Elena, da sempre e per sempre la più bella, si sottrae al tribunale del tempo – e degli uomini – per offrirci la sua versione dei fatti. Sulla soglia della realtà, tra il dentro e il fuori, il cielo e la terra, il tempo degli eroi e quello degli uomini, tesse la sua trama, distinguendosi dalla fedele Penelope, da Clitemnestra, rosa d’invidia, da Leda, che sogna il suo cigno divino, da Andromaca magnanima, che tutto sa accettare. Elena racconta una storia nuova, con voce diversa, con tanti finali. Protagonista e insieme emula di Omero, fiaccola accesa o azzurro fantasma, scorta i guerrieri «uccisori di mostri» verso la porta d’uscita, innescando una guerra che distruggerà il loro mondo e inaugurerà una nuova era. Il filo teso sul suo antico telaio si impiglia nei capelli di Teseo e nelle ciglia di Paride, nello sguardo di Menelao e nella selvatichezza di Achille, si aggroviglia intorno alla caviglia di una dea, ai capricci di un principe, alla freccia di un cupido bambino. Originata dal mito, la regina di Sparta, con la sua ambiguità, ne supera ogni confine. Arriva sulla terra per sovvertire ruoli, realizzare destini, sollevare contraddizioni. Venerata o maledetta, viene strattonata in tutte le direzioni, ma non rinuncia mai alla sua vocazione, quella di essere un discorso aperto sulla bellezza del mondo: «Sono quella che ha scelto l’amore, quella che gli dèi hanno scelto come loro emissaria, al di là del bene e del male».
Francesca Sensini è professoressa associata di Italianistica presso la facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Université Côte d’Azur (Nice), dottoressa di ricerca dell’Università Paris IV Sorbonne e dell’Università degli Studi di Genova. Comparatista di formazione, dedica le sue ricerche alle riletture e all’ermeneutica dell’antichità classica tra il XVIII e l’inizio del XX secolo in Italia e in Europa, nonché alle rappresentazioni letterarie e più generalmente culturali legate al genere.
«Nulla muore, tutto esiste per sempre; nessuna forza materiale può annientare ciò che fu un tempo […] la raffigurazione materiale scompare solo per gli sguardi ordinari e i fantasmi che da essa si distaccano popolano l’infinito. Paride continua a rapire Elena in una regione sconosciuta dello spazio».
Théophile Gautier
Francesca Sensini dà voce a una delle donne più belle della storia:
“Mi chiamo Elena e sono la regina di Sparta. Avete certamente sentito parlare di me. Sono la donna più bella del mondo.”
E lo fa ripercorrendo le pagine che ne hanno determinato il mito:
“Elena è un archetipo, un personaggio che si è fatto carico di noi e della nostra storia. La sua persistenza mi ha indotto a questa mia intemperanza: mettermi con lei al telaio, osservare come lavora, provare a sentire come inganna i secoli, i millenni, a farlo sentire. E forse questo tentativo sarà servito a scompaginare qualche pregiudizio sull’amore, sulle cose buone e su quelle cattive. Elena, in effetti, rimette in gioco questo materiale, insieme ai rapporti di potere che vi sono sottesi. Seguire la sua trama significa anche ripensare la letteratura dalle origini della nostra tradizione e, io credo, ripensare le nostre origini tout court.”
Il libro mi è piaciuto molto perché l'autrice è riuscita a dare umanità e delicatezza al personaggio di Elena. Poi, per tutto il libro ho fstto fatica ad immaginarmi una Elena magra ed esile perché arriva da Sparta e sappiamo tutti che a Sparta le donne avevano abbastanza libertà da potersi allenare quindi me la immagino bella tonica e muscolosa.
Ciò che mi fa dare tre stella al romanzo non è per come viene tratta il personaggio ma è dovuto allo stile di scrittura che è troppo ricco di digressioni inutili... poi non lo si può definire un retelling del mito perché viene spiegata sì la vita di Elena in prima persona, però attingendo alle fonti vere e proprie. Quindi non è un retelling ma è un "saggio" travestito da romanzo.
Avevo delle aspettative alte un po’ per la casa editrice un po’ per delle interviste che avevo sentito dell’autrice è un po’ per l’argomento. Purtroppo per me ho dovuto abbassarle e poi toglierle andando avanti con la lettura. La scrittura mi è sembrata quasi come in un compito di scolastico, poco accattivante e non enfatizzata. Poi sempre a mio parere personale i fatti sono raccontati in maniera poco interessante e mi è rimasto ben poco dopo la lettura. Peccato
A questo punto della mia storia, sono già diventata la «sposa di molti». Così certuni si riferiscono a me, omettendo il mio nome, pertanto così facile da pronunciare e, in fin dei conti, comune, per riassumermi in un'appartenenza, non a un uomo solo, come tradizione impone, ma a due, e quindi già a troppi. Lo scopo è offendermi, ma è uno strale spuntato nella sua volgarità contabile, mercantile, senza coraggio. L'espressione mi fa solo pensare a quanto ciascuno di quei molti e io siamo stati felici, e senz'altro anche tristi, ma così belli e vivi, un paradigma di vitalità e di bellezza. Così tanto da esserlo ancora.
La trama di Elena Francesca Sensini @ponteallegrazie_editore
La storia della Grecia raccontata per la prima volta dal punto di vista di Elena, donna dell’amore e della discordia, con voce diversa, lessico ricercato e con tanti finali differenti.
Un libro incentrato sulla figura mitologica di Elena, di Troia o di Sparta, come dir si voglia... Non aspettatevi un retelling perché non lo è!!! È più un saggio in prima persona, un lungo monologo in cui Elena si rivolge al lettore per cercare di fare luce sulle tante considerazioni che aleggiano intorno alla sua figura di femme fatale, in qualità di donna più bella del mondo. Innegabile il grande lavoro di documentazione di Francesca Sensini che, in modo imparziale, riporta tutte le versioni contrastanti sull'innocenza o la colpevolezza di Elena riguardo alla guerra di Troia. Interessante come l'eroina greca non abbracci né la condizione di vittima né quella di colpevole, anche se esclude di essere la responsabile della guerra, sostenendo di aver semplicemente seguito l'amore; la guerra non è altro che il risultato dello scontro tra l'amore e l'odio che attanagliano il mondo. L'autrice dà voce a tutte le ipotesi relative alla sua nascita ed alle sue molteplici relazioni e devo dire che di alcune ero proprio all'oscuro! Emerge chiaramente la figura di una donna oggetto che, per quanto prezioso, deve essere servile. Molte le considerazioni sull'amore e sulla bellezza. Ma, ahimè, il libro risulta tutt'altro che scorrevole, in uno stile ricercato che richiede concentrazione e continua rielaborazione. La lettura è risultata faticosa e più volte mi ha annoiata e indisposta. Per carità, vi sono bellissime similitudini, ottime riflessioni e tante, tante informazioni per ampliare il proprio bagaglio culturale, ma la forma non mi è risultata piacevole ed accattivante. Belle le analisi etimologiche dei nomi ed i riferimenti alle usanze greche, come il fatto che arco e frecce siano considerati poco virili perché escludono il combattimento corpo a corpo. La trama segue l'ordine cronologico della vita dell'eroina e vi sono accenni ad altri miti. Per finire si ritrova un'accurata bibliografia, che riconduce anche frasi, aggettivi o termini utilizzati ad una precisa fonte. Un grandissimo lavoro, che non si può non apprezzare, ma che è davvero lontano da ciò che cerco in un libro.
Ho letto questo libro in una giornata ma ammetto che è stata una lettura per niente semplice, meno scorrevole di quello che pensavo. Un po' per come l'argomento, l'analisi della figura di Elena, è stato trattato, ma soprattutto per lo stile di scrittura. Pensavo si trattasse di un romanzo narrato in prima persona da Elena, che finalmente raccontava la sua versione della sua stessa storia, ma in realtà pur essendoci una base del genere, la forma è quella di un saggio, scritto con un linguaggio abbastanza ricercato e ricco di informazioni ed elementi tecnici. Non è facile mantenere il filo del discorso perché si aprono tantissime parentesi e ci sono tantissime digressioni non sempre in ordine temporale e cronologico, quindi si fanno salti in avanti e indietro nel tempo che possono confondere un po' le idee. Inoltre Elena è presentata con delle connotazioni divine, ci parla dalla sua stanza in un palazzo che evidentemente dev'essere nell'aldilà perché parla della vita terrena sua e degli uomini della sua vita in maniera distaccata, riferendosi a fatti accaduti 3000 anni fa e introducendo immagini addirittura come la donna pin-up, come un osservatore onnisciente che appartiene al mondo antico, ma che ha osservato lo svolgersi della storia fino ai tempi moderni di cui introduce alcuni elementi. Questo aspetto non l'ho molto compreso né apprezzato, non riesco a vederla come una divinità ma piuttosto come una vittima delle divinità del suo tempo che hanno influenzato le sue scelte. Inoltre parla di alcuni amori che ha vissuto come per esempio Achille, non sulla Terra in cui si sognavano solamente, ma una volta morti, dove si possono toccare e unire nell'aldilà e vivere felici nella loro isola di Leuca a ricevere offerte per il loro culto di coppia divina unita da un amore perfetto. Ecco, anche in questo caso questa cosa non riuscivo proprio a figurarmela nella mia mente, probabilmente colpa degli studi epici fatti a scuola che mi hanno insegnato versioni diverse. Consiglio questa lettura per chi cerca un saggio e non un retelling o un romanzo sulla vita di Elena di Sparta o di Troia che dir si voglia, con la consapevolezza che si tratta di un'opera ricca di informazioni e riflessioni che bisogna seguire con molta attenzione.
Il mio voto non dipende tanto dal racconto, in sé, quanto dal fatto che per essere un libro di narrativa somiglia moltissimo ad un saggio. La storia di Elena è raccontata per episodi, dal concepimento alla morte e oltre; episodi slegati, con un continuo andirivieni temporale (si parla del ricongiungimento a Menelao prima ancora del rapimento di Paride), spesso con digressioni che avvicinano l'opera ancor di più ad un saggio (come l'episodio della statua di Nemesi/Afrodite). Mi era piaciuta molto l'idea di dare voce ad uno dei personaggi più maltrattati e incompresi della storia; tuttavia, sento che nemmeno questo libro dia piena giustizia a Elena. Ogni scelta viene motivata dal rifiuto del ruolo di donna, madre e succube del marito, ma con un evidente disprezzo per il ruolo delle altre donne, prima tra tutte la sorella Clitemnestra. Personaggi come Teseo, invece, vengono quasi giustificati dalla narrazione, anche quando commettono atti molto più gravi (come il rapimento di una bambina). È vero che non è possibile equiparare il modo di pensare dell'epoca con quello moderno; ma è pur vero che se racconto una storia dal punto di vista di una bambina, non posso dimenticare di considerare emozioni umane come la paura e la nostalgia di casa. Questa Elena, invece, guarda con distacco ogni evento della propria vita, narratrice esterna e non partecipe. Sarà anche un giudizio personale, ma ho apprezzato molto di più la Elena narrata da Omero, che invece di emozioni era piena. Non male, ma si poteva fare di meglio.
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Da completa profana che non ha fatto studi classici questo libro è un ottimo strumento per avvicinarsi al mito. Come chiarisce la bibliografia annotata in fondo, il romanzo si appoggia al mito multiforme e stratificato, come si capisce dai vari capitoli. Ho molto apprezzato il ritorno di alcune formule da capitolo a capitolo (per esempio il fatto di denominare "coppia perfetta" Elena e Teseo poi Elena e Menelao eccetera), perché rende chiaro come il mito appunto muti nel tempo, ma anche come Elena cambi rimanendo fedele a se stessa. La masterclass di Heloola è stata veramente illuminante e arricchisce la lettura, così come la bibliografia annotata in fondo al libro.
Un libro che raccoglie più versioni del mito di Elena e le combina insieme per dare un'origine, o nello specifico una storia completa, ad uno dei personaggi più complessi della storia e che ci narra di sé in prima persona. Mi spiego: Elena, palesatasi a noi come figura eterea, ci narra di come è stata vista dagli uomini nel corso del tempo e di come lei ha vissuto le vicende della sua era. Questo racconto però ha un messaggio più profondo perché non solo dà una voce al volto di Elena, ma racchiude in sé un'immagine di donna senza tempo in cui possiamo tranquillamente ritrovarci.
Il mio primo libro con il book club di Heloola che è stato molto utile per i contenuti di accompagnamento che questo libro necessita, se non si è avvezzi alla mitologia. Interessanti gli spunti offerti da Sensini e l'idea di far parlare Elena in prima persona, dettaglio che rende il romanzo più intimo e personale.
Un libro pieno di immagini meravigliose. Elena anti-Beatrice , c’è sempre stata e ci sarà sempre. E Paride continuerà a rapirla. E noi tutti saremo sempre ammaliati dal fascino della mitologia.
Rimastica miti e testi noti, forse contribuisce a diffonderli, ma non c’è niente di nuovo in queste pagine. E no, non c’è neanche Elena, c’è ciò che gli altri dicono di Elena. Di nuovo.
Un saggio travestito da romanzo. Nonostante conoscessi la maggior parte delle vicende narrate ho trovato la storia lenta e difficile da seguire e non coinvolgente
"Quando parlavano di me, ho sempre teso le orecchie. E quando parlavano d'altro che mi toccava, che potesse illuminare almeno un po' chi sono stata, chi sono, chi vorrei essere, ho preso nota." (p.8)
"Dove sta la verità? Al confine della nostra fede, probabilmente; sulla soglia della capacità di tenere insieme contrasti e contraddizioni e di ammetterli come una conseguenza necessaria dell'essere." (p.8)
"[... ] quando ho cercato di pensare al mondo con distacco, come a una cosa non mia, guardandolo nello specchio della mente, la mia stessa vista ha cominciato a tremare. E così, il luogo che doveva essere per me rifugio e riposo si è fatto a poco a poco irreconoscibile e ostile. Gli esseri che prima mi erano familiari, amabili parti di me - genitori, marito, figlia-, si deformavano, mutando in opache figure avverse. Mi ero consegnata, da sola, inconsapelvomente, ai nemici? Se così fosse, non ho solo tradito Menelao. Sono anche la traditrice di me stessa." (p.10)
"L'amore non è devozione, non è impegno, non è neppure affetto. È una forza vitale." (p.39)
"La scelta non è una spora che scende dall'alto, portata dal vento di un pensiero che germina nella volontà producendo un atto assolutamente libero. Essa dipende dal contesto in cui la si matura, per poi formularla, dall'educazione ricevuta, da quello che, nel momento di scegliere, crediamo di sapere di noi e della realtà che ci circonda, da quello che speriamo di ottenere e che, alle volte, tentiamo di prevedere, soppesando pro e contro con un ideale bilancino di precisione." (p.97)
"Quando entra in gioco Anánke (Necessità), le possibilità di scelta si riducono a zero. O meglio, si può scegliere di contrastare i piani della Necessità, ammesso che si sia capaci di riconoscerli." (p. 107)
"L'amore non è tanto l'ordine di una divinità che determina la nostra condotta, quanto un'esperienza difficilmente addomesticabile, perché capace di portare le nostre percezioni vitali al culmine dell'intensità." (p.108)
"Chi è innamorato vive nel presente e usa solo avverbi che non ammettono mutamento, sempre e mai." (p. 109)
"In conclusione, la mia libertà priva del senso di responsabilità -che non vuol senso di colpa- è nemica della mia liberazione." (p.120)
"Quindi mi prendo le mie scelte, i miei pentimenti, condizionati dalla realtà, dagli dèi, dai miei sentimenti e dalla mia ragione, dalla mia natura di dea. Non voglio essere assolta, non intendo dare colpe ad altri che a me. Lasciatemi le mie intemperanze, rispondete al mio sorriso o passate oltre, scegliete un'eroina più buona, più coerente." (p.120)
"La mia presenza porta l'amore della distanza e delle sconfinate aspirazioni." (p.124)
"È difficilissimo definire la bellezza, tanto più quanto la bellezza in assoluto non esiste. Ce ne sono tante quante sono le civiltà, i secoli della storia del mondo, gli individui stessi che lo hanno abitato e abitano." (p.125)
"[la dea Necessità] sa sempre cosa fare perché non ha altra scelta, non assomiglia agli umani, costretti a scegliere e a dubitare continuamente." (p.127)
"Sono la più bella di tutte, la più desiderabile e necessaria, perché so prendere la forma del desiderio di chi mi sta di fronte."(p.134)
" Succede così quando si diventa una fantasia di altri. [... ] Si diventa prigionieri del desiderio altrui, dell'odio, dell'amore e di chissà quale altro bisogno, degli altri, non nostro." (p.142)
"Preferisco che l'universo lavori al mio posto lasciandomi all'oscuro, a giocare d'azzardo. Le mie carte scoperte non svelano alcun segreto ma sono uno spazio aperto, la geografia che descrive il mio fenomeno, dove mi muovo senza meta pur desiderandone una convincente, precisa e attraversabile, dove valga la sola regola che esigono veramente la mia trama e il mio piacere, ovvero la divagazione." (p.144)
"A Roma, anticamente, esisteva una pietanza chiamata 'porcus troianus', composta da un maiale ripieno di frattaglie di pollo. Veniva detto 'troiano' per analogia con il cavallo di Troia, ben ripieno al suo interno. Sulla base di questa stessa somiglianza, la pienezza, a un certo momento 'troia' diventa il nome comune della femmina del maiale destinata alla riproduzione, l'equivalente del verro. E poi, ancora, il nome dell'innocente scrofa gravida finisce per assumere il valore di insulto animalesco, riservato alle donne impudiche, sessualmente libere." (p.145-146)
DATI: Menelao: marito di Elena Leda: madre di Elena e sposata con Tindaro Clitemnestra (vuol dire "colei che è famosa per i suoi pretendenti"): sorella di Elena, sposata con Agamennone, fratello di Menelao principe di Micene Ermione: figlia di Elena e Menelao Castore e Polluce: fratelli Elena in greco vuol dire fiaccola (antorcha) Elena - Sparta (regione di Lavonia, nel Peloponeso) Odisseo (Ulises): re di Itaca. È stato l'ultimo rapitore di Elena dopo Teseo e Paride. Teseo Paride Alessandro: secondo marito di Elena. Principe di Troia (Ilio) Figlio di Priamo ed Ecuba. Fu ucciso dalla freccia del greco Filottete Deìfobo: terzo marito di Elena e fratello di Ettore, morto in duello con Achille. Achille: figlio della ninfa Teti e Peleo. (Quarto sposo). Isola Leuca (Grecia) Eleno: fratello di Paride Dea ex machina: actor interpretando a una deidad que da un giro a la trama Tragedia di Euripide chiamata Elena. Giardiniere barbaro del re di Creta: Elena con lui ha un figlio chiamato Elleno.
Elena non la vittima, libera nella propria scelta dell'amore innamorata di Menelao, di Paride poi di nuovo di Menelao, e di altri ancora, prima e dopo. Elena finalmente la protagonista.
Elena, da sempre e per sempre la più bella, si sottrae al tribunale del tempo – e degli uomini – per offrirci la sua versione dei fatti. Elena racconta una storia nuova, con voce diversa, con tanti finali. “La trama di Elena” dell’autrice Francesca Sensini è, a mio avviso, un saggio filologico, storico e femminista sulla figura di Elena di Troia piuttosto che un vero e proprio romanzo. La struttura narrativa è quella di un monologo -suddiviso in capitoli- nel quale Elena di Sparta stessa, quasi fosse dinanzi ad un tribunale della storia, classica e moderna, finalmente e, forse definitivamente, racconta la sua storia, la sua versione dei fatti. Ne esce una figura umana e divina che non cerca in alcun modo di giustificarsi, né tantomeno di discolparsi. I suoi racconti sono analisi di ciò che è avvenuto nella sua mente e nel suo cuore, i suoi istinti primordiali e non, che hanno scatenato una guerra, che hanno generato amori e tradimenti, eroi e sconfitti e, dunque, hanno fatto la storia. “La trama di Elena“ mi è sembrato più un esercizio linguistico e filosofico di natura accademica, dai tratti complessi, più che un vero e proprio manifesto chiarificatore sulla figura di Elena. Ella è per sua stessa natura dualistica, anzi poliedrica, sfuggente ed inattingibile e tutto questo si riflette appieno nel libro. Potete leggere la recensione completa sul blog (link in bio).
L'Elena raccontata in questa versione l'ho trovata presuntuosa. Da un lato si professa la causa delle guerre, interiori ed esteriori, che ha scatenato; dall'altro ripudia quello stesso ruolo additando il Fato come il vero motore di tutte le nostre azioni e scelte, che di fatto impedisce agli umani (e a lei, semidivina, se non dea a tutti gli effetti) di agire liberamente. Quest'ambiguità, che sicuramente caratterizza il suo personaggio, non l'ho trovata ben posta: sembra quasi deresponsabilizzare Elena e renderla marginale (quando credo che l'intento dell'autrice fosse esattamente l'opposto). Non basta, infatti, raccontare un testo in prima persona per renderla una protagonista a tutti gli effetti. La scrittura è piuttosto alta, poetica alcune volte. Spesso, però, si incappa in divagazioni lunghissime. Ciò che mi è piaciuto di più sono i tanti riferimenti ad altri episodi della mitologia che si incastravano benissimo nel racconto di Elena!
Per lei si è raccontata la più epica delle battaglie; per lei, eroi da ogni dove si sono scontrati in duelli all'ultimo sangue.
Lei è Elena; la donna più amata, la donna più odiata.
La trama di Elena mi ha colpito subito per una serie di motivi: sono fan dei retelling, adoro la mitologia greca ed Elena è un personaggio un po' borderline che, se raccontata bene, può secondo me regalare davvero molto a un lettore.
Purtroppo però devo ammettere che l'entusiasmo è presto scemato.
Mi spiace, non fa per me. Fin da subito non mi è piaciuta la narrazione e, anche se per un po' ho cercato di tenere duro, ci sono un mucchio di altri libri che preferirei leggere. Non mi è piaciuta la voce di Elena, l'ho trovata estremamente distaccata dalle vicende raccontate, e anche il tipo di narrazione non fa per me. Più che un romanzo, a volte mi è sembrato più simile a un saggio per il fatto che Elena, narrando la sua storia, combina una serie di miti legati a lei, ma il risultato è confusionario e, almeno a mio parere, poco avvincente. Non aiuta il fatto che ci sono continui salti temporali abbastanza ingiustificati. Sicuramente un libro particolare, che ad alcuni lettori piacerà per l'originalità e l'inusuale narrazione, ma purtroppo non fa per me.
Nonostante alcuni aspetti positivi - come gli spunti che la lettura offre - vi sono diversi elementi di questo titolo che non ho apprezzato. In particolare mi focalizzerò su due punti. Il primo è concerne alla penna dell'autrice ogni scena e argomento vengono trattati allo stesso modo, e questo, ovviamente, rende la lettura meno stimolante. Una nota positiva, invece, è la prosa elegante e curata. Il secondo aspetto riguarda la successione degli eventi che appare poco organica. Sono riuscito a seguire il filo della narrazione poiché conosco la figura trattata. Tuttavia, il mio pensiero è rivolto a coloro che non hanno stretto nessun legame, prima di leggere il testo, con la protagonista di quest'ultimo; poiché potrebbero ritrovarsi confusi e/o spaesati.
Dare voce in prima persona ad una donna etichettata “la più bella del mondo”, di cui sono state dimenticate nel tempo tutte le altre caratteristiche, è incredibilmente innovativo. Francesca Sensini mi ha conquistata sin da subito con il riferimento a Virginia Woolf nel titolo del primo capitolo e questo anticipa il legame affrontato in tutto il romanzo tra Elena, il Femminismo e la lotta al Patriarcato. Solo uno dei tanti spunti di riflessione, peccato solo per l’approccio lessicale un po troppo accademico per i miei gusti anche se ovviamente adatto. 💯
Questo libro è stato una mezza delusione, forse perché avevo delle aspettative molto alte. Mi è sembrato impalpabile, fatiscente e onirico: mi sono trovata di fronte una Elena molto sfuggente, che neppure lei capisse fino in fondo il suo ruolo: donna o dea? Un personaggio con una storia, o meglio con tante storie, in cui non decide nulla, completamente manipolato dagli dei, capricciosi e incostanti. A tratti la scrittura è anche un po' noiosa. Il testo si vivacizza un po' verso la fine. Peccato.
Una scrittura lenta, noiosa, nella quale una ipotetica Elena sembra fare il punto della situazione sulla sua esistenza, fra citazioni moderne e antiche che non hanno a mio parere grande senso se affiancate poi alla volontà dell’autrice di fornire una scrittura pseudo classica di “diario”. Un racconto confuso, spesso caratterizzato da salti temporali fra la pre nascita della protagonista e i momenti che l’hanno reso celebre durante il ratto da parte di Paride e la conseguente poi guerra di Troia.
Ho apprezzato questo libro per l’accuratezza con cui si rifà alle fonti classiche, pari a quella di un saggio, abbinata a una scrittura vivida che ci restituisce una Elena in carne e ossa, non solo la più bella. Elena ci narra la sua versione della storia, non filtrata dalla voce e dal punto di vista dei molto uomini che questa storia l’hanno raccontata e influenzata. Non una santa o una puttana, ma una donna capace di decidere per se stessa.
Amo la mitologica greca ed ero felicissima che avessero scritto un libro su Elena e sopratutto dal suo punto di vista. Purtroppo sono rimasta delusissima. Quello che ho apprezzato meno è sicuramente la scrittura, decisamente ostica e per nulla scorrevole che più che narrare la Storia sembrava volesse essere un esercizio stilistico. Finisco sempre i libri anche quelli che non mi piacciono ma questo proprio non ci sono riuscita, dopo più di metà libro l’ho abbandonato.
La figura di Elena è gia ammaliante di suo, non ha bisogno di presentazioni o altro, ma quando esce un libro su di lei, immancabilmente devo leggerlo. La trama di Elena avrebbe potuto avere del potenziale, peccato però che sembra più che altro un compito in classe senza emozioni. È stato difficile terminare la lettura.
Un lungo monologo che condensa varie versioni del mito. Sarebbe carino, perché è una trama ben strutturata, ed Elena ha un bel carattere (con pregi e difetti, tratti umani e divini). Il problema è che questo lungo discorso, fatto tutto a posteriori, finisce per non immergere il lettore nelle vicende, e crea un po’ di tedio
Forse ho scelto il supporto sbagliato (audiolibro, tra ottima la narratrice, Beatrice Caggiula), forse non gli ho prestato la giusta attenzione, ma devo dire non mi ha preso molto. L'inizio era interessante poi l'ho trovato dispersivo e un po' confuso. Sono comunque felice di averlo letto/ascoltato.
Mi dispiace dover dare una stella, ma questo libro non è riuscito a coinvolgermi per niente. Un saggio travestito da romanzo che, nonostante le buone intenzioni dell’autrice, non mi ha lasciato nulla. Mi aspettavo di più invece ho fatto fatica a finirlo.