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Le parole del fascismo: Come la dittatura ha cambiato l'italiano

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A noi! gridavano a gran voce i fascisti, per i quali urrah! sembrava troppo esotico e straniero. Nelle adunate risuonava l'ovazione Eia! Eia! Eia! Alalà! come sarebbe piaciuto a Gabriele d'Annunzio. E mentre il fascio littorio, emblema degli alti magistrati dell'antica Roma, diventava il simbolo dello Stato italiano, i giornali si riempivano di termini come autarchia, bagnasciuga, camerata, madamato, velina.

Per legge, poi, si bandivano le parole straniere dai libri e anche dalle insegne: si propose di sostituire cocktail con arlecchino e lo chaffeur dovette cedere il posto all'autista.

Questo libro racconta come il fascismo tentò di piegare la lingua italiana (a volte riuscendoci, altre no), attraverso proibizioni, invenzioni e - con il suo stile magniloquente e aggressivo - di orientare le parole di ogni giorno e quelle della legge, dei bollettini dell'informazione. Ma poiche "l'ironia popolare è spesso uno strumento di giustizia", non mancarono gli stravolgimenti comici e, come ricorda nella prefazione il presidente dell'Accademia della Crusca Claudio Marazzini, l'aquila diventò per tanti un "pollo".

174 pages, Paperback

First published April 12, 2023

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Valeria Della Valle

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