La danza di Arsène
La donna dal collier di velluto è un romanzo a scatole cinesi: più racconti si incastrano l'uno dentro l'altro, fino ad arrivare al vero cuore dell'opera, all'avventura incredibile che le dà il nome. Alexandre Dumas (padre) inizia raccontando in prima persona di Charles Nodier, scrittore e scienziato francese celebre soprattutto per il suo salotto parigino: un luogo di incontro di autori e intellettuali, culla del Romanticismo francese e assiduamente frequentato dallo stesso Dumas. Dopo aver descritto Nodier, la sua vita, i suoi studi, il suo vivace Cenacolo, Dumas arriva alle ultime ore di vita del suo vecchio amico, che appena prima di morire gli ha affidato una storia singolare, con l'incarico di raccontarla. A Nodier è stata riportata da chi l'ha vissuta in prima persona, come protagonista: Ernst Hoffamn, scrittore tedesco i cui racconti in bilico tra il fantastico, l'horror e il surreale costituiscono una vera e propria fucina per la vivace fantasia poetica romantica. Ecco allora che Dumas passa al racconto delle vicende di Hoffmann e di altri personaggi che gli gravitano intorno e finalmente si arriva all'inizio del romanzo vero e proprio, alla storia della "donna dal collier di velluto".
Giunti a questo punto, si è quasi un po' spazientiti: sembra che Dumas l'abbia presa molto (troppo) alla lontana, che l'inizio del romanzo sarà continuamente procrastinato per aprire un'altra scatola cinese e raccontare un'altra storia, che il libro si stia letteralmente perdendo in chiacchiere senza mai arrivare al punto. Ma quando finalmente ci si arriva, si è ripagati (e con gli interessi) per l'attesa e le perplessità iniziali.
Nel 1793 il giovanissimo Hoffman lascia la Germania e la sua adorabile fidanzata Antonia per visitare Parigi, in cerca di emozioni che nutrano il suo animo di musicista, pittore, poeta, intellettuale. Nella Parigi della Rivoluzione francese, però, non lo attendono l'arte, la musica, la bellezza, come aveva sperato, bensì la morte, il sangue che cola dalla ghigliottina e scorre per le strade e il terrore che pulsa tra le case e avvolge il cuore umano. Disgustato e terrorizzato da questo spettacolo, Hoffmann cerca rifugio all'Operà, dove assiste a un balletto. Qui, sul palcoscenico, appare la bellissima Arsène, ballerina più simile a una dea che a una donna, il collo stranamente racchiuso da un nastro di velluto trattenuto da un fermaglio di diamante a forma di ghigliottina. Con la sua danza ammaliante e avvolgente, Arsène rapisce il cuore e i sentimenti di Hoffmann, ma gli sfugge inesorabilmente, come nebbia tra le dita. E nel disperato tentativo di afferrarla, il giovane artista piomba in una catena di eventi e incontri sempre più surreali, impossibili, a metà strada tra il sogno, l'incubo e la follia, che sembrano un'eco perfetta dell'atmosfera allucinata che regna nelle vie di Parigi.
Si può pensare che un racconto horror scritto nel 1849 non abbia più molto da dire ai lettori di oggi. La donna dal collier di velluto, invece, è ricco di suspense e di mistero. I primi capitoli sembrano inconcludenti, ma dal momento in cui Hoffmann arriva a Parigi la storia parte sul serio e tiene incollati alle pagine dalla prima all'ultima riga. Tanto il lettore quanto il protagonista sono avvinti dallo stesso desiderio spasmodico di carpire il segreto di Arsène, ma nel soggiorno di Hoffmann a Parigi non c'è posto per le spiegazioni, la logica, la razionalità. Non ci sono risposte, alla fine, ma solo altre, spaventose domande e forse sta proprio qui il fascino incantato di questa avventura.
L'atmosfera cupa, sinistra e inquietante della Parigi del Terrore, ambientazione perfetta per una storia di questo tipo, è resa in modo magistrale. Dumas è un narratore straordinario e anche qui fa sfoggio della sua capacità di catturare nelle spire del racconto. L'ironia che spesso caratterizza il suo stile colpisce le illusioni e le follie rivoluzionarie, destinate a tramontare con la Restaurazione. Eppure questo magnifico, surreale scorcio della Francia di Robespierre, Saint-Just e Danton, incoronata dalla ghigliottina e animata dalla splendida danza di Arsène, resta nel cuore per sempre.
- Diamine, non bisogna impazzire! Accidenti, non bisogna morire! Alla pazzia c'è poco rimedio, alla morte non ve n'è affatto.
"[...] se resto a Parigi divento pazzo."