For young Annetta, trousers symbolize freedom and independence. By wearing them, she believes, she will escape the suffocating life of her small Sicilian village. Convinced that nuns wear trousers under their habits, she runs away to a convent, only to be disappointed. The only people who do wear trousers, her mother tells her, are men and puttane - whores. She embarks on an apprenticeship in manhood under the expert eye of a cousin, who trains her to spit, strut, and scratch herself as effectively as the next man, but in a squalid little episode she discovers the biological nature of sexual differences. With virility thus denied her, there is nothing left but to give the second option a try - becoming a whore. Taken under the wing of an older, "liberated" classmate, Annetta is trained in the arts of flirtation and seduction. The lessons are so effective that shortly thereafter, when she is spied ardently kissing a young man, Annetta is immediately taken out of school and banished to live with her aunt and uncle, presumably out of man's way. But there, to her distress, she finds herself trapped in dark family secrets of incest and adultery. Good Girls Don't Wear Trousers, which provoked a storm of controversy in Italy, has sold over two million copies in Europe.
Lara Cardella (born November 13, 1969 in Licata, Italy) is an Italian writer. She is best known for her best seller novel Good girls don't wear trousers. Biography
Her first book Good girls don't wear trousers (in Italian: Volevo i pantaloni), written when she was nineteen, caused a scandal in the small Sicilian community where she lived because it fiercely criticized what she perceived as the backwardness and chauvinism of contemporary sicilian society. The controversy surrounding the book, as well as the young age of its author, contributed to make it a huge bestseller in Italy and the novel was translated in many languages and published across the rest of Europe, in Brazil and Korea.
Un relato crudo (y muy recomendable) de una chica cuyo sueño no es otro que llevar pantalones en una Sicilia rígida en la que eso es cosa de hombres y putas.
l'ho letto nel lontano 1989, volevo partecipare anch'io al concorso letterario (indetto da una rivista femminile) che Cardella vinse. poi iniziai a lavorare e scrivevo per mestiere, non più per passione. il libro, se si va oltre il suo interesse sociologico-atropologico, è sinceramente imbarazzante. ma ai tempi fu un successo in stile Tamaro.
Hatte nicht wirklich hohe Erwartungen an dieses Buch aber die wurden komplett übertroffen. Ich habe es für die Schule gelesen und muss sagen, dass das eines der besten Bücher für die Schule war.
Der Schreibstil gefällt mir sehr gut, man könnte der Geschichte wirklich gut Folgen und nachvollziehen. Der Inhalt der Geschichte ist sowohl tragisch als auch in gewisser Hinsicht bewundernswert, denn als jemand der heute jung ist kann man sich so ein Leben einfach nicht vorstellen.
La ricerca di un'indipendenza, di una vita diversa da quella che le leggi non scritte ma non per questo disattese di un piccolo paesino. Non ho specificato che si tratta, nel romanzo, di un piccolo paesino siciliano perchè la situazione era ed in certi casi, nonostante tutto ancora è, valida anche qui da noi al Nord. La protagonista del romanzo, Annetta, alter-ego dell'autrice, nella sua ferma volontà di portare i pantaloni attraverserà varie fasi: la fase mistica nella quale vorrebbe entrare in convento, la fase mascolina che la spingerà a seguire e ad imitare i comportamenti di un cugino maschio ed infine la fase da buttana, per dirla alla sicula. Vi è da dire che quel termine, nel significato che aveva nell'ambiente della protagonista, non identificava solamente le donne di vita, parafrasando Pier Paolo Pasolini, ma nella categoria rientravano anche quelle ragazze (o donne) che, semplicemente, avevano dei comportamenti che andavano contro quelle leggi non scritte di cui parlavo all'inizio. Atteggiamenti considerati più spavaldi e, secondo la mentalità del luogo, fuori luogo (scusate il bisticcio di parole) quando non addirittura scandalosi. Questa terza fase, in special modo, provocherà ad Annetta dei grossi problemi, tanto è vero che, la sua famiglia, ad un certo punto, la rinnegherà mandandola a stare da una zia il cui marito già aveva abusato di lei quando Annetta era più piccola. Nel romanzo è presentata anche tutta l'ipocrisia e la crudeltà di persone che, pur se si riempiono la bocca con espressioni quali onore della famiglia non esitano ad esporre la propria figlia, come faranno il padre e la madre della protagonista, a pericoli di non poco conto, anzi a grossi e gravi pericoli. Ma l'ipocrisia non viene evidenziata solo in quel punto ma è già lampante quando Annetta si sente rispondere dalla madre, notate bene dalla madre, la quale aveva saputo che la figlia aveva raccontato alla propria nonna quello che lo zio le aveva fatto anni prima, "Te lo potevi tenere per te. L'hai fatta morire tua nonna." Qualcuno mi deve spiegare come può una madre caricare la figlia di un tale fardello di colpe. Il punto più squallido nel quale si capisce la bassezza infima alla quale un uomo possa arrivare lo si incontra verso la fine quando Annetta, rimasta in casa sola, di sera, con lo zio viene quasi spinta da lui a compiere atti di sesso orale. Ma non è ancora questo il punto più infimo... No! Il punto nel quale più salta all'occhio del lettore la miseria umana di quell'uomo si ha quando, mentre Annetta è in ginocchio davanti allo zio, nudo, entra nella stanza, rimasta aperta, la figlia maggiore degli zii, la quale, rivolta alla cugina le dice: "Non ti preoccupare, che poi esce il latte!" Fortunatamente la vicenda avrà poi, nonostante tutto, un lieto fine. Ho usato il corsivo per lieto fine non perché non lo sia ma perché in questo lieto fine si nota, una volta di più l'ipocrisia dei genitori di Annetta che, dopo il rischio corso dalla figlia e dopo che lei era stata accolta, per qualche tempo a casa di una sua compagna di scuola, quella stessa compagna di scuola che l'aveva istruita nella sua fase da buttana, i genitori di Annetta, "si ricordano di avere ancora una figlia" e la riportano a casa. Una lettura che, pur esaurendosi nel giro di poche ore, fa riflettere molto e molto profondamente.
Die zwei Sterne sind aus historischer Perspektive vergeben. Irgendwie fand ich das Buch auch einfach schrecklich. Viel Vergewaltigung und Gewalt. Aber ich glaube es hat mir trotz allem einen spannenden Blick auf Frauen zu dieser Zeit an diesem Ort gegeben.
Ich fand das Buch gut, möchte jedoch warnen, da es sehr explizit um geschlechterspezifische Gewalt geht. Beim Lesen hatte ich den Eindruck, dass dieses Buch nicht nur eine Sensation in Italien war, sondern auch die Werke von Elena Ferrante und weitere neue Klassenliteratur beeinflusst haben könnte. Definitiv eine Empfehlung.
Trigger warning machismo, violencia de género, violencia intrafamiliar, abuso sexual, abuso sexual de menores.
Pensé que en la relectura me iba a gustar menos porque pasaron ya muchos años desde la última vez y no soy la misma persona, etc, pero me ha gustado más. Deeply disturbing nivel panza de burro, pero para mí menos triggering (percepción personal. por favor tomaos los trigger warnings en serio. van en serio).
No sé cómo reseñar este libro sin que parezca una frivolidad. Está muy bien escrito, es cortito y te lo acabas en una tarde supongo.
A well-told story that transports you to the Sicilian way of life of the 80s. The harsh treatment of women, and of teenage girls in particular, was quite sobering. The dialect gives it all a wonderful sense of authenticity and I came out of the book shocked at the greater reality that the fictionalization portrayed.
Un libro que leí de joven, pero me gusta volver a leer. Es un libro complicado, quizá lo leí antes de tiempo, pero me encantó, pese a lo duro de algunas situaciones. Muy recomendado.
Ich hatte noch nie von diesem Buch gehört. Auch nicht von der Autorin. Von außen sah es aus wie ein schlechter Roman, den man in den Dreh-Teilen an Autobahnraststätten ausgraben würde, neben Rosamunde-Pilcher-Romanen stehend. Doch dann - erste Seite, Autoren-Info. Und da regten sich bei mir erste Fragen. Wie hatte sie es bitte geschafft, einen ganzen italienischen Landstrich durch das Erscheinen von “Ich wollte Hosen” zu verändern? Dieses Buch musste wohl doch gut sein, richtig gut. Und vor allem mächtig, stark. Es sollte mich nicht enttäuschen.
Annetta ist ein junges Mädchen und lebt in Italien. Ihre Eltern haben sie streng erzogen, so, wie es in dem Dorf üblich ist. Nicht nur das Tragen von Lippenstift wird durch Prügel beglichen. Doch sie hat sich in den Kopf gesetzt, Hosen tragen zu wollen. Die Lösung für dieses Problem sieht sie darin, Nonne zu werden (zuerst auch noch Junge, aber dafür fehlen ihr, wie sie dann merkt, die nötigen Geschlechtsteile). Sie weiß nicht, dass selbst Nonnen Kleider tragen, sie denkt, dass vor Gott wirklich jeder gleich und damit gleichberechtigt zum Hosen tragen ist. Dass selbst “Gottesmenschen” sich von menschlichen Gesetzen unterwerfen lassen, lässt so stark an der Kraft Gottes und der Moral des Glaubens zweifeln. Wo wir auch bei dem Punkt “menschliche Gesetze” wären. Gesetze, die sagen, dass Männer besser als Frauen sind und mehr dürfen, wurden von Männern geschrieben. Doch warum? Warum dürfen sich die Männer erlauben, über die Frauen zu bestimmen? Weil sie einen Penis und keine eventuellen Konsequenzen nach dem Sex mit sich tragen müssen? Weil sie “das stärkere Geschlecht” sind? Doch was heißt das schon, meistens sind die Männer nur in Kraft überlegen. Dann vielleicht doch, weil sie viel leichter Leute vergewaltigen können, mehr Macht ausüben können, mehr Druck? Ich verstehe es nicht und auch Lara Cardella verstand es nicht. Nach dem gescheiterten Ich-will-Hosen-Nonnen-Trip versucht sich Annetta als Nutte, was eigentlich das Gegenteil von dem ist, was sie sein will. Nun schminkt sie sich selbst und trägt Kleider und stopft sich BHs aus, tut also die Dinge, die sie davor noch an ihren Mitschülerinnen kritisiert und lächerlich gefunden hat. Das heißt, auf dem Weg dahin, was sie sein will, muss sie erst etwas sein, was sie nicht sein will. Und diese message finde ich sehr bedenkenswürdig. Schließlich merkt sie jedoch, dass sie eigentlich die ganze Zeit nicht nur das Hosen-tragen wollte, sondern auch die damit verbundenen Rechte besitzen wollte. Somit sind die Hosen als Metapher für den ganzen Lebensstil zu verstehen, den sie aber unmöglich weitreichend verändern kann.
“[…] dann zog ich meinen Rock aus und nahm die Hosen: Sie waren zu weit, ich versank darin, aber meine Tante zog einen Gürtel heraus und fasste sie mir in der Taille zusammen. Ich war so komisch wie ein Clown, ich sah auch so aus und … wir prusteten los vor Lachen. Dann sah sie mich an und sagte mir etwas so Trauriges, dass ich mir dumm vorkam, mir so lange Zeit eine so erbärmliche Sache gewünscht zu haben: “Macari fussa accussì facili accuntintarsi e campari … Wenn es so einfach wäre, sich zufriedenzugeben und durchs Leben zu schlagen …”[...]"
Doch natürlich kann man Annettas Wunsch total nachvollziehen. Sie wird geschlagen, nicht ernstgenommen, vergewaltigt. Wer würde sich da nicht wünschen, Hosen anziehen zu können, also diese Dinge zu verhindern und sie nicht mehr erleben zu müssen? Frauen hatten in dieser Gesellschaft nichts zu sagen, und doch hat Lara Cardella es geschafft, in dem sie dieses Buch geschrieben und durch Annetta dargestellt hat, wie es dort so läuft. Und ausgedacht klingt das ganze wirklich nicht, sodass zu recht dieses Buch auf jeden Fall gelesen und im Kopf behalten werden sollte.
Fazit: Es gibt wohl kaum Bücher, die eine solche Wahrheit in sich verstecken wie bei “Ich wollte Hosen”. Das Buch ist nicht nur erschreckend, es ist auch richtungsweisend für jeden: sowohl für Frauen als auch für Männer. Und nicht nur metaphorisch versteckt es in sich wichtigste Lebensweisheiten.
Questo libro è una finestra spalancata sul passato, forse non così superato, racconta di un paesino siciliano degli anni '70/'80 dove vige ancora una mentalità profondamente patriarcale. Questa è la storia di Annetta, una bambina che ha già intuito la sua sfortuna: esser nata femmina e così cerca di guadagnarsi i pantaloni, metafora del privilegio maschile. A casa un padre che non perde occasione di picchiarla, una madre che è il volto delle donne-guardiane del patriarcato, che giudicano e condannano le ragazze che tentano di liberarsi dalle catene. In questo libro, molto corto ma ricco di significato vediamo come Annetta si ribella crescendo, tanto che decide di voler diventare un uomo; così inizia a imitare il comportamento maschile fino a che comprende che non avrà mai l'uguaglianza perchè tutti la vedranno comunque come femmina. siccome non può essere un uomo cosa fa? La puttana. Fare la puttana non è prostituirsi (nella maggior parte dei casi), è un comportamento, è ribellione e Annetta non lo fa per il piacere di truccarsi molto o vestirsi in modo succinto, lo fa perché sente di acquisire il potere dell'attenzione altrui. Purtroppo anche questa non è un ottima soluzione, il potere non è nelle sue mani se dipende dallo sguardo altrui. In questa ribellione deve fare i conti con qualcosa più grande di lei: la mentalità del tempo, Annetta si ritrova sulla bocca di tutti e i suoi genitori si sentono così denigrati che la ripudiano. La parte migliore però viene alla fine del libro, Annetta costretta ad abitare con uno zio che già in passato aveva abusato di lei incontra la violenza nel modo più crudo e duro possibile; la incontra nei racconti di sua zia, nelle parole della bambina anche lei abusata da quest'uomo (se si può definire così) e per finire se la ritrova sulla pelle.
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Un racconto troppo crudo d'una società difficile rappresentata in modo realista che ti fa vedere queste cose che adesso non trovi normale ma nella società siciliana degli anni 80 erano proprio così. Non é facile di leggere, e una storia dura che tocca il cuore. Dal mio punto di vista sarebbe stato bello avere un po' più di pagine, un finale più sviluppato. Inoltre, mi è piaciuto il fatto di avere parole in siciliano e l'ho trovato interessante.
Mit nur 19 Jahren schrieb Cardella dieses Werk. Darin wird das für Frauen gewaltvolle und unterdrückende Leben in einem sizilianischen Dorf geschildert. Vergewaltigungen stehen an der Tagesordnung und Cardella skizziert das traurige und klaustrophobische Harren weiblichen Daseins auf Sizilien um circa 1960.
Posso dire che sento questo romanzo ancora parecchio attuale? Posso dire che molte di quelle frasi e quel tipo di pensiero esistono ancora? Specialmente nei piccoli paesi e non solo tra gli anziani. Eppure di passi avanti se ne sono fatti, si sono ottenute libertà come per l'appunto indossare un semplice indumento ritenuto di prerogativa maschile, e qualche diritto (nonostante cerchino di portarceli via). All'inizio ho trovato il tutto piuttosto ingenuo, volubile e anche un tantino superficiale e leggero. Parliamo di una bambina che per poter indossare i pantaloni cambia repentinamente dal volersi fare suora (era convinta che le monache li portassero sotto la tonaca perché il prete del paese li portava), al diventare uomo (dato che solo gli uomini li portano) con tanto di scuola di educazione maschile da parte del cugino (il tutto finisce quando comprende che per essere uomo secondo la società devi avere il pene) al diventare una puttana (dalle parole della madre ovviamente). Eppure è proprio con l'ultima decisione che finisce il tono leggero se così posso chiamarlo (di leggero in realtà c'è ben poco visto la violenza domestica psicologica e fisica a cui è stata sottoposta dalla sua famiglia). Da qui in poi scendiamo in una buia spirale fatta di percosse, violenze, recriminazioni e chi più ne ha ne metta. Mi ha colpito particolarmente il fatto che la colpa della morte della nonna ricada proprio su Anna rea di aver svelato le perversioni malate dello zio nei suoi confronti alla nonna. Oppure quando i suoi genitori la scacciano di casa specialmente perché la madre ha smesso di pulire e cucinare e il padre è stufo di doverlo fare lui. Questi sono solo alcuni esempi ma potrei farne molti altri che riguardano Anna in prima persona e non, dato che dopo che i suoi genitori l'hanno mandata dallo zio che la molestò a dieci anni (BEN SAPENDOLO MA DANDOLE DELLA BUGIARDA) ci viene offerto uno scorcio sulla vita della zia Vannina la cui esistenza fa concorrenza con quella di Anna. Ci sono delle considerazioni che ho apprezzato particolarmente e che mi portano a ripetere quanto detto a inizio recensione: "C'era un muro troppo alto tra l'essere donna e l'essere persona, e io non riuscivo a uniformarmi." Alcuni dei periodi riportati nel testo mi hanno strappato un pezzo d'anima e le stesse considerazioni a cui Anna è arrivata ad avere sullo zio e che si sono poi rivelate veritiere ("Se aveva provato con me, perché non avrebbe dovuto farlo anche con le sue figlie? Avrebbe avuto scrupoli morali? Non credo, perché sono convinta che egli considerasse l'accaduto normale, se no mi avrebbe almeno chiesto di tacere.") sono qualcosa che mi ha davvero scosso, e di cose terrificanti ne ho viste e lette ma nulla in confronto a quelle manciate di parole. Per quello che il libro mi ha lasciato do quattro stelle e sono felice di non avere in comune con mio fratello solo " l'utero di una donna che solo incidentalmente era mia madre."
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Onestamente non so perché questo libro sia nella libreria di casa mia, ma c'è sempre stato e questa è stata la seconda volta che l'ho letto. L'ho preso per la prima volta per il titolo, era come se mi avesse letto nel pensiero e mi volesse dire qualcosa di vitale, per questo mi aveva chiamato. È breve, si, ma non è per questo che l'ho divorato in così poco tempo. È perché è intelligente, crudele e pieno di speranza al tempo stesso. E pensare che Lara Cardella aveva 19 anni quando l'ha scritto, la mia attuale età. Non penso sia molto conosciuto, ed è un peccato perché lo trovo scritto un una maniera facilmente comprensibile e al tempo stesso stilisticamente egregia al tempo stesso. Sicuramente non tutte le persone saprebbero scrivere così bene a 19 anni, e di temi così importanti e spesso difficili da comprendere a pieno che mi hanno stupito in ogni pagina. Mi ha stupito come una ragazza così giovane parlasse come se avesse già vissuto una vita intera, e non lo faceva assolutamente a sproposito. Sapeva bene ciò di cui stava parlando. Ho una grande stima per lei e questo libro mi ha parzialmente distrutto. In più momento mi ha disgustato e soprattutto mi ha fatto incazzare come una iena, e se avessi avuto quelle teste di cazzo dei paesani davanti li avrei smontato pezzo per pezzo. Eppure la Sicilia era così, ed è ancora così in alcuni piccoli borghi in cui i diritti sociali sono rimasti fermi al 1800. Grazie Lara, vorrei abbracciarti.
The only reason I picked up this book was that I kept thinking about how I read it a dozen times back in middle school, and could just not rest until I found it and read it again, since my memory of it was hazy.
It was good. Very devastating, and even more so when I, in fact, have known girls who went through the exact same hardships as Anita here. And Vannina, too. Like, the exact same hardships, a whole continent and several decades away from 1980s Sicily.
I'm not rating higher because there were so many things left unanswered and it irritates me. What in the world ended up happening with Rosanna and Aurelia? My heart is breaking.
⭐⭐⭐½ Ne ho sempre sentito parlare in quanto vivo nel paese in cui è ambientato, soltanto oggi ho avuto l'opportunità di leggerlo e di gradirlo (ancora in paese sconsigliano di leggerlo! ma nella biblioteca ne abbiamo una copia e questo mi fa più che piacere) È molto scorrevole, non ho apprezzato la continua traduzione di frasi letteralmente comprensibili in Italiano, sarà stata costretta nel farle? O l'hanno fatto al posto suo? Boh, ma sfiorava il ridicolo nella maggior parte dei casi. Detto ciò l'ho apprezzato, uno spaccato di vita che finalmente non è più la normalità qui.
Again, I'm flip flopping between three and four stars. (We really need a half-star rating option!) We just finished reading this tonight in my Italian class. While the book was too short and the writing style was a bit too simplistic, I enjoyed following Annetta on her quest for independence and was really hoping that she'd finally get to wear those pants, but progress moves slowly in some places. In the end, I wasn't very satisfied with the way it ended.
Il libro merita, ma questa edizione del 93, purtroppo, elimina tutte le peculiari espressioni siciliane che lo avrebbero reso maggiormente godibile in favore di un italiano corretto e per niente efficace. Contiene anche delle domande finali di riflessione e un glossario a piè pagina con i significati di alcune parole di uso comune, penso che si trattasse di un'edizione di narrativa per la scuola media. Probabilmente per il tema trattato e i contenuti non era neanche adatto.
Non è stato per niente un romanzo facile da leggere: infatti, ci sono stati vari momenti in cui mi sono così arrabbiata che ho quasi voluto finir leggerlo, ma allo stesso tempo mi sono piaciuti tantissimo i personaggi e le legami fortissime che esistono tra le donne. Insomma era una storia tragica ma nondimeno ottimista e piena di solidarietà.
Si lo hubiese leído en 1989, cuando se publicó, y siendo más joven, hubiese sido un bombazo.
Es descorazonador que, si bien por suerte ciertos detalles concretos han envejecido mal, el trasfondo que denuncia (la violencia sexual y abusos en la infancia por parte de familiares masculinos, las madres como correa de transmisión patriarcal, la hipocresía y doble moral) sigue vigente.
una storia forte di una ragazza chi vuole portare i pantaloni (un simbolo dei diritti uguali) e farlo che lei vuole, non quello che l’altri vogliono. questo è il suo viaggio per trovare la libertà
mi piaceva molto questo libro, è scritto bene e la storia è purtroppo ancora una realtà per tante donne