Part Jewish and part Arab, Yosef Rosenzweig/Shehara is torn by the conflict between two peoples, and he comes to realize now much political events shape one's life, regardless of private aspirations
Sulla copertina della prima edizione italiana intitolata “Un arabo buono”.
Per le mie molto limitate conoscenze, che di recente ho cercato di allargare leggendo autori finora a me sconosciuti (Kashua, Gundar-Goshen, Gavron, Castel-Bloom, Jerusalmy, e appunto Kaniuk), Yoram Kaniuk è la voce ebraica più critica nei confronti del suo paese, di quello che è diventato dal 1948 in poi, data che probabilmente lui potrebbe indicare come “peccato originale”.
Con uno stile facilmente prossimo alla lirica, che mi ha molto ricordato Hrabal, Kaniuk racconta di una terra, la Palestina, contesa tra due popoli, arabo ed ebraico. Il libro è uscito nel 1983 e ci presenta la storia di Yosef, che in prima persona espone in una specie di lunga confessione, come indicato dal titolo, tutti i suoi ricordi partendo da prima della sua nascita, i nonni e anche più indietro.
Christo and Jeanne-Claude: Valley Curtain, Rifle, Colorado, 1970-1072.
Yosef è l’arabo buono, figlio di madre ebrea e padre arabo: sangue misto, paradigma del conflitto, nato in una terra che forse sono due. O forse una sola. Come forse doppia è la sua identità, lacerato tra due culture che imprigionano: non per niente ha due carte d’identità, in una è Yosef Rosenzweig, nell’altra Yosef Sherara, da tirare fuori al momento opportuno. Ma non gli sarà consentito di svolgere il servizio militare a causa di quell’altra metà di sé, la parte araba. Da Parigi dove scrive la sua confessione, e la scrive giustificandosi nella lingua ebraica, Yosef-Yoram, ha nostalgia di quel luogo.
Christo and Jeanne-Claude: Running Fence, Sonoma and Marin Counties, California, 1972-76.
Frantz, il nonno ebreo di Yosef, arriva in Palestina nel 1917 come ufficiale dell’esercito tedesco impegnato ad aiutare gli arabi a liberarsi dei turchi. I genitori di Frantz resteranno invece in patria e moriranno in un lager nazista, nella cenere dell’Europa. Frantz incontra Azury, che lo aiuta a salvarsi. Azury sposerà Eva, la figlia di Frantz, e i due saranno i genitori di Yosef. Nel 1936 Azury aiuterà Frantz e sua moglie Kathe a non seguire la sorte dei loro genitori, a non far parte delle ceneri d’Europa, e li aiuterà a raggiungere la Palestina. La figlia Eva diventerà un’eroina nella guerra d’indipendenza del 1948, combattuta contro il popolo a cui appartiene suo marito, Azury, finirà nei libri di storia, e finirà uccisa da mano araba.
Banksy a Betlemme.
Non è facile la scrittura di Kaniuk, per quella prossimità alla poesia, perché è ondivaga, acronologica, basata sull’accenno più che sulla rivelazione, richiede massima concentrazione e lavoro di intuito. Non si dimentica la scrittura di Kaniuk: per quella prossimità alla poesia, perché è ondivaga, acronologica, basata sull’accenno più che sulla rivelazione, richiede massima concentrazione e lavoro di intuito.
“Tragedia israeliana” parodia il titolo del celebre romanzo di Dreyser Tragedia americana, ed è indicato dallo stesso Yosef-Yoram nella prefazione come un libro che vorrebbe scrivere, ma preferisce desistere e lasciare fare a qualcun altro, più bravo di me. A me è sortito soltanto lo sfogo di una ferita.
A mind-writing, quite difficult to follow when the book starts, but difficult to leave when it ends. Beautiful, deep, with a strong insight on a men who cannot separate his two sides - jew and Arabic. In my top-books list. A story which will change your type of readings.
"Sometimes when I look deep into my own heart, trying to understand the tragic conflict on which so many patriots on both sides have taken out a patent as if it were their own private invention, I think that the gap between the moderates, and Azouri really is moderate, is wider than that between the extremists, because at the heart of everything is Hava and the plundered land and ancient wounds and something even deeper. Franz's Europe burnt and Hava jumped out of the fire and landed on Azouri and gave his brothers, my uncles, a brave new identity which crystallised during the struggle, and the field was left to the extremists, and the war, I know it in my guts, will be very long, it will last for generations. It won't be solved by any half-measures, in this game there will have to be a winner, and the victory will also be a defeat, for the victor, whoever he is, will bear all the scars within him and he won't have any peace, neither for himself nor for his enemies" (146).
Scritto da Yoram Kaniuk nell’ormai lontano1983, Un arabo buono, pubblicato di recente da Giuntina nella collana Israeliana, è un romanzo quanto mai profondo ed attuale. Kaniuk, uno dei più illustri rappresentanti della letteratura di Israele, personalità dal carattere tormentato, dissacratorio, com’è tormentato e dissacratorio è l’amore per il suo Paese, ci fa partecipi di una vicenda eterna, non certo limitata al contrasto tra Ebrei ed Arabi. Il dramma cioè che colpisce chiunque viva una doppia identità, si trovi sospeso tra due mondi, all’apparenza inconciliabili. Protagonista e io narrante della vicenda è Yosef: Yosef Rosenzweig, dal cognome della madre ebrea, così si legge su un passaporto; ma anche Yosef Sherara, dal cognome della famiglia araba del padre, come risulta dal secondo documento d’identità.
To say I loved this book would be a huge under statement. It was a beautiful translation of a smart, thoughtful and wise book. It presented the conflict Israel/Palestine deftly, using characters with fascinating backgrounds and heritage to dramatize the incredibly complex dynamics that drive the historical and current tensions in that region. I learned a lot and was moved by the struggles of these characters. And I could relate to the internal conflicts they had - the book is quite an accomplishment.
3.5 the writing is beautiful and intelligent, the characters vivid, good translation, the context (jews and palestinian arabs, and those caught in the middle) of course full of pain. not quite a 4 because the story and main character felt too self-indulgent for me, obsessing only in their own feelings. long-suffering grandfather franz a noble exception. maybe that's why we europeans (calmer? colder?) cannot quite understand our tighter-wound cousins in the middle east.
Jagged, brutal, lyrical, heartbreaking. An initial NYTimes review only slightly acknowledged the acidic self-awareness of the half-Arab Jewish narrator while also lamenting that he is "meant to represent too much" without recognizing that the novel itself dramatizes this fact.
Dopo le prime 30 pagine incomprensibili il libro diventa molto bello, appassionante e ricco di immagini non banali e ben evocate. Una piacevole scoperta.