Antonio Gramsci fu un giornalista, un combattente e un pensatore politico che non ci ha tramandato «opere», ma un'ingente mole di scritti, lettere, e il grande zibaldone dei Quaderni del carcere. È generalmente considerato un classico del Novecento, ma finora le interpretazioni del suo pensiero non avevano potuto giovarsi di una ricostruzione storica della sua biografia dopo l'arresto. La prolungata inaccessibilità di molte fonti ha favorito il fiorire di una vasta letteratura, basata su congetture che, invece di chiarire i dilemmi che lo tormentarono, li hanno resi inestricabili. Grazie a una documentazione inedita e allo studio accurato degli scritti, quest'opera ricostruisce per la prima volta l'unità di vita e pensiero di Gramsci dall'arresto alla morte, collocando le tragiche vicende della sua esistenza nella storia della «guerra civile europea».
La vita di Gramsci prigioniero del fascismo fu tormentata dall'angoscia e dai sospetti: l'angoscia per essere stato «messo da parte» politicamente e «dimenticato» anche dalla moglie; i sospetti che Togliatti e il Pcd'I ne sabotassero la liberazione. Nella sua condizione Gramsci vede riflessi i drammi della «grande storia» ed elabora una revisione profonda dei fondamenti del bolscevismo: la concezione della politica e dello Stato, l'analisi della situazione mondiale, la teoria delle crisi e la dottrina della guerra. Nei Quaderni del carcere si sedimenta cosí un nuovo pensiero col quale si riprometteva di dare battaglia, una volta libero, per mutare gli indirizzi del movimento comunista. Al tempo stesso, attraverso l'epistolario ne comunica i capisaldi a Togliatti, proseguendo il duro confronto che li aveva divisi alla vigilia del suo arresto. È un «capolavoro» di comunicazione in codice che contempla atti di ribellione contro la sconfessione della sua politica e aspre denunce per la sua mancata liberazione. Sullo sfondo, la lotta eroica per non cedere ai ricatti di Mussolini e difendere condizioni minime di sopravvivenza. Collocati nella storia, si sciolgono gli enigmi che hanno scandito per lunghi anni gli studi gramsciani, originati dalla scissione fra la sua vita e il suo pensiero.
President of the Fondazione Istituto Gramsci (Rome) and of the scientific commission in charge of editing the writings of Antonio Gramsci.
A historian of political thought, he has dedicated numerous studies to the Gramscian corpus, among which stand out Gramsci e Togliatti (1991), Appuntamenti con Gramsci (1999) and Modernità alternative. Il Novecento di Antonio Gramsci (2017). He has also directed numerous recovery investigations, and first editions, of the Letters from Prison and the Prison Notebooks.
Scrivendo sullo studio della filosofia di Marx, nei Quaderni Gramsci afferma che "la ricerca del leitmotiv, del ritmo del pensiero in sviluppo, deve essere più importante delle singole affermazioni casuali e degli aforismi staccati". Purtroppo Vacca -- in quei pochi capitoli in cui tratta dei "pensieri" (!) di Gramsci, e non le minuzie delle sue relazioni sociali con l'esterno -- commette proprio questo errore verso Gramsci, estraendo citazioni per distorcere e annacquare il suo pensiero rivoluzionario.
Mi spiace essere così ambizioso da conferire una sola stella a un accademico che dal '88 è direttore della Fondazione Istituto Gramsci, anche se questa è un'istituzione fondata da Togliatti, lui stesso conduttore della revisione del pensiero di Gramsci e accolito #1 di Stalin in Italia e della politica anti-rivoluzionaria del Komintern stalinizzato. Vacca è anche stato deputato per il PCI dal '83 fino alla sua disfatta nel '92, un partito che usava le teorie Gramsciane dell'"egemonia", "rivoluzione passiva", "guerra di posizione", etc, per giustificare la sua svolta a destra.
Mi limito a citare una recensione - anche se non condivido i sentimento pro-Togliatti e pro-Stalin dell'autore, non penso di potermi spiegare meglio di così:
"Ecco, io penso che Gramsci non abbia mai pensato queste cose che Vacca gli attribuisce, che non le abbia mai scritte, che dunque non sia giusto attribuirgliele “sollecitando” in modo così violento e irrispettoso i suoi testi. Penso che Gramsci si sarebbe fatto ammazzare prima di scrivere che: “(…) ‘la necessità immanente di giungere all’organizzazione di un’economia programmatica’ (…) procede sotto la direzione della borghesia più moderna, mentre il movimento comunista appare un comprimario, decisivo (…), ma subalterno”; oppure che: “Nel processo mondiale guidato dall’ ‘americanismo’ il comunismo internazionale è dunque una forza subalterna…”; o ancora che: “l’auspicato concorso dell’Italia alla ricostruzione unitaria dell’economia mondiale avrebbe dovuto svolgersi in un percorso internazionale guidato dalle élite capitalistiche più avanzate. Non si trattava dunque di accumulare le forze per la rivoluzione proletaria,…”, etc. Penso anzi che – in un certo senso – Antonio Gramsci si sia effettivamente fatto ammazzare proprio per non sostenere cose come queste, e anzi per combatterle" (http://www.marx21.it/storia-teoria-e-...#)
Naturalmente molto interessante. Purtroppo mi aspettavo un libro più sulla l'aspetto umano di Gramsci. Le idee le conoscevo di già. Questo libro è piuttosto per approfondire come è avvenuto il suo arresto e a volte confesso di averne saltato dei pezzi che trovavo troppo dettagliati e, per me, meno interessanti! Un libro direi per ricercatori e per chi vuole approfondire la vicenda politica di questa grande figura della storia Italiana.