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Il figlio dell'imperatore

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Il libro del premio Nobel Kenzaburo Oe che esce in Italia col titolo "Il figlio dell'Imperatore" comprende due parti autonome: "Seventeen" e "Morte di un giovane militante", quest'ultimo mai pubblicato né in Giappone, né in nessuna parte del mondo dopo l'uscita (1961) in una rivista letteraria giapponese. La rivista fu immediatamente ritirata dopo le minacce di morte all'autore e all'editore. Il racconto letteralmente sparì, quasi non fosse mai stato scritto. L'estrema destra giapponese non sopportava gli attacchi irriverenti alla famiglia imperiale, il feroce sarcasmo contro ogni delirio di onnipotenza.

172 pages, Paperback

Published January 1, 1997

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About the author

Kenzaburō Ōe

237 books1,687 followers
Kenzaburō Ōe (大江 健三郎) was a major figure in contemporary Japanese literature. His works, strongly influenced by French and American literature and literary theory, engages with political, social and philosophical issues including nuclear weapons, social non-conformism and existentialism.

Ōe was awarded the Nobel Prize in Literature in 1994 for creating "an imagined world, where life and myth condense to form a disconcerting picture of the human predicament today."

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Profile Image for Ligeia.
659 reviews102 followers
August 26, 2020
Ironia della sorte e lesa maestà nell'epoca Showa

Ōe Kenzaburō è uno scrittore piuttosto particolare, la sua prosa è una letteratura di contenuti, in un'epoca storica in cui i retaggi passati bollavano di volgarità la pratica nascente di scrivere di fatti e non di atmosfere, lui puntava il dito sulla piaga del nazionalismo, che disapprovava fortemente, e narrava di cose che si ispiravano a fatti realmente accaduti nell'epoca in cui si era trovato a vivere...

quando pubblicò Il figlio dell'Imperatore (che si compone di due parti autonome: Seventeen e Morte di un giovane militante, pubblicate per la prima volta in patria nel 1961 sulla rivista di letteratura Bungakukai) le critiche lo sommersero, lui aveva deciso di irridere il pensiero che aveva reso possibile la morte in diretta televisiva di Inejiro Asanuma, capo del Partito Socialista giapponese, durante un pubblico dibattito in occasione delle elezioni parlamentari. Il giovane non viene mai chiamato per nome: Ōe omette appositamente qualsiasi riferimento a nomi, luoghi e date, ma si tratta proprio della storia vera di Yamaguchi Otoya, il diciassettenne che il 12 ottobre 1960 si macchiò dell'omicidio, suicidandosi poi in prigione.

Il tono è ironico, il giovane viene raccontato in prima persona con tutti i suoi pensieri e il suo odio, descritto come un onanista delirante, privo di pensiero critico e ammantato di una gloria immaginaria che lo spinge agli eccessi in nome dell'Imperatore, di cui si definisce "figlio prediletto", la sua scelta di unirsi alla Destra diviene più una forzata adesione a un modello acritico, contro la fatica di argomentare che veniva posta ai militanti della Sinistra, la percezione di essere vincente in nome dell'Imperatore diviene essa stessa una pratica di soddisfazione onanistica in cui il giovane parla di orgasmi dati dall'uso della violenza e di come questa fosse l'unica sua occasione di sfuggire al senso di fallimento personale...

La lettura è interessante e scorre veloce, in particolare per chi è interessato ai pensieri dietro le affascinanti forme che, allora come adesso, in Giappone vengono poste come una barriera di fumo di fronte a chi cerca di conoscere questo popolo così particolare.

A seguito del ricevimento del Nobel, in cui lui rilasciò un discorso che è un capolavoro di diplomazia e che si trova in appendice in questo libro, la patria che lo aveva snobbato si affrettò a dargli un riconoscimento, l'ambito Bunkashō che avrebbe dovuto ricevere dalle mani dell'Imperatore in persona, che lui ovviamente rifiutò...seguirono altre accuse di tradimento e la scelta di ritirarsi dall'attività, su cui fortunatamente poi ritornò, regalando romanzi di grandissimo spessore in cui ancora continua a interrogarsi sulle derive del suo paese, come nel bellissimo Il Salto Mortale ispirato dai fatti del 20 marzo del 1995, afficancato da una produzione più personale e nostalgica in cui narra fatti del passato con tocco lieve e poetico, come in Il Bambino Scambiato e La Vergine eterna.
Profile Image for Bruna.
179 reviews4 followers
April 11, 2022
Siamo intrappolati nella testa di questo onanista seriale di diciassette anni fin dalla prima pagina. Noi e i suoi deliri di onnipotenza, noi e la sua totale solitudine, noi e le sue frustrazioni.
Questo libro claustrofobico diventa più interessante nella seconda parte. Questo giovane Holden, per cui non si prova nessuna empatia, invece che fare male solo a se stesso, trova nella violenza un modo per affermarsi, per nascondere la sua enorme fragilità.
Profile Image for Riccardo Benussi.
41 reviews7 followers
October 11, 2012
Struggente e toccante, di una sensibilit�� che si pu�� apprezzare a fondo solo se si comprende la mentalit�� giapponese, ma che non manca di colpire anche il lettore che per la prima volta si avvicina alla letteratura giapponese. Oe non �� certo un autore facile, di sicuro non il primo con cui ci si dovrebbe avvicinare al giappone, ma �� sicuramente uno dei pi�� profondi, almeno secondo me, del panorama letterario giapponese.
Profile Image for dammydoc.
358 reviews
January 4, 2024
“(…) La mia anima piena di paure individuali l’ho buttata via, l’ho gettata in un altoforno enorme e dopo, privo ormai di ogni preoccupazione, sono stato visitato dall’estasi degli eletti, dall’orgasmo costante […] Nell’attimo in cui ho accoltellato il segretario sono saltato dentro la quarta dimensione della felicità suprema. Forse anche in questo momento sono cadavere, un corpo che è rimasto inalterato per duecento anni. La cella del carcere preventivo mi era sembrata il “regno dei morti”. Qui al riformatorio di Nerima forse è il purgatorio. Un tascabile di mia sorella riportava questa frase: «Di qui si va per la città dolente». Era sottolineata in rosso, mi pare fossero le parole incise sul cancello del mondo dei morti. Ho sferrato il colpo omicida, era la mia richiesta del lasciapassare per superare il cancello, rito di passaggio, la danza della sciabola, adesso sono nella città della gioia”. Tokyo, 12 ottobre 1960: il sindacalista e leader del partito socialista giapponese Inejirō Asanuma sta partecipando ad un dibattito sulle future elezioni politiche e sul rinnovo del patto post-bellico con gli Stati Uniti. Asanuma, pur non essendosi opposto alla firma del trattato, si è distinto per aver assunto posizioni contrarie all’egemonia americana e filo-maoiste. È stato subito contestato da giovani esponenti dei movimenti di estrema destra, lì presenti. Ad un tratto un ragazzo sale sul palco, gli corre incontro: è armato di un wakizashi, una spada tradizionale, simile ad una katana, di dimensioni più piccole. Davanti alle telecamere, gli piomba addosso e lo trafigge, per due volte. Asanuma muore durante la corsa in ospedale. Il giovane attentatore si chiama Otoya Yamaguchi. Ha diciassette anni. Arrestato, Otoya si suicida in carcere poche settimane dopo, impiccandosi con un lenzuolo. Lascia scritto sul muro della cella, con il dentifricio, “Avrei voluto dare sette vite per il mio Paese. Lunga vita a Sua Maestà, l’Imperatore”, citando le ultime parole attribuite a Kusunoki Masashige, samurai del XIV secolo. Lo scatto che ritrae il ragazzo con l’arma in mano, appena estratta dal ventre di Asanuma, fa il giro del mondo, e vale il premio Pulitzer al fotoreporter Yasushi Nagao. Seventeen e Morte di un giovane militante, le due parti che compongono Il figlio dell’Imperatore, vengono pubblicate a pochi mesi di distanza da quei fatti, nel 1961, rispettivamente sui numeri 1 e 2 della rivista “Bungakukai”…

Ne scrivo su

https://www.mangialibri.com/il-figlio...
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293 reviews1 follower
February 20, 2024
Libro molto importante di Kenzaburō Ōe, premio Nobel per la letteratura nel 1994, che attraverso le avventure del giovane protagonista ripercorre la politica giapponese del dopoguerra, fatta di lotte studentesche, scontri fra militanti di destra e di sinistra, attivismo.
Il romanzo si apre descrivendo la vita anonima del protagonista, insulsa al punto da non suscitare curiosità nel prossimo, anzi soffrire addirittura dell'indifferenza che molti hanno nei suoi confronti.
Al compimento del suo diciassettesimo compleanno neanche in famiglia gli fanno gli auguri, solo la sorella se ne ricorda. Si vede brutto, non virile, teme il confronto e si rifugia nella masturbazione compulsiva.
In effetti non è realmente indifferente a tutti, ma viene ben notato come anello debole della catena dai suoi compagni di scuola più prestanti e aggressivi.
Il ragazzo trova il suo punto di svolta, la sua affermazione personale, tramite un'amicizia che lo introduce negli ambienti della destra giapponese. Entra nel kodoha e finalmente riesce a esprimersi, trova la sua collocazione.Ben presto però matura idee più audaci e va ben oltre l'attivismo politico, vedremo in che modo.
La trama di questo romanzo è semplice e votata al narrare un'escalation che riguarda il protagonista e le conseguenze delle sue azioni. la narrazione avviene in prima persona ma spesso lui fa riferimento a se stesso anche in terza persona, immagina il se stesso del passato. Si descrive e rivolge parole alla sua figura come a volergli dare consigli, o a voler constatare quanto disagio provasse e quanto il suo percorso di crescita lo abbia reso poi maturo e convinto delle scelte fatte, soprattutto se messo in relazione a un se stesso del passato che soffriva, era schiacciato, subiva l'indifferenza della sua famiglia, l'aggressività dei suoi coetanei.

La sua inadeguatezza però non lo abbandona, i suoi atteggiamenti antisociali subiscono una trasformazione ma non spariscono mai del tutto.
Profile Image for chrismaggi.
95 reviews12 followers
February 21, 2024
Veniamo catapultati nella vita di un diciassettenne che pian piano decide di commettere un gesto criminale dal significato politico (con delle conseguenze). Kenzaburo Oe è bravo nel rappresentare la mente di un ragazzo offuscata da ideali sovversivi e dal culto dell’imperatore. Il libro contiene anche una certa ironia.
Profile Image for Sebastiano Saraceno.
296 reviews2 followers
February 12, 2025
Questo romanzo ci porta direttamente dentro la mente di un ragazzo giapponese di diciassette anni e ci mostra il suo lento ma inesorabile processo di radicalizzazione e discesa nelle sue manie di grandezza per contrastare in fondo un suo complesso di inferiorità.
La vicenda si ispira ad un episodio realmente accaduto in Giappone le 1960 e porta con sé un chiaro intento politico e satirico, a mio parere, molto bene riuscito.
Profile Image for Sakura87.
418 reviews104 followers
November 26, 2013
Il figlio dell'Imperatore si compone di due parti autonome: Seventeen e Morte di un giovane militante, pubblicate per la prima volta in patria nel 1961 sulla rivista di letteratura "Bungakukai", a distanza di un mese l'una dall'altra. Colpevole di aver caricato all'inverosimile il reazionarismo del giovane fascista protagonista dei due racconti, Ōe ricevette pesanti minacce dai gruppi fascisti, così come pure l'editore di "Bungakukai", tanto che quest'ultimo fu costretto a bloccare la distribuzione della rivista e a pubblicare una lettera di scuse formali. Lo scrittore venne peraltro aspramente criticato anche dalla sinistra per non aver reagito alla censura: Morte di un giovane militante rimane tuttora mai ripubblicato in Giappone.
I due racconti si ispirano alla storia vera di Yamaguchi Otoya, il diciassettenne che il 12 ottobre 1960 accoltellò a morte in diretta televisiva Inejiro Asanuma, capo del Partito Socialista Giapponese, durante un pubblico dibattito in occasione delle elezioni parlamentari. Il giovane non viene mai chiamato per nome: Ōe omette appositamente qualsiasi riferimento a nomi, luoghi e date.
Il clima è quello teso degli anni '57-'60, momento di rinegoziazione dei delicati rapporti politici tra l'esercito di difesa statunitense, ancora stanziato sul territorio giapponese, e il potere imperiale. Nel discorso Io e il mio ambiguo Giappone, riportato in coda ai racconti e al folto apparato di note, Kenzaburō Ōe con poche frasi dipinge la perfetta essenza del Giappone in quel momento storico, ma anche presente:

«Ho la sensazione che oggi, dopo centoventi anni di modernizzazione seguiti all'apertura del paese, il Giappone sia ancora lacerato da due tipi di ambiguità di senso opposto. Le stesse che vivo anch'io in prima persona, come scrittore che ne porta su di sé i segni profondi.
Ambiguità che si manifestano in vari modi, tanto evidenti e forti da creare lacerazioni in un'intera nazione e nel suo popolo. La modernizzazione del Giappone è stata tutta tesa all'imitazione del modello occidentale. Eppure il Giappone è parte dell'Asia e i giapponesi sono determinatissimi a mantenere la propria cultura tradizionale.»


Narrati in prima persona dal protagonista, Seventeen e Morte di un giovane militante rappresentano la formazione personale e politica di un giovane studente che, da iniziali e precarie posizioni progressive, abbraccia di getto l'ideologia fascista dopo essere stato frastornato dalla pomposa retorica di un comizio. I racconti offrono un ritratto quasi caricaturale del fanatismo di cui il ragazzo cade presto preda, in un delirio di onnipotenza dal sapore più religioso che politico volto a omaggiare la figura dell'Imperatore. Dopo aver compiuto l'opera della sua vita, un gesto senza alcuna conseguenza politica ma roboante, estremo, emblematico, il ragazzo si impiccherà nella cella del riformatorio in cui è stato rinchiuso. Non potrà ricorrere all'harakiri, il tipico suicidio rituale, ma vergherà sulla parete Sette vite per il mio paese. Lunga vita a Sua Maestà Imperiale, l'Imperatore!.
Parole e reazioni del protagonista potrebbero forse sembrare grottesche, se non fossimo un popolo vissuto per più di vent'anni sotto il giogo del fascismo. Senza dubbio familiare risulterà l'ultranazionalismo, che nel protagonista è culto dell'Imperatore in quanto divinità più che esaltazione della nazione e della cultura giapponese. Il machismo estremo, onanista, che talvolta sfiora quasi l'omosessualità tanto è il compiacimento del proprio corpo; quasi mai l'eccitazione fisica si traduce nell'urgenza di un rapporto sessuale con un altro essere umano, trovando piuttosto sfogo nell'autocompiacimento, nell'atto violento, o nella sua contemplazione. L'apprezzamento della modernità, della velocità dei trasporti. Quel senso quasi fisico della disciplina. Il culto della giovinezza. La valorizzazione del lavoro fisico. E naturalmente la violenza, politica, familiare, efferata, protetta e giustificata dalla divisa che come un'armatura nasconde l'intrinseca debolezza psicologica e morale: con la divisa, il seventeen non è più un debole adolescente, può essere uguale agli altri, o meglio, può essere qualcosa di più degli altri; la violenza trova il suo tramite nelle mani nude, simbolo del culto del corpo, o nelle armi tradizionali, simbolo dell'identità e della storia del suo paese.
I due racconti senza dubbio non sono facili da apprezzare, complice anche una traduzione dal giapponese che nel 1997 non aveva raggiunto i suoi massimi livelli (che per inciso non sono ancora stati raggiunti, vuoi per latitanza di ottimi traduttori italiani, vuoi per il divario tra le due culture). Tutt'altra storia per il discorso del Nobel, che svela la profondità di Kenzaburō Ōe quale giapponese, quale scrittore, quale essere umano.

La recensione è parte di un progetto per il blog La Stamberga dei Lettori, su cui, insieme alla recensione, trovate anche una biografia dell'autore: http://www.lastambergadeilettori.com/...
132 reviews
March 8, 2025
I understand the importance of this book but tbh it's not really my style
Profile Image for La Stamberga dei Lettori.
1,620 reviews146 followers
December 2, 2013
Il figlio dell'Imperatore si compone di due parti autonome: Seventeen e Morte di un giovane militante, pubblicate per la prima volta in patria nel 1961 sulla rivista di letteratura "Bungakukai", a distanza di un mese l'una dall'altra. Colpevole di aver caricato all'inverosimile il reazionarismo del giovane fascista protagonista dei due racconti, Ōe ricevette pesanti minacce dai gruppi fascisti, così come pure l'editore di "Bungakukai", tanto che quest'ultimo fu costretto a bloccare la distribuzione della rivista e a pubblicare una lettera di scuse formali. Lo scrittore venne peraltro aspramente criticato anche dalla sinistra per non aver reagito alla censura: Morte di un giovane militante rimane tuttora mai ripubblicato in Giappone.

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