Alors que tout semble aller pour le mieux pour les soeurs Kisugi, un évènement inattendu vient ralentir leurs activités nocturnes : suite à l'incendie de son appartement, Toshio habite chez Hitomi ! Les choses se corsent pour les Cat's Eye maintenant que l'inspecteur chargé de les arrêter vit sous le même toit qu'elles ! Tsukasa Hôjô se fait connaître en 1981 avec sa toute première série majeure : Cat's Eye. Le succès ne se fait pas attendre, le titre devient rapidement culte au Japon et sa réputation dépasse largement les frontières de l'archipel. Il ne faudra d'ailleurs attendre que deux ans pour que le manga soit adapté en anime (hyper connu et apprécié en France). La bonne nouvelle est que Cat's Eye revient dans une Perfect Edition qui comblera autant les fans de la première heure, que ceux qui découvriront ce titre. 42 ans après leur création, les Cat's Eye restent parmi les plus célèbres voleuses de la pop culture et font même des apparitions en dehors de leur série comme dans City Hunter ou bien, plus récemment, dans un crossover totalement fou avec Lupin the Third.
Tsukasa Hojo (北条司) is a Japanese manga artist. He studied technical design while still at Kyushu Sangyo University, where he began to draw manga. He worked on several one-shot stories before releasing his serialized works: Cat's Eye, City Hunter and Angel Heart.
Hojo claims that he really did not have any inspiration for these works other than having to meet a deadline. He says he wrote down a few things, he thought about a few things, and one day the ideas just came to him, out of thin air. In reality, the process was a lot more complicated, with editors involved, but fans got the benefit of Hojo's sense of adventure and humor.
After the success of Cat's Eye and City Hunter, Hojo went on to work on other series such as Family Compo. His current ongoing series is Angel Heart, a spinoff of City Hunter set in an alternate universe. It has been serialized in the Weekly Comic Bunch since 2001 and 30 collected volumes has been published so far.
Tsukasa Hojo is Takehiko Inoue's mentor. Inoue worked as an assistant to Hojo during the production of City Hunter. Hojo is also a long-time acquaintance of Fist of the North Star illustrator Tetsuo Hara, who was also one of the founders of Coamix. Hojo contributed to the production Fist of the North Star: The Legends of the True Savior film series by designing the character of Reina.
He was honor guest of the eleventh French Japan Expo which was held in July 2010.
La primissima opera del maestro! Devo dire che l’ho trovata particolarmente interessante e avvincente: la storia scorre bene e si lascia seguire con piacere. Come sempre, Hojo riesce a creare situazioni tanto assurde quanto divertenti, con quella leggerezza che lo contraddistingue. Alcuni capitoli sembrano avere una funzione più riempitiva, ma riescono comunque a mantenere viva la curiosità, soprattutto riguardo allo scopo finale delle sorelle e al modo in cui si evolverà il rapporto tra Hitomi e Toshio. Certo, non mancano episodi un po’ noiosi o snervanti, ma nel complesso non pesano troppo sulla lettura. I personaggi sono un altro punto di forza: le tre sorelle, in particolare, sono davvero ben caratterizzate. Altri, invece, risultano meno riusciti o addirittura fastidiosi, almeno finché l’autore non riesce a "domarli" nel corso della narrazione.
Lo stile di disegno iniziale di Hojo, che sulle prime non mi aveva convinto del tutto, ha cominciato a piacermi già dopo qualche capitolo. È più grezzo rispetto alle sue opere successive, ma proprio per questo ha un’identità forte e distintiva. È stato bello vederlo evolvere gradualmente: con ogni capitolo il tratto migliora e si affina, fino a raggiungere quel livello che poi conosciamo bene nei suoi lavori più maturi.
Nel complesso, è un’opera divertente e interessante, anche se a tratti un po’ ridondante. I capitoli incentrati sui furti sono sicuramente tra i più riusciti, peccato che negli ultimi volumi diventino sempre più rari, sostituiti da filler che non sempre riescono a intrattenere allo stesso modo. Quanto al finale, mi è piaciuto, anche se la forzatura legata ai ricordi mi è sembrata poco sensata rispetto a come si erano evolute le cose. Insomma, non era davvero necessaria. Detto ciò, resta un’opera decisamente valida: si vede che il maestro la sapeva lunga già agli inizi! Non mi addentrerò nella trama, è arcinota, ma vorrei spiegare perché amo oltre ogni ragione questa storia, cosa significa per me, che sentimenti e insegnamenti ho conosciuto grazie soprattutto a Hitomi e Toshio che sono protagonisti indiscussi e perno di questa narrazione. Cat’s Eye non è solo un manga d’azione o una storia di ladre affascinanti. È un viaggio silenzioso e struggente nei cuori dei personaggi, dove il vero bottino da conquistare non sono opere d’arte, ma la serenità, la verità, l’amore possibile.
Hitomi, il volto della contraddizione. Hitomi spesso appare impulsiva, a tratti isterica, soprattutto nei confronti di Toshio. Ma quello che sembra un tratto comico o da “fidanzata nevrotica” è, in realtà, il sintomo di una tensione interiore costante. Lei vive due vite che non riesce a far convivere: - quella della ragazza che ama sinceramente Toshio, - e quella della ladra che non può smettere di esserlo, per amore del padre e delle sorelle.
Ogni volta che discute con lui, che lo deride o lo aggredisce verbalmente, in realtà è una ferita che si riapre. È la voce di un senso di colpa irrisolto, di una frustrazione che nasce dall’impossibilità di amarlo completamente, alla luce del giorno. Segreti e amore non sono in conflitto. Il manga ci insegna che nascondere qualcosa non significa amare di meno. A volte, si tace per proteggere, per non travolgere l’altro con verità troppo grandi. Ma quel silenzio logora, lascia crepe. Eppure, in Cat’s Eye, l’amore resta. Resiste sotto i travestimenti, le bugie, i mancati baci. Perché l’amore vero — ci dice Hōjō — vede oltre, intuisce anche ciò che non è detto. E Toshio, nel suo modo ingenuo ma profondo, ama Hitomi in entrambe le sue forme, anche se non lo sa ancora.
Nel finale la malattia: il corpo come riscatto dello spirito Nel finale, l’improvvisa malattia di Hitomi è carica di ambiguità. È reale? È un inganno? È una trovata narrativa? Ma forse è qualcosa di più profondo: una manifestazione fisica del conflitto interiore. Come se il suo corpo avesse detto: "Basta mentire, basta combattere. È tempo di arrendersi all’amore." In quel gesto — nell’accettare la propria fragilità, nel mostrarsi malata, vulnerabile, umana — Hitomi smette di essere Cat’s Eye, e torna a essere solo sé stessa. Ma proprio in quel gesto, riesce finalmente ad amare Toshio con tutta sé stessa. Il sacrificio della “gatta” non è una fuga, ma una rinascita. Un atto d’amore estremo.
Conclusione: il furto più grande. Cat’s Eye è il racconto di un furto impossibile: rubare un po’ di felicità a una vita fatta di segreti, tensioni e amore trattenuto. Ed è un racconto che va vissuto con il cuore, perché solo così si può cogliere il silenzio che scorre sotto le azioni, i veri sentimenti che danno forma al mistero. Alla fine, non è Toshio a catturare Cat’s Eye. È Hitomi a catturare l’amore, con tutta la fragilità, la verità e la forza che questo richiede.
Ovviamente il voto è 5 stelle perché, dai, è Occhi di Gatto!!! L'unica che mi sta sui coccones è Asatani, fatti una sporta di cazz tua e lascia in pace Hitomi e Toshio, Rui e Ai >:(
Un volume tout aussi bien rythmé avec 19 chapitres ^^ J'aime la place que chaque tome laisse à chacune des sœurs : même si Hitomi reste au premier plan, ses soeurs ont aussi l'espace d'exister et faire valoir leurs qualités et personnalités. Le casting s'élargit de deux nouveaux enquêteurs dont l'incompétence fait passer Quentin (Toshio) pour un professionnel x) par contre, je me serai passer du crush de l'un de ces enquêteurs sur la benjamine MINEURE du trio.
Un 2nd tome bien plus prenant que le premier. Le trio Kisugi est toujours bien complet (Rui est ma préférée). Il y a de bonne vibe dans l'equipe de Utsumi et une jalousie entre sa collègues et Hitomi. Bref un tome bien rythmé entre amour et cambriolages 🐾