Il crocevia di letteratura e psicanalisi - uno tra i più ricchi e inquieti della nostra cultura - viene indagato da questo libro in rapporto al suo fondamento istituzionale: il confronto, stabilito da Freud negli ultimi anni del secolo scorso, tra la sua nascente teoria delle relazioni familiari e il capolavoro del teatro greco, l'Edipo Re di Sofocle, dove i tabù corrispondenti a quelle stesse relazioni trovano la forma definitiva del pathos greco. Il confronto è poi tornato più volte nel Novecento, riaffermato, confutato, spostato, ma solo nel saggio di Guido Paduano diventa lettura di Sofocle, decifrazione del messaggio poetico e delle valenze teatrali condotta nel rigoroso rispetto della dimensione storico-filologica. L'esito, per molti versi sorprendente, è che fra l'edipo freudiano e l'Edipo di Sofocle viene stabilita un'opposizione omologa a quella che intercorre fra l'angoscia oggettiva della trasgressione e la rappresentazione soggettiva dell'innocenza, dell'autorità, della ragione, valori proclamati a fondamento dell'identità protagonistica. È questa opposizione che si trasmette come referente ineludibile alle culture teatrali della modernità per essere conservata o innovata, o meglio, conservata e innovata. Un lungo itinerario da Seneca all'Ottocento coinvolge progressivamente Edipo nella complicità col suo destino parricida e incestuoso; una vera esplosione di riscritture novecentesche mette in scena l'illecito come cifra essenziale dell'io singolo e dell'umanità. Autori grandi e notissimi, e altri riscoperti, ma spesso altrettanto grandi, sono i personaggi di questa storia, che Paduano ripercorre con una non non enciclopedica sistematicità, e con una appassionata padronanza della tradizione letteraria europea, nella sua varietà e nella sua compattezza.