Ritorno nella città senza nome ⭐⭐⭐ 1/2
Sono una lettrice veloce, è vero, ma ci sono dei libri che si divorano in poco tempo, perché scorrevoli e intriganti. Questo è il caso del libro di Natasha Stefanenko che, mescolando l'autobiografia e il thriller, riesce a calare il lettore in un' atmosfera sospesa fatta di sospetti, frasi taciute, sogni e amori desiderati, ma troppo grandi per realizzarsi.
Il freddo delle ambientazioni, che ben ci fanno scoprire la Russia a cavallo tra gli anni 80 e 90, fa da contraltare alla costante ricerca di calore della protagonista che agisce sempre nel nome dell' amore: per la sua famiglia, per se stessa e il suo futuro e per un amore troppo complesso da comprendere per chi non lo vive in prima persona.
La scelta di mescolare due generi molto complessi come il biopic e il thriller rendono il libro molto interessante, tanto che si sente la necessità di volerne di più, che quelle 197 pagine siano poche per contenere una storia profonda e ricca. Però si sa, io sono quella dei mattoni e quindi, questo è, più che altro, un appunto personale.
Si perché ho trovato Ritorno nella città senza nome, un libro che permette di iniziare a muovere i primi passi in un contesto storico difficile che, nonostante gli anni passati, allunga le sue ombre anche nel nostro presente e ci permette di capirlo meglio.
Ma non solo. L' opera della Stefanenko è un' analisi di quanto le radici siano importanti, di cosa voglia dire amare e di come questo sentimento possa essere contraddittorio, ma anche talmente forte (soprattutto quando si scopre quello per se stessi) da poter dare coraggio nell' affrontare tutte le sfide che la vita ci mette davanti.