Robert Oppenheimer è stato il «padre della bomba atomica». Fin da subito, a Los Alamos, durante la guerra, era perfettamente consapevole delle orribili conseguenze che avrebbe provocato la costruzione della bomba, e nel dopoguerra divenne un fiero sostenitore della messa al bando degli ordigni nucleari.Scienza e pensiero comune affronta in modo semplice il legame esistente tra lo scienziato e il profano, nell’intento di conciliare le esperienze fondamentali della scienza con il senso comune, fornendo al lettore tutti i concetti necessari per capire il profondo rivolgimento avvenuto nel passaggio dalla fisica classica alla teoria atomica.È il libro di un uomo che ha imparato la lezione di Hiroshima.
Di una noia mortale e per nulla chiaro su ciò che l'autore tenta ,man mano, di esprimere.
Alla fine il testo risulta complicato per un comune mortale (conferenza su Rutherford , ad esempio!) ma fortemente banale per gli addetti ai lavori. Tutto ciò che percepisci durante la lettura è un odio e disprezzo quasi viscerale per Newton e la Fisica Classica, condito da una narrazione degna di un "cane bastonato" che sa di essere nel torto ma continua ,lo stesso , ad andare avanti a parlare. Molto cauto e poco intraprendente fino all'ultima Conferenza in cui da lo sprint finale di questa sua "passività" onnipresente. Non è nemmeno formativo per un ragazzo che cerca di scoprire qualcosa di nuovo lasciandosi trasportare dai testi , si spero divulgativi, dei Grandi scienziati.
Insomma, abbastanza dimenticabile ed evitabile se non per la Conferenza n.6 (l'ultima!) che forse può interessare nel suo approccio strutturale dato dall'autore. Spiegando il senso del titolo stesso della raccolta che leggerete