L'Homo Sapiens ha convissuto per milioni di anni con quelli che la maggior parte degli studiosi del settore ritengono i suoi antenati (Australopithecus, Homo Habilis, Homo Erectus): questo è il tema principale del saggio, che Cremo e Thompson riescono a spiegare efficacemente attraverso la storia di ogni reperto (dove e quando è stato scoperto; chi l'ha ritrovato; la testimonianza di chi ha partecipato alla scoperta; la spiegazione data dagli evoluzionisti ortodossi e quella degli studiosi che,invece, non riescono ad accettarla; il ragionamento scientifico e razionale dei due autori per mostrare le tante cose che non tornano nell’analisi degli accademici).
Il tema secondario è cercare di far capire al lettore che il mondo scientifico non possiede la conoscenza assoluta. E come potrebbe esserlo, se gli studiosi del settore tentano di “piegare” la prova (il reperto) alla teoria (la Teoria dell’Evoluzione) e non viceversa? Eppure, gli stessi evoluzionisti sono molto confusi riguardo alla linea evolutiva umana che continuano a proporre come l’unica ipotesi possibile (per esempio, ci sono molti dubbi riguardo ai legami evolutivi tra i diversi tipi di Australopithecus e a nuovi reperti che mostrano che questa scimmia era soltanto una scimmia e non un ominide).
I due autori, ovviamente, non potendo dare una risposta a questa seconda questione, si concentrano sulla dimostrazione dell’esistenza dell’Homo Sapiens molto prima dei 30.000 anni proposti dalla Teoria dell’Evoluzione, elencando moltissimi reperti (ce ne sarebbero tantisimi altri, ma i due autori hanno deciso, come spiegano nell’Introduzione, di includere, anche per ragioni di spazio, solo quelli più significativi). Nella prima parte del saggio, vengono analizzati i reperti archeologici (eoliti, paleoliti, neoliti, ossi incisi, spezzati, intagliati o raschiati, e un capitolo dedicato agli ooparts – oggetti spesso di una perfezione irraggiungibile per la nostra attuale tecnologia, che, tuttavia, sono stati trovati in strati geologici risalenti a centinaia di milioni di anni fa, quando, cioè, in teoria, non esisteva l’Homo Sapiens). Nella seconda parte viene raccontata la storia dell’uomo di Giava, dell’uomo di Piltdown e dell’uomo di Pechino, da quando, all’inizio, sono stati considerati l’anello mancante con gli ominidi scimmieschi che avrebbero preceduto l’Homo Sapiens, fino a quando perfino gli studiosi hanno dovuto accettare il fatto che appartengono alla categoria dell’Homo Erectus (Cremo e Thompson hanno svolto questo lavoro per smentire quegli studiosi che, ancora oggi, citano questi tre ominidi per affermare la validità della teoria evoluzionista). Viene dedicato anche un capitolo al bigfoot, allo yeti e a tutti i loro “cugini” sparsi per il mondo, in cui i due autori si chiedono se è possibile che esistano ancora oggi l’Homo Erectus oppure alcuni ibridi nati dall’unione dell’Homo Sapiens con l’Homo Erectus o l’uomo di Neanderthal. Infine, nell’ultimo capitolo, vengono mostrati i dubbi che i paleoantropologi ortodossi hanno sulla Teoria dell’Evoluzione dell’uomo.
La conclusione a cui giungono Cremo e Thompson è che le prove mostrano che uomini con un anatomia attuale sono coesistiti con altri primati per decine di milioni di anni e che siamo ancora molto lontani dallo scoprire l’origine della nostra specie su questo pianeta.