Via della Trincea potrebbe ricordare un po' un romanzo scritto da un Houllebecq meno stronzo (che non significa che sia meglio o peggio, eh, solo meno stronzo). Il protagonista, Matti, è un uomo che si dichiara reduce della Guerra di Liberazione delle Donne (il '68), che fa il casalingo, mentre la moglie lavora. A una certa, litigando, tira un pugno alla moglie, e la donna se ne va. Allora per riconquistarla, decide di comprare la casa dei suoi sogni. Ora, per chiarire un attimo la roba di Houllebecq, Hotakainen sfrutta la storia di Matti, e il suo punto di vista di uomo bianco che si sente uno sconfitto dalla società e dalla rivoluzione sessuale (e forse lo è pure), per tracciare un ritratto piuttosto impietoso della società svedese, del suo perbenismo borghese e di una - non vorrei dire svirilizzazione, ma quello è - svirilizzazione della società patriarcale. Praticamente tutti gli uomini sono dei perdenti, rappresentati come se fossero dei bambini, incapaci di gestire la propria vita adulta, con la sua complessità e le sue sfumature: ci sta Matti, indolente e chiaramente in una crisi di nervi che manco riesce a riconoscere; il suo vicino di casa, fissato con gli odori e le regole del perbenismo; l'agente immobiliare, un poveraccio che rischia l'infarto ogni tre per due. La società che descrive Hotakainen è una società che appunto ricorda da vicino quella di Houllebecq, con le sue debolezze e le sue perdite di fronte alla Grande Guerra di Liberazione. (Poi, oh, ovviamente la differenza sta nel finale, che è fondamentalmente conseguenza del fatto che Hotakainen non parteggia con la visione di Matti, e non è lo scrittore dei redpillati occidentali come Houllebecq).
Comunque. Via della Trincea, fin dal titolo, sottolinea due cose: uno, il confronto generazionale, e due, l'ossessione per la casa, su cui si realizza quel confronto. Detto veloce: ai reduci della Seconda Guerra Mondiale fu donato (anche giustamente) terreno e progetti per costruirsi delle case. Ora, con il passare degli anni e delle speculazioni edilizie, quelle case e quei terreni hanno assunto un valore economico piuttosto alto. E 'sta cosa, soprattutto il fatto che i reduci della Seconda Guerra Mondiale siano stati curati e tutto, mentre i reduci della Guerra di Liberazione ignorati completamente dallo Stato (chissà perché), fa smattare di brutto Matti. Matti si lamenta che in Finlandia, abbiano "già modificato tutte le strutture, spostato le pareti e sbancato i pavimenti" (la Guerra di Liberazione, i cambiamenti della società) e lui ne sia rimasto devastato, vittima ignorata e dimenticata. Matti, infatti, non vuole soltanto una casa sicura, un focolare o che, ma vuole proprio tornare indietro a prima della globalizzazione, a prima della liberazione, a prima. Ma non è l'unico ossessionato dalla casa, anzi. Hotakainen è molto abile nel mostrare tutta una serie di persone simbolo che ruotano attorno alla ricerca spasmodica di una casa. La casa, in particolare la villetta unifamiliare, viene identificata come il metro di paragone delle proprie vite e delle vite degli altri: senza una villetta unifamiliare sei poco più che nulla. E' il sogno finlandese. Interessante inoltre anche la scelta di mettere l'agente immobiliare, come concretizzazione dei meccanismi fallaci e patetici del mercato. E Hotakainen, pur non stando mai realmente dalla loro parte (che in fondo significherebbe buttarsi altrimenti nel più becero conservatorismo) è piuttosto bravo nel riuscire a rendere il loro disagio e inadeguatezza (sociale o umana).
Allora, io di Finlandia so veramente un cazzo. Di politica finlandese ancora meno. Cioè, veramente, non credo di sapere manco un nome di un politico finlandese. Quindi tutto il resto non ha alcuna valenza, ma sono soltanto discorsi fatti pour parler. Se la famigliola nella villetta unifamiliare viene esplicitamente ricondotta a quel tipo di sinistra che vota Verdi perché è di moda, e la coppia sopra Matti è fissata con le regole e la purezza, e quindi insomma non viene molto difficile capire cosa votano, massimo si può discutere di quanto sia estremo il loro voto, la figura politicamente più interessante è Matti stesso. Matti è l'uomo medio, in fondo, che si è trovato a vivere in un mondo radicalmente nuovo da quello in cui era cresciuta la generazione precedente. Una generazione precedente che lo ha cresciuto con i suoi valori, le sue idee, le sue sicurezze che non si adattano però manco per il cazzo al mondo nuovo, tanto da identificare il cambiamento come una Guerra. A Matti è stata promessa una casa e una vita che non sono fuori dalla sua portata, ma che sono quasi impossibili da avere veramente. Non è un sogno impossibile, il suo, peggio: è un sogno potenziale, che gli viene frustrato, nonostante lui, secondo la sua visione, abbia seguito tutte le regole, sempre. Matti è uno sconfitto, pieno di rabbia e frustrazione. Ma, come viene ripetuto un paio di volte, "non è un matto ordinario, vuole solo recuperare la sua famiglia". Matti è quello che vorrebbe non solo fermare il cambiamento, ma cancellarlo. Insomma, Via della Trincea è stato scritto nel 2002, prima della Crisi e prima di tante altre cose, ma non so, ho l'impressione che comunque dentro, ad averlo saputo leggere veramente, si sarebbe potuto vedere in nuce quell'elettore di Trump, della Brexit, di tutto il populismo di oggi. Ma, insomma, probabilmente non saremmo arrivati a 'sto punto se avessimo saputo leggere veramente qualcosa, realtà o libri che siano.