Come credo faccia la maggior parte dei lettori, di solito scelgo un romanzo attratta dalla copertina a cui segue immediatamente la lettura della sinossi, per la sua eventuale scelta definitiva.
Questa volta invece ho scelto questo romanzo solo per la copertina, senza leggere nulla della trama. Era da tempo che, nella ricerca di libri da leggere, questo romanzo mi capitava davanti agli occhi e alla fine ho deciso di leggerlo…Ed è stato come prendere uno schiaffo in pieno viso senza sapere perché, dato che, almeno di primo acchito, la copertina con la materia trattata dal libro non c’entra poi molto o meglio mi aspettavo di leggere tutt’altro. Invece mi sono ritrovata davanti una serie di storie di orrore quotidiano e troppo spesso domestico, come la pedofilia, la prostituzione minorile, lo stupro, la violenza sulle donne…il buio insomma in cui esseri innocenti, indifesi e deboli come bambini e donne si ritrovano immersi giorno dopo giorno. Ma fortunatamente a volte si accende per loro una debole luce, come quella di una candela, che rischiara tanta tenebra, la luce della legge e della giustizia, rappresentata in quasi tutte queste vicende narrate dalla commissaria Adele Sòfia.
Ma attenzione però, questo libro non è un poliziesco, non è un giallo, non è un thriller, non ha nulla dell’impianto tradizionale che ci si potrebbe aspettare!
Appare invece come una fredda cronaca nera di fatti, niente descrizioni particolareggiate, niente scavi psicologici delle vittime o della commissaria (l’unico personaggio forse di cui si può inferire qualche elemento caratteriale, come la sua dolce fermezza), ma sembra una serie di comunicati Ansa, di quelli che arrivano ai giornalisti, perché poi ci costruiscano sopra il pezzo infarcendolo di particolari ghiotti e morbosi per il pubblico di lettori, in cui la scrittura è scarna, spedita, oggettiva e del tutto impersonale.
E sono questi aspetti stilistici che fanno di questi racconti una stilettata al cuore che fa davvero male, ogni volta che si passa ad una nuova storia, perché si sa che queste cose succedono realmente e con una quotidianità spaventosa, ogni giorno ci sono persone piccole, innocenti e deboli che vivono nel buio e che forse quel fioco lume di candela non lo vedranno mai, ma un conto è saperlo e un conto è leggerlo scritto così, come un rapporto di un medico legale.
Sono stata davvero contenta di aver letto questo libro vincitore del premio Strega e lo consiglio; con esso devo dire che ho anche superato la mia “antipatia” a pelle per questa autrice, che non mi ha mai attratto senza un perché.