Una porta si aprì e comparve una donna anziana dai fianchi larghi e corpulenti, che contrastavano con il busto esile, e le braccia nude e grassocce, ornate da una quantità di braccialetti e ciondoli come una diva del cinema. Indossava uno sgargiante abito a fiori gialli su fondo azzurro e camminava in fretta, curva in avanti. Portava un paio di strani occhiali di tartaruga a forma di farfalla che sembravano farle caldo e una crocchia di capelli color carota, appuntata disordinatamente con le forcine.
7 giugno 1954. Andrea Pedemonte, cravatta nera e valigia in mano, si lascia alle spalle il Convitto Calasanzio diretto verso le vacanze estive e la sua famiglia… o meglio, quello che ne è rimasto, della sua famiglia. Già, perché un terribile incidente lo ha lasciato orfano, unico erede di un considerevole patrimonio e, in quanto minorenne, affidato a un’anziana parente: la lalla Cumba, come la chiamava suo padre lasciandosi andare a un sorrisetto tra il divertito e il malizioso. Una zia che Andrea – chissà perché – non ha mai tanto frequentato: Colomba Romairone, vedova Sommariva e vedova Bignone, anni settantatré, residente a Genova Borzoli, professione benestante, dedita al divertimento, al gin, al poker… Iniziano così giornate in cui per Andrea è tutto nuovo: la casa, le abitudini, le persone e, anche, piccoli dubbi sulle reali capacità della zia di far da tutrice, sembrando piuttosto lei quella bisognosa di un adulto responsabile a guidarla, e a contenere le sue spese e la sua indole festaiola. Non c’è il tempo di capire come sia meglio muoversi, che un altro viaggio sta per iniziare: Colomba ha organizzato una vacanza in Costa Azzurra. Per loro due, soli. Una delle tante innocenti stravaganze della zia o la sua eredità così appetibile c’entra qualcosa?
Renzo Bistolfi, ancora una volta, ci conquista con una storia brillante e drammatica, popolata di personaggi vividi e affascinanti, che non dimenticheremo facilmente.
Tre e mezzo 49.2023- RENZO BISTOLFI, IN VACANZA CON LA ZIA COLOMBA Ormai sono anni che consiglio la lettura dei romanzi di Renzo Bistolfi all'universo mondo,inclusi ovviamente anche i non Genovesi. All'inizio, ero un po' incerta, nel timore che l' ambientazione così marcatamente connotata potesse impedire un pieno godimento di queste letture: oggi, invece, vado sul sicuro,visto il successo riscosso presso i "foresti" di cui sopra, affascinati dalla garbata ironia con cui Bistolfi racconta le storie di un mondo che fu, quello della agiata borghesia di un quartiere genovese negli anni '50, di solito impegnata nella risoluzione di un mistero o di un crimine. Questa volta, la storia si allarga fino a Nizza, grazie alla protagonista del nuovo romanzo, la signora Colomba Romairone, la eccentrica zia del titolo, che vive in una sontuosa villa alle porte della città, dove organizza happening mondani, tutti destinati a finire in allegre sbronze attorno a un tavolo da gioco. Il caso vuole che venga nominata tutrice del giovane nipote, orfano di entrambi i genitori, morti in un incidente d'auto. Quando poi su quest'ultimo si annideranno sospetti, ecco che la storia prenderà ulteriore vita, in bilico fra una indagine poliziesca e un romanzo di formazione, raccontata con la sublime ironia del Bistolfi, capace di variare personaggi e ambientazioni. E di fare centro, tutte le volte. Consigliatissimo
Bistolfi dà il suo meglio con le anziane signorine che vivono in quel di Sestri Ponente, in questo romanzo si cambiano luoghi e personaggi e secondo me si perde un po' di quella malinconica ironia che mi ha catturato leggendo le avventure delle sorelle Devoto o delle Zefire. Comunque è una storia piacevole da leggere, sempre ben scritta.
Non più i toni garbati delle signorine Devoto ma un romanzo coloratissimo e piuttosto ridondante che finisce ricordando i vecchi gialli deduttivi o classici alla Agatha. Anche se preferivo i primi, i romanzi di Bistolfi meritano sempre.
Eh, mi dispiace dare un due stelle. Di solito io leggo Bistolfi tra un mattone e l’altro proprio perché mi piace la sua leggerezza, la sua ironia. Ma questo romanzo per me è stato una delusione. Quasi noioso. Peccato.
Simpatico giallo raccontato bene, con trame e sotto-trame e finale classico con la riunione di tutti i personaggi e l'investigatore che racconta. Piacevole