«Que peut-on savoir d'un homme aujourd'hui?» Par l'incessant mouvement de la méthode «progressive-régressive», des écrits à l'homme et de l'homme à l'histoire, L'Idiot de la famille traque Flaubert pour reconstituer en totalité compréhensible tout ce qu'on sait de lui. Loin de le réduire à l'état de pur objet d'étude, Sartre, sans indulgence mais presque amical, tourne autour de son sujet jusqu'au vertige, jusqu'au point de compréhension extrême où le biographe, comme étourdi par son propre manège, est bien près de se livrer lui-même. Et néanmoins c'est la subjectivité vivante de Gustave Flaubert que l'on sent restituée, le goût singulier de sa névrose.
Jean-Paul Charles Aymard Sartre was a French philosopher, playwright, novelist, screenwriter, political activist, biographer, and literary critic, considered a leading figure in 20th-century French philosophy and Marxism. Sartre was one of the key figures in the philosophy of existentialism (and phenomenology). His work has influenced sociology, critical theory, post-colonial theory, and literary studies. He was awarded the 1964 Nobel Prize in Literature despite attempting to refuse it, saying that he always declined official honors and that "a writer should not allow himself to be turned into an institution." Sartre held an open relationship with prominent feminist and fellow existentialist philosopher Simone de Beauvoir. Together, Sartre and de Beauvoir challenged the cultural and social assumptions and expectations of their upbringings, which they considered bourgeois, in both lifestyles and thought. The conflict between oppressive, spiritually destructive conformity (mauvaise foi, literally, 'bad faith') and an "authentic" way of "being" became the dominant theme of Sartre's early work, a theme embodied in his principal philosophical work Being and Nothingness (L'Être et le Néant, 1943). Sartre's introduction to his philosophy is his work Existentialism Is a Humanism (L'existentialisme est un humanisme, 1946), originally presented as a lecture.
Un filosofo conduce una carriera lunga e di successo, grazie a un sistema di pensiero apprezzato dagli uni per la novità e la connessione al sentimento del tempo, tuttavia anche criticato dagli altri per l’apparenza di astrattezza e di inapplicabilità al quotidiano. Infastidito di essere additato come un pensatore del nulla, decide di applicare le sue idee allo studio di un esempio pratico. Sceglie come soggetto un grande scrittore del passato, da lui mai del tutto amato, e ne analizza vita, rapporti familiari e psicologia – non le opere! – finendo col perdersi in un mare di dettagli insignificanti e con lo scoprire al massimo le ragioni della propria stessa diffidenza verso quella figura.
Potrebbe essere tranquillamente la trama di un romanzo di Gustave Flaubert, magari un gemello di ‘Bouvard e Pécuchet‘ (1881) ovvero una commedia della mediocrità, applicata anche qui al caso di una ricerca intellettuale che smarrisce ogni scopo e si accartoccia su sé stessa. Invece è il contenuto della mostruosa biografia dedicata nientemeno che da Jean-Paul Sartre allo scrittore, qui nel ruolo di oggetto alla prima applicazione pratica del metodo progressivo-regressivo più volte teorizzato dal profeta dell’esistenzialismo nello studio della storia. Nel caso della biografia, regressivo nell’inquadrare in senso marxiano la formazione dell’individuo nell’ambito del contesto economico e sociale; progressivo nel cercare di comprenderne l’essenzialità e le dinamiche, immaginandone lo sviluppo senza cadere nel determinismo. L’intento del libro è quindi non di raccontare, bensì di spiegare Flaubert nella sua psicologia più profonda, quella che sta alla base di alcune delle opere più incisive della letteratura francese e di ogni tempo.
L’ambizione è onorevole, soprattutto in merito a una personalità poco nota al di là della (vastissima) corrispondenza privata, perciò dovrebbe addolcire il giudizio anche su una cattiva riuscita. Qui, al netto del timore reverenziale verso Sartre, ci pare francamente pessima. Un’opera monstre – tre volumi nell’edizione originale, nel complesso 1.200 pagine in ed. Il Saggiatore – su un qualunque scrittore che non ne analizzi in primo luogo le opere sarebbe improponibile a prescindere. A ciò si aggiunge l’interesse spropositato, diremmo pure indecente, verso qualsiasi minimo dettaglio relativo alla vita familiare e intima di Flaubert. Centinaia di pagine sono dedicate ai genitori e al fratello dello scrittore, altre centinaia ad analizzare cause e conseguenze del minimo fatterello nei rapporti di quello con quelli. Nemmeno Sigmund Freud era tanto morboso quanto lo è Sartre nel suo modo di fare psicoanalisi. Nemmeno Marcel Proust, del quale fanno scalpore le 50 pagine impiegate a descrivere l’attesa di un bacio, era così prolisso come lui.
Un migliaio di pagine di analisi sempre ridondanti ed elucubrazioni forse senza sbocco avrebbe potuto evitarsi. Fatto il sacrificio, si ragiona sulla ricompensa: Flaubert sarebbe stato Flaubert in quanto, durante l’infanzia, reputato come ‘L’idiota della famiglia‘? A conti fatti non si segue il percorso compiuto da Sartre per giungere alla conclusione, anzi poco o nulla di quel che racconta della vita di Flaubert si discosta dalle esperienze di molti di noi. Paradossalmente le parti più interessanti del libro sono quelle in cui si sospende la messa ai raggi X dello scrittore per inquadrarne la figura nel contesto del tempo, appurando ad esempio come la stessa nevrosi di cui soffriva imperversasse fra tanti colleghi.
Alla fine, come su accennato, più che uno studio su uno scrittore si è di fronte allo studio di un’ossessione privata e a un esperimento filosofico-storico-letterario dalla riuscita discutibile, sebbene mai discussa davvero. Si proporrebbe con scarso successo agli appassionati di Flaubert, il che è tutto dire.
“Effettivamente, se volessi conoscere una macchina, la scomporrei per conoscerne separatamente ogni parte. Quando avessi di ciascuna un’idea esatta e potessi metterle nello stesso ordine in cui erano prima, allora concepirei perfettamente codesta macchina, perché l’avrei scomposta e ricomposta” Étienne Bonnot de Condillac