"Mais ce jour-là, lors de son dernier concert donné à Chicago le dimanche 28 mars 1964, quelque chose s'était effondré dans le troisième mouvement de la Sonate opus 110 de Beethoven, quand se déplore le Klagender Gesang, le chant de douleur. Il n'avait pu faire le crescendo qui sous-tend la plainte. Il ne pouvait faire cela. Pas devant eux, les deux mille qui regardaient, attendaient la fin. C'était comme se dévêtir, ou mourir. Il fallait se cacher. Il savait que la fugue allait venir très vite, où il pourrait se masquer de sérénité. Mais il reviendrait aussi, encore, voilé, perdendo le forze, l'Arioso de douleur, et alors, la pédale una corda ne suffirait pas à teinter d'absence la phrase qui s'efface. Il faudrait encore moins de son."Michel Schneider.
Michel Schneider est un écrivain, énarque, haut fonctionnaire et psychanalyste français. Ancien élève de l'ENA, il commence sa carrière à la direction de la prévision du ministère de l'Économie et des Finances en 1971. Il est nommé conseiller référendaire à la Cour des comptes en 1981. Il a été directeur de la musique et de la danse au Ministère de la Culture de 1988 à 1991. Il mêle littérature et psychanalyse dans des textes qui explorent les œuvres d'art aussi bien que les correspondances et les témoignages. A la frontière entre biographie et roman, il retrace l'existence de Glenn Gould ("Glenn Gould, piano solo", 1988), de Charles Baudelaire ("Baudelaire, les années profondes", 1994), ou encore les relations complexes que Marcel Proust entretenait avec sa mère ("Maman", 1999). Il est également l'auteur d'un essai sur l'infantilisation des citoyens français ("Big Mother", 2002). En 2003, il reçoit le prix Médicis de l'essai pour "Morts imaginaires", dans lequel il imagine les derniers instants de grands écrivains. "Marilyn Monroe, dernières séances" (2006), qui envisage les liens troubles de Marilyn Monroe et de son dernier psychanalyste, Ralph Greenson, figure dans la liste du prix Goncourt, du prix Interallié, du prix Renaudot et du prix Femina 2006. Il obtient dix voix lors de l'élection à l'Académie française du 7 février 2008, où il brigue la succession de Bertrand Poirot-Delpech.
"In lui la musica è un altro stato del silenzio, la luce una variante delle tenebre."
"La musica è la nostra possibilità di rivincita sulle parole: la parola, sommersa, non risuona più. Solo la voce allora, la voce senza parole che si sente nel piacere o nella sofferenza."
"Pensava che il fine dell'arte non fosse quello di sprigionare una secrezione momentanea d'adrenalina, ma la costruzione progressiva, lunga una vita intera, di uno stato di meraviglia e di serenità."
Parlare di Glenn Gould è difficile. Quando inizi a studiare pianoforte Gould è quello "troppo originale e azzardato nelle scelte interpretative", da non prendere a modello. Io sono cresciuta col mito e il timore di Gould: forse era pazzo, forse ci prendeva tutti in giro. Gould invece semplicemente esprimeva la Musica esattamente come lui la vedeva, era se stesso nei suoni. "...suonava la musica come una parte di sé, la più estranea, quella di cui non si vuol sapere nulla, ma al cui richiamo si deve cedere."
La sedia malconcia, il maglione a luglio, l'ipocondria, il suo cantare mentre suonava, tutto ha contribuito a creare l'immagine mitica di questo artista geniale. Ma Gould si espresse al suo massimo solo alla fine della carriera, quando scelse di non esibirsi più in pubblico ma dedicarsi soltanto alle registrazioni. "Si può ben capire che avesse ripugnanza dei concerti. Quell'intimità improvvisamente messa fuori, quell'anima elargita che non si può più contenere, e il tutto tra il podio e i velluti."
Questo piccolo libretto è una vera meraviglia, una narrazione poetica e evocativa con una svolta ad ogni pagina, riesce a non volgarizzare in aneddoti la vita di questo artista. È cervellotico nelle riflessioni ma mai arrogante e soprattutto sempre coerente, esattamente come Gould e come il suo percorso nel mondo. Schneider probabilmente conosce Gould più di Gould.
Io invece ho cominciato ad amarlo tardi. Ho sempre fatto quello che mi veniva chiesto. Sono andata controcorrente solo con la musica che ho sempre ascoltato. Era l'unico modo per non lasciarmi soffocare del tutto. Credo però che una parte di me rimarrà per sempre sopita. Sarà la paura, sarà il carattere.
Scrittura di alto livello, argomento affrontato in maniere non comune. Do 4 solo perché non so nulla di classica e mi sono perso un sacco di riferimenti.
la sua solitudine, le fobie, le tare, le nevrosi, le paranoie, un “esibizionismo(?) della croce”: della sua grandezza le sole cose per noi commestibili sono queste. dal Genio, da barbari ammansiti quali siamo, ce ne stiamo alla larga
"... Ciò che Gould ha lasciato è immenso e senza peso, più difficile da definire che da sperimentare, e tanto più inattingibile quanto più si tenta di raggiungerlo [...] la bellezza è intollerabile e intollerante. Senza pietà sferza il nostro sguardo, seduce le orecchie già attente, cattura le nostre parole sospese, mistura di fulmine e di lentezza. Lei basta a se stessa, né si interessa a noi, ma il suo richiamo è irresistibile e pretende una risposta che noi non conosciamo..." Schneider, psicoanalista, musicologo, esplora con visuale obliqua la galassia Glenn Gould: pianista, musicista, personaggio lontano da ogni schema, eccentrico, contraddittorio, geniale. Una vita "che può esser ricordata soltanto come un filo teso tra la distruzione e la bellezza", un talento consacrato dall'incisione delle Variazioni Goldberg di Bach che a ventitré anni lo fa conoscere al grande pubblico, il ritiro dal mondo dei concerti e delle esibizioni solo nove anni dopo, la morte a cinquant'anni, improvvisa: un'esistenza vissuta per sottrazione, tra ossessioni, manie, fughe, contraddizioni - annota con passione velata di malinconia l'autore - in bilico tra la profondità di uno spirito intraducibile e l'immensità della Musica, linguaggio dell'Anima, riflesso dell'Infinito.
Un libro decisamente particolare, il tentativo di esplorare con sfaccettature le sfaccettature dell'animo di questo grande artista.Ma anche e forse soprattutto un libro che cerca di afferrare cos'è la musica e cos'è la solitudine. E varrebbe la pena di leggerlo anche solo per questo.
30 piccoli spaccati della vita di Glenn Gould (si vuole riprendere il parallelismo con le 30 variazioni Goldberg di Bach). Frustrazioni, paranoie, lampi di genio ...