In Les Rois Thaumaturges (1924) Bloch looked at the long-standing folk belief that the king could cure scrofula by touch. The kings of France and England indeed regularly practised the ritual. Bloch was not concerned with the effectiveness of the royal touch—he acted like an anthropologist in asking why people believed it and how it shaped relations between king and commoner. The book was highly influential in introducing comparative studies (in this case France and England), as well as long-durations studies spanning a thousand years (with specific events used as illustrations). By investigating the impact of rituals, the efficacy of myths, and all the possible sources of collective behavior, he became the "father of historical anthropology." Bloch's revolutionary charting of mentalities resonated with scholars who were reading Freud and Proust. Stirling (2007) examines this essentially stylistic trait alongside Bloch's peculiarly quixotic idealism, which tempered and sometimes compromised his work through his hope for a truly cooperative model of historical inquiry. While humanizing and questioning him, Stirling gives credit to Bloch for helping to break through the monotonous methodological alternance between positivism and narrative history, creating a new, synthetic version of the historical practice that has since become so ingrained in the discipline that it is typically overlooked.
Marc Léopold Benjamin Bloch (6 July 1886 in Lyon – 16 June 1944 in Saint-Didier-de-Formans) was a medieval historian, University Professor and French Army officer. Bloch was a founder of the Annales School, best known for his pioneering studies French Rural History and Feudal Society and his posthumously-published unfinished meditation on the writing of history, The Historian's Craft. He was captured and shot by the Gestapo during the German occupation of France for his work in the French Resistance.
Re Enrico II di Francia che cura gli scrofolosi (miniatura del XVI secolo).
Marc Bloch fu ufficiale di fanteria durante la Grande Guerra: la iniziò da sergente e la concluse da capitano. Gli anni di trincea gli lasciarono una pesante eredità: la micidiale artrite reumatoide che gli tormentò il resto della vita. Che fu più corta di quanto avrebbe potuto essere, dato che fu fucilato dai nazisti in quanto membro della Resistenza.
Fu il co-fondatore della rivista Les Annales, che col tempo è diventata una scuola di storia. O meglio, una scuola sul come fare storia. Dopo aver dato alle stampe quella meraviglia intitolata I caratteri originali della storia rurale francese, nel 1924 pubblicò questo studio che è tuttora uno dei libri di storia più famosi che siano mai stati scritti.
Re Clodoveo I riceve dallo Spirito Santo (colomba) l’olio santo.
L’argomento di questo corposo saggio (cinquecento pagine) è enunciato già dal titolo ed esplicitato nel sottotitolo, argomento che certo non ne giustifica la fama a distanza di quasi un secolo dalla pubblicazione: i re guaritori, studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra. E quindi di re francesi e inglesi si tratta. A partire dall’anno Mille per quanto riguarda la Francia, cento anni dopo per l’Inghilterra. Per finire nel 1724 in Inghilterra e cento anni dopo in Francia, quando lo spirito razionalista, quando i Lumi dichiarano molto semplicemente che il miracolo non esiste.
Perché guaritori? Si riteneva che il loro carattere sacro, in quanto unti con olio sacro, e quindi consacrati, gli donasse il potere di guarire alcune malattie con la semplice imposizione delle mani. Quali malattie? Soprattutto la scrofolosi. Cioè, lesioni cutanee prodotte dall’adenite tubercolare. Piaghe suppuranti dal pessimo odore in un’epoca in cui l’igiene personale era stata dimenticata o non ancora scoperta. Nel Regno delle Due Sicilie la si curava con impiastri di fico (e guariva): in Francia e in Inghilterra per secoli si credette che solo le mani del re potessero curare, il tocco miracoloso del sovrano.
Re Luigi XIV° di Borbone_Francia mentre adempie al rito della taumaturgia.
Scrive Bloch sintetizzando le sue conclusioni: La fede nel miracolo fu creata dall’idea che doveva esservi un miracolo. Ciò che le permise di vivere fu ancora quella stessa idea, e anche, via via che i secoli passavano, la testimonianza accumulata delle generazioni, che avevano creduto, e di cui non si mettevano in dubbio le affermazioni, fondate, sembra, sull’esperienza. Quanto ai casi, probabilmente numerosi, in cui il male resisteva al tocco di quelle auguste dita, li si dimenticava presto: così fatto è il felice ottimismo delle anime credenti. Pertanto, è difficile vedere nella fede nel miracolo reale qualcosa di diverso dal risultato di un errore collettivo.
Nella prefazione, un altro grande storico, Jacques Le Goff, dice: Bloch dimostra che il miracolo esiste a partire dal momento in cui si può crederci e tramonta e poi sparisce da quando non ci si più credere.
Carlo Cignani (1628-1719): Il re Francesco I di Francia (1494-1547) a Bologna, in presenza del Pontefice, impone le proprie mani su una donna curandola dalla scrofola. Affresco conservato in Palazzo d'Accursio (Bologna).
Da un punto di vista squisitamente storico è interessante come l’argomento giochi nella lotta tra potere spirituale e potere temporale, cioè tra Chiesa e Stato, tra il Vaticano e le monarchie europee. Ma la grande rivoluzione di Bloch, e della sua rivista, fu quella di fare storia con strumenti fino ad allora non ritenuti adeguati, non all’altezza, considerati privi di dignità storica: miti, riti, cerimonie, credenze, leggende. Persino aneddoti. Usando la psicologia comparata, l’antropologia, la sociologia. Usando quello con cui fino ad allora non si faceva storia e che gli storici snobbavano ritenendolo strumento inadeguato. E lo faceva usando una mole sterminata di fonti e documenti che andavano dalle fonti ufficiali (inclusi i resoconti degli ambasciatori presso le corti straniere), gli editti e le dichiarazioni, le cronache di viaggio, i registri demaniali, gli archivi agrari. La storia diventava una scienza di comparazione. La storia diventava quella che mi sarebbe piaciuta fare e studiare. Se non che qui da noi è sempre stata ammirata, ma mai praticata, la nostra storiografia ha imprinting assai diverso.
Il monumento di Roussilles eretto sul luogo dell'esecuzione di Marc Bloch e degli altri prigionieri.
Scritto nel 1924 dal francese Marc Bloch, uno dei padri fondatori della ricerca storica, che diede metodo e disciplina a questa materia di studio, “I re taumaturghi” parla di un miracolo, quello della guarigione dalle scrofole, una malattia tendente a recedere spontaneamente, che veniva ripetuto a proprio piacimento dai re di Francia e Inghilterra durante il Medioevo e l’età moderna.
Si tratta di un miracolo che è esistito a partire dal momento in cui si è deciso di credervi ed è tramontato e poi sparito quando collettivamente si è presa coscienza della sua totale irrazionalità. E così è regolarmente avvenuto non solo per il miracolo delle scrofole, ma anche per la seconda prerogativa dei sovrani inglesi (gli anelli miracoli), per il culto di san Marcolfo (che si pensava guarisse anch’egli le scrofole) e per le capacità soprannaturali attribuite al settimo di una serie di figli maschi. Partendo da questo punto fondamentale lo storico analizza la figura sacrale del re, della tradizionale unzione del monarca voluto da Dio, dei rapporti quindi tra monarchia e religione e, cosa importantissima, spiega il fenomeno della potenza dell’immaginario collettivo.
Marc Bloch fornisce in questo testo una spiegazione della credenza nel miracolo che è quanto mai esemplare, e decisamente attuale, visto che ancora oggi, nel 2024, in tantissimi paesi del mondo si crede ai miracoli: “La fede nel miracolo fu creata dall’idea che doveva necessariamente esservi un miracolo. Ciò che le permise di vivere fu ancora quella stessa idea, e anche, via via che i secoli passavano, la testimonianza accumulata delle generazioni, che avevano creduto, e di cui non si mettevano in dubbio le affermazioni, fondate, sembra, sull’esperienza. Quanto ai casi, probabilmente numerosi, in cui il male resisteva al tocco di quelle auguste dita, li si dimenticava presto: così fatto è il felice ottimismo delle anime credenti. Pertanto, è difficile vedere nella fede nel miracolo reale qualcosa di diverso dal risultato di un errore collettivo.”
Un saggio decisamente molto interessante, un testo fondamentale per tutti gli appassionati di storia, ma a mio avviso un po’ troppo tecnico per piacere a tutti.
Надзвичайно цікава праця. Марк Блок бере до розгляду досить невелику проблему – віру у здатність королів Франції та Англії одним доторком руки лікувати золотуху – і у розгляді цього феномену виходить на значно ширші питання – уявлення про сакральність королівської влади у Середньовіччі та віру у диво, притаманну Середньовічній ментальності (останню він більше констатує, аніж глибоко розглядає, а от щодо віри у монарха – дуже детальний аналіз – як в уяві середньовічної людини перепліталися ще язичницькі вірування у силу вождя/царя з християнськими уявленнями про священне (а для тогочасної людини все, що священне – лікувальне). Багато розглядаються твори ерудитів, полемістів, іншого вченого люду. Автор розглядає питання, чому віра у здатність короля творити чудо виникла лише у Франції та Англії – доходить висновку, що тут мав місце збіг як "глибокого пласту"- ментальності людей, готових побачити диво і повірити у нього, і готових побачити диво саме від короля, так і політичні кон'юктурні події (прагнення нових династій у Франції та Англії міцно закріпитися на престолі, легітимізувати та уславити себе – у Франції це були перші Капетинги, у Англії – Плантагенети). Таким чином, у виникненні цього феномену брали участь (майбутньою термінологією Броделя) як структури довгого, так і короткого тривання, або інакше кажуть як закономірність, так і історична випадковість. Це все робить цю книжку, написану у 1924 р., дуже сучасною (хіба що ще не зустрічається слів "менталітет" та "ментальність").
Regii taumaturgi, pentru vremea sa, a fost un veritabil studiu introductiv pentru disciplina abia în fașă - antropologia istorică. O spune chiar Jacques Le Goff - părintele antropologiei istorice - despre cel mai efervescent apologet al științei istorice - Marc Bloch. Studiul prezintă atenției subiectul atingerii regale ca remediul la boala scrofulelor - una foarte răspândită în perioada medievală. Marc Bloch examinează originile superstiției despre regii ca făcători-de-minuni în tradiția populară franceză și engleză. Mecanismele mentalitare se împletesc cu evenimentele istorice, producând un fenomen -cunoscut drept "atingerea regală" care a continuat până în zorii modernității europene.
Non riesco a fare una recensione equilibrata di questo testo, che rimane un punto fermo della storiografia. D'altra parte tanti punti di vista dell'autore sono così superati da far riflettere sulla progressione che c'è stata nella materia in questi 100 anni dalla pubblicazione. Da leggere, ma sicuramente invecchiato infinitamente peggio de "La società Feudale".
Autorità indiscussa nel campo della ricerca storica, Marc Bloch è giustamente considerato fra i più grandi medievisti che l'epoca contemporanea abbia partorito. Storici del calibro di Georges Duby e Jacques Le Goff non hanno mai nascosto il debito intellettuale nei suoi confronti, né cessato di lodarne la robusta capacità analitica. Professore all'università di Strasburgo e alla Sorbona, Bloch scomparirà tragicamente, fucilato dalla Gestapo nella primavera del 1944.
Per i suoi studi non si affidò solo alle fonti scritte, ma fu precursore di una visone (perdonatemi il termine) "olistica", della Storia; contemplando anche testimonianze archeologiche, artistiche, leggendarie, numismatiche, il tutto innervato in una visione storico-economica. "I re taumaturghi" (1924) è l'affascinante affresco sulla tradizione medievale franco-inglese, secondo la quale si attribuivano capacità taumaturgiche ai re, che potevano guarire particolari infiammazioni dei linfonodi al tempo diffusissime (dette scrofole), con l'imposizione delle mani. Naturalmente questa carica sacrale addossata al re, divenne potente strumento politico di legittimazione agli occhi dei sudditi e della nobiltà tutta, rendendo tale grazia divina un requisito indispensabile per salire al trono. I sovrani occidentali, diversamente dall'imperatore bizantino e dal Pontefice, dovevano necessariamente rivitalizzare il proprio potere temporale attribuendo ad esso la volontà di Dio, questo contemplava un vero e proprio rito di iniziazione attraverso unzione sacrale.
Naturalmente, finché è durata...
Il libro di Bloch è davvero interessante e così denso di aneddoti da risultare sempre fresco e mai stancante. Consigliato a chi vuole guardare la Storia più in profondità. Leggetelo.
sì, Bloch è un maestro. no, questo libro non è interessante. è storiograficamente interessante, ovvio. e Bloch è pure simpatico. ma l'argomento è noiosissimo; non il potere taumaturgico, bensì i re. non c'è niente di più noioso dei re francesi. già l'alto medioevo francese, rispetto al casino pazzesco dei comuni italiani, è deludente; i re dell'ancien regime sono da spararsi. almeno gli inglesi erano, beh, shakespeariani.
Non azzardo stelline per un libro che così grande importanza ha avuto. Sottolineo solo che per il lettore non specialista, come me, molte delle minuziose descrizioni contenute nel testo sono noiose. D'altro lato, il riportare ai nostri giorni la mentalità che per secoli ha permesso certe credenze è opera dai meriti inestimabili.
C'est fini! Unha viaxe tremendamente interesante. Penso que o seu uso de fontes e dos mais completos que vin, buscando en lugares non comúns e bastante difíciles de acceder, pero todo iso resultou nunha análise profunda acerca do misticismo da realeza, que debe ser reivindicado como un feito fundamental para entender o poder real.
Interessante ma forse troppo nozionistico e filologico, tratta comunque trmi interessanti e originali ma approfonditi, solità profondità di Bloch Nel trattare ogni dettaglio
Es cierto que este libro sigue siendo un clásico. Mantiene vivamente el interés y, aunque es muy erudito y llena sus páginas de datos, no produce aburrimiento. Son pocos los libros de historia que pueden jactarse de perdurar. Además de que Los reyes taumaturgos cambió decisivamente la manera de hacer historia, su contenido sigue estimulando ideas.
Sin embargo, la obra de Marc Bloch no está exenta de envejecimientos. Como muchos lo saben, una peculiaridad de este historiador es su influencia sociológica. Los métodos de Durkheim y Lévy-Bruhl, tan desacreditados hoy por sus simplificaciones, lastiman el libro de Bloch. Es cierto que, por fortuna, Bloch muestra mucho escepticismo cuando se trata de usar el método comparativo. A veces, deja asomar una crítica inteligente al acto de comparar “ritos” y “supersticiones” de culturas que no tienen relación. Pero, aun así, Bloch no puede impedir el poderoso influjo de este método antropológico de aquellos años. Cuando Bloch considera las creencias medievales desde categorías como “magia”, “fetiches”, “tabús”, “ritos”, “mitos” o “folklore”, nos deja claro que su estudio es una infantilización del pasado. Así como los europeos consideraban como infantiles las culturas de África, América Latina y Asia, Marc Bloch termina fabricando una visión condescendiente. Inevitablemente, semejante aproximación acaba por despreciar, infravalorar y hasta ridiculizar el pasado, con la consecuencia de exaltar al presente.
Es cierto que muchos historiadores hoy critican la conclusión a la que llegó Bloch, de que la creencia en el poder curativo de los reyes fue “un error colectivo”. A mí me parece, sin embargo, que la conclusión tiene peores resultados: arruina el libro. ¿Verdaderamente gastó tantos capítulos, llenos de descripciones minuciosas sobre santos, objetos santificados, ritualismos, peregrinajes, para terminar diciendo que esta creencia fue posible sólo “por error”? Pocos en su sano juicio hoy en día —ni siquiera los creyentes— dirían que los reyes obraban milagros. Bloch tomó un punto de partida equivocadísimo: investigar los milagros de los reyes para responder qué tan falsa era esta creencia. Si el tema se asume de esta manera, entonces prevalece en el fondo la posibilidad de que el milagro fuera verdadero. Es lógico: si vas a hablar del negro, implícitamente está presente el blanco; si vas a hablar de la democracia, implícitamente está ahí la tiranía; si vas a hablar de la inexistencia de Dios, implíctamente está su existencia. Cuando Bloch pretendió “probar” que los milagros de los reyes eran un “error”, implícitamente en su libro se mantiene la posible veracidad del milagro.
Los historiadores que se toman en serio su investigación, sin descalificar a la gente del pasado, no proceden de esta manera. No se preguntan: ¿cómo fue posible esta creencia, sabiendo que era un error? Se preguntan: ¿cómo fue posible esta creencia, sabiendo que mi noción de verdad y de error no tiene nada que ver con las nociones del pasado? Un método adecuado, que por cierto ya tenía actualidad en tiempos de Bloch, era el de Hans Vaihinger: estudiar las cosas desde la ficción útil del “como si”. Pensar en la creencia en el milagro “como si” hubiera sido verdad. No postular la veracidad o la falsedad, sino que, asumiendo que era verdad, indagar internamente en la creencia.
En suma: el libro sigue siendo útil para aprender algunas características de la realza y para complementar explicaciones de la “sacralidad” de los reyes. Pero es eso solamente: un complemento, puesto que hay explicaciones más sagaces de este fenómeno. Sigue siendo mucho mejor el libro de Ernst Kantorowicz “Los dos cuerpos del rey”. Y, clínicamente, para diagnosticar la escritura de la historia, por supuesto que el libro mantiene su importancia.
La straordinaria curiosità e la formidabile attenzione di Marc Bloch lo hanno portato a realizzare uno dei più importanti libri della ricerca storica novecentesca e contemporanea - e non solo. 'I re taumaturghi' assume le sembianze di un gigantesco affresco che campeggia nella volta dei secoli della storia umana ed europea, in cui Bloch intreccia i due compiti dello storico in un'alternanza orchestrata perfettamente: studiare criticamente le fonti e commentarle, senza esprimere giudizio alcuno ma per offrire la contestualizzazione di quei manufatti stessi, prodotti nelle determinate epoche d'interesse. Questa duplice azione la vediamo anche nel meccanismo intellettuale che ha portato Bloch a comporre l'opera: da una parte si percepisce il distacco razionale e quasi 'illuminista' con cui l'autore tratteggia i fatti e le credenze sovrannaturali - quasi si percepisce l'assurdità provata da Bloch, che ad onor del vero il lettore condivide; dall'altra traspare tutta la curiosità dello storico di studiare a fondo un aspetto pervasivo della psicologia collettiva, della cultura popolare delle società francesi, inglesi ed europee nel corso dei secoli nel nostro continente. E la domanda di fondo dell'opera, è la seguente: com'è stato possibile credere per così tanti secoli al miracolo dei re taumaturghi? Nel corso delle pagine, e in particolare nelle ultimissime, Marc Bloch dimostra che il carattere dell'opera, nel suo interesse verso la già citata psicologia collettiva, è certamente storico ma anche e soprattutto antropologico, e proprio con una eccezionale perizia antropologica l'autore riesce a sciogliere un groviglio all'apparenza inestricabile: favorita da una serie di coincidenze fortuite, la fede nel miracolo vi era perché una fede nel miracolo 'doveva' esserci. Con questa affermazione, percepiamo tutto il peso del movimento dello spirito umano nella storia, dalle epoche più 'innocenti' in cui si credeva ad una realtà pervasa dal meraviglioso e dal sovrannaturale fino ai nostri tempi, figli ultimi della razionalità dell'Illuminismo e dell'avanzamento delle scienze e delle tecnologie già partito dalle rivoluzioni industriali. Quello che ho percepito come lettore - e forse era nell'intento di Bloch - è stata sì la lontananza siderale da questi fenomeni che eppure hanno riguardato uomini come noi, ma anche una credenza caratteristica e trasversale a tutti, o quasi, i popoli del continente, capace di costituire come pochi altri fattori o realtà una peculiarità della storia d'Europa precedente alla contemporaneità.
A paradigmatic example of the Annales school of historiography. Even in translation this reads as vigorous and, often, wry. Bloch examines in copious detail the medieval practice of kings of France and England touching for the 'king's evil'. This disease was known as scrofula or, today, tubercular adenitis. The examination starts as a microscopic examination of the extant evidence for the origins and eventual development of this practice. Such an examination could be dead dry, but Bloch has a sense of humor that comes through from time to time that rescues this from dulness. The lengthy examination goes right up through the death of the practice—with the institution of the Hanoverians in England in 1714 and the advent of atheism, rationalism and science in France at the end of the 18th century. Bloch's point here is to think through an example of the miraculous, one that even the devout would not cavil at. Touching for the king's evil, even in its heyday, was a practice surrounded with significant amounts of skepticism. To examine it is not to undermine completely a belief in the miraculous. More importantly, the close examination allows Bloch to reach some conclusions about how the practice developed (primarily as an adjunct shoring up the monarchy's fragile claims on legitimacy and power) and why it persisted. The nature of tubercular adenitis made it particularly susceptible to remissions, such remissions in turn allowed people to believe in the efficacy of the touch. When the touch failed, they often ascribed its failure to the afflicted's lack of sufficient faith. Further, the age of faith didn't expect instantaneous or complete cures—gradual improvement or later curing was completely consonant with being touched for the evil. Volume includes several detailed appendices offering substantial documentary sources for further exploration should one be so inclined.
Em Os reis taumaturgos Marc Bloch pergunta-se como as pessoas podiam acreditar e também oferecer legitimidade às crenças do toque régio na Idade Média. O autor de vale de uma grande pesquisa documental para entender a cultura coletiva da crença na cura de doenças através do toque dos reis e também de anéis utilizados como instrumentos nesse pequeno ritual.
Bloch entende que o ato de tocar buscando a cura do doente era não somente um instrumento de poder régio simplesmente, mas um ato que, no entendimento do período "pelo menos mal não fazia" e que foi legitimado pela população (que também legitimava o monarca que governava).
Recomendo esse livro para todo mundo que estuda História ou tem interesse na área.
Questo libro affronta alcuni degli "errori collettivi" più diffusi nel Medioevo, come la credenza nel potere taumaturgico del "tocco" del re e dei cramp-rings, o ancora quello del settimo figlio, con un'attenzione ai dettagli e all'esattezza storica veramente ammirevole. Ho apprezzato molto il fatto che Bloch abbia aggiunto anche alcuni aneddoti alla sua analisi, in quanto questi hanno reso la lettura suggestiva e piacevole.
Uno dei capolavori della storiografia del Novecento scritto dal più grande storico di tutti i tempi. Bloch racconta con il suo inconfondibile stile la storia della cura dell'adenite tubercolare o scrofola per mano dei re francesi. Il solo tocco e la frase "il re ti tocca, dio ti guarisce" divengono iconici grazie al fondamentale studio dello storico che ha avuto il merito di aprire la grande stagione storiografica de Les Annales. Un must per chi è appassionato di storia o per chi fa ricerca.
Kitabın içerik olarak hiç sıkıntısı yok, ilgi çekici bir konu üzerine gayet iyi araştırılmış ve iyi kurgulanmış bir çalışma, fakat çeviriyi yer yer biraz sıkıntılı buldum. Dolayısıyla okurken biraz zorlandım. Puan kitabın kendisinden çok çevirisine.
Un viaggio in una credenza popolare oggi poco nota, che però ha resistito per più di cinque secoli. Con l'autore si osserva l'evoluzione di una superstizione che oggi apparirebbe folle e si ragiona sulle dinamiche che hanno spinto tanti a crederci (e tanti ad approfittarne).
Un saggio fondamentale su un argomento interessante, sicuramente un'opera chiave per lo sviluppo della ricerca storica, ma anche una lettura poco lineare che a volte si ingarbuglia su se stessa rendendo l'esperienza in certi punti frustrante.