, capitolo dopo capitolo.
Mentre all’interno della casa protetta va avanti il dialogo tra la vittima e il poliziotto, Olivier Norek ci porta sulle tracce dell’assassino, che continua a impossessarsi di altre identità lasciando una scia di morti ammazzati dietro di lui. Il tema di fondo è la volontà di sondare le anime, in fondo alla psiche delle persone. Scavare, non essere superficiali, capire tutte le nostre dimensioni. Fare questo esercizio per capire cosa c’è di buono in ognuno di noi, ma anche cosa si annida in noi ed è al servizio del male, cosa rappresenta la nostra anima oscura. Perché Norek non fa sconti e la sua visione della natura non è quella del buon selvaggio, con esseri umani che la società corrompe nella loro originaria purezza. Piuttosto Norek ci parla di una natura ambivalente, che incanta e custodisce, ma che sa essere matrigna e devastatrice.
Ne risulta che, grazie al suo talento fortemente impregnato di verità, di vissuto e di capacità narrativa e stilistica del tutto peculiari e altrettanto forti e mature, Oliver Norek consegna un thriller dal quale è impossibile sconnettersi, mettersi in pausa, dove nulla è assodato, tutto è in divenire, tutto può avere una spiegazione diversa e perfettamente plausibile rispetto a quella cui si tenderebbe a credere.
Libro assolutamente affascinante, adrenalinico, pieno di una suspense che ci fa dubitare di tutti i personaggi di contorno che si contendono la scena dei delitti atroci che si continuano a scoprire.
In chiusura, una menzione al linguaggio di Norek. Evocativo, talvolta iperbolico, mai banale. Profondo, da grande conoscitore delle cose che racconta. Un libro da gustare fino in fondo, compresi i ringraziamenti nei quali ci fa capire che nei suoi lavori nulla è lasciato al caso.
Il pesatore di anime è un gran bel romanzo. Costruito benissimo per colpi di scena successivi, che ogni volta stimolano il lettore a cercare un altro lato della vicenda che non avevano considerato, è congegnato per avere un ritmo che cresce con la narrazione. Se fosse una sinfonia diremmo che parte con un adagio e si chiude con un andante con brio, anche questo nello stile di Norek. Una matrioska di stanze chiuse, dalla più inaccessibile interiorità dei personaggi, agli appartamenti dove erano segregate e recintate le vittime, all’inespugnabile residenza protetta di Coste, alla stessa isola di Saint-Pierre-et-Miquelon: tutti luoghi, fisici o dell’anima, feticci di vita, dai quali pare impossibile evadere, ma laddove evadere rappresenti l’unica salvezza possibile, a costo della propria vita. Poliziesco intrigante, intelligente, bella indagine sociologica e psicologica su personaggi del nostro tempo in cui si mescolano poliziotti fragili ma determinati a raggiungere l’obiettivo di giustizia. A qualunque prezzo.