Ulisse è tornato a Itaca. Sotto le spoglie del mendicante, si rivela a Eumeo e a Telemaco, organizza la vendetta, la esegue. Ma a questo punto Malerba comincia a scavare, a introdurre il germe di un'inquietudine, a portare alle conseguenze più dirompenti un'intuizione: come è possibile che Penelope non riconosca mai, neppure nel bagliore di un sospetto, lo sposo? E infatti, la Penelope di Malerba ha riconosciuto subito l'eroe, ma tace. E nel silenzio, nell'inquietudine di una psicologia femminile ricostruita con magistrale sensibilità, si macera, a sua volta chiedendosi: perché? Perché Ulisse si svela a tutti e non a me? Il risentimento di Penelope, che in Omero è appena abbozzato e si concentra tutto nel celebre interrogatorio sul mistero del letto coniugale, nell'Itaca di Malerba innesca il dramma intimo che attira nel suo vortice anche Ulisse, il quale giungerà a dubitare non tanto della fedeltà della donna, ma di se stesso, della propria celebrata astuzia, della propria incrollabile personalità.
Co-founder of the Gruppo 63. Luigi Malerba (born Luigi Bonardi; November 11, 1927 – May 8, 2008) was an Italian author who wrote short stories (often written with Tonino Guerra), historical novels, and screenplays, and who co-founded the Gruppo 63, based on Marxism and Structuralism. Umberto Eco said that Malerba was defined post-modern, but that's not all true, because he is maliciously ironic, unpredictable, and ambiguous. He was one of the most important exponents of the Italian literary moviment called Neoavanguardia, along with Balestrini, Sanguineti, and Manganelli. He was the first writer to win the Prix Médicis étranger in 1970. He also won the Brancati Prize in 1979, the Grinzane Cavour Prize in 1989 (with Stefano Jacomuzzi and Raffaele La Capria), the Viareggio Prize and the Feronia Prize in 1992.
Dopo vent’anni Ulisse fa ritorno ad Itaca sotto le spoglie di un mendicante; rivela la sua identità a Telemaco, a Eumeo, ma non a Penelope. Lei naturalmente riconosce subito il suo sposo ed è ferita dalla mancanza di fiducia con cui la ripaga di una lunga e fedele attesa. Così mette in atto una piccola, ma perfida, vendetta per fargliela pagare: finge di non riconoscerlo e ingaggia con lui un duello tenendogli orgogliosamente testa, al punto da farlo dubitare di se stesso, della propria astuzia, della propria personalità incrollabile. Mi è piaciuta moltissimo la Penelope poco dimessa e rassegnata di Malerba, che tiene testa a un Ulisse, che nell’occasione si rivela fragile, incerto, e anche un po’ piagnone.
Dice Roberto Calasso di Penelope e Ulisse: La sala era vuota e sapeva di zolfo. Con lo zolfo e il fuoco avevano cercato di coprire il sentore della carne piagata. Si trovarono seduti, uno di fronte all'altra, nel chiarore del fuoco. Odisseo teneva gli occhi bassi, ancora una volta. Lo sguardo di Penelope scorreva su di lui, tratto per tratto. In quel momento di muta tensione furono vicini e nemici come non mai. Erano due "cuori di ferro", due esseri arroccati nella mente, che usavano la forza e la bellezza come armi occasionali, ma tornavano subito nella loro acropoli invisibile. Solitari per lunga abitudine, riluttavano a riconoscere qualcuno con cui spartire il proprio monologo. "Periphoron", "echephron" è Penelope; "polymetis" è Odisseo: parole in cui si accenna che, per entrambi, il primato è della mente. In quanto tessitura di accorto controllo, per Penelope; di continua e molteplice invenzione, per Odisseo. La loro complicità, prima che nella carne, era nell'intelligenza. Ma l'intelligenza è isolata e diffidente: così, prima ancora di riconoscersi, si scontrano.
Несмотря на то, что Луиджи Малерба рассказал, как ему, благодаря его жене Анне, пришла идея переделать и осовременить бессмертную Одиссею Гомера, я нахожу эту затею неудачной, а книжку довольно посредственной. Большая часть – это самый банальный, весьма урезанный пересказ, который даже близко не стоит с прекрасной поэтической формой. Я не знаю, так ли хорош перевод Одиссеи на другие языки, на русский он переведен великолепно замечательным поэтом Василием Жуковским. Чего стоит «Встала из мрака младая с перстами пурпурными Эос». Малерба решил, что переосмыслению подлежит момент, когда верная Пенелопа, узнав мужа, не торопится его признавать из ревности, что он открылся первым няньке, а не ей, и подозрений, что он не торопился возвращаться к ней. Осовременением оказались постельные сцены и пристальное внимание процессу опознания, вызванное ревностью. Между тем, главным мотивом в Одиссее является центростремительное движение героя на родину, к своей семье, преодоление трудностей во имя этого возвращения. На мой взгляд, Одиссея достаточно современна и не требует «усовершенствований».
Studiando l'Odissea a scuola, mi è sempre parso chiaro che, sotto sotto, Penelope avesse fin da subito riconosciuto il suo Ulisse travestito da mendico straccione. Come avrebbe potuto essere altrimenti? Forse che la donna più intelligente di tutta la Grecia, colei che da sola aveva tenuto a bada per anni un'orda di lussuriosi Proci escogitando per loro inganni sopraffini, avrebbe potuto essere da meno del più fedele dei cani e della più vecchia fra le serve? Suvvia! Non solo la regina di Itaca sapeva, ma se l’era pure legata al dito: il suo adorato sposo ritornava dopo tempo immemore, facendosi riconoscere da Telemaco e persino dal guardiano di porci, mentre con lei si era messo a fare la sceneggiata? Lei, che erano vent'anni che lo attendeva, buona parte dei quali passati ad amministrare il trono ed a conservarsi casta solo per lui, mentre il signorino tra un naufragio e l'altro se la spassava con le più famose meretrici del Mediterraneo! Doveva vendicarsi. Almeno un po’. Ripagarlo con la stessa moneta e fingere di credere al suo inganno, per ingannarlo a sua volta.
Sono perciò stato felicissimo quando ho scoperto che Luigi Malerba aveva messo in scena tutto ciò (merito della moglie, ça va sans dire, che durante una cena fra amici tolse al marito le fette di prosciutto dagli occhi a riguardo del comportamento di Penelope). Ma a differenza di Malerba, che qui ci mostra un Ulisse ingenuo ed emotivamente sgomento di fronte all'algido comportamento vendicativo della moglie, io ho sempre pensato che anche l'uomo dal multiforme ingegno avesse capito che Penelope lo aveva riconosciuto subito e, non potendo resistere alla tentazione, abbia deciso di darle corda e cimentarsi in questa sfida d’intelletti solamente per scoprire chi sarebbe stato a cedere per primo fra loro, se lui o lei. E Penelope ce la mette tutta per vincere: prima con la prova dell’arco, escogitata non tanto per gli indolenti Proci, ma per Ulisse, per vedere se dopo così tanti anni sarebbe stato ancora in grado di tendere il suo arco e scoccare una freccia attraverso gli occhielli di dodici scuri come un tempo; e poi con la prova finale del talamo.
La scelta di Malerba si rivela senza dubbio più calzante per dare corpo al breve romanzo, composto da una perfetta alternanza fra i flussi di coscienza dei due protagonisti, esplicitando i loro dubbi, le loro paure e tutto ciò che Omero non cantò. Resta intatta la bellezza letteraria della figura di Penelope: l'unica donna del poema che non cade subito vittima del fascino dell'astuto Ulisse, l'unica che lo combatte, alla pari, con le sue stesse armi e, proprio per questo, l'unica da cui Ulisse voleva tornare; ed alla fine (come nel poema) è lei che accetta lui, di nuovo come suo sposo, riconoscendosi reciprocamente degni l'uno dell'altra.
” Rassegnazione? Distacco? Noia dei ricordi? Quanta polvere distendono gli anni sui nostri sentimenti. Non c'è più memoria a Itaca? “
La rivisitazione di un mito presuppone un’ipotetica visione alternativa alla storia che conosciamo. Malerba ci racconta in una nota di postfazione come l’idea di questa rilettura del ritorno di Ulisse ad Itaca sia nata durante una cena con la moglie e un dotto amico accademico. Come in ogni casa italiana accade, mentre fanno la scarpetta per onorare il sugo di casa, parlano del più e del meno spettegolando su Omero e certe sue incongruenze narrative. La moglie interviene e spiazza i due letterati asserendo che Penelope aveva riconosciuto subito Ulisse ma dopo tutto quello che aveva passato finse e mentì per una doppia vendetta: per i tradimenti e per non essersi rivelato subito e quindi per la sua mancanza di fiducia. Così Malerba costruisce questa nuova visione del ritorno in patria di Ulisse. Vent’anni possono cambiare le persone e l’improvviso ricongiungimento fa tracimare acidi sentimenti che si credevano rimossi: diffidenza, sospetto, orgoglio ferito. Un ottimo lavoro che ci parla di come la verità sia prigioniera di ciò che gli occhi vogliono vedere.
L'idea di questo libro nasce da una serata tra coppie di amici che discutono, come spesso accade, sulla differenza di comportamento tra generi. Penelope nella versione di Omero diviene un esempio: davvero Penelope all'arrivo di Ulisse non lo riconosce? Le donne sono convinte che no, che lei lo riconosca eccome, ma si domanda perchè lui si riveli a tutti e non a lei. A lei che lo ha aspettato tanto, come non si fidasse, come se volesse, presentandosi sotto mentite spoglie, aver la possibilità di coglierla in fallo. Così la lettura degli avvenimenti successivi, visti con gli occhi di una Penelope risentita, muta in un raffinato conflitto psicologico che metterà in difficoltà perfino Ulisse. Bravo Malerba, e brava la docente del ginnasio di mia figlia che ebbe il coraggio di farlo leggere alla sua classe in parallelo all'Odissea.
“Mi sono domandato tante volte come mai l'acqua del mare è salata mentre l'acqua dei fiumi che si versano nel mare non lo è, e nemmeno la pioggia che cade dal cielo è salata” Il mito del ritorno di Ulisse rivive nelle parole di Malerba. Ma che cosa c’è di diverso qui? Ulisse è un uomo, non più un eroe. Torna a casa dopo vent’anni di lontananza trascorsi alla guerra, e il suo corpo è pieno di cicatrici, e nelle peripezie del viaggio di ritorno, lo provano le sue rughe, la sua pelle abbronzata. Ma è sempre Ulisse. Penelope lo aspetta. Ma non è la vittima. E’ una donna che ha raggiunto la pienezza della sua bellezza, nuova per Ulisse, e l’attesa non è stata sterile. Penelope è una donna che pensa. Ferita da questi anni lontano da lui, rosa dalla gelosia, dall’indifferenza che Ulisse le riserva. E che lo tratta con la stessa medaglia. Non vuoi tu farti riconoscere? Bene, io non ti riconoscerò. Ulisse è uomo, piange. Penelope è donna, perdona. E Ulisse nell’ultima parte della sua vita diventa cantore, quasi sostituendosi ad Omero: “non solo racconta le cose che gli succedono, ma fa succedere le cose per poterle raccontare …per Ulisse è accaduto tutto ciò che lui racconta, non riesce a distinguere tra verità e finzione. E del resto quando mai la poesia ha parlato della verità? La poesia ha dentro di sé una verità che non sta nel mondo ma nella mente del poeta e di chi lo ascolta.” Una nuova poetica e una denuncia contro la guerra, contro tutte le guerre: “ Ho inteso parlare delle guerre come di imprese eroiche, e si celebrano le gesta gloriose dei guerrieri che si distinguono per il loro coraggio, ma quale offesa all'umanità, quale orrore contro natura tutto questo sangue... Che cos'è l'eroismo se non l'esaltazione della violenza?...Ma quale gioia può esserci oggi in mezzo a tutto questo sangue?” Una lettura consigliatissima alla riscoperta di una nuova visione del mito.
Odysseius'un ülkesi İthaka'ya dönüşü ile başlıyor kitap ve bir bölüm eşi Penelope konuşuyor bir bölüm Odysseius. Öncelikle destanı okumayan okura herhangi bir şey ifade eder mi bu kitap emin değilim. "Yapısöküm" denilen kavram bu mudur bundan da emin değilim. Zira ben destanı yeni bitirdim ve görüyorum ki Malerba olayları sıra sıra aynı şekliyle yazmış, sadece nazımı nesre çevirmiş gibi, değişiklik yok. Değişiklik karakterlerde. Odysseius'u çaresiz, 'başına geleni anlatmayan, anlatabilmek için başına işler açan' bir insan olarak gösteren, eşi Penelope'yi huysuz, kıskanç bir kadına dönüştüren bu anlatımı sevemedim. Birbirininin hislerini bir türlü anlamayan bir sıkıcı bir çiftin hikayesine dönüşmüş..
Se uno ha combattuto un solo giorno può raccontare mille storie di guerra. Se uno ha amato anche una sola donna può raccontare mille storie d'amore. Ma chi non è vissuto con amore e con dolore non può inventare nulla se non parole vuote e aride come la cenere.
Romanzo breve che si concentra sul momento dello sbarco di Ulisse a Itaca, con una narrazione che alterna il suo punto di vista a quello di Penelope. Il gioco tra i due si regge sul non detto, sulle apparenze, sulla naturale diffidenza sorta dopo vent'anni di lontananza. Con uno stile che sfiora il lirico senza mai risultare barocco, la voce di Ulisse emerge solo nell'ultimo terzo del racconto, a differenza della sua sposa che risulta sin dalle prime battute meglio caratterizzata e più interessante (e stimolante) nelle sue riflessioni. Qualche passaggio è un poco ripetitivo, ma nel complesso la lettura è affascinante e regala uno sguardo concentrato e intenso sul tanto agognato ricongiungimento di queste figure leggendarie.
Bel libricino asciutto; descrive un po' quello che spesso mi è capitato di pensare di Ulisse - vero stronzo. Altro che multiforme ingegno, paraculo della forza di 100 cavalli, che sa sfruttare tutto e tutti, soprattutto il suo fascino sulle donne!!!! Ancora devo capire erchè Penelope se l'è ripreso ... la solita vena masochistica delle donne
«Ci sono anche uomini che già nascono per la guerra» ho detto io, «Achille, Agamennone, Ettore, Aiace erano eroi di spada e di lancia e Ulisse non era da meno, ricordo che sapeva maneggiare le armi non meno di loro, ma era diverso. Ulisse era l’uomo degli stratagemmi e a tutti diceva che le prossime guerre non si sarebbero vinte con la forza bruta ma soprattutto con la strategia e con l’astuzia. Diceva addirittura che ormai era finita l’età della spada e della lancia e che era in arrivo l’età dei numeri e delle parole.»
Ho inteso parlare delle guerre come di imprese eroiche, e si celebrano le gesta gloriose dei guerrieri che si distinguono per il loro coraggio, ma quale offesa all’umanità, quale orrore contro natura tutto questo sangue. Che cos’è l’eroismo se non l’esaltazione della violenza? Ecco, come ne “L’ultimo spettacolo” di Vecchioni “Ascolta ero partito per cantare, uomini grandi dietro grandi scudi; e ho visto uomini piccoli ammazzare, piccoli, goffi, disperati e nudi …”
La mitologia mi piace già di suo, ma questo romanzo di Malerba si inserisce benissimo nel filone delle avventure omeriche; il ritorno a casa di Ulisse e la lotta per riavere il suo regno e la moglie assumono un significato nuovo e più profondo aggiungendo la lotta interna di Ulisse nel cercare di capire e ritrovare una famiglia che non vede da vent'anni e anche nel ritrovare se stesso come uomo e re di Itaca, senza la patina delle sue avventure eroiche. Penelope assume uno spessore tridimensionale che non si limita a ritrarre la moglie mite e fedele, ma una donna intelligente e una regina responsabile che smaschera subito il travestimento del marito (stratagemma che funziona solo con Zorro e i cartoni animati, comunque), ma attende con prudenza le mosse successive di Ulisse, per regolare le proprie. Una delle letture più piacevoli dell'anno, finora.
Come posso gioire per il suo ritorno se Ulisse si ostina a mostrarsi sotto le vesti di un vecchio mendicante e non posso né accarezzare la sua barba incolta e il suo volto bruciato dal sole e dalla salsedine, né tanto meno abbracciarlo come desidero? [...] Perché Ulisse non viene in mio aiuto? Perché si nasconde alla sua sposa? E va bene, starò anch'io al gioco delle finzioni e vediamo chi saprà condurlo con maggiore profitto.
In fondo in fondo, anche io ho sempre pensato che non fosse credibile che Penelope non avesse riconosciuto Ulisse, per cui ho molto gradito questa rilettura di Malerba (di sua moglie, in realtà, come scopriamo nella postfazione!), in cui Penelope si prende la sua vendetta per l'assenza di fiducia che il marito le mostra, ostinandosi a fingere di non riconoscerlo anche dopo che lui sceglierà di rivelarsi. Del resto, Penelope non è solo una mogliettina fedele, ma anche e soprattutto una donna intelligente e furba, che con le sue astuzie era già riuscita a tenere a bada i Proci per lunghissimi anni. Nulla di cui stupirsi, dunque, se riesce a tenere testa a Ulisse stesso.
Mi sono difeso dall'acqua e dal fuoco, dal ferro e dagli altri metalli, dalle pietre, dalla terra, dalle malattie, dai quadrupedi e dai mostri con un occhio solo, dagli uccelli, dalle Sirene e all'invidia degli dèi, ma non so come difendermi da Penelope.
La riscrittura di Malerba mi è piaciuta perché è plausibile e perché mai, neppure per un istante, "tradisce" il mito e i suoi personaggi. Ho inoltre apprezzato moltissimo il doppio punto di vista, con Ulisse e Penelope che si alternano continuamente nel raccontare e commentare gli eventi ognuno secondo i propri sentimenti. E sono proprio i sentimenti, qui, al centro di tutto. Sentimenti traditi, contraddittori, confusi, assediati dal dubbio e dall'offesa, dalla gelosia e dal desiderio di rivalsa. Almeno, finché lo spettro di una nuova separazione non fa infine crollare entrambe le maschere.
Non assegno la quinta stella perché, a mio avviso, lo stile così asciutto e razionale si sposa poco con un romanzo in cui il sentimento ha così tanto spazio. Avevo costantemente l'impressione di star leggendo un compito molto ben scritto, ma pur sempre un compito a casa. Il che ha inevitabilmente raffreddato il mio entusiasmo. Ne soffrono soprattutto i dialoghi, che suonano ahimè molto artefatti.
Molto bella, questa rivisitazione dell'Odissea in cui Malerba contrappone, in capitoli alternati, i due punti di vista differenti di Ulisse e di Penelope dopo il ritorno ad Itaca dell'eroe. L'introspezione dei due protagonisti arriva forse ad un livello più profondo ed intimo nel caso di Penelope, la quale, pur avendo riconosciuto subito l'amato nelle sembianze del mendicante arrivato a corte, lo mette alla prova fino alla fine, celandogli di averlo smascherato. Penelope, infatti, è offesa dalla mancanza di fiducia che Ulisse le ha dimostrato non palesandosi a lei, se non dopo aver compiuto la sua vendetta contro i Proci. Quella che emerge dalle pagine è una Penelope ferita nell'orgoglio, una donna che proprio nel momento dell'incontro con lo sposo che tanto aveva atteso, si sente ancora più sola e abbandonata. Più volte, infatti, si chiede se il suo sposo - a cui ella è rimasta fedele nonostante gli anni e le difficoltà - non abbia tardato a ritornare da lei, preso da un'insaziabile voglia di avventura. Più volte percepisce negli sguardi e nei silenzi di Ulisse il dubbio che ella lo possa aver tradito e il dolore è così grande da impedirle di abbandonarsi in quell'abbraccio che per troppe notti aveva sognato. La figura di Ulisse invece mi è sembrata inizialmente troppo poco umana: consumato dalla sete di vendetta contro gli usurpatori e logorato dal tarlo del tradimento, Ulisse si affanna a tessere la trama contro i Proci e non si accorge di arrecare ulteriore dolore alla sua amata. Quando però Penelope continua a negare di riconoscerlo, Ulisse è talmente affranto e smarrito da arrivare a dubitare di se stesso. Penelope contro Ulisse, Ulisse contro se stesso, per ritrovarsi, però, infine, nuovamente insieme, nella loro Itaca, per sempre. Non conoscevo questo autore ma è stata una lettura molto piacevole. Lo stile di Malerba è ricco e curato (ho annotato alcune frasi che mi hanno commosso) e la scelta di alternare i due punti di vista dei protagonisti si rivela il punto di forza di questa interessante rilettura di uno dei libri che amo di più in assoluto. Voto: ★★★★
Ho amato molto come Malerba ha trattato la materia omerica. L'idea di creare un "immaginario" dialogo tra Ulisse e Penelope che porta avanti, su due punti di vista, la narrazione classica dall'arrivo ad Itaca dell'eroe al suo ricongiungimento con la moglie era già stata provata ma quello che aggiunge Malerba è la sua incredibile capacità di approfondire a livello emotivo e intellettivo i personaggi. Il risultato sono un uomo e una donna reali che affrontano una relazione matrimoniale complicata da una serie di eventi e da 20 anni di lontananza. Ho letteralmente ADORATO la Penelope di Malerba: finalmente si da risposta alle domande sorte durante la lettura dell'originale omerico. Perché Penelope non riconosce Ulisse ma il suo cane si? Semplice! Penelope lo riconosce, ma è arrabbiata e vuole farla pagare al marito! GENIALE!
Un punto di vista diverso sul ritorno in patria di Ulisse. Da sempre descritto come un uomo solido e astuto qui diventa molto vulnerabile scosso dall’ amata Penelope che addirittura lo mette alla prova. Riconosce Ulisse, ma finge il contrario è anche quando lui le offre come prova il segreto del letto coniugale lei rimane scettica e lo rifiuta. Non amo molto le interpretazioni dei miti, per me intoccabili, ma Malerba è stato molto fine nelle sfaccettature delle personalità e mi è davvero piaciuto!
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I finished this almost a week ago and I still can’t decide on a rating lol fluctuating between a 3 and a 4 but I can’t even commit to a 3.5. There were moments of such ínstense beauty, and there were moments that felt underwhelming or seemed to drag on. It’s very accurate to the original myth, aside from giving a voice to Penelope—but even that felt to come from Odyssey’s perspective somehow. Maybe it was the translation? I just can’t decide!! Sorry for the chaos
«Ormai ho accettato tutto ciò che succede intorno a me, ho accettato anche i nuovi eventi e i turbamenti che si sono aggiunti a quelli antichi. E invidio la tua follia, straniero, che ti permette di navigare in un mondo creato dalla tua immaginazione.»
tatilden eve dönmek tatilin en sevdiğim kısımlarından biri olabilir(di), ev ev hissettirdiği sürece. hissettirmediği zaman da o yolculuk asla bitmez. bazen eve dönmek de asıl yolculuğu başlatabiliyor. bir kahraman eve döndüğünde ne olur?
malerba, klasik anlatının arka planında kalanı, yani odysseus’un eve döndükten sonra yaşadığı içsel çatışmaları ve penelope ile olan karmaşık ilişkisini anlatıyor. burada karşımıza çıkan odysseus, efsanevi bir kahramandan çok, güvensizlikleriyle, kuşkularıyla ve paranoyalarıyla boğuşan bir adam. evet, ithaka’ya döndü ama artık hiçbir şey eskisi gibi değil. çünkü değişen sadece ithaka değil; odysseus da dönüş yolunda kaybolmuş biri, e tabi bekleyen de değişmiş biri.
kitabın en çarpıcı yönlerinden biri, anlatımın hem odysseus’un hem de penelope’nin gözünden aktarılması. bu çift yönlü bakış, okuru olayların tek bir kahramanın perspektifinden izlemeye zorlamıyor; aksine, gerçeğin göreceli olduğunu, her hikâyenin birden fazla yüzü olabileceğini hissettiriyor. penelope, sadık eş imajından çıkarak çok daha derin, zeki ve güçlü bir karakter haline geliyor -ki ben bunu çok beğendim. margaret atwood'un penelope kitabında da benzer bir penelope okumuştuk. :'')
kitabın adı bile başlı başına bir mesaj: daima ithaka. ama hangi ithaka? dönmeyi hayal ettiğin mi, yoksa gerçekte var olan mı? çoğu zaman o yere döndüğümüzde, artık oranın da bizim de aynı olmadığımızı fark etmiyor muyuz?
kitap, sadece mitolojik bir yeniden anlatım değil, aynı zamanda aidiyet, kimlik, sadakat ve değişim üzerine bir sorgulama. bazen asıl mesele eve dönmek değil, evde kalabilmek.
Sulla scia di "Circe", mi sono voluta buttare su un'altra rivisitazione del poema omerico e devo dire che anche Malerba mi ha regalato una bellissima lettura. Premetto che i due romanzi sono molto diversi tra loro: "Circe" ha un respiro più ampio in quanto vuole raccontare la vita di uno dei personaggi secondati dell'Odissea, "Itaca per sempre" invece ci regala il punto di vista di un personaggio che nell'Odissea appare passivo, Penelope, accogliendo quindi tra le sue pagine solo una piccola parte del grande poema. Lo stile di Malerba è meno evocativo rispetto a quello della Miller, anche se a tratti può apparire pretenzioso, ma la lettura è comunque scorrevole. Ho apprezzato molto il tentativo dell'autore di mettere a nudo pensieri e sentimenti di Penelope. Si riesce a comprendere bene la sua rabbia e delusione nell'osservare che l'uomo che ha pazientemente atteso non si fida di lei ed inoltre dubita della sua fedeltà. Ben riuscito anche il voler mettere a nudo l'emotività di Ulisse che si sente sopraffatto da tutte le emozioni che lo colgono dal suo approdo ad Itaca; questo espediente rende l'eroe più umano e ciò lo avvicina al lettore. Una lettura davvero piacevole che consiglio a chi ama la mitologia greca.
Ulisse torna dopo vent'anni a casa e lo riconoscono tutti, (tra cui il cane, la nutrice e il padre con arteriosclerosi) tranne Penelope? Una donna che ha passato due decenni di solitudine a difendersi da ordalie di giovani e procaci Proci, inventandosi lo stratagemma più celebre della storia, non riconosce suo marito così tanto atteso? Suvvia, non siate così ingenui.
Su questo presupposto Malerba rilegge in chiave fortemente umana, il rapporto tra Ulisse e Penelope, tra silenzi e ripicche, gelosie, vendette e incomprensioni che rischiano di incrinare un amore profondissimo proprio nel momento della riconciliazione. E la storia dei sovrani di Itaca diventa metafora di tutti i rapporti sentimentali, e un monito di quanto l'orgoglio possa essere pericoloso. A me è piaciuto molto.
UPD - Какой же классный роман!!!! Второй раз захватывает не меньше, чем первый.
Идеальный retelling античного сюжета об Одиссее, умная, стильная и глубокая книга. И хотя история возвращения Одиссея на Итаку после двадцатилетнего отсутствия уже, казалось бы, пересказана на разные лады сотни раз, в этой книге есть неожиданные повороты, которые автор сумел совершить аккуратно и с уважением к источнику. Гениальный миф об Одиссее дает возможность рефлексии и переработки и, наверное, есть и еще появятся новые версии, но у Луиджи Малерба, на мой взгляд, получилась книга совершенно замечательная, для меня - одна из лучших в этом жанре.
stile di scrittura - come si suol dire - "da fan fiction": e con questo intendo eccessivamente elementare e non elaborato, maldestramente evocativo, ma (oltre allo sgradevole miscuglio di presente - che in un libro raramente è apprezzabile come tempo narrativo - e passato; un tempo e l'altro si alternano senza alcuna ragione apparente) pieno di pensieri e riflessioni scialbi, scontati, banali, spesso sconnessi tra loro
I read the entirety of this book in one afternoon. It’s an absolutely gorgeous rendition of Odysseus and Penelope’s reunion, exploring as it does the fickle nature of memory and identity. I also just really enjoyed them committing psychological warfare on each other. Oh the homophrosyne of it all…..they make me sick.
I was not the biggest fan of Malerba’s writing, but I do think it fits for the story, so I can forgive it. The slightly grand, archaic language that is lifted, at times, straight from Homer really contributes to the idea that both Odysseus and Penelope are Crafting A Story, which reaches its natural conclusion at the end, with the creation of The Iliad and The Odyssey. Just really moving and beautiful.
La rabbia che nasce nel mio cuore quando un romanzo è troppo corto, e ai personaggi si danno poco spazio e poco tempo per vivere fra le righe del racconto. Una bellissima interpretazione della conclusione dei viaggi di Ulisse, del suo ritorno a Itaca. Non avevo molta fiducia in Malerba quando, ad inizio romanzo, capii che avrebbe srotolato anche la matassa dei pensieri di Penelope, eppure è riuscito a tratteggiare un curioso personaggio femminile. È comunque chiaro che le mani creatrici di questa storia non siano di donna, ma è del resto una gran bella storia. Lo consiglio anche per una rapida terapia di coppia.
Mitolojik retellingleri sevmiyorum. Genelinin anlatıyı tarihsel bağlamından kopardığını düşünüyorum. Uzak durduğum tür olduğundan öneri üzerine elime aldım ve tek oturuşta bitirdim. Malerba her şeyiyle büyük roman olabilecek bir konuyu büyük bir özgüvenle bu halde bırakmış. Romandaki her şey derinleşmeyi bekliyor adeta. Odysseus kurnazlığıyla tanınır. Yoksa onca savaştan, yolculuktan nasıl sağ çıkabilsin? Eve döndüğündeyse karısının da en az kendisi kadar kurnaz olduğuna şahit oluyor. Biliyorsunuz Odysseus eve döndüğünde bir oyun oynar. Kendisini tanıtmaz. İnsanların onu tanımasını bekler. Penelope bu oyunu tersine çevirir. Odysseus’un planına karşılık verir ve onu tanımazlıktan gelir. Bu karşılık da onlarca insani soru doğurur. Yıllar sonra dönüldüğünde iddia edilen kişi olduğuna nasıl inanılır? Nasıl kanıtlanır? Etraftan duyulan sözlerle bir karakter yaratmanın imkanı var mı? Erkeğin maceralarını kadın nereye kadar tolere edebilir ve kadının eve kapatılmasının hesabını kim verecek? Tüm bu sorularla güzel bir roman ortaya çıkmış. Tek eksiği hacmi. Penelope’nin inanmadığı Odysseus’un kendinden şüphesi bambaşka bir destan doğurabilirmiş. Ama bu haliyle bile çok güzel bir roman.
Bellissimo il racconto di Malerba che si misura con una delle narrazioni più conosciute e seminali della nostra cultura, indagandone però le pieghe più nascoste e misconosciute. Le voci di Penelope e di Ulisse illuminano, ciascuna da una prospettiva diversa, i fatti noti. Laddove la storia ci ha consegnato dei protagonisti iconici, ipostatici di qualità esemplari - l’astuzia e la mendacità unite alla temerarietà di Ulisse, contrapposte alla paziente abnegazione e alla fedeltà di Penelope - l’autore ci presenta qui dei ritratti modernissimi, ricchi di umane sfumature. Piccola chicca il post scriptum nel quale Malerba racconta di quanto lo spunto della narrazione sia debitore ad una felice intuizione femminile!
Bella l’idea di questa Penelope un po’ rancorosa con Ulisse, che se la prende con lui dopo che ha rivelato la sua vera identità a tutti praticamente tranne lei. Effettivamente mi volete dire che viene riconosciuto da tutti, anche dal cane, ma non da Penelope? La miscommunication e gli intrecci di bugie e inganni di questo libro vi faranno venire voglia di sbattere la testa contro il muro (ripetutamente?) Unica pecca per me la scrittura, certo scorrevole, ma un po’ troppo povera ed essenziale.