Che cosa fa la gente tutto il giorno| Nel mondo dei racconti di Peter Cameron, che assomiglia terribilmente al nostro, cerca sé stessa, rimpiange qualcuno che ha perso, fa i conti con un perenne senso di inadeguatezza, si sforza – spesso invano – di trovare un modo per comunicare con le persone vicine. Conduce una vita ordinaria, insomma, che però d’un tratto può conoscere una svolta spiazzante. Accade all’uomo che preferisce far credere alla moglie di avere una relazione anziché rivelarle che tiene un cane nascosto in un ripostiglio, e che ogni notte esce per portarlo a spasso; alla giovane inquieta che scopre un inaspettato alito di calore domestico nel più artefatto degli ambienti: un parco a tema per turisti; ad adolescenti invischiati nelle dinamiche disfunzionali degli adulti ma non ancora contaminati dalla loro ipocrisia; a donne che si aggirano sole in case diventate di colpo gelide e vuote. Nel mondo di Peter Cameron, sospeso in un’atmosfera rarefatta e straniante, piccoli e grandi drammi familiari, amorosi, esistenziali si consumano in sordina, mentre una vena sotterranea di dolore invade l’esistenza e $nisce inesorabilmente per travolgerla e stravolgerla. Quanto a noi, saremo accompagnati a lungo da un sottile turbamento, una volta chiuso il libro – e dovremo arrenderci all’evidenza che ancora una volta Cameron ci ha messi a nudo e raccontati, come solo lui sa fare. Di Peter Cameron Adelphi ha pubblicato nove titoli. I dodici pezzi qui riuniti sono apparsi originariamente in rivista tra il 1984 e il 2014, con l’eccezione di Che cosa fa la gente tutto il giorno|, incluso in One Way or Another (1986), la prima raccolta di racconti di Cameron.
Peter Cameron (b. 1959) is an award-winning novelist and short story writer. Born in Pompton Plains, New Jersey, he moved to New York City after graduating college in 1982. Cameron began publishing stories in the New Yorker one year later. His numerous award-winning stories for that magazine led to the publication of his first book, One Way or Another (1986), which received a special citation for the Hemingway Foundation/PEN Award for a First Book of Fiction. He has since focused on writing novels, including Leap Year (1990) and The City of Your Final Destination (2002), which was a PEN/Faulkner Award finalist. Cameron lives in Manhattan’s Greenwich Village.
Librarian Note: There is more than one author in the Goodreads database with this name.
Racconti di persone inadeguate: la gente tutto il giorno va avanti cercando ganci, anche minuscoli, a una vita più luminescente. Sono persone che sembrano non saper vivere, come tant* di noi in lunghi periodi. Cameron è esatto, e in poche pagine crea storie senza sconti: se tra le capacità di chi scrive ammiro chi non protegge i suoi personaggi, Cameron in questo eccelle. Divorato in 24 ore.
Se cerchi tristezza qui ne troverai. Se cerchi solitudine qui ci sarà. Se cerchi rimpianti ne troverai. Se cerchi drammi ci saranno anche quelli. Ma se cerchi finali, conclusioni, chiusure beh quelli col cavolo che li troverai, no non ci saranno e io odio le storie sospese. Già vivo una vita sospesa, senza sapere dove andrò a parare, che cosa mi attende nel domani, almeno qui, tra le pagine rassicuranti di un libro io vorrei un epilogo. Vorrei, anche se non con un lieto fine, ma che le storie finiscano....lo so è chiedere troppo 😪 Comunque è interessante quello che Cameron ha da dire, mi piace il suo scrivere di amori, famiglia, vecchiaia e di queste vite normali, di gente normale che se le guardi da vicino sembrano la tua. Niente di eclatante, esaltante, ma che rispecchiano Noi.
Cameron ha il dono di parlare di vite comuni e di renderle straordinarie. Questo libro è fatto di tante storie scollegate, di quelle che incrociamo per strada o che stiamo vivendo noi stessi. Sono storie di amori che nascono, che finiscono, nascosti o vissuti a pieno, vergogne e tenerezze, malattie e tradimenti. È impossibile sintetizzarne la trama: i personaggi sono bambini o sono anziani, adulti come noi. Sono tutti un po' persi, in fondo, trascinati in un'esistenza vuota ma piena di cose. Sono storie piccole e veloci, tristi nel senso più poetico del termine. La vita ordinaria può fare un libro, e anche un libro bellissimo, di quelli che fanno sorridere e piangere. E, ancora una volta, Cameron ci ricorda questo: nell'ordinario si annida la meraviglia, e non dovremmo mai, mai, essere così distratti dalla vita, da non volgere ad essa nemmeno uno sguardo diretto. E assaporarla, almeno un po'.
Adelphi pubblica i racconti giovanili di Cameron, e anche se molti direbbero che si è arrivati a raschiare il fondo del barile, a me piacerebbe anche la sua lista della spesa e perciò li ho discretamente apprezzati. Anche se il suo stile qui non è ancora pienamente sviluppato, e ci sono forti influenze del minimalismo americano anni Ottanta, già compaiono qua e là le cifre stilistiche sue proprie e distintive: mistero, evocazione e suggestione. In particolare ho apprezzato Non si può nemmeno immaginare, Testa o piedi, Che cosa fa la gente tutto il giorno, e lo straordinario Il cane segreto. Naturalmente non li consiglierei a chi ancora non conosce l’autore, ma ai suoi fans sì.
I racconti mi affascinano da sempre, l'idea di tante piccole storielle che nel giro di poco ti offrono una storia completa. Solo che l'altra faccia della medaglia è che non fai in tempo ad affezionarti a nessuno davvero, quasi sempre mi accade nelle antologie e mi è successo anche questa volta. È ben scritto, ma decisamente molto poco memorabile. Inoltre, tutti i racconti hanno una conclusione davvero molto malinconica. Così così...
Storie piccole di vite quotidiane, più impressioni su tela che racconti veri e propri. Le storie grandi sembrano succedere fuori campo e qui rimangono solo evocate in descrizioni di pochi istanti, come polaroid. Scrittura eccezionale, da godere come un piatto stellato.
«Era strana la vita che vivevamo in città, una vita dimezzata, e con il passare dei giorni e il sole estivo sempre più impietoso, e le notti estive che restavano incandescenti perfino con l’arrivo del buio, abbiamo smesso di toccarci, abbiamo smesso di parlarci, abbiamo smesso di amarci.»
🍯 Che titolo. Prima di leggere il libro pensavo fosse sbagliato. Una domanda? Ma non suona… male? Invece è perfetto. Significa essere smarriti, incompresi e disorientati, stare al mondo? E lo siamo tutti, in fondo?
🌾 Non è la prima raccolta di racconti scritta da Cameron, e non è neanche inedita; il più vecchio risale al 1986, e gli altri sono usciti su diverse riviste. Non tutti sono taglienti, ma i dialoghi pulsano di vita, e i personaggi ricordano lo smarrimento di James di Un giorno questo dolore ti sarà utile, anche se stavolta sono adulti, al centro di un caos da cui non possono fuggire.
🍯 Il mio preferito parla di un signore che nasconde alla moglie un cane. Di notte si alza, passa del tempo con lui, e lei crede che abbia un amante. Pur di proteggere il cane, lui glielo fa credere. Fino a quando un giorno torna a casa, e il cane è scomparso. Ma cosa è successo, Cameron non lo dice.
🌾 Non una delle mie raccolte preferite, ma bella per la scrittura di Cameron: personaggi variegati, vite concrete, che pulsano di reale, e infine la firma dell’autore: le relazioni.
sono racconti di inadeguatezza, piccoli abbozzi di quotidiani segnati da ferite non guarite
alcuni ritratti, alcune scene funzionano davvero bene, cariche di rimpianto, umanità, ordinario, ipocrisia, senso di perdita
al contrario, alcune storie sono contraddistinte da una mancanza di senso, da una ricerca immotivata dell'assurdo che non arricchisce il libro e non serviva minimante
infine, benché lo stile sia fluido ho trovato a tratti nauseante la ricerca continua di elementi che restituissero ad ogni storia un'atmosfera di malinconia forzata
- Prova a rilassarti 1/5 - la cagnolina 0/5 cosa sento la mia mente razionale sfracelllarsi fortissimo contro una barriera di non senso cosa sta succedendo - lentamente 4/5 (perdita) - area arrivi e partenze 3/5 - non si può nemmeno immaginare 3/5 - mercatino d'inverno 4/5 - il taglio di capelli di freddie 1/5 - che cosa fa la gente tutto il giorno 2/5 - testa o piedi 3/5 - archeologia 2/5 - una famiglia per bene 1/5 - aria 5/5
Bo io non ho capito. Abbiamo capito e ammetto in ginocchio in piazza di fronte a tutti che non amo le raccolte di racconti. Infetti, presa dalla smania ho comprato il libro senza leggere neanche la sinossi e me la sono cercata.
Sono scene di vita quotidiana che si sentono al bar per gossip o perché è gente strana, ma la gente è strana e spesso non c’è niente di interessante in questo. Se dovessi prendere singolarmente i racconti ce ne sono stati 3 molto carucci ma non posso valutare quelli come se fossero il libro intero perché se no non ho capito come funziona.
Non mi è piaciuto, era la seconda chance che davo a Cameron e ne ho un altro suo in tbr ma valuterò perché nonostante sia una scrittura scorrevole non investirei altro tempo.
Quando vedi che non si taglia, già lo sai Ti potresti innamorare di lui Forse sei già innamorata di lui Cosa importa se ha vent'anni E nelle pieghe della mano Una linea che gira e lui risponde serio, "È mia" Sottintende la vita E la fine del discorso la conosci già Era acqua corrente un po' di tempo fa E ora si è fermata qua
Quanto mi piace il Cameron che analizza scene di vita quotidiana e nel contempo ti lascia a bocca aperta perché non fornisce conclusioni ai suoi racconti. Si tratta di racconti pervasi da un velo di tristezza, parole non dette, sguardi mancati, segreti e un pizzico di ironia. ❤
Che cosa fa la gente tutto il giorno? Dai racconti letti, risponderei che la gente fa cose senza senso per porre rimedio o superare situazioni scomode e difficili, nell'illusione che possa funzionare anche così.. e probabilmente è tutto tristemente vero!
È la prima opera che leggo di questo grande autore, mi ha lasciata un po' perplessa ma recupererò sicuramente altro.
Questo libro mi ha tenuto compagnia durante il ricovero per un intervento in laparoscopia, ma non c’è molto da fare.. ancora stavolta confermo che le raccolte di racconti non fanno per me, prima o poi dovrò rassegnarmi a questo fatto.
In generale faccio un po' più fatica a leggere le raccolte di diversi racconti brevi. Sento la "frustrazione" nel non riuscire sempre a coglierne il senso. In questo libro i racconti mi hanno lasciato sensazioni di tristezza e solitudine, alcuni mi sono piaciuti molto, i finali però mi sembrano sempre enigmatici nella loro, in realtà, semplicità, sembrano voler comunicare qualcosa ma in maniera nascosta e poco chiara. Probabilmente i racconti vanno letti in maniera diversa, non unicamente con l'obiettivo di ricavarne un senso, anche se nella lettura coglievo un voler trasmettere certe immagini. C'è un filo conduttore tra i diversi racconti, ma il lasciare in sospeso alcune sensazioni (che è ovviamente la struttura della raccolta di racconti) mi rende più difficile poi apprezzare unicamente la storia raccontata
Non sapevo cosa aspettarmi e mi sono ritrovato tra le mani un'antologia di racconti accomunati da personaggi spezzati, tormentati, inquieti, afflitti. Un puzzle umano in cui tutti possono ritrovare un pezzo di loro stessi. Alcuni racconti sono ottimi (Aria, Archeologia, Arrivi e Partenze), altri molto meno riusciti (il primo mi ha quasi fatto mollare tutto).
Cameron mi è del tutto sconosciuto, ma mi è bastato pochissimo per apprezzarne il talento. Sperimenta, cambia stile e registro ed è sempre una delizia da leggere.
Partivo da recensioni pessime e aspettative bassissime e invece sono rimasto piacevolmente stupito.
Decimo libro dell'anno letto, gli do tre stelline su cinque. La scrittura di Cameron mi piace, quello che non mi è piaciuto come si può evincere dalle mie precedenti opinioni su questo libro sono state le storie, alcune non le ho capite, altre le ho proprio odiate. Nel complesso considerando ovviamente anche quello che ho apprezzato non mi sento di bocciarlo totalmente
Nel mondo dei racconti di Peter Cameron, che assomiglia terribilmente al nostro, cerca sé stessa, rimpiange qualcuno che ha perso, fa i conti con un perenne senso di inadeguatezza, si sforza – spesso invano – di trovare un modo per comunicare con le persone vicine. Conduce una vita ordinaria, insomma, che però d’un tratto può conoscere una svolta spiazzante. Accade all’uomo che preferisce far credere alla moglie di avere una relazione anziché rivelarle che tiene un cane nascosto in un ripostiglio, e che ogni notte esce per portarlo a spasso; alla giovane inquieta che scopre un inaspettato alito di calore domestico nel più artefatto degli ambienti: un parco a tema per turisti; ad adolescenti invischiati nelle dinamiche disfunzionali degli adulti ma non ancora contaminati dalla loro ipocrisia; a donne che si aggirano sole in case diventate di colpo gelide e vuote. Nel mondo di Peter Cameron, sospeso in un’atmosfera rarefatta e straniante, piccoli e grandi drammi familiari, amorosi, esistenziali si consumano in sordina, mentre una vena sotterranea di dolore invade l’esistenza e $nisce inesorabilmente per travolgerla e stravolgerla. Quanto a noi, saremo accompagnati a lungo da un sottile turbamento, una volta chiuso il libro – e dovremo arrenderci all’evidenza che ancora una volta Cameron ci ha messi a nudo e raccontati, come solo lui sa fare.
[…] Ricordo di avere pensato che anche il mondo sarebbe finito così, con le persone che scomparivano in silenzio una dopo l’altra, come se lasciassero una festa senza salutare, finché il padrone di casa si ritrovava solo nella casa vuota, con i bicchieri ancora mezzi pieni e le sigarette calpestate sui taoisti e la nauseante luce impastricciata dell’alba che sale in cielo.»
Peter Cameron non è soltanto un autore di romanzi. Nella sua produzione vasti sono anche i racconti, i testi brevi, le storie che solleticano la curiosità con brevi ma significativi passaggi. Ed ecco che Adelphi raccoglie in “Che cosa fa la gente tutto il giorno”, alcuni di questi scritti. La prima sensazione che emerge dalla lettura è la delicatezza. Una delicatezza che si mixa con una umanità non sempre positiva e buona, anzi. Basti pensare al racconto dedicato al cucciolo di cane che rappresenta l’unica valvola di sfogo per quell’uomo dalla vita imbavagliata nel niente. E basta ancora pensare alle sorti che sono a lui destinate. Filo conduttore di queste vicende narrate è la perdita, che sia di una persona cara che di un cucciolo. Uomini e donne che cercano di sopravvivere, si chiedono come sopravvivere in un mondo che spesso non li tutela. O ancora ci porta nel mondo degli ospizi, luoghi dove l’identità si perde, si fraziona, si disperde. Ma a governare è il “politicamente corretto” e non si possono chiamare con il loro nome anche se dentro si rivelano essere luoghi di solitudine e depressione. Ogni racconto muove da un dialogo, da un pensiero negativo e da qui si sviluppa. Non sono racconti allegri, sono strutturati e chiusi e con una impostazione simile a quella che insegna Alice Munro, la regina dei racconti. Ciascuno, però, ad ogni modo prende la sua forma, si sviluppa e chiede al lettore di essere interpretato, capito, analizzato.
«[…] Pensò alla vita e alle cose che le succedevano, a come fosse impossibile impedire che succedessero, controllarle. Sembrava di galleggiare in una piscina della grandezza di un oceano insieme a tutte le cose della vita, e poterne sfiorare solo alcune, in modo del tutto casuale, e che tutte le cose desiderate fossero sottili e scivolose come pesci: pesci che nuotano fra le dita e le gambe e intorno ai fianchi ; pesci argentati che ci mangiucchiano i piedi, pesci timidi e scattanti che schizzano in superficie e sgusciano via, poco importa quanto si sta immobili, o in silenzio, perché i pesci riescono a sentire quel che desideriamo: lo emettiamo come un sonar - vieni da me, vieni da me, vieni da me / che manda via i banchi di cose che nuotano nell’acqua.»
Altro interessante testo è “Prova a rilassarti”. È qui che conosciamo Elaine che è stata nei Peace Corps. Una volta tornata a casa deve scontrarsi con il tutto che cambia e con un nuovo mondo che deve ricostruirsi ripartendo da zero. Scopre che la madre ha venduto la casa e che ora fa l’attrice, scopre che la sorella si è fidanzata con Charles e che sta iniziando a fare la modella. Elaine dal suo canto non vuole fare la modella ma non trova lavoro. Si arrende a fare la cameriera in abiti da pellegrina in un ristorante dedicato ai Padri pellegrini, arriva anche a ipotizzare un suo rientro nei Peace Corps e anche qui si trova la porta chiusa in faccia perché essendosene andata e avendo dato le dimissioni, non è così semplice rientrare nel giro. Ma qual è il suo posto nel mondo? Cosa fare? Come ricominciare quando non sembra più esserci un posto per te? L’anima in “Che cosa fa la gente tutto il giorno” e in ogni racconto di Peter Cameron è definita con delicatezza, è l’essenza in un contesto dove le persone sono diventate belve assetate di fama, notorietà, ricchezza, opulenza e apparenza. Il tutto con uno stile rapido e pungente, basato molto sui dialoghi, che non si perde in fronzoli e che porta il conoscitore a interrogarsi. Per chi non conosce Cameron questi racconti possono essere un buon modo per avvicinarvisi, per chi lo conosce rappresentano una certa e indubbia conferma.
Dodici racconti dove tutto è dosato alla perfezione e Cameron ci porta in vite che potrebbero essere le nostre attraverso episodi bittersweet. “Lentamente” e “Mercatino d’inverno” sono semplicemente delle chicche ✨
Libro molto piacevole, forse i primi racconti mi sono sembrati che avessero poco da lasciare ma poi tutti gli altri mi sono piaciuti molto. È molto bello vedere come per ogni personaggio cambi lo stile di scrittura è il punto di vista sulle cose che lo circonda
scrittura sempre bella e scorrevole, infatti ci sono molti dialoghi. Alcuni capitoli ti lasciano con delle sensazioni di vuoto e lasciano spazio all’immedesimazione, altri li ho trovati insignificanti. Comunque lettura piacevole
non è che sia proprio necessario scrivere sempre, a prescindere, anche se non si ha poi molto da dire…anche se sei Peter Cameron e scrivi come fossi Hopper con la tela davanti